Arma di cavalleria

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Carica di cavalleria dei Lancieri

La moderna cavalleria italiana è una arma dell'Esercito Italiano ed è stata fondata dal duca Vittorio Amedeo II di Savoia nel 1692, nel quadro di un tentativo di resistenza alla pressione politica e militare delle potenze europee (specialmente di Francia e Austria), attraverso la diffusione della lingua italiana, al posto del francese usato fino ad allora nel Ducato del Piemonte, e la formazione di reggimenti nelle forze armate. Lo spazio espositivo più importante che conserva cimeli della cavalleria italiana è il museo storico dell'Arma di cavalleria di Pinerolo, nella città metropolitana di Torino.

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Il museo storico dell'Arma di cavalleria di Pinerolo

I primi reggimenti di cavalleria sono i dragoni, costituiti tra il 1683 e il 1690, con la trasformazione delle vecchie compagnie di archibugieri a cavallo. I dragoni però non sono ancora una cavalleria vera e propria, ma piuttosto reparti di fanteria montati a cavallo. La cavalleria vera e propria viene istituita nel 1692, reclutata per quote con servizio obbligatorio di due anni.

Le origini della cavalleria italiana risalgono al 1569, con l'istituzione della Cavalleria feudale su "Squadrone di Piemonte" e "Squadrone di Savoia".[1] Nel 1570 vennero formate 6 compagnie di Milizia paesana a cavallo e nel 1571 altre 6 compagnie di Milizia paesana a cavallo.[1]

Nel 1618 erano in servizio, nella Milizia paesana, 12 compagnie cavalli leggeri e 4 compagnie archibugieri a cavallo.[1] Nel 1630 venne istituita la Cavalleria di Stato con le 16 compagnie di Milizia paesana a cavallo e venne istituita la Cavalleria di Savoia con lo "Squadrone di Savoia" su 13 compagnie, mentre venne disciolto lo "Squadrone di Piemonte".[1] Nel 1675 la Cavalleria d'ordinanza in Piemonte era costituita da 4 compagnie corazze e 4 compagnie gendarmi e la Cavalleria d'ordinanza in Savoia era costituita da 4 compagnie corazze e 2 compagnie dragoni.

Il primo reggimento d'ordinanza di cavalleria venne costituito il 26 gennaio 1683 in seguito ad un accordo tra il duca Vittorio Amedeo II e il conte Giuseppe Maria Manfredo Scaglia di Verrua[2] con la denominazione di "Dragoni di Verrua" o "Dragons Bleu",[1] dal colore dell'uniforme.[3] Nel corso dello stesso anno vennero costituiti i Reggimenti d'ordinanza "Dragoni di Madama Reale" e "Corazze Piemonte" con le 4 compagnie corazze esistenti.[1] con gli ultimi due Reggimenti d'ordinanza disciolti nel 1685.[1] Nel 1689 venne costituito il Reggimento d'ordinanza "Dragoni di Chaumont", poi rinominato "Dragoni del Genevois" e il 4 luglio 1690 il Reggimento d'ordinanza "Dragons Jaunes", denominazione che traeva origine dal colore del vestito poi rinominato "Dragoni di Piemonte",[1] costituito in seguito ad un accordo tra il duca Vittorio Amedeo II e il conte Bonifacio Antonio Solaro di Macello.[4] Nel 1691 vennero disciolti Cavalleria di Stato e Cavalleria di Savoia, mentre dallo "Squadrone di Piemonte", prima del suo definitivo scioglimento vennero formati i reggimenti d'ordinanza "Cavaglià" e "None", che nel 1692 hanno assunto rispettivamente la denominazione di "Piemonte Reale" e "Savoia".[1]

Il battesimo del fuoco della cavalleria sabauda avvenne durante le guerre di tra la fine del seicento e l'inizio del settecento. Nel corso della Guerra della Grande Alleanza l'episodio più significativo in cui venne coinvolta la cavalleria sabauda è stato la Battaglia della Marsaglia del 1693, combattuta dall'Esercito sabaudo contro le truppe francesi al comando del generale Catinat, in cui i "Dragoni blu" si distinsero per impeto e coraggio, intervenendo prima contro la Gendarmerie, poi con una celebre carica, quando gli alleati cadettero sotto la pressione francese, rallentando l'inseguimento nemico ed attenuando così gli effetti della sconfitta. Successivamente nella Guerra di successione spagnola, durante l'assedio di Torino del 1706, la cavalleria sabauda venne guidata personalmente dal duca di Savoia Vittorio Amedeo II,[5] sconfiggendo i francesi nel combattimento di Madonna di Campagna, nel corso del quale Vittorio Amedeo II suggellò con una celebre frase il legame con il suo Reggimento quando chiamò alla carica al grido "A’ moi, mes Dragons !"; in seguito a queso fatto d'armi il Reggimento "Dragons Bleu" assunse la denominazione di "Dragoni di S.A.R." (Sua Altezza Reale) per poi assumere nel 1713 quella di "Dragoni del Re".[1] A ltermine della guerra di successione spagnola con il Trattato di Utrecht il Ducato di Savoia ha acquisito il Regno di Sicilia.

Nel 1718 il reggimento "Dragoni di Piemonte" dislocato in Sicilia ha combattuto nel corso della guerra contro la Spagna, conclusa con la cessione da parte del Duca di Savoia della Sicilia in cambio del titolo di Re di Sardegna.

La cavalleria sabauda si distingue inoltre nella battaglia di Guastalla combattuta il 19 settembre 1734 nell'ambito della guerra di successione polacca[5] e nella guerra di successione austriaca, nel corso della quale nella battaglia del Tidone presso Piacenza il 10 agosto 1746 il Reggimanto "Dragoni del Re" riportò una vittoria sula cavalleria austriaca conquistando due Stendardi, quello del reggimento "Lusitania" e quello del reggimento "Dauphin".[2]

Nel 1751 nel Ducato di Savoia erano in servizio due Reggimenti Cavalleria Pesante ("Piemonte Reale" e "Savoia" su 10 compagnie), tre Reggimenti Dragoni ("Dragoni del Re", "Dragoni di Piemonte" e "Dragoni della Regina" su 10 compagnie) e un Reggimento Dragoni, i "Dragoni leggeri di Sardegna" su 4 compagnie, che nel 1764 venne ridotto a 2 sole compagnie.[1]

Nel 1774 i reggimenti passarono da 10 a 8 compagnie, riunite in 4 squadroni.[1]

Dopo aver combattuto con successo nelle guerre di successione della prima metà del Settecento, con l'annessione del Piemonte alla Francia napoleonica la cavalleria viene sciolta e parte del suo personale va a costituire due reggimenti della cavalleria francese.

Con la restaurazione del 1814 si ricostituisce la cavalleria sabauda (2 reggimenti di dragoni, 2 di cavalleria e 2 di cavalleggeri), portata a nove reggimenti nel 1850 che vengono suddivisi in cavalleria di linea (Nizza, Piemonte, Savoia e Genova Cavalleria) e cavalleria leggera (cinque reggimenti di cavalleggeri). Nel 1860 con l'unità d'Italia i reggimenti assommano a 17, cinque dei quali verranno impiegati nella presa di Roma nel 1870. Aggregata alla cavalleria sabauda c'è anche la formazione delle Guide a cavallo di Garibaldi, attiva dal 1859 al 1866.

Verso la fine dell'Ottocento si formano anche reparti di cavalleria coloniale, prima in Eritrea e dopo il 1912 anche in Libia (formazioni di meharisti, spahi e savari).

Ufficiali del 4º reggimento Genova Cavalleria
Uniforme da ufficiale del 1915: Capitano Augusto Moroder, 5° Lancieri di Novara

Alla vigilia della prima guerra mondiale la cavalleria italiana raggiunge il massimo numero di reggimenti, 30 (12 tra cavalieri, dragoni e lancieri; 18 cavalleggeri), che però durante la guerra verrà quasi completamente appiedata e una gran parte del personale trasferito ad altre armi (tra cui l'aviazione, nella quale si distinse Francesco Baracca). Nel 1917, però, con la ritirata di Caporetto la cavalleria viene rimessa a cavallo per proteggere i reparti in ritirata dall'offensiva austriaca, compito che assolverà con le due importanti battaglie del Tagliamento e di Pozzuolo del Friuli e con la perdita di circa metà degli uomini. Sarà protagonista anche nel 1918 con la difesa della linea del Piave e la riscossa di Vittorio Veneto.

Dopo la guerra, la cavalleria viene ridotta fino a 12 reggimenti e incomincia la sua meccanizzazione con la formazione dei reparti "celeri" e l'adozione di carri leggeri.

Durante la seconda guerra mondiale i reparti saranno in parte a cavallo, in parte meccanizzati e corazzati e in parte appiedati, ma proprio i reparti a cavallo sapranno muoversi meglio nelle difficili condizioni ambientali della campagna italiana di Russia.

In questi anni si verificheranno le ultime cariche della storia della cavalleria, a Isbuscenskij (Russia, agosto 1942) da parte del 3° Savoia Cavalleria e a Poloj (Iugoslavia, ottobre 1942) da parte dei 14º Cavalleggeri di Alessandria.

Dopo l'8 settembre 1943 molti reparti combatterono contro i nazisti e si unirono alla resistenza.

Negli anni del dopoguerra e in tempi più recenti, la cavalleria, ormai completamente meccanizzata con l'impiego di autoblindo, partecipa a numerose missioni all'estero (Libano, Somalia, Bosnia, Albania, Macedonia).

Dal 1º giugno 1999 i Carristi diventano una specialità dell'Arma di Cavalleria.

Reggimenti e reparti di Cavalleria attualmente in vitamodifica | modifica wikitesto

Lancieri del Reggimento "Lancieri di Montebello"

Reggimenti e reparti storicimodifica | modifica wikitesto

Squadrone del Reggimento Lancieri di Milano in Tessaglia-Grecia, nel 1942
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Lista dei reggimenti dell'Esercito Italiano.

Preghiera del "Cavaliere"modifica | modifica wikitesto

Signore Iddio, che avendo affermato la fraternità umana ed obbligati tutti a vicendevole amore per mezzo del tuo figlio Gesù, tra coloro che hanno servito le Istituzioni hai scelto San Giorgio per dare testimonianza di dedizione al dovere, di amore al sacrificio a difesa di Dio, della Patria e dei deboli, dona a noi Cavalieri di imitarne le virtù.

Fa che come Lui, senza timore ma con nobile fierezza, professiamo sempre e dovunque la nostra fede e che, fedeli al Giuramento, buttando il cuore oltre le difficoltà ed i pericoli, all'ombra dello Stendardo, serviamo in umiltà di mente e di cuore la nostra Patria.

Fa che nella nostra vita fulgide brillino la lealtà, la cortesia, la generosità, la signorilità e l'amore: quelle caratteristiche che, inconfondibili, abbiamo ereditato dai nostri Eroi.

E concedi, benigno, che la fedeltà a questi ideali - come per il nostro speciale Patrono San Giorgio - sia un giorno giusto titolo per cingere la corona della gloria e della celeste felicità.[6]

Notemodifica | modifica wikitesto

Onorificenze allo Stendardo dell'Arma di cavalleriamodifica | modifica wikitesto

Cavaliere BAR.svg Ordine Militare d'Italia

Valor militare gold medal - old style BAR.svg Medaglia d'oro al Valor Militare

Bibliografiamodifica | modifica wikitesto

  • Francesco Apicella , Breve storia della cavalleria e altri scritti, Edizione fuori commercio a cura della Scuola di Cavalleria. Testo

Voci correlatemodifica | modifica wikitesto

Collegamenti esternimodifica | modifica wikitesto