Carlo Geloso

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Carlo Geloso (Palermo, 20 agosto 1879Roma, 25 luglio 1957) è stato un generale italiano.

Carlo Geloso
Geloso.jpg
20 agosto 1879 – 25 luglio 1957
Nato aPalermo
Morto aRoma
Dati militari
Paese servitoItalia Regno d'Italia
Italia Italia
Forza armataFlag of Italy (1860).svg Regio Esercito
Coat of arms of the Esercito Italiano.svg Esercito italiano
ArmaArtiglieria
GradoGenerale d'armata
GuerreGuerra italo-turca
Prima guerra mondiale
Guerra d'Etiopia
Seconda guerra mondiale
CampagneInvasione italiana della Grecia
BattaglieSesta battaglia dell'Isonzo
Comandante di52º Reggimento fanteria "Alpi"
157º Reggimento "Liguria"
59ª Divisione fanteria "Cagliari"
11ª Armata
Decorazioni3 Medaglie d'argento al valor militare
Ordine militare di Savoia
Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Legione d'onore
Ordine dell'Aquila tedesca con spade
PubblicazioniLa 65ª divisione (15 luglio-31 ottobre 1917), Roma 1928.
La battaglia di Gorizia e della Bainsizza, Roma 1928.
Il primo anno di guerra: le operazioni dell'esercito, Milano 1934.
La campagna austro-serba del 1914, Roma 1948.
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Biografiamodifica | modifica wikitesto

Entra nella Regia Accademia Militare di Artiglieria e Genio nel 1898, per uscirne da sottotenente di artiglieria nel 1901. Due anni dopo è promosso a tenente presso il 3º Reggimento artiglieria da fortezza. Da capitano venne inviato a Zuara durante la guerra italo-turca e sul fronte giulio allo scoppio della Grande Guerra, durante la quale viene promosso al grado di maggiore e guadagna tre Medaglie d'argento al valor militare durante la sesta e la decima battaglia dell'Isonzo e la prima croce dell'Ordine militare di Savoia. Promosso colonnello nel 1917, alla fine della guerra viene assegnato al comando del corpo di stato maggiore, prima di passare in ausiliaria speciale nel 1920.

Con l'avvento del Fascismo viene richiamato in servizio presso la Commissione superiore di difesa. Dopo un periodo al comando del 6º Reggimento artiglieria pesante campale (1928-1931) rientra nel corpo di stato maggiore, venendo promosso al grado di brigadiere generale d'artiglieria. Inviato in forza al Regio Corpo Truppe Coloniali della Somalia italiana nel 1936, partecipa alla guerra d'Etiopia dove, al comando della Divisione Speciale "Laghi", sconfigge il ras Destà Damtù ed occupa la regione dei Galla e Sidama, della quale assume la carica di governatore e comandante militare.

Per la condotta tenuta durante la guerra e nella successiva fase di "pacificazione", viene promosso generale di divisione e riceve la seconda croce dell'Ordine militare di Savoia. Promosso generale di corpo d'armata, dopo aver comandato nel 1938 il V Corpo d'armata venne inviato in Albania, dove assume il comando del XXVI Corpo d'Armata dal 1939 al 1940, prima di essere rimpatriato. In seguito alla disastrosa campagna di Grecia, viene rispedito in Albania al comando dell'11ª Armata come generale designato d'armata, ottenendo il grado di generale d'armata solo nel 1942.

Coinvolto in uno scandalo ed entrato in contrasto con il generale tedesco Alexander Löhr, venne rimosso all'inizio del maggio del 1943 e messo a disposizione del Ministero della Guerra. In seguito all'armistizio di Cassibile venne catturato a Roma dai tedeschi ed internato nell'Offizierslager di Schocken (Poznań), dove verrà liberato dai sovietici e trasferito a Charkov. Rimpatriato il 9 ottobre 1945, rientrò brevemente in servizio nell'Esercito italiano per essere collocato in congedo assoluto nel 1954. Morì a Roma il 23 luglio 1957.

Controversie e rispetto dei diritti umanimodifica | modifica wikitesto

Il generale Geloso fu ritenuto responsabile di una dura repressione verso le popolazioni e i ribelli etiopi nel corso della guerra e, soprattutto, della pacificazione (il suo nome è incluso nel libro verde dei criminali di guerra di cui il governo etiope chiese, senza esito, l'estradizione, nel 1947);[1] ma è in occasione della campagna di Grecia che si distinse particolarmente in negativo. In particolare emise una circolare, nel marzo 1943, in cui ordinava rappresaglie secondo il principio della "responsabilità collettiva", ovvero in caso di attacco partigiano a colonne italiane si sarebbe dovuto procedere alla fucilazione di massa dei maschi adulti (dai 14/15 anni in su) del centro abitato più vicino, che sarebbe stato dato alle fiamme, con la deportazione degli abitanti, la distruzione di campi e l'uccisione del bestiame.

Questo comportò le stragi di Domenikon (circa 140/150 morti di cui 97 "civili" e gli altri "fiancheggiatori" o "partigiani", incluse alcune donne), 40 furono i civili fucilati a Tsaritsani, numerosi altri anche a Domokos, Farsala, Oxinià, ma in totale furono circa 200 i villaggi che, nel periodo del comando di Geloso, subirono rappresaglie, o saccheggi, o distruzioni e danneggiamenti deliberati[2]. In questo Geloso intendeva allineare l'azione dell'esercito italiano in Grecia a quanto eseguito da Roatta nei Balcani. Coprì costantemente vari crimini di guerra compiuti da truppe italiane (ad esempio nella zona di Elassona), inclusi alcuni stupri di massa, furti, saccheggi. Il campo per internati militari greci a Larissa in Tessaglia, che già si era distinto per la sua durezza, divenne un vero e proprio lager, con la morte, nei primi mesi del '43, di circa 1.000 internati per fame o fucilazione.

Inoltre nel corso del suo comando in Grecia avvennero numerosi fatti che, per quanto non di sua esclusiva responsabilità, comportarono condizioni gravissime per la popolazione civile, soprattutto perché le requisizioni alimentari (in particolare di grano) eseguite dal Regio Esercito furono moltiplicate, causando una estesa carestia che fu responsabile della morte di decine di migliaia di civili greci (forse tra il 1941 e il 1943 morirono tra le 200.000 e le 300.000 persone, il solo inverno del 1941 potrebbe aver comportato 50.000 morti). Carlo Geloso non fu incluso nella prima lista di criminali di guerra di cui il governo Greco chiedeva l'estradizione, però nel 1946, con la prematura comparsa della guerra fredda nei Balcani (in Grecia era in corso la guerra civile), il governo filo-occidentale intese lasciar cadere le richieste di estradizione ai danni dell'Italia (cancellandole completamente nel 1948); peraltro aveva comunicato già ai governi dell'URSS e della Jugoslavia che non intendeva procedere con alcuna estradizione, ma per indagini interne. Queste ultime non ebbero alcun esito e tutti i responsabili delle rappresaglie e delle fucilazioni in Grecia poterono essere graziati e dimenticati.[3]

Onorificenzemodifica | modifica wikitesto

Cavaliere dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Commendatore dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine militare di Savoia
— 16 gennaio 1941[4]
Ufficiale dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria Ufficiale dell'Ordine militare di Savoia
— 1º ottobre 1937[4]
Cavaliere dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine militare di Savoia
— 17 maggio 1919[4]
Medaglia di argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di argento al valor militare
— Prima guerra mondiale, 1915-18
Medaglia di argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di argento al valor militare
— Prima Guerra Mondiale, 1915-18
Medaglia di argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di argento al valor militare
— Prima guerra mondiale, 1915-18

Notemodifica | modifica wikitesto

  1. ^ Carlo Geloso, su digilander.libero.it. URL consultato il 17 febbraio 2018.
  2. ^ (IT) Grecia 1943: quei fascisti stile SS, in l'Espresso, 28 febbraio 2008. URL consultato il 17 febbraio 2018.
  3. ^ ITALIANI BRAVA GENTE, su www.fisicamente.net. URL consultato il 17 febbraio 2018.
  4. ^ a b c Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.

Collegamenti esternimodifica | modifica wikitesto

Controllo di autoritàVIAF (EN89139869 · ISNI (EN0000 0000 6631 9496 · BAV ADV10865915