Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici

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Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici
2011 logo.png
Logo UNFCCC
Firma4 giugno 1992
LuogoNew York, Stati Uniti d'America
Efficacia21 marzo 1994
CondizioniRatifica da parte di 50 stati
Firmatari165
Ratificatori196 (tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite, così come Niue, Isole Cook e l'Unione europea)[1]
DepositarioSegretario generale delle Nazioni Unite
Linguearabo, cinese, inglese, francese, russo e spagnolo
voci di trattati presenti su Wikipedia
Membri UNFCCC

  1. Afghanistan
  2. Ƿæņæċæə
  3. Albania
  4. Algeria
  5. Angola
  6. Antigua e Barbuda
  7. Arabia Saudita
  8. Argentina
  9. Armenia
  10. Australia
  11. Austria
  12. Azerbaigian
  13. Bahamas
  14. Bangladesh
  15. Barbados
  16. Belgio
  17. Belize
  18. Benin
  19. Bhutan
  20. Bielorussia
  21. Birmania
  22. Bolivia
  23. Bosnia ed Erzegovina
  24. Botswana
  25. Brasile
  26. Bulgaria
  27. Burkina Faso
  28. Burundi
  29. Cambogia
  30. Camerun
  31. Canada
  32. Capo Verde
  33. Ciad
  34. Cile
  35. Cina
  36. Cipro
  37. Colombia
  38. Comore
  39. Corea del Nord
  40. Corea del Sud
  41. Costa Rica
  42. Costa d'Avorio
  43. Croazia
  44. Cuba
  45. Danimarca
  46. Dominica
  47. Gibuti
  48. Ecuador
  49. Egitto
  50. El Salvador
  51. Emirati Arabi Uniti
  52. Eritrea
  53. Estonia
  54. Etiopia
  55. Figi
  56. Filippine
  57. Finlandia
  58. Francia
  59. Gabon
  60. Gambia
  61. Georgia
  62. Germania
  63. Ghana
  64. Giamaica
  65. Giappone
  66. Giordania
  67. Grecia
  68. Grenada
  69. Guatemala
  70. Guinea
  71. Guinea-Bissau
  72. Guinea Equatoriale
  73. Guyana
  74. Haiti
  75. Honduras
  76. India
  77. Indonesia
  78. Iran
  79. Irlanda
  80. Islanda
  81. Isole Cook
  82. Isole Marshall
  83. Isole Salomone
  84. Israele
  85. Italia
  86. Kazakistan
  87. Kenya
  88. Kiribati
  89. Kirghizistan
  90. Kuwait
  91. Laos
  92. Lesotho
  93. Lettonia
  94. Libano
  95. Liberia
  96. Libia
  97. Liechtenstein
  98. Lituania
  99. Lussemburgo
  100. Macedonia
  101. Madagascar
  102. Malawi
  103. Maldive
  104. Malesia
  105. Mali
  106. Malta
  107. Marocco
  108. Mauritania
  109. Mauritius
  110. Messico
  111. Micronesia
  112. Moldavia
  113. Monaco
  114. Mongolia
  115. Mozambico
  116. Namibia
  117. Nauru
  118. Nepal
  119. Nicaragua
  120. Niger
  121. Nigeria
  122. Niue
  123. Norvegia
  124. Nuova Zelanda
  125. Oman
  126. Paesi Bassi
  127. Pakistan
  128. Palau
  129. Panama
  130. Papua Nuova Guinea
  131. Paraguay
  132. Perù
  133. Polonia
  134. Portogallo
  135. Qatar
  136. Regno Unito
  137. Repubblica Ceca
  138. Repubblica Centrafricana
  139. Repubblica del Congo
  140. Repubblica Democratica del Congo
  141. Repubblica Dominicana
  142. Romania
  143. Ruanda
  144. Russia
  145. Saint Kitts e Nevis
  146. Saint Vincent e Grenadine
  147. Santa Lucia
  148. Samoa
  149. San Marino
  150. São Tomé e Príncipe
  151. Senegal
  152. Serbia e Montenegro
  153. Seychelles
  154. Sierra Leone
  155. Singapore
  156. Siria
  157. Slovacchia
  158. Slovenia
  159. Spagna
  160. Sri Lanka
  161. Stati Uniti d'America
  162. Sudafrica
  163. Sudan
  164. Suriname
  165. Svezia
  166. Svizzera
  167. Swaziland
  168. Tagikistan
  169. Tanzania
  170. Thailandia
  171. Togo
  172. Tonga
  173. Trinidad e Tobago
  174. Tunisia
  175. Turchia
  176. Turkmenistan
  177. Tuvalu
  178. Ucraina
  179. Uganda
  180. Ungheria
  181. Unione europea
  182. Uruguay
  183. Uzbekistan
  184. Vanuatu
  185. Venezuela
  186. Vietnam
  187. Yemen
  188. Zambia
  189. Zimbabwe
  • Osservatori:
  1. Andorra
  2. Brunei
  3. Città del Vaticano
  4. Iraq
  5. Somalia

La Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (in inglese United Nations Framework Convention on Climate Change da cui l'acronimo UNFCCC o FCCC), nota anche come Accordi di Rio, è un trattato ambientale internazionale prodotto dalla Conferenza sull'Ambiente e sullo Sviluppo delle Nazioni Unite (UNCED, United Nations Conference on Environment and Development), informalmente conosciuta come Summit della Terra, tenutasi a Rio de Janeiro nel 1992. Il trattato punta alla riduzione delle emissioni dei gas serra, sulla base dell'ipotesi di riscaldamento globale.

Il trattato, come stipulato originariamente, non poneva limiti obbligatori per le emissioni di gas serra alle singole nazioni; era quindi, sotto questo profilo, legalmente non vincolante. Esso però includeva la possibilità che le parti firmatarie adottassero, in apposite conferenze, atti ulteriori (denominati "protocolli") che avrebbero posto i limiti obbligatori di emissioni. Il principale di questi, adottato nel 1997, è il protocollo di Kyōto, che è diventato molto più noto che la stessa UNFCCC.

Il FCCC fu aperto alle ratifiche il 9 maggio 1992 ed entrò in vigore il 21 marzo 1994. Il suo obiettivo dichiarato è "raggiungere la stabilizzazione delle concentrazioni dei gas serra in atmosfera a un livello abbastanza basso per prevenire interferenze antropogeniche dannose per il sistema climatico".

Stati dell'Allegato I e dell'Allegato II e Paesi in via di sviluppomodifica | modifica wikitesto

Gli stati firmatari dell'UNFCCC sono suddivisi in tre gruppi:

  • Paesi dell'Allegato I (Paesi industrializzati e paesi ex socialisti ad economia in transizione: 40 stati e l'Unione Europea)
  • Paesi dell'Allegato II (Paesi industrializzati che sono 24)
  • Paesi in via di sviluppo.

I Paesi dell'Allegato I concordano nel ridurre le loro emissioni (in particolare di biossido di carbonio) a livelli inferiori a quelle prodotte nel 1990. Se non possono farlo, devono acquistare crediti di emissione o investire nella conservazione. I Paesi in via di sviluppo non hanno restrizioni immediate rispetto all'UNFCCC, per tre motivi principali:

  • Impedire restrizioni nel livello di crescita perché l'inquinamento è fortemente correlato alla crescita industriale, e le loro economie possono potenzialmente crescere in maniera molto rapida.
  • Impedire la vendita di loro crediti di emissione alle nazioni industrializzate per permettere a queste ultime di inquinare ulteriormente.
  • Ottenere denaro e tecnologie dai Paesi dell'Allegato I.

I Paesi in via di sviluppo possono volontariamente diventare Paesi dell'Allegato I quando sono sufficientemente sviluppati. Sino a quel momento, non sono tenuti a implementare i loro obblighi rispetto alla Convenzione finché le nazioni industrializzate non forniscano abbastanza denaro e tecnologia, e questo ha una priorità inferiore rispetto allo sviluppo economico e sociale e alla lotta alla povertà.

Alcuni oppositori alla Convenzione credono che le differenze tra i Paesi dell'Allegato I e i Paesi in via di sviluppo non siano corrette dal punto di vista concorrenziale, e che entrambi debbano ridurre le loro emissioni. Alcune nazioni ritengono che i costi per ottenere gli obiettivi espressi nella Convenzione possano stressare la loro economia. Queste sono alcune delle motivazioni date da George W. Bush, il Presidente degli Stati Uniti, per comportarsi come fece il suo predecessore e non inviare il protocollo di Kyōto firmato al Senato degli Stati Uniti.

Paesi dell'Allegato Imodifica | modifica wikitesto

Paesi dell'Allegato I (Paesi industrializzati e ex socialisti ad economia in transizione): Australia, Austria, Belgio, Bielorussia, Bulgaria, Canada, Croazia, Danimarca, Estonia, Federazione Russa, Finlandia, Francia, Germania, Giappone, Grecia, Irlanda, Islanda, Italia, Lettonia, Liechtenstein, Lituania, Lussemburgo, Monaco, Norvegia, Nuova Zelanda, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Stati Uniti d'America, Svezia, Svizzera, Turchia, Ucraina, Ungheria, Unione europea.

Paesi dell'Allegato IImodifica | modifica wikitesto

Paesi dell'Allegato II (nazioni sviluppate che pagano per i costi dei PVS): Australia, Austria, Belgio, Canada, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Giappone, Grecia, Irlanda, Islanda, Italia, Lussemburgo, Norvegia, Nuova Zelanda, Paesi Bassi, Portogallo, Regno Unito, Spagna, Stati Uniti d'America, Svezia, Svizzera, Turchia, Unione europea.

Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC)modifica | modifica wikitesto

La Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (United Nations Framework Convention on Climate Change, UNFCCC) fu aperta alle firme nella Conferenza delle Nazioni Unite sull'Ambiente e lo Sviluppo del 1992, a Rio de Janeiro. Il 12 giugno 1992, 154 nazioni avevano firmato la UNFCCC, che dopo la ratifica obbligava i governi a perseguire un "obiettivo non vincolante" per ridurre le concentrazioni atmosferiche dei gas effetto serra con l'obiettivo di "prevenire interferenze antropogeniche pericolose con il sistema climatico terrestre".

Queste azioni erano dirette principalmente ai paesi industrializzati, con l'intenzione di stabilizzare le loro emissioni di gas serra ai livelli del 1990 entro il 2000; altre responsabilità ricadevano invece su tutte le parti della convenzione. Le nazioni firmatarie concordarono di riconoscere "responsabilità comuni ma differenziate", con maggiori responsabilità per la riduzione delle emissioni di gas serra nel breve periodo per i Paesi sviluppati, elencati nell'Allegato I dell'UNFCCC.

Secondo i termini dell'UNFCCC, avendo ricevuto le ratifiche di più di 50 Paesi, il trattato entrò in vigore il 21 marzo 1994. Da quel momento, le parti si sono incontrate annualmente nella "Conferenza delle Parti (COP)" per analizzare i progressi nell'affrontare il fenomeno del cambiamento climatico, iniziando da metà degli anni 1990, per negoziare il Protocollo di Kyōto per stabilire azioni giuridicamente vincolanti per i Paesi sviluppati nella riduzione delle loro emissioni di gas serra.

Le Conferenze delle Parti (COP)modifica | modifica wikitesto

COP-1, il Mandato di Berlinomodifica | modifica wikitesto

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Mandato di Berlino.

La Conferenza delle Parti dell'UNFCCC si incontrò per la prima volta a Berlino (Germania) dal 28 marzo al 7 aprile 1995, ed espresse timori sull'adeguatezza delle azioni degli stati ad adempiere gli obblighi della Convenzione. Questi furono espressi in una dichiarazione ministeriale delle Nazioni Unite conosciuta come il "Mandato di Berlino", che stabiliva una fase di analisi e ricerca (Analytical and Assessment Phase, AAP) di due anni, per negoziare un "insieme completo di azioni" da cui gli Stati potessero scegliere quelle più adeguate per ognuno di essi, in modo che fossero le migliori dal punto di vista economico e ambientale. Il Mandato di Berlino esentò i Paesi non-Annesso I da obblighi vincolanti addizionali, in ragione del principio delle "responsabilità comuni ma differenziate" stabilito dalla UNFCCC, sebbene si ipotizzasse che le grandi nazioni di nuova industrializzazione sarebbero diventate i più grandi emettitori di gas serra nei 15 anni a venire.

COP-2, Ginevra, Svizzeramodifica | modifica wikitesto

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Conferenza ONU sui cambiamenti climatici 1996.

La Seconda Conferenza delle Parti dell'UNFCCC (COP-2) avvenne in luglio 1996 a Ginevra (Svizzera). La sua dichiarazione ministeriale fu adottata il 18 luglio e rifletteva la posizione statunitense presentata da Timothy Wirth, all'epoca Sottosegretario agli Affari Generali per il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti:

  1. Accettando i rilievi scientifici sui mutamenti climatici descritti dal Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) nel suo secondo rapporto (1995);
  2. Rigettando "politiche armonizzate" uniformi in favore della flessibilità;
  3. Stabilendo la necessità di "obblighi a medio termine legalmente vincolanti".

COP-3, il Protocollo di Kyōto sul Cambiamento Climaticomodifica | modifica wikitesto

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Protocollo di Kyoto.

Il Protocollo di Kyoto fu adottato nella COP-3, svoltasi nel dicembre 1997 a Kyōto (Giappone), dopo tese negoziazioni. Molte nazioni industrializzate e alcune economie centroeuropee in transizione (definite come Paesi dell'Annesso B) concordarono su riduzioni legalmente vincolanti delle emissioni di gas serra, in media di 6%-8% rispetto ai livelli del 1990, fra gli anni 2008 e 2012. Gli Stati Uniti avrebbero dovuto ridurre le loro emissioni totali del 7% rispetto ai loro livelli del 1990. L'Amministrazione di Bill Clinton, nel budget del 2001 incluse i finanziamenti per l'iniziativa per le tecnologie indirizzate a fronteggiare il cambiamento climatico (Climate Change Technology Initiative, CCTI).

COP-4, Buenos Airesmodifica | modifica wikitesto

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Conferenza ONU sui cambiamenti climatici 1998.

La COP-4 ebbe luogo a Buenos Aires (Argentina) nel novembre 1998. Si pensava che le problematiche rimaste irrisolte a Kyoto sarebbero state completate in questo incontro, ma la complessità e la difficoltà a raggiungere accordi si dimostrò insormontabile, per cui le parti adottarono un "Piano di azioni" biennale per avanzare le azioni e trovare meccanismi per l'implementazione del Protocollo di Kyōto, che doveva essere completato entro il 2000.

COP-5, Bonn, Germaniamodifica | modifica wikitesto

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Conferenza ONU sui cambiamenti climatici 1999.

La quinta Conferenza delle Parti della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici avvenne a Bonn (Germania), fra il 25 ottobre e il 4 novembre 1999. Fu principalmente una riunione tecnica, che non raggiunse conclusioni rilevanti.

COP-6, L'Aja, Paesi Bassimodifica | modifica wikitesto

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Conferenza ONU sui cambiamenti climatici 2000.

Quando si riunì la COP-6, fra il 13 e il 25 novembre 2000, a L'Aia (Paesi Bassi), le discussioni evolsero rapidamente verso una negoziazione ad alto livello sui maggiori temi politici. Questi inclusero la controversia sulla proposta degli Stati Uniti di permettere di ottenere crediti dai "sink" di carbonio (boschi e terre agricole), che averebbero soddisfatto buona parte della riduzione delle emissioni statunitensi; discordie riguardo alle conseguenze correlate al mancato raggiungimento degli obiettivi di riduzioni; e difficoltà nel risolvere i problemi riguardo a come i PVS potessero ottenere assistenza finanziaria per contrastare gli effetti dei mutamenti climatici e raggiungere i loro obiettivi di raccolta dei dati di emissione e di possibile riduzione delle stesse.

Nelle ore finali del COP-6, nonostante alcuni accordi preliminari tra gli USA e alcuni Stati europei, in particolare il Regno Unito, l'Unione Europea, guidata da Danimarca e Germania, rifiutò le posizioni di compromesso, e le discussioni in corso collassarono. Jan Pronk, il Presidente della COP-6, sospese i lavori senza giungere ad accordi, aspettando che le negoziazioni potessero riprendere. Fu quindi annunziato che gli incontri della COP-6, con la denominazione di "COP-6 bis, sarebbero ricominciati a Bonn, nella seconda metà di luglio. Il successivo incontro delle parti dell'UNFCCC - COP-7 - fu quindi fissato a Marrakech, in Marocco, in ottobre-novembre del 2001.

COP-6 "bis," Bonn, Germaniamodifica | modifica wikitesto

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Conferenza ONU sui cambiamenti climatici 2001 (Bonn).

Quando i negoziati del COP-6 ripresero a Bonn (16-27 luglio 2001), pochi progressi vennero fatti per risolvere le differenze che avevano prodotto una impasse a L'Aia. Comunque, questo incontro si svolse dopo che George W. Bush era diventato presidente degli Stati Uniti e aveva rigettato il protocollo di Kyōto a marzo. Come risultato la delegazione statunitense a questo meeting declinò la sua partecipazione ai negoziati relativi al Protocollo, e scelse di agire come osservatrice all'incontro. Mentre le altre parti negoziavano le questioni chiave, venne raggiunto l'accordo su gran parte delle principali questioni politiche, con grande sorpresa della maggior parte degli osservatori, dato le scarse aspettative che precedettero l'incontro. Gli accordi comprendevano:

  1. Meccanismi: I meccanismi di "flessibilità", che gli USA avevano fortemente sostenuto quando il protocollo venne inizialmente stilato, comprendenti il commercio di emissioni; l'implementazione congiunta; ed il Meccanismo di Sviluppo Pulito o (Clean Development Mechanism - CDM in inglese), che fornisce sovvenzioni dalle nazioni sviluppate per le attività di riduzione delle emissioni nei paesi in via di sviluppo, con un credito per le nazioni donatrici. Uno degli elementi chiave di questo accordo fu che non ci sarebbero stati limiti quantitativi al credito che una nazione poteva rivendicare per l'uso di questi meccanismi, ma che l'azione interna doveva costituire un elemento significativo degli sforzi di ogni nazione dell'Annesso II per andare incontro ai propri obiettivi.
  2. Abbattimento del carbonio: Venne concordato un credito per le numerose attività che assorbono carbonio dall'atmosfera o lo immagazzinano, comprendente la gestione di foreste e terreni coltivabili e la rivegetazione, senza un tetto complessivo sull'ammontare di credito che una nazione poteva pretendere per le attività di abbattimento. Nel caso della gestione forestale, un'appendice Z stabiliva tetti specifici per ogni nazione, per ogni paese dell'Annesso I, ad esempio, un tetto di 13 milioni di tonnellate poteva essere accreditato al Giappone (il che rappresenta circa il 4% delle sue emissioni annue). Per la gestione delle terre coltivabili, le nazioni potevano ricevere crediti solo per miglioramenti rispetto ai livelli del 1990.
  3. Conformità: l'azione finale sulle procedure di conformità e i meccanismi rigiardanti la non-conformità a quanto previsto dal protocollo vennero rinviati al COP-7, ma inclusero un ampio abbozzo delle conseguenze per il mancato rispetto degli obiettivi sulle emissioni che avrebbero incluso un requisito di ricompensa delle insufficienze di 1,3 tonnellate a 1, la sospensione del diritto di vendere crediti per un surplus nella riduzione di emissioni e richiedevano piano d'azione per la conformità a quanti non raggiungevano i loro obiettivi.
  4. Finanziamento: Tre nuovi fondi vennero concordati per fornire assistenza per i bisogni associati ai cambiamenti climatici; un fondo per le nazioni meno sviluppate, in supporto ai Programmi d'Azione di Adeguamento nazionale; e un fondo di adeguamento al Protocollo di Kyōto, sostenuto da una imposta sul CDM e da contributi volontari.

Una serie di dettagli operativi riguardanti queste decisioni rimase da negoziare e concordare, e furono l'oggetto principale dell'incontro COP-7 che seguì a questo.

COP-7, Marrakesh, Maroccomodifica | modifica wikitesto

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Conferenza ONU sui cambiamenti climatici 2001.

All'incontro del COP-7 di Marrakesh (Marocco) del 29 ottobre-10 novembre 2001, i negoziatori in effetti completarono il lavoro del Piano d'Azione di Buenos Aires, finalizzando gran parte dei dettagli operativi e creando le condizioni per cui le nazioni ratificassero il protocollo. La delegazione statunitense continuò ad agire come osservatrice, declinando la partecipazione a negoziati attivi. Altre parti continuarono ad esprimere la speranza che gli USA rientrassero nel processo ad un certo punto, ma indicarono la loro intenzione di cercare la ratifica da parte del numero richiesto di nazioni per far entrare in vigore il protocollo (55 nazioni, rappresentanti il 55% delle emissioni di anidride carbonica dei paesi sviluppati nel 1990). Venne proposta una data per l'entrata in vigore del protocollo: l'agosto/settembre 2002, in coincidenza con il Summit mondiale sullo sviluppo sostenibile (WSSD) da tenersi a Johannesburg (Sudafrica).

Le principali decisioni del COP-7 comprendevano:

  • Regole operative per il commercio internazionale delle emissioni tra le parti del protocollo, per il CDM e per l'implementazione congiunta;
  • Un regime di conformità che delinei le conseguenze del mancato rispetto degli obiettivi, ma demandi alle parti del protocollo, una volta entrato in vigore, di decidere se queste conseguenze sono vincolanti dal punto di vista legale;
  • Procedure di contabilizzazione per i meccanismi di flessibilità;
  • Una decisione per considerare al COP-8 come ottenere una revisione dell'adeguatezza degli impegni che possa spingere verso una discussione sugli impegni dei futuri paesi in via di sviluppo

COP-9, Milano, Italiamodifica | modifica wikitesto

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Conferenza ONU sui cambiamenti climatici 2003.

Fra il e il 12 dicembre 2003. La Conferenza ha stabilito interessanti novità legate in particolar modo ai progetti di riduzione delle emissioni legate alle attività di Afforestazione/Riforestazione (A/R projects).

COP-10, Buenos Aires, Argentinamodifica | modifica wikitesto

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Conferenza ONU sui cambiamenti climatici 2004.

Fra il 6 e il 17 dicembre 2004.

COP-11, Montreal, Canadamodifica | modifica wikitesto

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Conferenza ONU sui cambiamenti climatici 2005.

La conferenza di Montreal, COP-11, si è tenuta a Montreal (Canada), fra il 28 novembre e il 9 dicembre 2005, in concomitanza con la prima riunione delle parti (MOP) del Protocollo di Kyōto. In questa conferenza si è parlato principalmente di ridurre drasticamente le emissioni di CFC ( clorofluorocarburi) ossia gas presenti nei condizionatori,frigoriferi e bombolette spray che se immessi nell'atmosfera salgono fino a raggiungere l'ozono e qui lo distruggono provocando perciò il famoso "Buco dell'ozono". Questi gas rimangono nell'atmosfera per 100 anni,quindi è estremamente importante stare attenti a non immetterli. Questa conferenza tuttavia non ebbe molto successo, perché allora erano presenti molte nazioni emergenti come: Cina,Giappone e India. Alle quali non si poteva imporre di far cambiare tutti i frigoriferi ai cittadini, prendendone altri di classe A perché non potevano permetterselo.

COP-12, Nairobi, Keniamodifica | modifica wikitesto

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Conferenza ONU sui cambiamenti climatici 2006.

Dal 6 al 17 novembre 2006 si è tenuta la COP-12 - MOP-2 di Nairobi, in Kenya. La Conferenza è stata incentrata sul maggiore coinvolgimento degli stati africani nei progetti di Clean Development Mechanism (CDM) e sulla possibilità di rendere eleggibili come progetti CDM i progetti di cattura e sequestro del carbonio (CCS- Carbon Capture and Storage). La Conferenza è stata un passo in avanti anche verso la definizione di nuovi obiettivi di riduzione per il periodo post-2012. Tuttavia le parti coinvolte non hanno stabilito obiettivi di riduzione specifici per il periodo 2013-2018, come da alcuni auspicato.

COP-13, Bali, Indonesiamodifica | modifica wikitesto

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Conferenza ONU sui cambiamenti climatici 2007.

Dal 3 al 14 dicembre 2007 a Bali, in Indonesia si è tenuta la COP-13.

COP-14, Poznan, Poloniamodifica | modifica wikitesto

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Conferenza ONU sui cambiamenti climatici 2008.

Il COP-14 si è tenuto a Poznań, in Polonia tra il 1º e il 12 dicembre 2008. I delegati sono riusciti ad accordarsi sui principi per il finanziamento di un fondo per aiutare le nazioni più povere per far fronte alle conseguenze del cambiamento climatico.

COP-15, Copenaghen, Danimarcamodifica | modifica wikitesto

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Conferenza ONU sui cambiamenti climatici 2009.

COP15 si è svolta a Copenaghen, in Danimarca ed ha avuto una durata di due settimane, a partire dal 7 dicembre al 18 dicembre 2009.

Intervista al climatologo Vincenzo Ferrara sulla prossima Conferenza sul Clima di Copenaghen

COP-16, Cancun, Messicomodifica | modifica wikitesto

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Conferenza ONU sui cambiamenti climatici 2010.

COP16 si è svolta a Cancun, nel sud del Messico.

COP-17, Durban, Sud Africamodifica | modifica wikitesto

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Conferenza ONU sui cambiamenti climatici 2011.

COP17 si è svolta a Durban, in Sudafrica dal 28 novembre al 9 dicembre 2011.

COP-18, Doha, Qatarmodifica | modifica wikitesto

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Conferenza ONU sui cambiamenti climatici 2012.

COP18 si è svolta a Doha, Qatar dal 24 novembre all'8 dicembre 2012 anche se doveva concludersi il 7. Parteciparono circa 1700 rappresentanti ed esperti di 194 nazioni con l'obbiettivo di rinnovare il Protocollo di Kyoto, ma solo il 20% degli stati ha aderito.

COP-19, Varsavia, Poloniamodifica | modifica wikitesto

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Conferenza ONU sui cambiamenti climatici 2013.

COP19 si è svolta a Varsavia, Polonia, dall'11 al 22 novembre 2013.

COP-20, Lima, Perùmodifica | modifica wikitesto

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: XX Conferenza delle Parti dell'UNFCCC.

COP20 si è svolta a Lima, Perù, dal 1 al 14 dicembre 2014.

COP-21, Parigi, Franciamodifica | modifica wikitesto

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: XXI Conferenza delle Parti dell'UNFCCC.

COP21 si è aperta a Parigi, Francia, il 30 novembre 2015 e si è conclusa l'11 dicembre 2015. Ha dato origine all'accordo di Parigi sui cambiamenti climatici del 2015, concluso tra gli stati partecipanti alla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici del 1992.

COP-22, Marrakech, Maroccomodifica | modifica wikitesto

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: XXII Conferenza delle Parti dell'UNFCCC.

COP22 si è aperta a Marrakech, Marocco, il 7 novembre 2016 e si è conclusa il 18 novembre 2016.

COP-23, Bonn, Germaniamodifica | modifica wikitesto

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: XXIII Conferenza delle Parti dell'UNFCCC.

COP23 si svolge a Bonn, Germania, dal 6 al 17 novembre 2017.

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Altri progettimodifica | modifica wikitesto

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