Anonima sequestri

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Anonima sequestri (espressione giornalistica)
Nomi alternativiAnonima sarda
Aree di influenzaSardegna
Penisola italiana
Periodo1960 - 2000
AttivitàSequestri di persona

Anonima sequestri (o anonima sarda) è un'espressione giornalistica utilizzata dai media italiani per riferirsi a gruppi in seno al Banditismo sardo, responsabili soprattutto dei sequestri di persona verificatisi in Sardegna e non solo, con alta frequenza dagli anni sessanta agli anni novanta del XX secolo, per poi scompare negli anni 2000.

Non essendovi state in Sardegna associazioni a delinquere di stampo mafioso, o disegno unitario dietro i vari casi di sequestro, l'espressione 'anonima sequestri' andrebbe evitata per riferirsi alla storia dei sequestri di persona in Sardegna e piuttosto riservata alla descrizione del modo in cui i media italiani trattarono il fenomeno nel periodo in questione.

Caratteristichemodifica | modifica wikitesto

La frequenza e severità dei sequestri di persona in Sardegna diventò rilevante sino a guadagnare notorietà nei media italiani negli anni sessanta, quando banditi sardi estesero il loro campo di azione anche alla penisola, specialmente in regioni dove erano già presenti comunità di immigrati sardi praticanti attività agro-pastorali, sia per i rapimenti di personaggi famosi come Fabrizio de André. Tra il 1960 e il 1997 (sequestro Silvia Melis) sono stati contati tra i 150 e i 180 sequestri in Sardegna, per poi ridursi drasticamente e terminare quasi completamente nel XXI secolo[1][2][3].

Contrariamente all'ordine gerarchico e l'organizzazione complessa delle organizzazioni criminali italiane di stampo mafioso, come ad esempio Cosa nostra in Sicilia e la Camorra in Campania (che nel tempo tramandano il proprio potere, posseggono un ordine prestabilito e estendono la propria influenza alle istituzioni politiche) i gruppi responsabili di sequestri di persona in Sardegna sono stati associazioni a delinquere estemporanee, estrane a qualsivoglia apparato istituzionale e non aventi rapporti con le mafie italiane. Non si può quindi propriamente parlare di "anonima sarda" o di "organizzazione criminale" vista la mancanza di una struttura unitaria e di organizzazione interna continua nel tempo, e per la totale indipendenza della maggior parte degli episodi criminali tra di loro.

Alcuni inquirenti, dal momento che un sequestro di persona nelle modalità tipiche sarde richiedeva l'appoggio di un gran numero di persone, hanno accusato la popolazione delle aree interne e montuose, quasi sempre luoghi di prigionia dei sequestrati e di origine dei sequestratori, di omertà e collusione con banditi e latitanti, ma eventi come quello di Osposidda in cui la popolazione del paese del sequestrato partecipò all'inseguimento e cattura dei sequestratori armi alla mano, hanno evidenziato una situazione più complessa. La piaga dei sequestri è stata nel periodo 1960-1997 un fenomeno consistente richiedendo così anche la mediazione con i gruppi criminali di persone quali inquirenti (elemento centrale fu il giudice Luigi Lombardini), avvocati, giornalisti, imprenditori come emissari delle famiglie dei sequestrati.

La pratica dei sequestri di persona in Sardegna si è ridotta drasticamente a partire dalla metà degli anni novanta per scomparire completamente nella forma tradizionale e lasciare spazio a sparuti casi di sequestro lampo. La criminalità rurale sarda si è da allora dedicata principalmente agli attacchi ai portavalori o ad attività criminali di tipo urbano come rapine in banca e uffici postali, furto di sportelli bancomat, e traffico di stupefacenti.

Territorio di attivitàmodifica | modifica wikitesto

Gruppi di sequestratori sardi hanno operato in Sardegna, compiendo 177 sequestri in trent'anni[3], prevalentemente in Gallura (ad opera di una banda chiamata dai giornalisti Anonima gallurese[4], Superanonima[5] e Superanonima gallurese), Barbagia, Baronie e Ogliastra, e occasionalmente nella vicina Corsica, e in regioni italiane come la Lombardia, l'Emilia Romagna, il Lazio, l'Umbria e la Toscana, dove si contano venti sequestri[3]. I paesi più noti per la provenienza di sequestratori sono Orgosolo, Orune e Mamoiada.

I sequestri di personamodifica | modifica wikitesto

Tra i rapimenti più noti da parte di sequestratori sardi si ricordano:

  • il sequestro del Conte Alfonso De Sayons nel 1975, il cui corpo non fu mai ritrovato, poiché, come rivelato dal pentito Giuseppe Buono, fu dato in pasto ai maiali.
  • Il sequestro di Luigi Pierozzi nel 1975.
  • Il sequestro di Piero Baldassini nel 1975, figlio di un industriale di Prato, il cui corpo verrà trovato 4 anni dopo in una cisterna nei monti della Calvana, su indicazione del pentito Giuseppe Buono.
  • Il sequestro del cantautore Fabrizio De André e della compagna Dori Ghezzi nel 1979.
  • Sempre nel 1979 fece scalpore il rapimento dei due fratelli torinesi Marina e Giorgio Casana, di 15 e 16 anni, prelevati a Capo Pecora dalla loro imbarcazione, da un commando di 15 banditi il 22 agosto e rilasciati, in seguito al pagamento di un riscatto 380 milioni di lire, il 20 ottobre dello stesso anno[6].
  • Un altro rapimento noto è quello del gennaio 1985, quando venne sequestrato un piccolo imprenditore di Oliena (NU), Tonino Caggiari. Per la sua liberazione si mobilitarono ingenti forze dell'ordine, carabinieri, Polizia di Stato, Guardia di finanza e un sostanzioso gruppo di cittadini, prevalentemente pastori che vollero collaborare con le forze di polizia. Ci fu un tremendo conflitto a fuoco presso Osposidda in territorio di Orgosolo, dove rimasero uccisi i latitanti Giovanni Corraine, Giuseppe Mesina, Nicolò Floris, tutti di Orgosolo (NU), Salvatore Fais, detto "Speedy Gonzales" (coinvolto nel sequestro dei fratelli Casana), latitante di Santulussurgiu (OR), e il poliziotto Vincenzo Marongiu di Mogoro (OR). Questo conflitto a fuoco entrerà negli annali come la "battaglia di Osposidda" e verrà definita dalle stesse forze dell'ordine una "vittoria dal sapore molto amaro".
  • Nel 1987 il sequestro di Piera Demurtas, segretaria del Comune di Pattada liberata in seguito a una serie di scambi di ostaggio
  • Quello di Augusto De Megni (1990).
  • Nel 1992 venne rapito il bambino Farouk Kassam. Il sequestro fu architettato e gestito dal bandito Matteo Boe, la liberazione avvenne con la mediazione di Graziano Mesina.
  • Altro rapimento noto fu quello di Giuseppe Soffiantini. Si tratta di uno dei sequestri più lunghi e particolari avvenuti in Italia, e che fortunatamente ebbe un buon esito in virtù del pagamento del riscatto di ben 5 miliardi di lire. Durante due differenti conflitti a fuoco, nel corso del sequestro, rimasero uccisi il bandito Mario Moro di Ovodda (NU) e l'ispettore di Polizia dei NOCS Samuele Donatoni.
  • Quello di Silvia Melis a Tortolì, in Ogliastra nel 1997 rilasciata a Orgosolo.
  • Quello dell'imprenditore bonorvese Giovanni Battista Pinna il 28 maggio 2007.

Sequestratori più famosimodifica | modifica wikitesto

Tra i sequestratori sardi più famosi si ricordano in Barbagia, Ogliastra, Baronia:

  • Graziano Mesina detto Gratzianeddu, di Orgosolo (NU), protagonista di un omicidio, diversi sequestri di persona e anni di latitanza nel Supramonte. Gli è stato comminato l'ergastolo per cumulo di pene, è stato graziato nel 2004 dal presidente della repubblica Carlo Azeglio Ciampi, dopo 40 anni di reclusione. Torna in carcere a giugno 2013.
  • Miguel Atienza, bandito spagnolo e compagno di carcere di Mesina, evaso insieme a quest'ultimo dal carcere di San Sebastiano a Sassari. Ad Osposidda causò la morte di due agenti in una sparatoria, in cui anche lui morì.
  • Matteo Boe detto "il bandito dagli occhi di ghiaccio", famoso protagonista degli anni d'oro della stogione dei sequestri di persona e del Banditismo sardo. Famoso per essere evaso dal carcere dell'Asinara insieme a Salvatore Duras e per i sequestri di Sara Niccoli, Guido De Angelis e Farouk Kassam.
  • Annino Mele e Giovanni Cadinu, entrambi di Mamoiada (NU). Divennero in seguito, secondo alcune supposizioni, nemici a seguito di dissidi per la spartizione dei soldi ricavati dai sequestri e da tale episodio nacque una faida fra le loro famiglie che portò quasi allo sterminio di entrambe le fazioni. Sono stati considerati coinvolti in numerosi sequestri avvenuti sia in Sardegna che nella Penisola. Mele fu ferito e catturato nel 1987, mentre Cadinu fu ucciso misteriosamente nel 1991.
  • Alberto Balia, anch'egli di Mamoiada, ucciso a Marsiglia nel novembre del 1991[7].
  • Mario Sale, noto in Sardegna col soprannome di Bandideddu, cioè piccolo bandito, emigrò da Mamoiada a metà degli anni settanta e fu coinvolto in numerosi sequestri avvenuti in Toscana e Umbria negli anni settanta e ottanta. Rivendicava i sequestri firmandosi Chaka II e scriveva proclami politici[8]. Imputato di 18 sequestri e latitante dal 1977, secondo alcuni attualmente vivrebbe in Sudamerica.
  • Attilio Cubeddu di Arzana (NU), latitante dal 1997 e inserito fra i 30 latitanti più pericolosi d'Italia.
  • Pasquale Stochino di Arzana (NU), ex latitante catturato nel 2003, condannato a 30 anni di carcere per la strage di Lanusei (conosciuta anche come strage di villa Loddo), nel 1972 dopo 31 anni di latitanza e Piero Piras suo cugino, consegnantosi per 300 milioni di Lire al giudice Lombardini nel 1980 , dopo 10 anni di latitanza[9].
  • Giovanni Farina di Tempio Pausania (SS), condannato nel 1980 per i sequestri di Francesco Del Tongo e di Dario Ciaschi, il 7 febbraio del 1997 tramite un permesso non rientra in carcere e rimane coinvolto nel sequestro di Giuseppe Soffiantini imprenditore tessile bresciano venendo condannato nel 1998 a 28 anni (implicato con lui il latitante Attilio Cubeddu).

Contatti con l'eversione e il terrorismomodifica | modifica wikitesto

La stagione dell'eversione politica, attiva in Italia già dai primi anni del dopoguerra, si espanse in Sardegna a metà degli anni sessanta e si concluse negli anni ottanta, fine degli anni di piombo anche nella penisola. I contatti tra criminali sardi implicati in sequestri di persona e i militanti di organizzazioni eversive di sinistra e attive nel terrorismo rosso, quali Brigate Rosse e Nuclei armati proletari, furono in parte aiutate dalla detenzione di militanti di sinistra nei carceri di massima sicurezza dell'isola, in maniera similare ai soggiorni obbligati dei mafiosi meridionali nel Settentrione, che influenzarono la nascita della Mala del Brenta. I movimenti terroristici e paramilitari più famosi nati nell'isola, nella maggior parte di ideologia comunista e indipendentista, furono Barbagia rossa, Movimento Armato Sardo e il Comitato di solidarietà con il proletariato prigioniero sardo deportato, che nell'arco di un decennio rivendicarono diversi attentati e sequestri di persona.

Tra i principali sostenitori della causa indipendentista ed eversiva vi fu l'editore Giangiacomo Feltrinelli, che più volte tentò di prendere contatti con diverse organizzazioni con l'intento di fare la rivoluzione in Sardegna (con l'aiuto dei gruppi indipendentisti) e formare un governo comunista (con l'aiuto degli eversivi di sinistra) sul modello approcciato da Fidel Castro a Cuba[10]. Prendendo in considerazione l'elezione di Graziano Mesina, il più noto bandito della criminalità sarda, come capo delle truppe ribelli, idea che effettivamente fu presa in considerazione sia dagli eversivi di sinistra, come dimostrano vari contatti, che dai servizi segreti.

Notemodifica | modifica wikitesto

  1. ^ Casalunga, Luigi., Anonima sequestri sarda : l'archivio dei crimini (1960-1997), Fratelli Frilli, 2007, ISBN 9788875632731, OCLC 156779973. URL consultato il 18 maggio 2019.
  2. ^ Casalunga, Luigi., Sequestri di persona in Italia : l'archivio dei crimini (1973-2006), Il maestrale, 2013, ISBN 9788864291031, OCLC 850441313. URL consultato il 18 maggio 2019.
  3. ^ a b c Filmato audio (IT) Carlo Lucarelli, Sardegna - Perché banditi 1/4, su YouTube, Blu notte, 26 lug 2012, a 12 min 07 s. URL consultato il 13 Nov 2018.
  4. ^ SASSARI, MAXI-PROCESSO PER L' ANONIMA GALLURESE, su La Repubblica .It, 12 febbraio 1985. URL consultato l'8 novembre 2018.
  5. ^ La Superanonima sequestri in Sardegna: l'ex pm Ettore Angioni racconta un pezzo di storia, su LaNuovaSardegna.It, 16 giugno 2017. URL consultato il 9 novembre 2018.
  6. ^ (IT) Enrico Carta, “L’emissario”, storia vera del sequestro Casana, su LaNuovaSardegna.it, 17 dicembre 2016. URL consultato il 1º dicembre 2018.
  7. ^ (IT) Agostino Murgia, Quando il pentito Balia saltò in aria con la Ritmo, su LaNuovaSardegna.it, 26 marzo 2014. URL consultato il 1º dicembre 2018.
    «Alberto Balia - «reo» di aver collaborato con il giudice Luigi Lombardini - venne scovato in Francia».
  8. ^ (IT) Pier Luigi Piredda, Assalti ai furgoni portavalori, la pista dei latitanti, su LaNuovaSardegna.it, 20 novembre 2016. URL consultato il 1º dicembre 2018.
  9. ^ (IT) Piero Mannironi, Partecipò alla strage di Lanusei, su LaNuovaSardegna.it, 14 Ott 2008. URL consultato il 1º dicembre 2018.
    ««E' un uomo notevole, molto intelligente» disse infatti il giudice-sceriffo parlando di Piero Piras».
  10. ^ GNOSIS, rivista italiana di intelligence, Sardegna, laboratorio politico, su sisde.it.

Bibliografiamodifica | modifica wikitesto

  • Carlo Lucarelli, L'anomalia sarda, in Storie di bande criminali, di mafie e di persone oneste, 1ª ed., Einaudi, 2008, pp. 3-65, ISBN 978-88-06-19502-1.
  • Casalunga, Luigi (2007). Anonima sequestri sarda. L'archivio dei crimini (1960-1997). Frilli. ISBN 9788875632731.

Voci correlatemodifica | modifica wikitesto

Collegamenti esternimodifica | modifica wikitesto