Anton Ukmar

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Anton Ukmar
Anton Ukmar (1).jpg
Anton Ukmar nel 1945
6 dicembre 1900 – 21 dicembre 1978
SoprannomeMiro
Nato aProsecco
Morto aCapodistria
Luogo di sepolturaCimitero di Capodistria
Dati militari
Paese servitoJugoslavia Jugoslavia
Forza armataEsercito jugoslavo
CorpoComandante della Polizia della Zona B del TLT
Anni di servizio1945-1955
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Anton Ukmar detto "Miro" (Prosecco, 6 dicembre 1900Capodistria, 21 dicembre 1978) è stato un politico e partigiano italiano naturalizzato jugoslavo.

Anton Ukmar

Slovenia Parlamentare della Repubblica Socialista di Slovenia
Durata mandato 1955 –
1970

Dati generali
Partito politico Lega dei Comunisti della Slovenia
(sezione della Lega dei Comunisti di Jugoslavia)
Titolo di studio licenza media
Professione ferroviere, militare

Biografiamodifica | modifica wikitesto

Nato, a Prosecco di Trieste, in una famiglia contadina di origine slovena nell'allora Austria Ungheria, terzo di dieci fratelli, lavora, nel 1916 come aiuto giardiniere del comune di Trieste, diciasettenne, viene assunto come ferroviere, nella Ferrovia Meridionale.

Inizia il suo percorso sindacale e politico, dopo la prima guerra mondiale, nella Gioventù Socialista. Nel 1926 aderisce al Partito Comunista d'Italia.

Nel 1927-1928 trasferito, dalle ferrovie, dalla stazione di Opicina di Trieste a Genova, alla stazione ferroviaria di Genova Principe, entra a far parte della cellula clandestina del Partito Comunista d'Italia. Svolge attività da sindacalista, viene arrestato e pestato dalle squadracce fasciste e così viene licenziato dalle ferrovie e, con foglio di via, trasferito a Prosecco.

A Trieste entra nell'organizzazione clandestina slovena Borba e partecipa ad azioni di sabotaggio e lotta armata. Arrestato nuovamente, viene processato dal Tribunale Speciale, in sua assenza, viene stralciato, con sentenza n.45 del 16/08/1930[1][2][3][4].

Nel 1929 espatria a Parigi dove, in esilio, lavora presso la sede del Partito Comunista Francese. Nel 1931 partecipa come delegato per l'Istria al congresso del Partito Comunista d'Italia a Colonia, in Germania. Nel 1933, con l'identità di Giuseppe Oghen, è in U.R.S.S., dove studia nella scuola politica leninista e lavora in fabbrica. Nel 1936 diviene commissario politico della 12ª Brigata Garibaldi in Spagna nella Guerra Civile Spagnola[4].

Nel 1938 va a combattere in Catalogna. Nel 1939 viene internato ad Argelès-sur-Mer in Francia. Prende parte con Ilio Barontini, Domenico Rolla ed il colonnello Paul Robert Monnier a una missione del controspionaggio anglo-francese in Etiopia, all'epoca colonia italiana[3][4] come istruttore e per far arrivare armi ai partigiani etiopi. Ammalatosi gravemente di malaria, rischia di morire.

Ritornato in Francia viene internato a Vernet d'Ariège e poi a Castres. Evade. L'8 settembre 1943, in Italia va in Venezia Giulia, nel 1944, è inviato dalla dirigenza del partito comunista in Liguria, a Genova e poi, partecipa alla resistenza, col nome di Miro, come comandante della VI Zona Operativa Ligure dei partigiani Garibaldini con sede a Carrega Ligure in provincia di Alessandria[3][5]. Vive tra Carrega Ligure e Fontanigorda. È presente stabilmente in val Borbera dal luglio 1944 per trattare con Franco Anselmi la sua entrata nella 3ª brigata Garibaldi e per affidare nel gennaio 1945 a Erasmo Marrè la riorganizzazione della Brigata Arzani. Si distingue in combattimenti a Marsaglia in val Trebbia, alle Capannette di Pej tra Piemonte e Emilia-Romagna, a Cartasegna di Carrega Ligure e a Carrega Ligure.

Nel maggio 1945, riceve la cittadinanza onoraria di Genova, la bronze star americana, altri riconoscimenti da parte del governo jugoslavo e la medaglia d'oro del governo italiano. Torna in Venezia Giulia e riceve incarichi dal partito comunista del Territorio Libero di Trieste, in allora, sotto il governo alleato. Nel 1946 dirige uno sciopero generale non autorizzato dagli alleati e viene condannato a quattro mesi di reclusione. Fugge così in Capodistria, nella Zona B del Territorio Libero di Trieste sotto controllo jugoslavo. Qui nel 1948 si oppone alla decisione sovietica del Cominform contro il governo del marescallo Tito, e ritornato a Trieste, per la diversa posizione, si scontra con i comunisti italiani. Essendo tornato, sconta così, anche la pena dei quattro mesi nella carceri del Coroneo e uscito fa ritorno in Jugoslavia a Capodistria con incarichi nel movimento antifascista[4][6] e nel 1955 diventa deputato al parlamento della Repubblica Socialista di Slovenia. Nel 1970 si ritira a vita privata a Capodistria dove muore nel 1978[7].

La lapide dedicata a Anton Ukmar a Carrega Ligure (AL)

A Carrega Ligure gli è stata dedicata nel 1980 una stele dall'ANPI sezione di Genova con scritto:

(SL)

« Partizani VI operativne cone Ligurije se z ljubeznijo in občudovanjem spominjajo
Antona Ukmarja Mira,
svojega junaškega komandanta v boju za osvboditev izpod nacifašističnega jarma »

(IT)

« I partigiani della VI Zona Operativa Ligure ricordano con affetto e ammirazione
Anton Ukmar Miro
che fu eroico comandante nella guerra di liberazione dal Nazifascismo »

(A.N.P.I. Genova)

Dopo la morte gli è stata dedicata una scuola e una piazza a Capodistria (Slovenia).

Onorificenzemodifica | modifica wikitesto

Medaglia commemorativa partigiana 1941 - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa partigiana 1941
immagine del nastrino non ancora presente Medaglia d'argento all'unità e alla fratellanza
— 1949
immagine del nastrino non ancora presente Ordine al merito per il popolo
— 1949
immagine del nastrino non ancora presente Ordine del rosso per il coraggio
— 1951
immagine del nastrino non ancora presente Ordine della Repubblica con corona d'argento
— 1961
immagine del nastrino non ancora presente Ordine della Repubblica con corona d'oro
— 1968
immagine del nastrino non ancora presente Medaglia d'oro all'unità e alla fratellanza
— 1968

Notemodifica | modifica wikitesto

  1. ^ AA.VV., La Spagna nel nostro cuore: 1936-1939: tre anni di storia da non dimenticare, Roma, AICVAS, Associazione Italiana Combattenti Volontari Antifascisti di Spagna, 1996, p. 414.
  2. ^ Casellario Politico Centrale busta 5265 fascicolo 017781, su acs.beniculturali.it. URL consultato il 17 febbraio 2018 (archiviato dall'url originale il 2 febbraio 2014).
  3. ^ a b c AA.VV., Antifascisti nel casellario politico centrale - Quaderni dell'ANPPIA, Roma, ANPPIA Associazione Nazionale perseguitati politici e antifascisti, 1994, p. 307.
  4. ^ a b c d Franco Gimelli e Paolo Battiflora, Dizionario della Resistenza in Liguria, Genova, De Ferrari, 2008, p. 349, ISBN 978-88-7172-857-5.
  5. ^ AA.VV., Antifascisti di Trieste, Dell'Istria, Dell'Isontino e del Friuli in Spagna, Trieste, Associazione Italiana combattenti volontari antifascisti in Spagna, 1974, p. 157-158.
  6. ^ Marco Puppini, In Spagna per la libertà: antifascisti friulani, giuliani e istriani nella guerra civie spagnola 1936-1939, Udine, Istituto friulano per la storia del movimento di liberazione, 1986, p. 235-236.
  7. ^ Donne e Uomini della Resistenza - Anton Ukmar, anpi.it. URL consultato il 20 febbraio 2018.

Bibliografiamodifica | modifica wikitesto

  • Rocchetta, Val Borbera e Val Curone nella Guerra, Giambattista Lazagna, Edizioni Colibrì, 2000. ISBN 978-8886345750
  • Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza (6 volumi), AA.VV., La Pierta, 1989. ASIN B01952Y31KA
  • Dalla Spagna alla Resistenza in Europa in Italia ai campi di sterminio, Associazione italiana combattenti volontari antifascisti di Spagna, Roma, 1983, p.32, pp.43.
  • L'Italia dissidente e antifascista: le ordinanze, le sentenze istruttorie e le sentenze in Camera di consiglio emesse dal Tribunale speciale fascista 1927-1931 pp.414-415.
  • Anton Ukmar (Miro) Storia di un rivoluzionario, Rastko Bradaskia, Editoriale stampa triestina, Trieste, 1981. ASIN B008BIARJW

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