Augusto Turati

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Augusto Turati
Augusto Turati.jpg

Segretario del Partito Nazionale Fascista
Durata mandato 30 marzo 1926 –
7 ottobre 1930
Predecessore Roberto Farinacci
Successore Giovanni Giuriati

Direttore de La Stampa
Durata mandato 31 gennaio 1931 –
12 agosto 1932
Predecessore Curzio Malaparte
Successore Alfredo Signoretti

Dati generali
Partito politico Fasci Italiani di Combattimento
(1920-21)
Partito Nazionale Fascista
(1921-1933)

Augusto Turati (Parma, 16 aprile 1888Roma, 27 agosto 1955) è stato un politico, dirigente sportivo e giornalista italiano.

Biografiamodifica | modifica wikitesto

L'esperienza brescianamodifica | modifica wikitesto

Nato da famiglia con forti tradizioni anticlericali e garibaldine, si trasferì giovanissimo a Brescia[1], intraprendendo la carriera giornalistica, quale redattore a La Provincia di Brescia, giornale di ispirazione liberal-democratica. Nel contempo inizia gli studi in legge, portati avanti in maniera discontinua. Attivo interventista prende parte alla Prima guerra mondiale con il grado di capitano e viene decorato. Congedato dall'Esercito nell'estate del 1919, riprende a lavorare per "La Provincia di Brescia", in qualità di capo redattore.

Nel 1920 aderisce ai Fasci di Combattimento e, nel 1921, al Partito nazionale fascista. Nell'ambito dell'organizzazione del partito si dedica all'attività sindacale e diviene poi segretario della federazione bresciana.

Quale segretario provinciale, Turati si dimostrò particolarmente intransigente nell'applicazione dei patti agrari fascisti, nei confronti delle organizzazioni sindacali anarco-socialiste, di quelle cattoliche e persino dei latifondisti. Dopo aver organizzato le azioni squadristiche degli anni precedenti volte a combattere le leghe sindacali socialiste e anarchiche, nel 1923 rivolse le sue attenzioni verso le leghe cattoliche, pretendendo la rimozione dell'agronomo Antonio Bianchi - ideatore del "lodo di Soresina"[2] che metteva in discussione la dottrina sindacale fascista in materia di patti agrari - causando un notevole imbarazzo a Mussolini che, in quei mesi, governava con l'appoggio dei Popolari. Non meno inflessibile si mostrò nei confronti degli proprietari terrieri, organizzando un severo e capillare controllo circa il rispetto nelle nuove normative. Durante una di queste ispezioni si verificarono numerosi scontri, culminati con l'uccisione di un latifondista che si rifiutava di applicare le normative. In quell'occasione Turati difese pubblicamente l'operato della squadra fascista, dichiarando che la disciplina nazionale valeva per tutti, ma in particolar modo per coloro che a suo tempo avevano ottenuto il sostegno delle squadre d'azione contro le leghe contadine.[3]

La segreteria del PNFmodifica | modifica wikitesto

Turati in tenuta da schermidore, 1928

In seguito alla crisi politica determinata dal delitto Matteotti e allo scopo di fronteggiare il "rassismo" che ne era responsabile, nel 1926 Mussolini incaricò Turati di sostituire Roberto Farinacci come segretario nazionale del PNF, affidandogli il difficile compito di rendere maggiormente disciplinato il partito, epurando gli elementi più estremisti[4].

Turati svolse la sua opera moderatrice e moralizzatrice nel partito con estremo rigore e grande determinazione, non sempre riuscendo nell'intento, ma inimicandosi una folta schiera di gerarchi nazionali e locali, primi fra tutti Farinacci, Ciano, De Vecchi, Giunta, Balbo e Ricci, che dalle direttive di Turati erano stati fortemente colpiti negli interessi politici ed economici. Il prestigio e il potere di Turati aumentarono smisuratamente in pochi anni, anche supportati dalla creazione di un apparato di polizia a lui fedele ed esaltati dalla sua abilità oratoria. Tra Turati e Mussolini non vi erano motivi di timore reciproci, men che meno il Duce poteva averne nei confronti di un uomo politico che si manifestò sempre quale un fedele assertore del Fascismo e del suo Capo. Vi erano, invece, delle diversità di vedute su punti importanti: il ruolo del Partito Nazionale Fascista, il problema morale, la politica economica per combattere la Grande Crisi e la politica verso i Sindacati. Chi temeva Turati erano i vari gerarchi preoccupati che il Segretario del partito potesse rafforzarsi troppo nella posizione di vice Duce, così da succedere a Mussolini in caso di una sua prematura scomparsa[5].

Nel contempo Turati svolse anche attività di dirigente sportivo: già campione di scherma fu dirigente federale della FIS, poi presidente della FIT, successivamente della FIDAL e infine, dal 1928 al 1930, del CONI. Dal 1929 al 1930 fu presidente della FMSI[6] e nello stesso anno è commissario della FIP. A livello internazionale fu membro del CIO dal 1930 al 1931.

La campagna scandalisticamodifica | modifica wikitesto

Nell'ottobre del 1929, Farinacci diede inizio a una pesante campagna scandalistica contro Turati, basata sulle equivoche confidenze fattegli dalla maîtresse Paola Marcellino, che gestiva la lussuosa casa d'appuntamenti della quale erano entrambi clienti. Nei primi mesi del 1930 Turati inviò le proprie dimissioni a Mussolini, che le respinse.

« È necessario, Duce, che qualcuno dia questo esempio: andarsene senza chiedere nessun'altra poltrona e nessuna pensione, dicendovi grazie per avermi consentito di servire e dato più di quanto io meritassi per le mie qualità. »
(Dalla prima lettera di dimissioni del 1930, Indro Montanelli, Ecco chi era veramente Augusto Turati, Corriere della Sera, 20 gennaio 2000, pag. 41)

Il ritorno al giornalismo e il confinomodifica | modifica wikitesto

Dopo un intero anno di campagna scandalistica, Turati rassegnò nuovamente le dimissioni, questa volta accettate, tornando al giornalismo, prima come inviato del Corriere della Sera e poi come direttore de La Stampa. L'abbandono del potere lo espose ancor più alle azioni degli avversari che non si placarono e, anzi, vennero rafforzate dagli ex collaboratori come Achille Starace, uno dei quattro vice segretari del PNF, cui Turati non aveva mai risparmiato critiche per la sua pochezza[7], che divenne il suo implacabile persecutore.

« La voce pubblica, agitata da Roberto Farinacci, venne catapultata su Turati, che, dal punto di vista dei rapporti con l'altro sesso, non era e non è un cherubino. Finché guidò le sorti del partito lo sostenni. Farinacci, da anni, attendeva il momento per sistemarlo, una volta per sempre. Voi mi dite, Yvon, che Turati fu sommerso dalla calunnia, e che la sua omosessualità fu una fosca favola inventata dall'uomo di Cremona ai suoi danni. Ma, in Italia, quando la voce pubblica, comunque organizzata, colpisce, nulla è possibile per renderla inoperante. »
(Dichiarazione di Benito Mussolini riportata da Yvon De Begnac in Taccuini Mussoliniani, Il Mulino, Bologna, 1990, pag. 472)

Nonostante la strenua difesa in suo favore esercitata da Giovanni Agnelli e Aldo Borelli direttamente su Mussolini, Turati fu destituito dalla direzione de La Stampa, arrestato e rinchiuso nel manicomio di sant'Agnese a Roma, per poi essere trasferito in una casa di cura a Ramiola, in provincia di Parma[8].

Radiato dal partito, nel 1933 venne confinato a Rodi e, dopo un breve soggiorno in Etiopia, rientrò in patria nel 1938.

Abbandonata l'attività politica, si dedicò alla professione di consulente legale. Nonostante si manifestasse contrario all'ingresso dell'Italia nella Seconda guerra mondiale e al costituirsi della Repubblica Sociale Italiana, nel dopoguerra viene processato e condannato.

Amnistiato nel 1946, morì a Roma nel 1955.

Onorificenzemodifica | modifica wikitesto

Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
Medaglia commemorativa dell'Unità d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa dell'Unità d'Italia
Medaglia commemorativa italiana della vittoria - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa italiana della vittoria
Medaglia di benemerenza per i volontari della Guerra Italo-austriaca 1915-1918 - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di benemerenza per i volontari della Guerra Italo-austriaca 1915-1918

Notemodifica | modifica wikitesto

  1. ^ Salvatore Lupo, Il fascismo: la politica in un regime totalitario, Donzelli, Roma, 2005
  2. ^ Anna Giulia Argentieri, Gli agronomi in Lombardia: dalle cattedre ambulanti ad oggi, FrancoAngeli, Milano, 2006, pag.116
  3. ^ Paolo Corsini, Il feudo di Augusto Turati. Fascismo e lotta politica a Brescia 1922-26, FrancoAngeli, Milano, 1988, pag. 48
  4. ^ Fabio Bertini, Risorse, conflitti, continenti e nazioni: dalla rivoluzione industriale alle guerre irachene, dal Risorgimento alla conferma della Costituzione repubblicana, University Press, Firenze, 2006, pag.291
  5. ^ Renzo De Felice, Mussolini il Duce vol. I, Torino, Einaudi, 1974, pp. 200-205, ISBN 88-06-40774-0.
  6. ^ http://www.fmsitv.org/index.php?option=com_content&task=view&id=31&Itemid=46
  7. ^ Indro Montanelli, Ecco chi era veramente Augusto Turati, Corriere della Sera, 20 gennaio 2000, pag. 41
  8. ^ Lorenzo Benadusi, Il nemico dell'uomo nuovo, Feltrinelli, Milano, 2005, pag. 248

Operemodifica | modifica wikitesto

  • Ragioni ideali di vita fascista, prefazione di Benito Mussolini, Berlutti, Roma, 1926
  • Una rivoluzione e un capo, prefazione di Benito Mussolini, Libreria del Littorio, Roma, 1927
  • Il partito e i suoi compiti, Libreria del Littorio, Roma, 1928
  • Intransigenza fascista: discorso pronunciato il 3 marzo VII alle camicie nere di Milano, Libreria del Littorio, Roma, 1929
  • Un anno di vita del partito, Libreria d'Italia, Milano, 1929
  • La carta del lavoro illustrata e commentata, Edizioni del diritto del lavoro, Roma, 1929

Bibliografiamodifica | modifica wikitesto

  • Paolo Corsini, Il feudo di Augusto Turati. Fascismo e lotta politica a Brescia 1922-26, introduzione di Nicola Tranfaglia, FrancoAngeli, Milano, 1988
  • Roberto Chiarini, L' armonia e l'ardimento. L'ascesa del fascismo nella Brescia di Augusto Turati, FrancoAngeli, Milano, 1988

Altri progettimodifica | modifica wikitesto

Predecessore Segretario del PNF Successore National Fascist Party logo.svg
Roberto Farinacci 30 marzo 1926 - 7 ottobre 1930 Giovanni Giuriati
Predecessore Presidente della FIP Successore
Ferdinando Negrini 1930 Alberto Buriani
Predecessore Direttore de La Stampa Successore
Curzio Malaparte 31 gennaio 1931 - 12 agosto 1932 Alfredo Signoretti
Controllo di autorità VIAF: (EN67243011 · LCCN: (ENn2004063854 · ISNI: (EN0000 0000 7139 911X · GND: (DE117438693 · BNF: (FRcb123465714 (data)