Apollo 9

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Apollo 9
Emblema missione
Apollo-9-patch.png
Dati della missione
OperatoreNASA
NSSDC ID1969-018A
SCN03769
Nome veicoloApollo 9 Command and Service Module e Apollo 9 Lunar Module
Modulo di comandoCM-104
Modulo di servizioSM-104
Modulo lunareLM-3
VettoreSaturn V SA-504
Codice chiamatamodulo comando:
Gumdrop
modulo lunare:
Spider
Lancio3 marzo 1969
16:00:00 UTC
Luogo lancioJohn F. Kennedy Space Center (Rampa 39A)
Ammaraggio13 marzo 1969
17:00:54 UTC
Sito atterraggiooceano Atlantico (23°15′N 67°56′W / 23.25°N 67.933333°W23.25; -67.933333)
Nave da recuperoUSS Guadalcanal
Durata10 giorni, 1 ora e 54 secondi
Proprietà veicolo spaziale
Peso al lancio43 196 kg
Peso al rientro5 032 kg
CostruttoreRockwell International e Grumman
Parametri orbitali
Orbitaorbita terrestre bassa
Apogeo497 km
Perigeo204 km
Periodo91.55 min
Inclinazione33,8°
Equipaggio
Numero3
MembriJames McDivitt
David Scott
Russell Schweickart
Apollo9 Prime Crew.jpg
Da sinistra a destra: McDivitt, Scott e Schweickart.
Programma Apollo
Missione precedenteMissione successiva
Apollo 8 Apollo 10

Apollo 9 fu una missione di volo nello spazio con equipaggio, il terzo nell'ambito del programma Apollo della statunitense NASA, la seconda ad essere lanciata per mezzo di un razzo Saturno V e la prima in cui volava l'intera navicella spaziale Apollo composta da modulo di comando e servizio (CSM) e modulo lunare (LM). Obiettivo di questa missione fu testare il modulo lunare in condizioni reali, cioè nell'orbita terrestre bassa per qualificarlo per la successiva missione che lo avrebbe utilizzato in orbita lunare in preparazione alla missione Apollo 11 in cui sarebbe sceso sulla superficie della Luna. In questi test venne dimostrata la capacità di funzionamento dei suoi sistemi di propulsione, utilizzati per la discesa e per la salita, la possibilità che il suo equipaggio potesse volare in modo indipendente e che si riuscisse a compiere un successivo rendezvous con il CSM. Altri obiettivi della missione includevano l'accensione del motore di discesa del LM per spingere le due navette insieme in modalità di emergenza (come poi si dimostrò necessario nella missione Apollo 13) e l'uso dello zaino portatile del sistema di supporto vitale fuori dalla cabina del LM.

L'equipaggio era composto di tre astronauti: il comandante della missione James McDivitt, il pilota del modulo di comando David Scott e il pilota del modulo lunare Rusty Schweickart. Dopo essere decollati da Cape Canaveral il 3 marzo 1969, l'equipaggio, nel corso della missione, eseguì il primo volo di un modulo lunare, il primo attracco ed estrazione dello stesso, una attività extraveicolare (EVA) di due persone e il secondo attracco per due veicoli spaziali con equipaggio; due mesi dopo i sovietici effettuarono un trasferimento dell'equipaggio durante un'attività extraveicolare tra le due navette Soyuz 4 e Soyuz 5. La missione si concluse il 13 marzo con un completo successo. Il LM si è rivelato un veicolo spaziale in grado di svolgere i suoi compiti, ponendo le basi per la successiva prova generale dell'allunaggio con la missione Apollo 10, prima dell'obiettivo finale dello sbarco umano sulla Luna, che avverrà il 20 luglio dello stesso anno.

Programmazione della missione ed equipaggiomodifica | modifica wikitesto

Nell'aprile del 1966, gli astronauti James McDivitt, David Scott e Russell Schweickart vennero scelti dal Director of Flight Crew Operations Deke Slayton come secondo equipaggio Apollo. Il loro compito era di supporto al primo equipaggio Apollo scelto composto da Gus Grissom, Ed White e Roger Chaffee, per il primo volo di prova orbitale terrestre con equipaggio del modulo di comando e servizio Apollo block I,[1] designato AS-204. I ritardi nello sviluppo del CSM block I fecero si che questo fosse disponibile solamente nel 1967. Il programma, rivisto, dunque prevedeva che l'equipaggio comandato da McDivitt fosse assegnato al secondo CSM con equipaggio, in una missione che prevedeva l'aggancio in orbita terrestre con un modulo lunare (LM) senza equipaggio e lanciato separatamente. La terza missione con uomini, comandata da Frank Borman, doveva essere invece il primo lancio nello spazio con equipaggio mediante l'utilizzo di un razzo Saturno V.[2]

Il modulo lunare (LM) e il modulo di comando e servizio (CSM) una volta agganciati

Il 27 gennaio 1967, mentre l'equipaggio comandato da Grissom stava conducendo un test della rampa di lancio in preparazione alla missione prevista per il 21 febbraio successivo, in seguito chiamata Apollo 1, scoppiò un incendio nella cabina uccidendo tutti e tre gli astronauti che erano a bordo.[3] Alla tragedia seguì una revisione completa della sicurezza del programma Apollo[4] e, durante questo periodo, venne lanciato l'Apollo 5, un missione priva di equipaggio che aveva lo scopo di testare il primo modulo lunare (LM-1).[5]

Secondo il nuovo programma, la prima missione con equipaggio Apollo destinata ad andare nello spazio sarebbe stata Apollo 7, prevista per l'ottobre 1968. Questa missione, che doveva testare il modulo di comando block II, non includeva un modulo lunare.[6] Nel 1967, la NASA aveva adottato una nomenclatura per riferirsi alla tipologia di missione caratterizzata da lettere dell'alfabeto progressive che andavano fino a quella dell'atterraggio lunare con equipaggio, denominata "missione G"; il completamento di una era era il prerequisito per passare alla successiva.[7] L'Apollo 7 sarebbe stata la "missione C", ma la "missione D" richiedeva l'aver completato il collaudo con equipaggio del modulo lunare, il quale stava procedendo in ritardo rispetto alla tabella di marcia e mettendo a rischio l'obiettivo prefissato da John Kennedy per cui gli statunitensi dovevano camminare sulla Luna e tornare sani e salvi sulla Terra entro la fine degli anni 1960.[8][9] L'equipaggio di McDivitt venne quindi annunciato dalla NASA nel novembre 1967, come equipaggio principale per la missione D, con l'obiettivo di compiere lunghi test del modulo di comando e lunare in orbita terrestre.[10]

Cercando di mantenere l'obiettivo di Kennedy nei tempi previsti, nell'agosto 1968, il responsabile del programma Apollo George Low propose che se la missione di ottobre di Apollo 7 fosse andata bene, per Apollo 8 si sarebbe potuto affidare il compito di raggiungere l'orbita lunare senza un modulo lunare. Fino ad allora, Apollo 8 era considerato la "missione D" con Apollo 9 la "missione E", test in orbita terrestre media.[7][9][11] Dopo che la NASA aveva approvato l'invio dell'Apollo 8 in orbita lunare, e mentre riprogrammava Apollo 9 come "missione D", Slayton offrì a McDivitt l'opportunità di rimanere con Apollo 8, ricevendo tuttavia il rifiuto da parte di questo, a nome del suo equipaggio, preferendo rimanere nella missione D ora ufficialmente "Apollo 9".[12][13]

Il volo dell'Apollo 7 andò bene e gli equipaggi furono scambiati;[14] ciò influenzò anche la scelta su chi sarebbero stati i primi astronauti ad allunare, in quanto con gli scambi degli equipaggi principali venivano scambiati anche quelli di riserva. Poiché la regola consuetudinaria prevedeva che gli equipaggi di riserva volassero come primo equipaggio tre missioni più tardi, l'equipaggio comandato da Neil Armstrong (la riserva di Borman) si trovò nella posizione di effettuare il primo tentativo di allunaggio su Apollo 11, invece dell'equipaggio di Pete Conrad,[15] che compì invece il secondo allunaggio della storia con Apollo 12[16]

Equipaggiomodifica | modifica wikitesto

Posizione Astronauta
Comandante James McDivitt
Secondo e ultimo volo
Pilota del modulo di comando David Scott
Secondo volo
Pilota del modulo lunare Russell Schweickart
Primo e ultimo volo

Il 22 dicembre 1966 venne annunciato dalla NASA la composizione dell'equipaggio previsto per questa missione. Venne nominato comandante l'astronauta James McDivitt, già comandante del secondo volo equipaggiato del programma Gemini, Gemini 4, selezionato nel secondo gruppo di astronauti e membro della United States Air Force.[17] L'incarico di pilota del modulo di comando venne conferito a David Scott, anch'egli dell'aeronautica, già nello spazio con Gemini 8 a fianco di Neil Armstrong e su cui eseguì il primo rendezvous con attracco tra due veicoli spaziali.[18] L'equipaggio venne completato dal pilota del modulo lunare Russell Schweickart, privo di precedenti esperienze nello spazio ed uno dei pochi astronauti del progrmma Apollo ad essere un civile seppur avendo prestato servizio nell'Aeronautica e nel Massachusetts Air National Guard.[19]

L'equipaggio di riserva era composto da Charles Conrad in qualità di comandante, dal pilota del modulo di comando Richard Gordon e dal pilota del modulo lunare Alan Bean. Questo equipaggio verrà successivamente nominato come equipaggio principale della missione Apollo 12 svolta nel novembre 1969. L'equipaggio di supporto era, invece, composto da Stuart Roosa, Jack Lousma, Edgar Mitchell e Alfred Worden. Lousma non era stato un membro dell'equipaggio di supporto dell'Apollo 9 fin dall'inizio, venne assegnato dopo che Fred Haise fu spostato nel ruolo di pilota del modulo lunare di riserva di Apollo 8: diversi astronauti furono spostati a seguito della rimozione di Michael Collins da l'equipaggio principale dell'Apollo 8 per via del suo intervento chirurgico di esostosi.[10][20]

I direttori di volo furono Gene Kranz (primo turno), Gerry Griffin (secondo turno) e Pete Frank (terzo turno). I CAPCOM, ovvero gli astronauti a cui competeva il ruolo di interlocutori a terra con i colleghi in volo, furono Conrad, Gordon, Bean, Worden, Roosa e Ronald Evans.[21]

Stemmamodifica | modifica wikitesto

Medaglione commemorativo con lo stemma di Apollo 9

Lo stemma, circolare, mostra un disegno di un razzo di Saturno V con sopra le lettere USA. Alla sua destra, un Apollo CSM è raffigurato accanto a un LM, con la punta del CSM puntato verso la "porta d'ingresso" del LM piuttosto che sulla sua porta di attracco superiore. Il CSM disegna un cerchio che racchiude il razzo. I nomi dell'equipaggio sono posti lungo il bordo superiore del cerchio, con la scritta APOLLO IX in basso. La "D" nel nome di McDivitt è riempita di rosso ad indicare che questa era la "missione D" nella sequenza alfabetica delle missioni Apollo. Lo stemma venne disegnato da Allen Stevens della Rockwell International.[22]

Preparazione e addestramentomodifica | modifica wikitesto

L'equipaggio di Apollo 9 si addestra all'interno del modulo di comando

Lo scopo principale della missione Apollo 9 era quello di qualificare il LM per il volo in orbita lunare con equipaggio dimostrando, tra le altre cose, che era in grado di eseguire manovre nello spazio che sarebbero state necessarie per un allunaggio, compreso l'attracco (docking) con il CSM.[23] Colin Burgess e Francis French, nel loro libro sul programma Apollo, considerano l'equipaggio di McDivitt tra i migliori mai addestrati: avevano lavorato insieme dal gennaio 1966, inizialmente come riserve per la missione Apollo 1, e avevano sempre avuto l'obiettivo di essere i primi a volare con il modulo lunare. Anche il direttore di volo Gene Kranz riteneva che l'equipaggio dell'Apollo 9 fosse il più preparato per la propria missione e considerava Scott un pilota del modulo di comando e servizio ben istruito.[24] I membri dell'equipaggio avevano affrontato circa 1 800 ore di addestramento specifico per la missione, circa sette ore per ogni ora che avrebbero trascorso in volo. Durante la loro formazione parteciparono ai controlli finali del CSM presso la struttura nordamericana della Rockwell a Downey, in California, e del LM presso lo stabilimento della Grumman a Bethpage, New York. Parteciparono anche ai test dei moduli sul sito di lancio.[25]

Tra i tipi di addestramento a cui era stato sottoposto l'equipaggio, vi erano state simulazioni in assenza di peso, effettuate sia sott'acqua che i voli parabolici. Durante l'addestramento, si sono impratichiti nello svolgimento delle attività extraveicolari (EVA), si recarono a Cambridge, nel Massachusetts, per prendere confidenza con l'Apollo Guidance Computer (AGC) al Massachusetts Institute of Technology e studiarono la volta celeste al Morehead Planetarium e al Osservatorio Griffith, concentrandosi in particolare sulle 37 stelle utilizzate per la navigazione dall'AGC. Ognuno di loro trascorse più di 300 ore nelle simulazioni del modulo di comando e del modulo lunare presso il Kennedy Space Center (KSC) e a Houston, alcune delle quali prevedevano la partecipazione dal vivo del centro di controllo missione. Ulteriore tempo è stato impiegato nei simulatori posti in altre località.[26]

Il razzo Saturno V che porterà l'Apollo 9 nello spazio viene trasferito al complesso di lancio 39A

La prima missione ad utilizzare insieme il CSM, il LM e il Saturno V, Apollo 9 ha consentito al team di preparazione del lancio del KSC la sua prima opportunità di simulare il decollo di una missione di sbarco lunare. Il LM arrivò dalla Grumman nel giugno 1968 e venne sottoposto a numerosi test, compresi quelli della camera ipobarica, simulando le condizioni dello spazio. Nello stesso momento, altri tecnici si occuparono dell'assemblaggio del razzo Saturno V all'interno del Vehicle Assembly Building (VAB). CM e SM arrivarono ad ottobre. Quando il LM ebbe finito i test nella la camera ipobarica, il CSM prese il suo posto, lasciando che nel primo potessero essere installate alcune apparecchiature mancanti, come il radar di rendezvous e le antenne. Non si riscontrarono particolari ritardi e, il 3 gennaio 1969, l'intero veicolo spaziale poté uscire dal VAB per essere spostato al complesso di lancio 39A con il cingolo.[27]

Veicoli e attrezzaturemodifica | modifica wikitesto

Veicolo di lanciomodifica | modifica wikitesto

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Saturno V.

Il razzo Saturno V (AS-504) usato sull'Apollo 9 fu il quarto a volare, il secondo in cui vennero trasportati degli astronauti nello spazio,[28] e il primo a portare un modulo lunare. Sebbene simile nella configurazione al Saturno V usato su Apollo 8, si dovettero apportare diverse modifiche. Il nucleo interno della camera del motore F-1 del primo stadio (S-IC) venne rimosso, risparmiando così peso e consentendo un leggero aumento dell'impulso specifico. Si riuscì a risparmiare ulteriore peso anche sostituendo il rivestimento dei serbatoi di ossigeno liquido con un modello più leggero. Venne aumentata l'efficienza del secondo stadio S-II grazie all'utilizzo di motori J-2 potenziati e attraverso un sistema di utilizzo del propellente ad anello chiuso anziché con uno ad anello aperto come nell'Apollo 8.[29] Della diminuzione di peso di 1 470 kg nel secondo stadio, circa la metà derivava da una riduzione del 16% dello spessore delle pareti laterali del serbatoio.[30]

Navette spaziali, equipaggiamento e codici di chimatamodifica | modifica wikitesto

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Navicella spaziale Apollo.
LM-3 arriva al Kennedy Space Center, Giugno 1968

L'Apollo 9 utilizzò il CSM-104, il terzo block II del CSM a volare con astronauti a bordo. Apollo 8, privo di un modulo lunare, non trasportava la strumentazione di attracco mentre Apollo 9 era dotato di un sistema a sonda utilizzato per collegare i due veicoli spaziali; ciò ha consentito alle navette di realizzare un attracco solido e garantire il trasferimento interno tra CM e LM.[31] Se lo scambio tra le missioni Apollo 8 e 9 non fosse avvenuto, la missione in orbita terrestre avrebbe utilizzato il CSM-103, utilizzato invece su Apollo 8.[32]

Inizialmente era previsto che la missione in orbita terrestre utilizzasse il LM-2 come modulo lunare, ma su di esso vennero riscontrati numerosi difetti, molti associati al fatto che era il primo modulo lunare pronto per il volo nella linea di produzione della Grumman. Il ritardo causato dall'interruzione momentanea delle missioni permise di rendere disponibile il LM-3, un veicolo che l'equipaggio della missione giudicò di molto superiore rispetto a quello valutato precedentemente.[33] Né il LM-2 né il LM-3 avrebbero potuto essere utilizzati per l'allunaggio, poiché entrambi erano troppo pesanti; il programma di riduzione del peso intrapreso dalla Grumman per i moduli lunari divenne pienamente efficace solo con il LM-5, assegnato alla missione Apollo 11.[34] Piccole crepe nella struttura in lega di alluminio del LM-3, dovute a sollecitazioni come l'inserimento di un rivetto, si sono rivelate un problema. Gli ingegneri della Grumman continuarono a lavorare per ripararli fino a quando il modulo lunare non dovette essere collocato all'interno del Saturn V nel dicembre 1968.[35] Il LM-2 non ha mai volato nello spazio e si trova oggi, 2020, al National Air and Space Museum.[36]

L'equipaggio di riserva di Apollo 9 backup si addestra nel CSM Gumdrop

Agli astronauti dell'Apollo 9 furono fornite le prime versioni del Walkman, registratori a cassette portatili destinati a consentire loro di annotare osservazioni durante la missione. L'equipaggio dell'Apollo 9 è stato il primo a poter portare delle audiocassette musicali, una per ciascuno, che potevano essere riprodotte grazie a quel dispositivo. McDivitt e Scott preferirono musica d'atmosfera e musica country; la cassetta di musica classica di Schweickart non venne trovata fino al nono giorno della missione, quando gli è stata riconsegnata da Scott.[37][38]

Dopo che il veicolo spaziale di Gemini 3 venne soprannominato Molly Brown da Grissom, la NASA proibì di rinominare le navette.[39] Il fatto che durante la missione Apollo 9, fosse programmato che CSM e LM si separassero e che quindi necessitassero di nomi di chiamata diversi, indusse l'equipaggio a spingere i dirigenti del programma spaziale di rivalutare la loro decisione. Nelle simulazioni, iniziarono a riferirsi al CSM come "Gumdrop" (un tipo di caramelle), un nome ispirato all'aspetto del CM mentre si trovava nell'involucro protettivo blu in cui era trasportato dal produttore, mentre il LM come "Spider", per via del suo aspetto del con le gambe di atterraggio schierate.[40] Il personale delle pubbliche relazioni della NASA pensava che i nomi fossero troppo informali, ma tali segnali di chiamata alla fine ottennero il consenso ufficiale.[41] A partire da Apollo 11, la NASA chiese tuttavia l'adozione di nomi di chiamata più formali per le missioni.[42]

Sistema di supporto vitale a zainomodifica | modifica wikitesto

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Primary Life Support System.
Schweickart con il sistema di supporto vitale a zaino

Lo zaino Extravehicular Mobility Unit (EMU) ha volato per la prima volta su Apollo 9 ed è stato utilizzato da Schweickart durante la sua attività extraveicolare EVA.[43] Questo comprendeva il Primary Life Support System (PLSS) un'apparecchiatura che forniva ossigeno all'astronauta e acqua per il Liquid Cooling and Ventilation Garment (LCVG) che permetteva di prevenire il surriscaldamento durante l'attività extraveicolare.[44] Era presente anche l'Oxygen Purge System (OPS), posto sopra lo zaino, in grado di fornire ossigeno fino a circa un'ora se il PLSS non avesse funzionato.[45] Una versione più avanzata dell'EMU venne utilizzata per l'allunaggio di Apollo 11.[45]

Durante la sua stand-up EVA (una attività extraveicolare in cui l'astronauta esce solo parzialmente dalla navetta spaziale), Scott non aveva indossato un PLSS, ma si trovava collegato ai sistemi di supporto vitale del modulo di comando attraverso un ombelicale, utilizzando una valvola di controllo della pressione (PCV). Questo dispositivo era stato creato nel 1967 per consentire le stand-up EVA dai portelli del LM o del CM, o per brevi uscite all'esterno. In seguito fu usato da Scott per la sua stand-up EVA lunare di superficie su Apollo 15 e per le EVA effettuate nello spazio profondo dai piloti del modulo di comando delle ultime tre missioni Apollo.[46]

Fasi principali della missionemodifica | modifica wikitesto

Lancio e primo giorno di missionemodifica | modifica wikitesto

Lancio di Apollo 9

Inizialmente, il lancio di Apollo 9 era stato programmato per il 28 febbraio 1969, tuttavia fu necessario un rinvio a causa di un raffreddore comune che aveva interessato tutti e tre gli astronauti e la NASA non voleva rischiare che la missione potesse essere compromessa. Per mantenere il veicolo spaziale pronto per il decollo, è stato necessario che i tecnici operassero su turni di lavoro 24 ore su 24; il ritardo è costato 500 000 dollari.[47] Il razzo venne, infine, lanciato da John F. Kennedy Space Center alle 11:00:00 EST (16:00:00 GMT) del 3 marzo,[48] rientrando perfettamente nella finestra di lancio, che sarebbe rimasta aperta per altre tre ore e un quarto.[21] Nella sala di controllo del lancio era presente il vicepresidente Spiro Agnew a nome della nuova amministrazione Nixon.[49]

Durante il lancio, McDivitt riportò una traiettoria ottimale, anche se vennero riscontrate alcune vibrazioni eccessive e gli astronauti si sorpresero di essere spinti in avanti quando il primo stadio del razzo vettore Saturno V veniva spento, prima dell'accensione del secondo stadio, quando vennero respinti nei loro seggiolini.[49] Ciascuno dei primi due stadi ha leggermente sottoperformato rispetto a quanto programmato; una carenza compensata, più o meno, dal terzo stadio S-IVB.[50][50] Una volta terminata l'accensione del terzo stadio, avvenuta a 11 minuti e 4.7 secondi dal lancio,[51] Apollo 9 era entrato in un'orbita di parcheggio di 164,6 per 167,2 km.[48]

Il modulo lunare all'interno del terzo stadio S-IVB prima di essere agganciato del CSM ed estratto

L'equipaggio poté quindi iniziare il proprio primo importante compito orbitale con la separazione del modulo di comando e servizio (CSM) dall'S-IVB, operazione svolta alle 02:41:16 ora della missione, cercando di girarsi per attraccarsi con il modulo lunare (LM), che si trovava nel S-IVB. Se non si fosse dimostrata la fattibilità di svolgere una tale operazione di attracco, un futuro allunaggio non avrebbe potuto avere luogo. Fu responsabilità di Scott pilotare il CSM, cosa che fece riuscendo a compiere un perfetto attracco. Dopo che McDivitt e Schweickart ebbero ispezionato il tunnel di collegamento tra CM e LM, la navicella spaziale assemblata si separò dall'S-IVB. Il compito successivo fu quello di dimostrare che i due veicoli spaziali assemblati potevano essere manovrati da un unico motore. Dunque, a 05 ore, 59 minuti e 01.1 secondi dall'inizio della missione, gli astronauti eseguirono un'accensione di cinque secondi del motore principale del modulo di servizio, il Service Propulsion System (SPS), con Scott che annunciò con entusiasmo che tutto era andato per il meglio. Successivamente, il motore di quello che rimaneva del terzo stadio S-IVB venne acceso nuovamente da Terra affinché potesse essere inviato in un'orbita in direzione del Sole.[49][51]

Secondo e terzo giorno di missionemodifica | modifica wikitesto

Dalle 09:00:00 alle 19:30:00, orario calcolato dal decollo della missione, era previsto un periodo di riposo per l'equipaggio.[52] Gli astronauti dormirono bene, ma si lamentarono di essere stati svegliati da trasmissioni radio non in lingua inglese. Scott suggerì che potessero essere forse in cinese.[53] Il momento più importante del secondo giorno trascorso in orbita, il 4 marzo, era relativo allo svolgimento di tre accensioni del motore SPS.[54] La prima accensione, avvenuta a 22:12:04.1,[51] durò 110 secondi[54] e incluse un test per verificare se l'autopilota fosse in grado di smorzare le oscillazioni indotte al motore, cosa che successe entro cinque secondi. Seguirono altre due accensioni che alleggerirono il carico di carburante sulla navicella.[55] Il veicolo spaziale e il motore superarono tutti i test, dimostrando di essere più robusti del previsto. Le prestazioni del CSM nel rimanere stabile mentre il motore subiva oscillazioni, aiutarono nel 1972 a far sì che McDivitt, allora direttore dell'Apollo Spacecraft Program, approvasse la continuazione della missione Apollo 16 quando il CSM sperimentò oscillazioni instabili dopo la separazione dal LM in orbita lunare.[56]

Interno del modulo lunare

Il piano di volo per il terzo giorno nello spazio era quello di far entrare il comandante e il pilota del modulo lunare nel modulo lunare per controllare i suoi sistemi e utilizzare il suo motore di discesa per spostare l'intero veicolo spaziale.[57] Il motore di discesa, in questa situazione, poteva essere utilizzato come sistema propulsivo di riserva in caso di malfunzionamento dell'SPS del modulo di comando e servizio; una situazione che si verificò nella missione Apollo 13.[58] Il piano di volo, tuttavia, venne messo in discussione quando Schweickart, che era già affetto dalla malattia dello spazio, iniziò a vomitare. Con "malattia dello spazio" vengono definiti i problemi di adattamento all'assenza di gravità che comportano problemi di equilibrio ed un'indisposizione in generale, paragonabile al mal di mare. Anche McDivitt accusò nausea. Entrambi gli astronauti Avevano evitato movimenti fisici improvvisi, ma le manovre simili a contorsioni obbligatorie per indossare le tute spaziali per effettuare il controllo del LM, li fece stare male. L'esperienza avrebbe insegnato abbastanza ai medici sulla malattia affinché escogitassero le strategie necessarie per evitare che ciò si ripetesse in occasione delle missioni che prevedevano l'allunaggio, ma in quel momento, si temette che la condizione potesse compromettere l'obiettivo posto da Kennedy. In ogni caso, dopo un po' di tempo, i due astronauti riuscirono ad adattarsi e a stare abbastanza bene per continuare con il piano della giornata entrando nel LM, segnando così la prima volta nella storia in cui degli astronauti passavano da un veicolo spaziale all'altro senza dover uscire dagli stessi, come avevano fatto i cosmonauti sovietici. I portelli furono quindi chiusi, anche se i moduli rimasero ancorati, dimostrando che i sistemi di trasmissione dati e di supporto vitale del LM funzionassero in modo indipendente da quelli del modulo di comando e servizio. A comando, le gambe di atterraggio del LM scattarono nella posizione che avrebbero dovuto assumere nel caso di un allunaggio.[59]

Nel LM, Schweickart vomitò di nuovo, facendo sì che McDivitt richiedesse un canale privato affinché potesse interloquire coi medici del centro di controllo missione di Houston.[49] Il programma della missione, tuttavia, poté continuare, e venne completato il controllo del modulo lunare ed eseguito con successo l'accensione del motore di discesa.[49] L'accensione durò 367 secondi simulando il modello dell'accelerazione necessaria durante un allunaggio.[60] Dopo essere rientrati nel CSM, l'equipaggio eseguì un'ulteriore accensione del motore SPS, al fine di circolarizzare l'orbita dell'Apollo 9.[61] Ciò avvenne a 54 ore, 26 minuti e 12.3 secondi dall'inizio ella missione,[51] innalzando l'orbita della navetta a 229 per 240 km.[60]

Quarto e quinto giorno di missionemodifica | modifica wikitesto

Apollo 9 con il modulo lunare agganciato nell'orbita terrestre

Il programma del quarto giorno (il 6 marzo) prevedeva che Schweickart uscisse dal portello del LM e si facesse strada lungo l'esterno del veicolo spaziale fino a giungere al portello del CM, dove Scott si sarebbe esposto per assistere, dimostrando che ciò poteva essere fatto nell'eventualità di un'emergenza per spostarsi da una navetta all'altra. Per fare ciò, Schweickart doveva avere lo zaino di supporto vitale, o PLSS (Primary Life Support System), da indossare sopra la tuta spaziale.[62] Questa era l'unica attività extraveicolare prevista prima di quella che sarebbe stata effettuata nell'occasione dell'allunaggio e quindi l'unica opportunità per testare il PLSS nello spazio. McDivitt inizialmente cancellò l'attività a causa delle condizioni di salute di Schweickart, ma essendo che questi si sentì meglio, decise di consentirgli di uscire dal LM e, una volta che era lì, di spostarsi all'esterno usando le maniglie. Scott si trovava nel portello del CM; entrambi gli uomini si fotografarono e recuperarono gli esperimenti posti all'esterno dei loro veicoli. Schweickart scoprì che spostarsi fosse più facilmente di quanto non avesse sperimentato nelle simulazioni; sia lui che Scott erano fiduciosi che avrebbe potuto completare il trasferimento esterno ma hanno ritenuto non necessario procedere.[49][63] Durante l'attività extraveicolare, Schweickart usò il segnale di chiamata "Red Rover", un cenno al colore dei suoi capelli.[64]

Schweickart durante l'attività extraveicolare fotografato da Scott

Il 7 marzo, il quinto giorno di volo, arrivò "l'evento chiave dell'intera missione: la separazione e il rendezvous del modulo lunare e del modulo di comando".[49] Il modulo lunare non era stato progettato per ritornare sulla Terra[34] e quindi questa è stata la prima volta che degli astronauti volassero su di un veicolo che non poteva portarli a casa.[64] McDivitt e Schweickart entrarono nel LM, dopo aver ottenuto il permesso di farlo senza indossare caschi e guanti, rendendo più semplice l'ingresso.[49] Quando Scott sul modulo di comando ebbe premuto il pulsante per rilasciare il LM, inizialmente il congegno si bloccò sui fermi all'estremità della sonda di aggancio, ma premendo nuovamente il pulsante il modulo lunare venne abbandonato.[65] Dopo aver trascorso circa 45 minuti vicino al CSM, il modulo lunare Spider entrò in un'orbita leggermente più alta, il che significa che nel tempo le due navette si sarebbero separate.[49] Nelle ore successive, McDivitt accese il motore di discesa del modulo lunare testando diverse impostazioni; entro la fine della giornata il LM era stato sottoposto a diversi test accurati.[66] A una distanza di 185 km, Spider accese il suo motore abbastanza per abbassare la sua orbita e quindi riavvicinarsi al CSM, un percorso che avrebbe richiesto più di due ore; una volta che le due navette furono vicine il modulo di discesa del LM venne espulso.[49]

Il modulo lunare Spider in orbita terrestre

Il rendezvouz tra le due navette venne eseguito il più similmente possibile a quanto sarebbe stato effettuato nel corso delle missioni lunari. Per dimostrare che l'appuntamento poteva essere eseguito da entrambe le imbarcazioni, il modulo lunare svolse il ruolo di parte attiva durante la manovra.[67] McDivitt avvicinò quindi il LM al CMS e quindi manovrò per mostrare entrambi i lati a Scott, permettendogli di ispezionare eventuali danni. Quindi, McDivitt compì l'attracco.[49] A causa del bagliore del Sole, l'astronauta ebbe qualche difficoltà a compiere l'operazione e Scott dovette aiutarlo. Durante le successive missioni, il compito di attraccare i due veicoli spaziali in orbita lunare sarebbe caduta sul pilota del modulo di comando.[68] Dopo che McDivitt e Schweickart fecero il loro ritorno sul modulo di comando e servizio, il LM venne espulso e il suo motore acceso per esaurire il carburante, come parte di ulteriori test del motore.[60][49] Ciò portò il LM in un'orbita con un apogeo di oltre 6 900.[69]

Ultimi giorni e rientromodifica | modifica wikitesto

Apollo 9 rientra sulla terra frenata da tre paracadute

Apollo 9 doveva rimanere nello spazio per circa dieci giorni per verificare come si sarebbe comportato il CSM durante il periodo di tempo necessario per svolgere una missione lunare.[68] La maggior parte dei compiti principali erano stati programmati per i primi giorni in modo tale da potere essere eseguiti anche se la missione doveva essere terminata in anticipo.[70] I restanti giorni in orbita potevano essere, quindi, vissuti con un ritmo più blando.[71] Essendo che gli obiettivi principali della missione erano stati raggiunti, l'equipaggi si impegnò nell'effettuare fotografie della Terra, usando quattro identiche fotocamere Hasselblad, accoppiate insieme e usando la pellicola sensibile alle diverse parti dello spettro elettromagnetico.[72] L'equipaggio scattò ben 1 373 immagini fotografiche utilizzabili. Tali fotografie hanno permesso di visualizzare le diverse caratteristiche della superficie terrestre, ad esempio, osservando l'inquinamento idrico in uscita dalle foci dei fiumi nel mare[47] e l'evidenziazione delle aree agricole mediante l'infrarosso.[72] Il sistema di fotocamere era un prototipo e avrebbe spianato la strada al satellite Earth Resources Technology, predecessore della serie Landsat.[73]

Scott utilizzò anche un sestante per rintracciare i punti di riferimento sulla Terra e poi puntò lo strumento verso il cielo per osservare Giove, facendo pratica sull tecniche di navigazione che dovevano essere utilizzate nelle successive missioni.[74] L'equipaggio fu in grado anche di localizzare il satellite Pegasus 3 (lanciato nel 1965) e il modulo di risalita di Spider.[73] Il sesto giorno ci fu una nuova, la sesta, accensione del motore SPS, sebbene fosse stata rimandata di un'orbita poiché la combustione del propulsore del reaction control system (RCS) necessaria per sistemare i reagenti nei loro serbatoi non era stata programmata correttamente. L'accensione permise di abbassare il perigeo dell'orbita di Apollo 9,[75] consentendo una migliore capacità di deorbit del propulsore RCS come riserva dell'SPS.[76]

L'elicottero di recupero approccia Apollo 9 poco dopo essere ammarata

Vennero eseguiti anche numerosi test del CSM, sotto la responsabilità di Scott, consentendo a McDivitt e Schweickart di osservare la Terra.[77] La settima accensione del motore SPS ebbe luogo l'ottavo giorno, il 10 marzo; il suo scopo era di nuovo quello di spostare l'apogeo dell'orbita nell'emisfero meridionale, consentendo un tempo di caduta libera più lungo per il rientro atmosferico quando la missione sarebbe tornando sulla Terra. L'accensione venne prolungata per consentire il collaudo del sistema di misurazione del propellente, che si era comportato in modo anomalo durante le precedenti accensioni.[75][78] Una volta effettuato, i propulsori RCS dell'Apollo 9 avrebbero riportato la navetta sulla Terra permettendogli di ammarare nella zona di recupero primaria se il motore SPS si fosse guastato. L'ottava e ultima accensione dell'SPS, per riportare il veicolo sulla Terra, fu eseguita il 13 marzo, dopo di che il modulo di servizio venne abbandonato. L'ammaraggio venne ritardato di un'orbita a causa delle condizioni atmosferiche sfavorevoli nella zona di atterraggio principale[79] a circa 410 km dalle Bermuda.[80] Apollo 9, invece, toccò l'acqua a 300 km ad est delle Bahamas, a circa 4,8 km dalla nave di recupero, la USS Guadalcanal,[81] terminando una missione della durata di 10 giorni, 1 ora, 54 secondi.[82] Apollo 9 è stato l'ultimo veicolo spaziale ad ammarare nell'Oceano Atlantico fino alla missione SpaceX Demo 1 di Crew Dragon del 2019.[83]

Importanza per il programma Apollomodifica | modifica wikitesto

Apollo 9 fu un pieno successo. Oltre che il modulo lunare e la tuta spaziale del programma Apollo furono validati per voli nello spazio gli ultimi oggetti dell'equipaggiamento necessario per un allunaggio. Vennero inoltre eseguite tutte le manovre rendezvous e di aggancio necessarie per tale missione. La malattia dello spazio di Schweickart aveva sì comportato un accorciamento della durata delle attività extraveicolari, ma tale rischio veniva valutato sostenibile. Infatti l'indisposizione venne riscontrata esclusivamente all'inizio di un volo nello spazio, tanto che un astronauta affetto da tale inconveniente sarebbe guarito prima di giungere sulla Luna.

All'interno della NASA vennero dunque addirittura avanzate delle proposte con l'intenzione di far allunare la successiva missione Apollo 10 e pertanto di portarvi il primo uomo sulla Luna. La direzione decise comunque di mantenere i programmi concordati, fatto che venne espressamente sottolineato il 24 marzo quando venne dato l'annuncio che la missione successiva sarebbe stata la combinazione dei test eseguiti nelle missioni dell'Apollo 8 ed Apollo 9: un volo verso la Luna con collaudo del modulo lunare nell'orbita lunare.

Cimelimodifica | modifica wikitesto

Dati statisticimodifica | modifica wikitesto

Parametri della missionemodifica | modifica wikitesto

Passeggiata spazialemodifica | modifica wikitesto

  • Schweickart - EVA - LM
    • Inizio: 6 marzo 1969 16:45:00 UTC
    • Fine: 6 marzo 1969 17:52:00 UTC
    • Durata: 1 ora, 07 minuti
  • Scott - EVA - CM
    • Inizio: 6 marzo 1969 17:01:00 UTC
    • Fine: 6 marzo 1969 18:02:00 UTC
    • Durata: 1 ora, 01 min

Notemodifica | modifica wikitesto

  1. ^ 'Open End' Orbit Planned for Apollo, in The Pittsburgh Press, Pittsburgh, PA, United Press International, 4 agosto 1966, p. 20. URL consultato l'11 luglio 2019. Ospitato su Google News.
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  11. ^ French & Burgess, pp. 298–299.
  12. ^ French & Burgess, pp. 328–329.
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