Alessandro Trabucchi

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Alessandro Trabucchi
5 dicembre 1892 – 9 novembre 1982
Nato aVerona
Morto aRigolato
Cause della mortemorte naturale
Dati militari
Paese servitoItalia Italia
Italia Italia
Forza armataRegio Esercito
Esercito italiano
ArmaArtiglieria
Anni di servizio1915 - 1955
GradoGenerale di corpo d'armata
GuerrePrima guerra mondiale
Seconda guerra mondiale
Sito ANPI.[1]
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Alessandro Trabucchi (Verona, 5 dicembre 1892Rigolato, 9 novembre 1982) è stato un militare italiano, ufficiale di carriera durante le due guerre mondiali raggiunse il grado di Generale di Brigata. Dopo l'armistizio si schierò con la Resistenza.

Biografiamodifica | modifica wikitesto

Carriera militaremodifica | modifica wikitesto

Figlio di un Generale frequentò l'Accademia militare e come ufficiale comandante di Batteria[2] combatté nella Prima guerra mondiale, raggiungendo il grado di Capitano.[1]

Nel periodo tra il 1934 e il 1938 insegnò Tattica nella Scuola di guerra dell'esercito a Torino. Nel 1938 assunse il comando del 2º Reggimento d'artiglieria di Corpo d'armata.[1]

All'ingresso dell'Italia nella Seconda guerra mondiale si trovò al comando della 9ª Armata impegnata sul Fronte greco-albanese e fu nominato Generale di brigata per meriti di guerra. Alla firma dell'armistizio del 3 settembre 1943 Trabucchi ricopriva l'incarico di Capo di stato maggiore della 4ª Armata, in quel momento a Mentone.[1] In Francia aveva inviato una nota segreta ai propri ufficiali perché rendessero impossibile qualsiasi violenza sugli ebrei, contribuendo così a rendere la zona controllata dagli militari italiani, inaccessibile ai miliziani di Pétain che davano la caccia agli ebrei.[3]

Da sinistra: Franco Antonicelli, Alessandro Trabucchi e Giovanni Roveda in piazza Vittorio il 6 maggio 1945

La Resistenzamodifica | modifica wikitesto

Tornato in Italia fu contattato dal Comitato di liberazione nazionale in Piemonte e Luigi Longo in persona gli propose di assumere il comando delle forze della Resistenza.[4] Tra i primi ufficiali di carriera ad entrare a nella Resistenza, con il nome di battaglia "Penotti" fu il comandante generale delle formazioni autonome e collaborò con il Generale Giuseppe Perotti. Dopo la morte di questi, nell'aprile 1944, lo sostituì al comando del 1º Comitato militare regionale piemontese (CMRP). Nel dicembre 1944 gli fu affidato, dai dirigenti della Resistenza piemontese e dagli Alleati, il comando generale unico per tutte le operazioni di combattimento da compiersi dai partigiani in Piemonte. Il 28 marzo 1945 fu catturato dalle SS e imprigionato nel carcere di San Vittore da dove fu liberato il 26 aprile in seguito all'insurrezione popolare di Milano. Durante la prigionia, alla Gestapo che gli chiedeva come mai avesse accettato di essere il comandante di una "ciurmaglia di straccioni", rispondeva che "nessun comando, più di quello partigiano, può onorarmi e la ciurmaglia di straccioni vedrà le spalle dei tedeschi in fuga".[5] Tornò a Torino e partecipò alle ultime operazioni della Resistenza, riprendendo il proprio posto di battaglia,[6] prima dell'arrivo degli Alleati il 1º maggio 1945.[1]

Da sinistra: Alessandro Trabucchi, Domenico Coggiola, Francesco Scotti, Dante Livio Bianco e Andrea Camia alla cerimonia per l'attribuzione della cittadinanza onoraria di Torino

Il dopoguerramodifica | modifica wikitesto

Terminata la guerra comandò la Divisione di fanteria "Cremona". Nel 1947 scrisse un libro sulla sua esperienza dal titolo I vinti hanno sempre torto. Nel 1949 fu promosso Generale di Corpo d'armata, quindi comandò il VII Comando militare territoriale fino al 1953 e successivamente fu Presidente del Consiglio superiore delle Forze armate fino al congedo nel 1955.[1]

Nel 1956 fu insignito del titolo di Cavaliere di Gran Croce al Merito della Repubblica Italiana.[1]

Visse appartato fino alla morte il 9 novembre 1982.[1]

Onorificenzemodifica | modifica wikitesto

Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana
— 2 giugno 1956[7]
Grande ufficiale dell'Ordine al merito della Repubblica italiana - nastrino per uniforme ordinaria Grande ufficiale dell'Ordine al merito della Repubblica italiana
— 30 dicembre 1952[8]
Medaglia di bronzo al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di bronzo al valor militare
— [2]

Operemodifica | modifica wikitesto

  • Alessandro Trabucchi, I vinti hanno sempre torto, Roma, Castelvecchi, 2014 [Francesco de Silva, Torino, 1947].

Notemodifica | modifica wikitesto

  1. ^ a b c d e f g h Alessandro Trabucchi sul sito dell'ANPI, su anpi.it, 27 aprile 2014.
  2. ^ a b Scomparso il Generale Trabucchi (PDF), in Resistenza unita, dicembre 1982, p. 2. URL consultato il 27 aprile 2014 (archiviato dall'url originale il 27 aprile 2014).
  3. ^ Domenico Quirico, Francia 1943 gli invasori italiani salvano gli ebrei, in La Stampa, 28 giugno 2010. URL consultato il 27 aprile 2014.
  4. ^ Brunello Alfarè, Carnia Libera 1944. Guida al museo. (PDF), Udine, KAPPA VU Edizioni di Alessandra Kersevan & C., 2004, p. 65.
  5. ^ Pietro Secchia, Gli assassini degli antifascisti dirigono oggi l'offensiva contro le libertà costituzionali (PDF), in l'Unità, 29 ottobre 1949, p. 4. URL consultato il 27 aprile 2014 (archiviato dall'url originale il 27 aprile 2014).
  6. ^ Pietro Secchia, Le cinque giornate di Torino, in Aldo dice: 26X1. Cronistoria del 25 aprile 1945, Milano, Feltrinelli, 1963, pp. 95-113.
  7. ^ Dettaglio decorato - Trabucchi Gen. Alessandro sul sito Presidenza della Repubblica, su quirinale.it, 27 aprile 2014.
  8. ^ Dettaglio decorato - Trabucchi Gen. Alessandro sul sito Presidenza della Repubblica, su quirinale.it, 27 aprile 2014.

Bibliografiamodifica | modifica wikitesto

  • Pietro Secchia, Le cinque giornate di Torino, in Aldo dice: 26X1. Cronistoria del 25 aprile 1945, Milano, Feltrinelli, 1963, pp. 95-113.
  • AA.VV. Istituto storico della Resistenza in Cuneo e provincia - Atti del convegno tenuto a Cuneo 3-4 novembre 1976, 8 settembre: lo sfacelo della IV armata, Torino, Book Store, 1979.
  • Brunello Alfarè, Carnia Libera 1944. Guida al museo. (PDF), Udine, KAPPA VU Edizioni di Alessandra Kersevan & C., 2004.

Collegamenti esternimodifica | modifica wikitesto