Buenos Aires

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Buenos Aires
Città autonoma
Ciudad Autónoma de Buenos Aires
Buenos Aires – Stemma Buenos Aires – Bandiera
Buenos Aires – Veduta
Localizzazione
StatoArgentina Argentina
Amministrazione
GovernatoreHoracio Rodríguez Larreta (PRO) dal 09/12/2015
Territorio
Coordinate34°36′30″S 58°22′19″W / 34.608333°S 58.371944°W-34.608333; -58.371944 (Buenos Aires)Coordinate: 34°36′30″S 58°22′19″W / 34.608333°S 58.371944°W-34.608333; -58.371944 (Buenos Aires)
Altitudine25 m s.l.m.
Superficie203 km²
Abitanti3 068 043[1] (2018)
Densità15 113,51 ab./km²
Dipartimenti15
Altre informazioni
Cod. postaleC1000-14xx
Prefisso(+54)11
Fuso orarioUTC-3
ISO 3166-2AR-C
Nome abitantibonaerensi,[2] portegni[3]
PIL(nominale) 400,455 miliardi di $
PIL procapite(nominale) 80.500 $
SoprannomeParigi del Sud America
Cartografia
Buenos Aires – Localizzazione
Sito istituzionale

La Città Autonoma di Buenos Aires, abbreviata in Buenos Aires[4] ([ˈbwenos ˈaiɾes]) è la capitale e maggiore città dell'Argentina.

Soprannominata La Regina del Plata o La Parigi del Sudamerica[4], Buenos Aires è una delle più grandi metropoli sudamericane, la terza dell'America Latina, la seconda dell'emisfero australe dopo San Paolo e la 67ª città più popolata al mondo con i suoi 3 068 043 abitanti, nonché sede di uno dei maggiori porti del continente[5]; l'area metropolitana, nota con il nome di Grande Buenos Aires, conta 14 576 300 persone, mentre l'intera provincia raggiunge i 17 693 657 abitanti, il che lo rende il 4º agglomerato urbano più popolato del continente americano, i cui residenti corrispondono ad oltre un terzo dell'intera popolazione del Paese[5]. La capitale argentina, inoltre, è una delle poche municipalità a livello internazionale a possedere lo status di città autonoma, pur essendo compresa nel territorio della provincia omonima, da cui si separò definitivamente nel 1880 in seguito alle Guerre civili argentine mediante un lento processo di federalizzazione[4][6]. La città ospitò i giochi panamericani nel 1951 e due partite del Campionato mondiale di calcio 1978; nel 2018 ha ospitato i III Giochi olimpici giovanili estivi e il 13º vertice del G20[7].

Suddivisa in 15 comuni e quindi in 48 barrios, è uno dei più importanti centri politici, culturali e finanziari dell'economia nazionale[4][6] e, in virtù della fitta rete di nodi stradali e autostradali che si diramano lungo la metropoli, funge da principale punto di convergenza per i trasporti di tutta l'America meridionale.[4]. La città fu fondata nel 1580 dall'esploratore Juan de Garay, e dopo essere stata accorpata al Vicereame del Perù nel 1776 fu designata capitale del Vicereame del Río de la Plata, appena costituitosi per conto del re di Spagna sotto la Corona d'Aragona. Durante la prima delle invasioni britanniche, avvenuta nel 1806, la città fu occupata dalle forze britanniche e rimase per 45 giorni sotto la bandiera del Regno Unito. Nel 1810 ci fu la Rivoluzione di Maggio, che spodestò il viceré e diede inizio alla guerra d'indipendenza. Nel 1880, sotto il governo di Nicolás Avellaneda, fu federalizzata, e la città venne separata dalla provincia omonima che la circonda. La "Grande Buenos Aires" è stata una delle principali destinazioni del processo di immigrazione che ha riguardato l'Argentina dalla fine del XIX secolo.

Attualmente occupa il 20º posto nella classifica delle città globali[8]. Nel 2018 la rivista Foreign Policy l'ha inserita alla 91ª posizione nella lista delle 100 città con la più alta qualità di vita, uno dei migliori piazzamenti in America Latina[6][9].

Geografia fisicamodifica | modifica wikitesto

La città di Buenos Aires sorge sulle sponde del río de la Plata e del Riachuelo che confluisce nel rio de la Plata nel quartiere della Boca.

Buenos Aires non appartiene alla provincia omonima: questa circonda la città, estendendosi per una superficie simile a quella dell'Italia, e ha come capoluogo la città di La Plata.

I limiti di Buenos Aires sono determinati nella parte orientale dal Río de la Plata, nella parte meridionale e a sud-est dal fiume Matanza-Riachuelo e a nord-ovest, ovest e sud-ovest dall'Avenida General Paz, una strada lunga 24 km che separa la provincia di Buenos Aires dalla città.

Buenos Aires si trova nella pampa, fatta eccezione per alcune zone, come ad esempio l'Aeroparque Jorge Newbery, e Puerto Madero quartiere e principale porto della città e che sono stati tutti costruiti su terreni bonificati lungo le coste del Río de la Plata.

Sismicitàmodifica | modifica wikitesto

La regione è a bassa sismicità; il terremoto più forte si produsse alle 3:20 UTC-3 del 5 giugno 1888, con una magnitudo pari a 5,5 della scala Richter[10].

Climamodifica | modifica wikitesto

Il clima di Buenos Aires è chiamato "clima pampeano", una variante del clima subtropicale umido.[11] La temperatura media annuale è intorno ai 18 °C e le precipitazioni circa 1233 mm. La temperatura più bassa è stata -5,4 °C, registrata il 9 luglio 1918. Per tutto il XX secolo, come accaduto nella maggior parte delle grandi città in tutto il mondo a causa di urbanizzazione, le temperature in città sono leggermente aumentate a causa dell'isola di calore. Anche le precipitazioni sono aumentate dal 1973.

Dati climatici dall'osservatorio centrale di Buenos Aires[12][13][14] Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic EstAutInvPri
T. max. mediaC) 30,429,026,823,419,316,616,017,719,623,126,128,529,323,216,822,923,0
T. mediaC) 25,123,922,018,014,411,911,412,814,818,220,923,224,118,112,018,018,1
T. min. mediaC) 20,219,518,013,610,58,37,78,710,613,516,018,219,314,08,213,413,7
T. max. assolutaC) 43,338,737,936,031,628,530,234,435,335,636,840,543,337,934,436,843,3
T. min. assolutaC) 5,94,22,8−2,3−4,0−5,3−5,4−4,0−2,4−2,01,63,73,7−4,0−5,4−2,4−5,4
Precipitazioni (mm) 167,5171,0172,3110,872,354,870,071,775,0124,4114,1102,4440,9355,4196,5313,51 306,3
Giorni di pioggia 9,59,010,07,96,67,18,07,77,99,99,99,127,624,522,827,7102,6
Umidità relativa media (%) 65707277787979747169686466,375,777,369,372,2
Eliofania assoluta (ore al giorno) 8,97,76,86,15,44,84,85,46,07,18,48,88,56,15,07,26,7
Ore di soleggiamento mensili 275,9217,5210,8183,0167,4144,0148,8167,4180,0220,1252,0272,8766,2561,2460,2652,12 439,7

Storiamodifica | modifica wikitesto

La fondazione e l'età colonialemodifica | modifica wikitesto

La fondazione di Buenos Aires, di José Moreno Carbonero (1924)
Il palazzo del Cabildo, sede del municipio in età coloniale

La città fu fondata per la prima volta dallo spagnolo Pedro de Mendoza il 2 febbraio 1536 col nome di Ciudad del Espíritu Santo y Puerto Santa María del Buen Ayre. Questo primo villaggio sorgeva leggermente a sud rispetto all'attuale centro, l'area era infatti quella occupata dall'odierno parco Lezama, situato nella parte sud del barrio di San Telmo. Quattro anni dopo il loro arrivo, i coloni furono costretti ad abbandonare la cittadina a causa di un attacco degli indigeni. Nel 1580 l'esploratore spagnolo Juan de Garay fondò per la seconda, e definitiva fondazione, la città col nome di Ciudad de la Santísima Trinidad y Puerto de Nuestra Señora de los Buenos Aires. La città fu battezzata con questo nome in onore della Madonna di Bonaria di Cagliari, in Sardegna. Occupava un'area di 2,3 km² e ospitava 63 abitanti.

I primi anni di vita di Buenos Aires furono di stenti: tagliata fuori dalle principali rotte commerciali della Spagna, gli abitanti mancavano di ogni comodità. Agli inizi del Seicento la colonia contava appena cinquecento abitanti. A quell'epoca per poter sopravvivere i coloni trasgredivano la legge e praticavano il contrabbando in maniera pressoché sistematica. La merce proveniente dal Brasile, veniva scambiata con il cuoio, ricavato dai bovini che pascolavano nella regione. Nel 1611 fu inaugurato il primo ospedale.

Dalla sua fondazione fino al Settecento Buenos Aires subì diversi attacchi da parte di pirati inglesi, francesi e danesi. Nel 1680 i portoghesi fondarono Colonia del Sacramento sulla sponda opposta del Rio de la Plata, pretendendo così di stabilirsi nella regione. Percependo la minaccia, il governatore José de Garro inviò un ultimatum ai portoghesi, i quali tuttavia lo rifiutarono. De Garro allora riunì gli abitanti della città per organizzare un attacco contro i portoghesi. Il risultato fu una definitiva vittoria da parte degli spagnoli.

Nel corso del XVIII° secolo si affermò nella città una nuova aristocrazia basata non sui titoli personali quanto sulle grandi proprietà fondiarie nell'entroterra. Consapevole del sempre maggior malcontento, nel 1776 il re Carlo III di Spagna proclamò Buenos Aires capitale del Vicereame del Río de la Plata, un immenso territorio che occupava parti delle attuali Argentina, Uruguay, Paraguay, Bolivia e Cile. Grazie a questo nuovo status giuridico la città poté godere di nuovi e fondamentali diritti, primo fra tutti quello di poter commerciare liberamente con resto del mondo, emancipandosi così dal monopolio sulle esportazioni detenuto fino ad allora da Lima.

Nel 1806 il generale maggiore inglese William Carr Beresford s'impadronì di Buenos Aires senza incontrare resistenza, ma venne cacciato pochi mesi dopo da un esercito proveniente da Montevideo. Nel 1807 una spedizione inglese, al comando di John Whitelocke, conquistò Montevideo e poco dopo tentò per la seconda volta di impossessarsi di Buenos Aires, ma fu sconfitta dalla fiera resistenza degli abitanti e delle milizie urbane guidate da dal viceré Santiago de Liniers e dal sindaco Martín de Alzaga.

Il XIX secolo e la prima immigrazionemodifica | modifica wikitesto

La Rivoluzione di Maggio di Francisco Fortuny (1910)

Il respingimento delle truppe inglesi pochi anni prima, l'influsso degli ideali dell'Illuminismo e della Rivoluzione francese dall'Europa unita all'invasione napoleonica della Spagna spinsero gran parte della borghesia di Buenos Aires a scendere in piazza per chiedere al viceré sempre maggiori autonomie dalla madrepatria. Dopo una settimana di proteste, il 25 maggio 1810 i rivoltosi proclamarono l'indipendenza della città dalla corona spagnola. Con la Rivoluzione di Maggio aveva preso inizio la guerra d'indipendenza argentina, un lungo conflitto che coinvolgerà tutto il cono sud dell'America Latina e che si concluderà solo quindici anni dopo.

Durante gli anni venti del XIX secolo furono intrapresi, sotto il mandato di Bernardino Rivadavia, i primi lavori pubblici nella Buenos Aires post-coloniale, come la costruzione della nuova cattedrale, la costruzione di cimiteri e ospedali e l'istituzione della dogana terrestre e dell'archivio[15]. Le prime decadi d'indipendenza delle Province Unite del Río de la Plata vedranno sorgere una forte rivalità tra la capitale nazionale Buenos Aires, roccaforte liberale, e le province dell'interno, di orientamento nettamente più conservatore. A questo dualismo se affiancherà ben presto un secondo, che trascinerà il paese verso un'interminabile serie di guerre civili che si concluderanno solamente nel 1880. I politici della città infatti erano favorevoli ad uno stato centralizzato nel quale Buenos Aires recitava un ruolo egemone sul resto del paese. Nelle province invece, i caudillos locali spingevano per una riforma federale che facesse diminuire lo strapotere economico e politico della capitale. Nel 1853 Buenos Aires proclamò la secessione dalla Confederazione Argentina a seguito della volontà del generale Justo José de Urquiza di emanare una nuova costituzione in chiave federalista che ridimensionava il ruolo della capitale. La formale indipendenza bonaerense durò sino al 1859, anno in cui le truppe confederate di Urquiza sconfissero quelle portegne guidate dal futuro presidente Bartolomé Mitre nella battaglia di Cepeda. Rientrata all'interno della Confederazione, il governo di Buenos Aires tuttavia non rispettò i patti stipulati al momento della resa e, grazie all'appoggio di alcune province dell'interno, riuscì a riorganizzare una forza militare con la quale sconfisse definitivamente Urquiza a Pavón nel settembre 1861.

Veduta di plaza de Mayo del maggio 1854. Al centro la Pirámide de Mayo e a destra la Cattedrale di Buenos Aires.

A partire dalla metà del XIX secolo Buenos Aires fu interessata da una serie di lavori pubblici, come la realizzazione di un primo sistema fognario e la costruzione di alcuni impianti per l'approvvigionamento di acqua potabile, che favorirono la crescita della città ed il miglioramento delle condizioni di vita dei suoi abitanti[16]. Nuove leggi, come quella del 1857 sul riposo domenicale, favorirono il miglioramento delle condizioni dei lavoratori[17]. Sempre nel 1857 fu inaugurata la prima ferrovia argentina che univa la stazione Del Parque, situata sull'area dell'odierno teatro Colón, a quella di Floresta. A partire dagli anni sessanta dell'800 la relativa stabilità interna e l'impetuoso sviluppo della rete ferroviaria verso l'interno fecero di Buenos Aires una meta ambita per migliaia di emigranti provenienti prevalentemente dall'Italia del nord, dalla Spagna, dalla Gran Bretagna, dalla Germania e dalla Francia. La città in pochi anni divenne una metropoli cosmopolita, brulicante di commerci, industrie e attività portuali. Nel 1865 Papa Pio IX elevò Buenos Aires al rango di arcidiocesi.

Veduta di Buenos Aires dal Rio de la Plata negli anni ottanta del XIX secolo.

Il rapido aumento della popolazione urbana, che dai circa 90.000 abitanti del 1855 era passata ai 177.787 di quattordici anni dopo[17], aveva comportato un peggioramento delle condizioni di vita. Molti quartieri del centro infatti si erano sovraffollati, e la povertà unita alla mancanza di alloggi aveva spinto molti immigrati ad alloggiare in vecchi edifici di epoca coloniale del centro noti come conventillos. Qui decine di famiglie, principalmente italiane ed afro-argentine, condividevano gli spazi comuni in mezzo alla sporcizia senza nessun servizio di base. Tra il 1867 ed il 1869 Buenos Aires, così come gran parte dell'Argentina centro-occidentale, fu colpita da un violenta epidemia di colera che causò solo nella capitale più di 3.000 vittime[18]. Cessata questa emergenza, la città fu colpita poco dopo da una tragedia ancora più grande. Alla fine di gennaio 1871 si registrarono infatti tra la popolazione i primi casi di febbre gialla. Al momento del suo massimo picco, il 10 aprile, si arrivarono a contare 563 decessi in un solo giorno.

Un conventillo della Buenos Aires di fine XIX secolo.

Alla cronica assenza di adeguate strutture sanitarie, si dovette registrare anche l'esaurimento dei cimiteri cittadini a causa dell'enorme numero giornaliero di vittime. Per cercare di contenere una situazione già catastrofica in quegli stessi giorni fu aperto il nuovo cimitero della Chacarita. L'epidemia durata sino a giugno, uccise più di 13.600 persone, 6.200 dei quali italiani[19]. Le zone più colpite furono i quartieri di San Telmo e Monserrat, noti per le drammatiche condizioni di sovraffollamento, e gli insediamenti lungo il Riachuelo. La vivace comunità di origine africana venne di fatto annientata, mentre l'aristocrazia portegna, una volta cessata l'emergenza lasciò definitivamente le dimore del centro per stabilirsi nelle aree di Retiro e Recoleta, più arieggiate e salubri. Nel dicembre dello stesso anno il battello a vapore América diretto a Montevideo prese fuoco durante la navigazione sul Rio de la Plata causando la morte di un centinaio di passeggeri.

Nel 1880 il governatore della provincia di Buenos Aires Carlos Tejedor mosse un esercito contro il presidente Nicolás Avellaneda che trasferì il governo federale nel vicino villaggio di Belgrano. Dopo la sconfitta degli insorti alle porte di Buenos Aires, Tejedor fu costretto alle dimissioni e fu siglato un armistizio tra le parti in conflitto. Per risolvere il problema dello status di Buenos Aires fu emanata da Avellaneda una legge che separava la città dal resto della sua vasta provincia e la poneva sotto il diretto controllo della Casa Rosada. Il nuovo capo del governo cittadino sarebbe stato nominato un sindaco su diretta indicazione del Presidente della Repubblica con l'accordo del Senato, mentre l'organo deliberativo sarebbe stato un consiglio eletto dagli abitanti. Nel 1883 il presidente Julio Argentino Roca nominò Torcuato de Alvear primo sindaco della città. Con la cosiddetta federalizzazione di Buenos Aires si chiuse definitivamente il periodo delle guerre civili in Argentina.

Una grande metropolimodifica | modifica wikitesto

Durante il mandato di Alvear iniziarono una serie di importanti lavori pubblici che cambiarono il volto della capitale argentina, come l'apertura dell'avenida de Mayo, la realizzazione del nuovo porto ed il Paseo de La Recoleta. Le principali strade e piazze della città furono pavimentate, rettificate e dotate di verde pubblico. Di pari passo alla crescita del tessuto urbano anche la rete tranviaria continuò a svilupparsi arrivando ad un'estensione di 149 km sul finire degli anni ottanta dell'800. Secondo il censimento del 1887, ultimo anno del mandato di Alvear, la popolazione aveva raggiunto le 408.173 unità. Il 14 febbraio 1888 Buenos Aires annetté le limitrofe municipalità di Belgrano e San José de Flores. Nel 1890 Buenos Aires fu teatro della rivoluzione che portò alla caduta del presidente Miguel Juárez Celmán e segnò la fine della classe politica che fino ad allora aveva governato l'Argentina.

Sul finire del secolo la capitale aveva ormai cambiato volto ed era ormai diventata una metropoli di quasi 664.000 abitanti (1895), che nove anni dopo erano già diventati 950.891. Furono costruiti o ultimati grandi edifici governativi come la Casa Rosada, il Palazzo del Congresso e quello della Municipalità. Grande risalto fu poi dato alle istituzioni culturali che dovevano simboleggiare le ambizioni nazionali e condurre il paese verso le celebrazioni del centenario dell'Indipendenza. Furono così realizzati in quegli anni il teatro Colón, il museo delle Belle Arti, il museo storico, lo zoo cittadino ed il giardino botanico. Ma anche l'edilizia privata non fu da meno, le grandi famiglie aristocratiche e le compagnie private contattarono i migliori architetti europei per realizzare le loro dimore cittadine nel segno dello sfarzo e del lusso. Edifici come il palazzo delle Acque Correnti, o le dimore dei Pizzurno, degli Haedo, dei Paz divennero ben presto elementi tipici del paesaggio cittadino. Nel 1910 Buenos Aires fu interessata dai grandiosi festeggiamenti per il centenario dell'indipendenza nazionale. L'impetuosa crescita dell'economia argentina all'inizio del XX secolo aveva attirato verso il paese sudamericano e la sua capitale milioni di immigrati dall'Europa. Il censimento del 1909 aveva infatti registrato una popolazione di 1.231.698 abitanti dei quali oltre 544.000 erano stranieri (278.041 italiani). Per poter accogliere il sempre crescente numero di immigrati nel 1911 fu costruito il nuovo Hotel de Inmigrantes. Grandi ondate di italiani, spagnoli, tedeschi, ebrei russi, siriani e libanesi si riversarono nella capitale argentina andando ad abitare i nuovi quartieri che sorgevano accanto agli impianti industriali della città. Nel 1913 fu aperta la linea A della metropolitana; Buenos Aires fu così la prima città dell'America Latina a dotarsi di tale infrastruttura. Per poter facilitare gli spostamenti e gli scambi commerciali con l'interno furono costruiti o ampliati i quegli anni le grandi stazioni di Constitución, Once e Retiro. Alla vigilia dello scoppio della prima guerra mondiale la popolazione di Buenos Aires era arrivata a superare 1.500.000 unità facendo della città una delle più grandi metropoli del pianeta.

Il XX° secolomodifica | modifica wikitesto

Nel 1916 le elezioni nazionali, le prime con il voto segreto e a suffragio universale, furono vinte dal radicale Hipólito Yrigoyen, evento che segnò la fine del predominio politico dei ceti aristocratici. La stagnazione economica ed il crollo dei prezzi delle esportazione gettarono l'Argentina in una profonda crisi. Nel gennaio 1919 uno sciopero in una fabbrica di Buenos Aires degenerò presto in una serie di violenze che lasciò morti e feriti tra gli operai e le forze di polizia. La città piombò così in un clima di proteste, scontri a fuoco, saccheggi e distruzioni che passò alla storia come settimana tragica. In appoggio all'opera repressiva della polizia si costituì la Lega Patriottica Argentina, una formazione paramilitare di estrema destra, che da il via ad un serie di omicidi e violenze contro gli scioperanti, l'associazioni operaie, gli immigrati catalani e gli ebrei. In particolare contro quest'ultimi si registrano nel quartiere di Once due violentissimi pogrom, gli unici mai registrati sul continente americano, che causarono centinaia di morti e feriti.

Negli anni venti, a fronte di una ripresa dell'economia nazionale, si registrò, l'arrivo di nuove ondate di immigrati italiani, spagnoli, polacchi, ucraini, croati e armeni che andarono ad arricchire il quadro multiculturale della città. Accanto poi ai tradizionali canali d'immigrazione transoceanica, in quegli stessi si assistette all'arrivo in città di migliaia di contadini provenienti dalle aree rurali più povere dell'Argentina e dei paesi confinanti. Molti di questi nuovi arrivati trovarono alloggio presso degli insediamenti residenziali temporanei noti come villas miserias, caratterizzati dall'assenza dei più elementari servizi e da condizioni igienico-sanitarie disastrose. Nel 1925 fu aperto al traffico il nuovo porto a Retiro.

A partire dal golpe militare del 1930 l'amministrazione della città fu spesso controllata dalle forze armate argentine. Il 17 ottobre 1945 Buenos Aires fu teatro della grande manifestazione d'appoggio a Juan Domingo Perón, imprigionato nell'isola di Martín García. Questo evento segnerà l'inizio del peronismo. Nel 1949 fu inaugurato nella vicina cittadina di Ezeiza il grande aeroporto internazionale di Buenos Aires. Nel giugno 1955 nel corso di un tentativo di colpo alcuni aerei militari che cercavano di colpire la Casa Rosada per uccidere Perón, bombardarono plaza de Mayo causando la morte di oltre trecento civili.

A seguito del golpe militare del 1976 fu nominato sindaco della città il tenente Osvaldo Cacciatore. Sotto il mandato di quest'ultimo furono realizzate alcune opere, come le autostrade per l'aeroporto e quella per La Plata che stravolgeranno irreparabilmente l'aspetto di alcuni quartieri centrali. A seguito della sparizione di decine di migliaia di oppositori politici la centrale plaza de Mayo divenne ritrovo quotidiano delle madri e delle nonne degli scomparsi che, marciando silenziosamente, chiedevano notizie dei loro cari. Il movimento delle Madri di Plaza de Mayo diventerà negli anni a seguire uno dei simboli dell'opposizione alla feroce dittatura militare argentina.

Il 17 marzo 1992 una bomba esplose davanti all'ambasciata israeliana uccidendo 29 persone e ferendone 242. Un secondo attentato, occorso due anni dopo, fece saltare per aria un edificio che ospitava numerose organizzazioni ebraiche e causò la morte di 85 persone. La riforma costituzionale del 1994 garantì a Buenos Aires, dopo oltre un secolo, una completa autonomia dal potere presidenziale con l'elezione diretta del sindaco. Due anni dopo il radicale Fernando de la Rúa vinse le prime elezioni aggiudicandosi così il titolo di Capo del Governo della Città. Sul finire del millennio Buenos Aires, così come il resto del paese, fu colpita da una durissima crisi economica che metterà in ginocchio il paese sudamericano in pochi anni. Nella capitale si registrarono in quegli anni numerose manifestazioni e proteste contro le politiche economiche del governo, ma anche violenze e saccheggi che spinsero de la Rúa, diventato nel frattempo Presidente della Repubblica, a dichiarare lo stato d'assedio. Tra il 19 ed il 21 dicembre 2001 nel corso di una serie di manifestazioni antigovernative davanti alla Casa Rosada e al Congresso cinque persone rimasero uccise.

Nel 2004 Buenos Aires fu segnata da una tragedia, l'incendio della discoteca República Cromañón nel quale morirono 194 persone, che non solo metteva a nudo la debolezza e la fragilità delle istituzioni cittadine ma che costrinse alle dimissioni il sindaco Aníbal Ibarra. Dopo l'amministrazione temporanea di Jorge Telerman, alle elezioni del 2007 si affermò Mauricio Macri di Proposta Repubblicana. Durante il mandato di Macri furono attuate importanti iniziative specialmente per il trasporto pubblico. In particolare fu ampliata la rete della metropolitana con l'apertura di una nuova linea ed il prolungamento di altre tre. di Nel febbraio 2012 un grave incidente ferroviario occorso nella stazione di Once causò la morte di oltre cinquanta persone.

Societàmodifica | modifica wikitesto

Buenos Aires, con la crescita demografica degli ultimi decenni, si è estesa tanto da unirsi ad altri 54 municipi vicini (appartenenti dal punto di vista amministrativo alla Provincia di Buenos Aires), creando una conurbazione in cui vivono 12.843.000 abitanti.[20] Per fare riferimento a questa conurbazione colloquialmente viene definita Grande Buenos Aires.

Gli abitanti della città di Buenos Aires vengono chiamati porteños, mentre gli abitanti della provincia di Buenos Aires vengono chiamati bonaerenses.

Nella Capitale Federale (la città di Buenos Aires) spesso si parla un argot, il lunfardo, gergo caratteristico che incorpora allo spagnolo dei termini di origini diverse arrivati con l'immigrazione.

Origini della popolazionemodifica | modifica wikitesto

Gli abitanti di Buenos Aires hanno prevalentemente un'origine europea, in virtù delle ondate di immigrati che hanno investito la città tra la fine del XIX secolo e l'inizio del XX secolo. Tra le comunità maggiormente rappresentate vi sono quelle provenienti dalle regioni italiane di Campania, Calabria, Liguria, Sicilia, Piemonte, Lombardia e Friuli e quelle spagnole di Galizia, Asturie, Paesi Baschi e Andalusia. Altre comunità che s'insediarono nella capitale argentina furono quella tedesca, inglese, irlandese, olandese, bulgara, montenegrina, greca, ungherese, russa, ceca, croata, polacca, norvegese e francese. Dagli anni venti del XX secolo si è assistito all'arrivo di numerosi migranti dai paesi del Medioriente e dal Caucaso come Siriani, Libanesi, Armeni e Georgiani.

La comunità ebraica, forte di oltre 250 000 persone, la più numerosa dell'America latina, giunse anch'essa a Buenos Aires alla fine del XIX secolo. È formata principalmente da ebrei askenaziti d'origine polacca, russa, tedesca, svedese, ma sono presenti anche comunità sefardite costituite da ebrei siriani e ebrei libanesi.

Significativa, sebbene più recente, è la presenza anche di comunità di immigrati e di loro discendenti provenienti dai paesi dell'estremo Oriente. Da segnalare in particolar modo la comunità cinese, la quarta comunità più numerosa del paese, è originaria per lo più di Taiwan e della provincia continentale del Fujian. Questa collettività è diventata uno dei cardini dell'economia cittadina dal momento che molti dei supermercati sparsi sul territorio urbano sono gestiti da Cinesi[21][22]. La comunità giapponese è invece originaria per la maggior parte della prefettura di Okinawa, mentre quella coreana è insediata per la maggior parte nei barrios di Flores e Once[23].

Dalla seconda metà del XX secolo si è assistito ad una immigrazione prettamente latinoamericana, con l'arrivo in città di boliviani, peruviani e paraguaiani. Secondo il censimento del 2010, 2.1% della popolazione è costituito da nativi americani o discendenti di prima generazione di tale etnia. Le etnie maggiormente rappresentate erano quella guaraní, quella quechua, quella aymara e quella mapuche.

Religionemodifica | modifica wikitesto

Buenos Aires è sede dell'omonima arcidiocesi cattolica al cui vertice siede l'arcivescovo Mario Aurelio Poli. Il suo predecessore, Jorge Mario Bergoglio è stato proclamato Papa nel 2013 con il nome di Francesco. Sono presenti in città anche altre confessioni, come quella russo ortodossa, quella protestante, quella musulmana, quella mormona, quella buddista ed i Testimoni di Geova. A Buenos Aires si trova la più grande moschea del Sudamerica. Il 18% della popolazione si è dichiarato ateo[24].

Buenos Aires e la politicamodifica | modifica wikitesto

La Casa Rosada sulla Plaza de Mayo

Nel corso del XX secolo, Buenos Aires ha visto alternarsi al governo dell'Argentina capi di Stato che erano espressione, a volte di regolari elezioni, a volte di colpi di stato.

Durante la dittatura militare, negli anni dal 1976 al 1983, Buenos Aires ha conosciuto il fenomeno dei desaparecidos, in cui molti giovani venivano torturati e fatti sparire per l'accusa, molto spesso infondata, di simpatizzare per la sinistra, considerata ispiratrice del terrorismo.

Parallelamente, Buenos Aires è stata teatro di movimenti di piazza, anche rilevanti, pro o contro il governo del tempo. Ricordiamo le smisurate folle osannanti, che acclamavano il presidente Juan Domingo Perón e la moglie Evita, ma anche le manifestazioni del gruppo delle Madri di Plaza de Mayo, costituito da donne che, nell'impossibilità di manifestare altrimenti la loro situazione, si riunivano nella piazza antistante la Casa Rosada, esponendo in silenzio le foto dei loro cari, dispersi a causa della repressione militare.

In anni più recenti si sono moltiplicate le manifestazioni dei piqueteros, che protestano per ottenere aiuti alle persone in difficoltà a causa della disoccupazione e della crisi economica, effettuando blocchi stradali e altre forme di protesta pubblica.

Particolare rilevanza ha avuto la manifestazione definita cacerolazo (19-21 dicembre 2001), in cui scese in piazza la classe media, colpita dal blocco dei risparmi bancari, facendo risuonare le pentole di casa. Il cacerolazo ha provocato la caduta del governo di Fernando de la Rúa.

Strade e monumenti principalimodifica | modifica wikitesto

A partire dall'inizio del Novecento la forma di Buenos Aires si è profondamente trasformata. La Plaza de Mayo, nella parte orientale della città, che era stata la porta d'uscita dell'insediamento originario, divenne il cuore della città. Sulla piazza si affacciano alcuni degli edifici civili e religiosi più importanti della città: il Cabildo di Buenos Aires, la Casa Rosada (sede del governo nazionale), la cattedrale cattolica, la sede del governo cittadino e il Banco de la Nación Argentina.

Il Cabildo era il municipio di Buenos Aires in età coloniale. Il primo edificio fu costruito nel 1610, ma ben presto si rivelò troppo piccolo per il suo scopo. Nel 1740 fu ricostruito un edificio più ampio, che nel 1879 assunse forme più sontuose. Nel 1940, ormai divenuto un edificio storico fu ricostruito nell'originario stile coloniale sulla base dei documenti d'epoca.

La Casa Rosada è la sede centrale del potere esecutivo della Repubblica Argentina. All'interno di essa hanno sede gli uffici del Presidente della Repubblica Argentina.

Dalla Plaza de Mayo parte l'asse principale della città di Buenos Aires, ovvero l'Avenida de Mayo, che termina nella Plaza del Congreso dove sorge l'imponente edificio del Palazzo del Congresso della Nazione Argentina.

A metà l'Avenida de Mayo incrocia l'Avenida 9 de Julio, una delle strade più larghe del mondo. All'incrocio della 9 de Julio con l'Avendida Corrientes sorge l'Obelisco di Buenos Aires, costruito nel 1936 in sole quattro settimane per commemorare il quattrocentesimo anniversario della fondazione della città.

La Avenida Corrientes è detta la "strada che non dorme mai", in quanto ospita la vita notturna di Buenos Aires, in particolare i teatri.

La Calle Florida è la strada dei negozi della capitale argentina, una delle più eleganti del Sudamerica. Nella zona di Retiro, situata a nord del centro e gravitante attorno alla plaza San Martín, sorgono alcuni dei più maestosi e lussuosi edifici residenziali della capitale argentina.

Un luogo molto visitato di Buenos Aires è anche il Cimitero della Recoleta, dove è sepolta, fra gli altri, Eva Perón.

Culturamodifica | modifica wikitesto

Istruzione e ricercamodifica | modifica wikitesto

La nuova sede della Biblioteca Nacional

L'Università di Buenos Aires, una delle migliori istituzioni educative del Sudamerica, vanta cinque premi Nobel e concede borse di studio statali per studenti di tutti i paesi[25][26][27].

Fra le università private della capitale argentina figurano la Universidad Argentina de la Empresa, l'Instituto Tecnológico de Buenos Aires, la Universidad del CEMA di macroeconomia, la Pontificia Università Cattolica Argentina, la Universidad de Belgrano, la Universidad del Salvador (gestita dai gesuiti), la Universidad Austral, l'Universidad Nacional de General San Martín e la Universidad Torcuato di Tella.

La Universidad Nacional de las Artes provvede all'educazione nelle arti visive, musicali, audiovisive e dello spettacolo.

Buenos Aires è un centro importante per la psicoanalisi, in particolare di scuola lacaniana.

Bibliotechemodifica | modifica wikitesto

La principale biblioteca della città è la Biblioteca nazionale della Repubblica Argentina, di cui fu a lungo direttore Jorge Luis Borges.

Museimodifica | modifica wikitesto

La città conta più di 140 musei, fra i quali si segnala il Museo Nazionale delle Belle Arti, che raccoglie più di 12.000 opere fra dipinti, sculture e arazzi. Espone opere di Francisco Goya, Auguste Renoir, Édouard Manet, Vincent van Gogh, Claude Monet (fra cui Il ponte di Argenteuil), Pablo Picasso.

Altri musei espongono soprattutto oggetti relativi all'America latina, come il Museo storico nazionale dell'Argentina, il Museo de Arte Latinoamericano de Buenos Aires (MALBA), il Museo de Arte Hispanoamericano Isaac Fernández Blanco, il Museo Nacional de Arte Decorativo, il Museo Mitre ed il Museo de Arte Moderno de Buenos Aires.

Teatri e musicamodifica | modifica wikitesto

La facciata del Teatro Colón

Buenos Aires ha la vita teatrale più brillante dell'America latina[28]: ogni fine settimana vengono messe in scena circa 300 rappresentazioni.

Il teatro dell'opera di Buenos Aires è il Teatro Colón, acusticamente considerato uno dei primi cinque teatri al mondo per la rappresentazione di opere liriche[29].

Fra i teatri di prosa si segnala il Teatro Nacional Cervantes, che ospita la Comedia Nacional Argentina. Molti teatri si affacciano sull'Avenida Corrientes, come il Teatro Gran Rex, il Teatro Maipo, il Teatro General San Martín.

Le maggiori orchestre sinfoniche della città sono l'Orchestra sinfonica nazionale argentina e l'Orchestra filarmonica di Buenos Aires.

Il tangomodifica | modifica wikitesto

Tango in una strada di Buenos Aires

La musica simbolo di Buenos Aires e della cultura argentina in tutto il mondo è il tango. Questo ritmo nasce su entrambe le coste del Río de la Plata (coste di Argentina e Uruguay) come ibrido di altre specie popolari come il candombe, la milonga, il tango andaluz o la habanera ed è circoscritto ai gruppi marginali della città. Divenuto tipico dei bordelli, viene inizialmente rifiutato dalle classi medie e alte e solo nel 1910, periodo di successo internazionale, il tango verrà accettato per poter poi divenire una moda nei grandi saloni delle capitali europee.

Un importante contributo al tango è stato dato dagli immigrati italiani, che abitavano nella città sul finire dell'Ottocento e gli inizi del Novecento. Fra i figli di italiani si annoverano grandi nomi del tango come Aníbal Troilo, Juan Maglio ''Pacho'', Juan D'Arienzo, Carlos Di Sarli, Osvaldo Pugliese, Edgardo Donato, Pascual Contursi, Carlos César Lenzi, Juan Bautista Deambrogio. Lo stesso Astor Piazzolla, sebbene cresciuto a New York, aveva i nonni italiani, pugliesi da parte di padre, toscani da parte di madre.

Linguamodifica | modifica wikitesto

La statua di Mafalda

Il cocoliche[30] è una lingua creola nata dall'incontro dei dialetti degli immigrati italiani (genovesi, piemontesi, veneti, calabresi) con i creoli spagnoli fra il 1870 e il 1970. Negli ultimi decenni del Novecento esso si è evoluto nello slang detto lunfardo[31]. Il lunfardo è stato immortalato in numerosi testi delle canzoni popolari, in particolare di tanghi.

Analogamente, il belgranodeutsch combina elementi delle lingue tedesca e spagnola.

Il dialetto spagnolo di Buenos Aires, detto rioplatense, si caratterizza per il voseo, lo yeísmo e la aspirazione della s in molte posizioni. Esso è fortemente influenzato dai dialetti spagnoli dell'Andalusia e di Murcia.

Fumettimodifica | modifica wikitesto

Buenos Aires è il centro creativo e editoriale delle historietas argentine. In particolare, la città fa da sfondo all'invasione aliena descritta nella saga fantascientifica de L'Eternauta di Héctor Oesterheld e Francisco Solano López.

Nel Dopoguerra si erano trasferiti a Buenos Aires anche alcuni disegnatori italiani provenienti dall'esperienza della rivista Asso di Picche. In particolare, fra il 1948 e il 1959 visse nella metropoli argentina Hugo Pratt, che proprio qui si affermò definitivamente disegnando Junglemen su testi di Alberto Ongaro, Sgt. Kirk, Ernie Pike e Ticonderoga su testi di Héctor Oesterheld.

Al popolare personaggio di Mafalda sono dedicati a Buenos Aires una statua seduta su di una panchina, ed una targa davanti alla casa in cui Quino inventò il personaggio.

Cucinamodifica | modifica wikitesto

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Cucina argentina.

La cucina porteña - La cucina argentina ha subito l'influsso della tradizione italiana, spagnola e creola. Poiché l'Argentina ha il primato mondiale per la bontà delle sue carni (gli animali vengono fatti pascolare dai gauchos nella pampa), i piatti tipici sono a base di carne. Ricordiamo l'asado, grigliata di carne mista che in passato veniva cotta all'aperto direttamente sul fuoco; le empanadas, mezzelune di pasta brisé ripiene di carne di vitello, pollo, prosciutto e formaggio, ecc. Anche il pesce è molto buono e viene preparato in vari modi. Tra i dolci tipici, ricordiamo gli alfajores e il dulce de leche.

Bevande - I porteños amano bere il mate, una bevanda a base di foglie di ilex paraguariensis che vengono fatte filtrare attraverso una bombilla. È tradizione bere dalla stessa bombilla.

Geografia antropicamodifica | modifica wikitesto

Suddivisioni amministrativemodifica | modifica wikitesto

Quartieri o Barriosmodifica | modifica wikitesto

Le vecchie case colorate del quartiere de La Boca.
Case nel barrio di Belgrano.
Avenida de Mayo, nal barrio de Monserrat
Barrio di Puerto Madero.
Torre degli inglesi nel barrio di Retiro
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Quartieri di Buenos Aires.

Dal punto di vista amministrativo la città è divisa nei seguenti quartieri:

Barrios tradizionalimodifica | modifica wikitesto

Ci sono anche dei quartieri non riconosciuti amministrativamente come quartieri ma definiti come tali dalla consuetudine degli abitanti di Buenos Aires.

Statua di Carlos Gardel nel suo barrio di Almagro

Balvaneramodifica | modifica wikitesto

Balvanera, anche detto Once, è un quartiere di Buenos Aires.

Il suo centro è costituito da Plaza Miserere, dove si trova una piccola villetta popolata da venditori ambulanti e da senza tetto. Di notte è una zona a rischio, per le scarse condizioni di sicurezza. Le coordinate di riferimento del Barrio sono date dall'incrocio di due strade lunghissime quanto importanti: Jujuy y Rivadavia. Plaza Miserere costituisce inoltre il capolinea di diverse linee di bus con destinazioni periferiche.

In questo quartiere ha sede la nota discoteca República Cromañón, che nel dicembre del 2004 andò in fiamme, causando la morte di 194 giovani.

La zona situata attorno all'incrocio tra le vie Corrientes e Pueyrredón è chiamata Once, dal nome della stazione Once de Septiembre che si trova nei pressi di plaza Miserere. L'11 settembre, a cui è intitolata la stazione, è il giorno del 1852 in cui avvenne la rivolta della provincia di Buenos Aires contro il governo federale. Il 22 febbraio 2012 proprio in tale stazione ebbe luogo un grave incidente ferroviario, che causò 49 morti e più di 600 feriti.

Nuovi Barriosmodifica | modifica wikitesto

Ci sono anche quartieri che hanno da poco il loro nome. Non si tratta di suddivisioni amministrative, bensì di denominazioni attribuite a determinate zone, soprattutto del quartiere di Palermo, e per la precisione della parte di Palermo conosciuta come Palermo Viejo, per motivi soprattutto commerciali e/o turistici.

  • Palermo Hollywood, meglio conosciuto come Quinta Bollini. Zona compresa tra l'Avenida Juan B. Justo e le vie Paraguay, Dorrego e Niceto Vega. Il nome deriva dal fatto che negli ultimi anni vi si sono installati diversi canali televisivi, ciò che a sua volta ha portato ad una concentrazione di bar, ristoranti e locali notturni, che hanno fatto di questo rione uno dei più frequentati da porteños e visitatori.
  • Barrio River
  • Palermo Soho, situato attorno alla Plazoleta Cortázar (già Plaza Serrano). La zona è adiacente a Palermo Hollywood e deve la propria denominazione al fatto che vi si sono installati diversi negozi di abbigliamento e, soprattutto intorno alla Plazoleta Cortázar, molti bar e locali notturni.
  • Las Cañitas, zona del quartiere di Palermo compresa tra l'Avenida Luis María Campos e il Campo Argentino de Polo. È uno dei centri della vita notturna di Buenos Aires; deve il proprio nome all'antico nome dell'Avenida Luis María Campos, che fino al 1914 si chiamò Camino de las Cañitas.

Infrastrutture e trasportimodifica | modifica wikitesto

I mezzi pubblici di Buenos Aires sono: treno (tren); autobus (colectivo e micros); metropolitana (detta "subte", abbreviatura di "subterráneo"); taxi; remis (tipo di taxi prenotabile esclusivamente per telefono, disponibili in provincia, ma circolano anche nella Capitale, attualmente il miglior remis è "il bego"); pulmino (combi); aereo (avión). Il maggiore aeroporto della città è quello intercontinentale.

Aeroportimodifica | modifica wikitesto

Buenos Aires è servita dall'aeroporto internazionale Ministro Pistarini (EZE), situato a 35 km a sudest della città nel sobborgo di Ezeiza, e dall'aeroparque Jorge Newbery (AEP), situato in città, nel quartiere di Palermo, dove arrivano voli dal resto dell'Argentina e voli internazionali provenienti dall'Uruguay, dal Brasile, da Santiago del Cile e da Asunción.

Trasporto pubblico localemodifica | modifica wikitesto

Ferroviemodifica | modifica wikitesto

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Ferrovie argentine.
Ferrocarriles Argentinos

La città è il punto di confluenza delle reti ferroviarie argentine, un tempo capillarmente diffuse in tutto il paese, ma ora in rapido degrado dopo la privatizzazione e la divisione dell'azienda statale Ferrocarriles Argentinos avvenuta nel 1993. Ciò nonostante il sistema ferroviario cittadino trasporta ogni giorno oltre 1.3 milioni di pendolari. Dalla capitale possono essere raggiunte anche destinazioni a lungo raggio, come Rosario e Tucumán. Le linee che formano la rete ferroviaria della città sono: la linea Belgrano Norte, la linea Belgrano Sur, la linea Roca, la linea San Martín, la linea Sarmiento, la linea Mitre e la linea Urquiza. La gestione del trasporto passeggeri su queste linee è effettuata dalla compagnia statale Trenes Argentinos, eccezion fatta per la Belgrano Norte e la Urquiza dove operano rispettivamente le compagnie private Metrovías e Ferrovías. La città dispone di quattro grandi stazioni ferroviarie adibite al traffico a breve e a lungo raggio: Constitución, Retiro, Federico Lacroze e Once.

Metropolitanamodifica | modifica wikitesto

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Metropolitana di Buenos Aires.

La metropolitana di Buenos Aires è stata aperta nel 1913 ed è la più antica dell'Emisfero sud e dell'America latina. Il sistema metropolitano cittadino è costituito da sei linee sotterranee e da una di superficie. È lungo 61.3 km e dispone di 103 stazioni (includendo il Premetro).

Le stazioni della linea più antica del sistema metropolitano, la linea A, conservano ancora le decorazioni della Belle Époque, mentre i caratteristici convogli noti come Las Brujas sono stati sostituiti nel 2013.

Autobusmodifica | modifica wikitesto

Buenos Aires è servita anche da una rete di 137 linee di autobus (Colectivos) in funzione 24 ore al giorno, 7 giorni su 7, gestita da compagnie private. È attiva in città dal 2011 anche una rete di quattro linee Bus Rapid Transit chiamata Metrobus[32]. Questa nuova alternativa ha rappresentato un'importante novità grazie alla modernità dei mezzi e all'uso di corsie preferenziali sulle grandi arterie cittadine, garantendo così una maggior rapidità ed efficacia del trasporto pubblico locale su gomma.

Traghettimodifica | modifica wikitesto

Buenos Aires è unita con i porti uruguaiani di Colonia del Sacramento e Montevideo grazie ad un servizio di traghetti operato da alcune compagnie private.

Amministrazionemodifica | modifica wikitesto

Gemellaggimodifica | modifica wikitesto

Buenos Aires è gemellata con le seguenti città:[33]

Sportmodifica | modifica wikitesto

Calciomodifica | modifica wikitesto

Il calcio è lo sport più popolare in Argentina e Buenos Aires ha la più alta concentrazione di club di ogni città del mondo con 24 squadre professionistiche[45]. Il derby fra le due maggiori squadre, il River Plate e il Boca Juniors, è chiamato il Superclásico. Il River Plate gioca nello Stadio monumentale Antonio Vespucio Liberti, detto "El Monumental", nel barrio di Belgrano. Il Boca Juniors gioca nello Stadio Alberto José Armando, popolarmente chiamato "La bombonera".

Le altre squadre cittadine che militano nella Primera División sono quattro. L'Argentinos Juniors gioca nello Stadio Diego Armando Maradona nel barrio de La Paternal. L'Huracán gioca nello Stadio Tomás Adolfo Ducó nel quartiere di Parque Patricios. Il San Lorenzo gioca nello Stadio Pedro Bidegain. Il Vélez Sarsfield gioca nello stadio José Amalfitani nel barrio di Liniers.

In altre divisioni militano l'All Boys, il Nueva Chicago e il Ferro Carril Oeste. Grande rivalità con le squadre delle città satelliti di Avellaneda che sono Racing Club e Independiente e di La Plata che sono Estudiantes (LP) e Gimnasia La Plata.

Al "Monumental" si è anche disputata la finale del mondiale argentino il 25 giugno 1978.

Automobilismomodifica | modifica wikitesto

Juan Manuel Fangio ha vinto cinque campionati mondiali di Formula 1, superato solo da Michael Schumacher ed eguagliato da Lewis Hamilton. Il circuito di Buenos Aires ha ospitato le 21 edizioni del Gran Premio d'Argentina di Formula 1 fra il 1953 e il 1998. Buenos Aires è stata anche la località di partenza e di arrivo del Rally Dakar nel 2009, 2010, 2011 e 2015.

Rugbymodifica | modifica wikitesto

Il rugby è molto popolare a Buenos Aires, specialmente nei quartieri eleganti della parte settentrionale della città. La locale squadra dei Jaguares è la squadra argentina che partecipa al torneo Super Rugby. Le squadre più prestigiose del campionato provinciale bonearense sono il Club Atlético de San Isidro e il San Isidro Club. La nazionale argentina di rugby disputa a Buenos Aires le proprie gare.

Sport equestrimodifica | modifica wikitesto

La passione degli argentini per i cavalli si manifesta in vari modi: nell'ippica all'Hipódromo Argentino de Palermo, nel polo sul Campo Argentino de Polo e nel pato, una sorta di pallacanestro giocata a cavallo e che è stata dichiarata sport nazionale argentino nel 1953.

Tennismodifica | modifica wikitesto

Guillermo Vilas e Gabriela Sabatini furono grandi tennisti negli anni settanta e ottanta[46] e resero popolare il tennis in Argentina. Vilas vinse gli Open di Buenos Aires varie volte negli anni settanta. Gli Open di Buenos Aires si giocano sui campi di terra rossa del Buenos Aires Lawn Tennis Club, nel quartiere di Palermo, generalmente nel mese di febbraio.

Notemodifica | modifica wikitesto

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  2. ^ bonaerense, in Treccani.it – Vocabolario Treccani on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011.
  3. ^ portegno, in Treccani.it – Vocabolario Treccani on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011.
  4. ^ a b c d e Argentina: A Short History by Colin M. Lewis, Oneworld Publications, Oxford, 2002. ISBN 1-85168-300-3
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  7. ^ Natasha Niebieskikwiat, Argentina fue elegida sede del G-20 para 2018, su clarin.com. URL consultato il 30 giugno 2016.
  8. ^ (EN) Global Cities Present and Future - GCI 2014 (PDF), Atkearney.com. URL consultato il 16 gennaio 2015.
  9. ^ 2018 Quality of Living City Rankings, Mercer. URL consultato il 15 aprile 2018.
  10. ^ Listado de Terremotos Históricos, Instituto Nacional de Prevención Sísmica, 9 marzo 2009.
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    • (ES) Temperatura Mínima Media, Departamento de Ciencias de la Atmósfera y los Océanos, Università di Buenos Aires. URL consultato il 13 settembre 2015.
    • (ES) Precipitación media mensual, Departamento de Ciencias de la Atmósfera y los Océanos, Università di Buenos Aires. URL consultato il 13 settembre 2015.
    • (ES) Días con precipitación, Departamento de Ciencias de la Atmósfera y los Océanos, Università di Buenos Aires. URL consultato il 13 settembre 2015.
    • (ES) Heliofanía (hs. del sol directo), Departamento de Ciencias de la Atmósfera y los Océanos, Università di Buenos Aires. URL consultato il 13 settembre 2015.
  13. ^ (ES) Dati climatici statistici per Buenos Aires 1981–1990, estremi 1961-1990, Servicio Meteorológico Nacional. URL consultato il 13 settembre 2015.
  14. ^ (EN) Características Climáticas Ciudad de Buenos Aires, Servicio Meteorológico Nacional. URL consultato il 13 settembre 2015.
  15. ^ [AA. VV., Argentina Paraguay Uruguay, Touring Club Italiano: Milano, 1932, pp. 112-113]
  16. ^ [AA. VV., Argentina Paraguay Uruguay,Touring Club Italiano: Milano, 1932, p. 113]
  17. ^ a b Ibidem
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  19. ^ [Miguel Ángel Scenna, Fiebre amarilla en Buenos Aires, in Todo es Historia. N.º 8 (diciembre). 1967]
  20. ^ (ES) Encuesta Permanente de Hogares (PDF), indec.gov.ar, 12 marzo 2009. URL consultato il 10 giugno 2010.
  21. ^ China y Taiwanesa.
  22. ^ El secreto de los negocios chinos, su edant.clarin.com. URL consultato il 26 marzo 2018 (archiviato dall'url originale il 5 gennaio 2016).
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  24. ^ Los ateos siguen en alza y ya son la segunda ‘religión’
  25. ^ Intercambio con universidades extranjeras | Facultad de Derecho – Universidad de Buenos Aires, Derecho.uba.ar. URL consultato il 13 settembre 2013.
  26. ^ Facultad de Ingeniería – Universidad de Buenos Aires, Fi.uba.ar. URL consultato il 13 settembre 2013 (archiviato dall'url originale il 20 settembre 2013).
  27. ^ La UBA apuesta al intercambio académico, Portal.educ.ar. URL consultato il 13 settembre 2013 (archiviato dall'url originale il 9 aprile 2014).
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  30. ^ "Cocoliche" di Antonio Garbarino
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  37. ^ (PT) Brasília Global Partners, ASSESSORIA INTERNACIONAL DO GOVERNO DO DISTRITO FEDERAL. URL consultato il 1º aprile 2016 (archiviato dall'url originale il 28 febbraio 2014).
  38. ^ Yerevan – Twin Towns & Sister Cities, in Yerevan Municipality Official Website, www.yerevan.am. URL consultato il 4 novembre 2013 (archiviato dall'url originale il 5 novembre 2013).
  39. ^ a b c d Listado de ciudades hermanas (PDF), su estatico.buenosaires.gov.ar. URL consultato il 26 ottobre 2010 (archiviato dall'url originale il 16 luglio 2011).
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  45. ^ 50 sporting things you must do before you die sul sito The Observer Royal Madrid, 4 aprile 2004
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In Italia il nome della città è spesso pronunciato male. Buonos aires

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