Ernst Niekisch

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Ernst Niekisch (Trebnitz, 23 maggio 1889Berlino Ovest, 23 maggio 1967) è stato un politico e scrittore tedesco, esponente della cosiddetta Rivoluzione conservatrice, nonché principale teorizzatore del nazionalbolscevismo.

Biografiamodifica | modifica wikitesto

Nel 1891 si trasferì con la famiglia a Nördlingen, in Baviera. Figlio di un fabbro, condusse i suoi studi in un periodo poco fortunato per i figli degli operai che non volessero ricalcare le orme dei padri, ma, nonostante gli sberleffi dei suoi colleghi, riuscì con determinazione, nel 1907, a portarli a compimento. Ad Augusta iniziò la sua professione di insegnante. Allo scoppio della Prima guerra mondiale si arruolò come volontario, ma il sopravvenire di una serie di problemi oftalmici gli impedì di raggiungere il fronte, e a partire dal febbraio 1917, come ispettore delle reclute ad Augusta. Consapevole dell'impossibilità di vivere una vita senza azione, Niekisch nutriva costantemente il suo animo rivoluzionario con le opere di Hauptmann, Ibsen, Nietzsche, Schopenhauer, Kant, Hegel, Machiavelli e, fino al 1915, anno della sua abiura del marxismo, Marx. Nell'ottobre del 1917 affascinato dall'esito della rivoluzione russa si iscrisse alla Sozialdemokratische Partei Deutschlands (SPD) divenendo in breve tempo editore del giornale di partito. Dopo la proclamazione della Repubblica, il 7 novembre 1918, a Monaco da parte di Eisner, Niekisch lasciò la SPD associandosi alla formazione dei “Socialisti Indipendenti” dell'USPD con la quale, nel 1919, giunse alla presidenza del Comitato Centrale della Dieta regionale della Repubblica sovietica dei Consigli degli operai e dei soldati di Monaco di Baviera. Distintosi per essere stato l'unico membro del Comitato centrale a votare contro l'instaurazione della Repubblica in Baviera - una regione, secondo Niekisch, incapace, per il suo essere prevalentemente una zona agricola, di garantirne la giusta evoluzione - il 5 maggio 1919 fu arrestato e condannato a due anni e mezzo di reclusione senza aver commesso alcun crimine. Nel 1926, ruppe totalmente ogni contatto con l'SPD, criticandone soprattutto le posizioni in politica internazionale ed il pacifismo. Da questa rottura Niekisch iniziò a strutturare il nazionalbolscevismo, che troverà nel giornale “Der Widerstand” (la Resistenza), pubblicato fino al 1934, il suo fulcro. Contiguo, ma non coincidente, con il fenomeno della “rivoluzione conservatrice”, il nazionalbolscevismo vedeva come unica possibilità per il risveglio spirituale della Germania che questa volgesse il suo sguardo verso Oriente, sfuggendo così dalle nefaste influenze dell'Occidente liberista. Critico severo del cattolicesimo, Niekisch collegava l'inizio della sofferenza e della decadenza del popolo tedesco alle campagne di Carlo Magno, il quale, dopo aver fatto mattanza del ceto nobile, aveva spinto i superstiti a piegarsi al cristianesimo, obbligando così lo spirito eroico della Germania a piegarsi ai dettami della Chiesa di Roma. Il protestantesimo tedesco, dunque, è visto da Niekisch come un primo tentativo di risveglio della vera coscienza teutonica; pur non apprezzando tale confessione religiosa, vede nella protesta luterana una contingenza storica in grado di far risorgere l'anima aristocratica tedesca, in severa contrapposizione al normale agire della totalità delle diverse anime di cui si componeva la massa cattolica; una posizione non molto differente da quella espressa da Alfred Rosenberg. Il mondo intero, per secoli, secondo Niekisch, s'era accanito contro la Germania cercando di sottometterla, una manovra che per il pensatore tedesco raggiunse il suo apice alla fine della Prima guerra mondiale, quando si tentò di scardinare ogni residua possibilità d'instaurazione di uno Stato forte in Germania instillandovi, con forza, la democrazia. Il primato della politica sull'economia era da considerarsi, per Niekisch, come qualcosa di incontestabile ed estraneo ad ogni forma di rivisitazione. Sulla base di questa convinzione, egli si scagliò, per tutta la vita, contro il liberalismo, reo di non concedere alcun valore all'uomo se non in chiave economica. La borghesia, che egli considera “il nemico interiore”, potenza collaboratrice di quegli Stati Occidentali che avevano l'obiettivo di distruggere la Germania, doveva essere estirpata per sempre. Il programma da seguire era semplice: la Germania, così come il resto d'Europa, doveva rifuggire dall'economia internazionale e scegliere autonomamente la quantità di beni di cui si voleva disporre. A questo dettame principale, Niekisch aggiungeva, inoltre, tutta una serie di manovre volte alla ripresa della vita contadina, elemento fondamentale per evitare di essere vittime di quello stile di vita frivolo, tipico degli Stati Occidentali. Un altro nemico da abbattere risultò essere la proprietà privata, figlia del diritto romano, in quanto essa non è un diritto in sé, ma implica un servizio al popolo e allo Stato. La sua forma di Stato ideale, dunque, veniva a configurarsi col concetto di “Stato Totale”, imperniato su un nuovo tipo di nazionalismo socialrivoluzionario, incondizionato e disposto a distruggere qualsiasi cosa venisse a frapporsi tra la Germania e la sua indipendenza; uno Stato pronto a sacrificarsi e a servire, che non dipendesse dalle leggi della domanda e dell'offerta, ma, anzi, che piegasse l'economia alle sue necessità. In politica estera il pensiero di Niekisch fu influenzato dalle opere di due autori: Niccolò Machiavelli e Karl Haushofer. Dal primo, verso il quale ebbe sempre un'ammirazione sconfinata, mutuò l'idea della Realpolitik e la convinzione che la vera essenza della politica sia la lotta nello Stato per la conquista del potere e della supremazia; dal secondo, apprese il modo di pensare secondo i canoni della geopolitica, giungendo a formulare l'idea della costituzione di un grande Stato Europeo da Vladivostock a Vlissingen, al fine di evitare qualsiasi rischio di colonizzazione. In questo immenso blocco germano - slavo avrebbe regnato lo spirito prussiano ed imperato l'unico collettivismo che l'orgoglio umano può sopportare, quello militare. Un nazionalismo, dunque, quello di Niekisch tutt'altro che sciovinista, meglio caratterizzato come un fenomeno di liberazione, figlio di quell'idea di “popoli proletari” a cui la Germania sarebbe potuta giungere solo collaborando con i due paesi che avevano già smascherato la “menzogna” intellettuale dell'occidente, l'Italia fascista e la Russia bolscevica. Niekisch, infatti, considerava la rivoluzione russa del 1917 più come una rivoluzione nazionale che come una rivoluzione sociale. Un moto rivoluzionario sorto dalla necessità di non soccombere agli ideali occidentali che aveva trovato nel marxismo il suo combustibile. Da ciò era sorto questo “Stato Assoluto”, capace di sottomettere la vita quotidiana alla disciplina militare e trasformare i suoi cittadini in guerrieri in grado di sopportare la fame quando la situazione lo richiedeva. Niekisch apprezzava della Russia tutto ciò che non avrebbe mai attratto gli intellettuali marxisti contemporanei: la violenta volontà di produrre per fortificare e difendere lo Stato, l'atteggiamento guerriero, autocratico dell'élite dirigente che governava dittatorialmente, l'esercito come forma di pratica per l'ascesi del popolo. Ammiratore di Stalin, al pari di Ernst Jünger e dei fratelli Strasser, vedeva, invece, in Trotzkji e nei suoi seguaci incarnarsi il veleno dell'Ovest; estimatore del primo Piano Quinquennale voluto dal dittatore georgiano per fortificare il suo paese, Niekisch vide nell'URSS l'alleato ideale per la Germania. Ma, nonostante ciò, egli continuò a ripetere, incessantemente, che il suo Paese non doveva imitare l'URSS. ma trovare la propria strada per il socialismo, ripartendo proprio dalle tesi del “socialismo prussiano” già sostenuto da Oswald Spengler. Anche se nel 1932 definirà Hitler come “ein deutsches Verhaengnis” (una sciagura tedesca), nel 1923 Niekisch classificò la NSDAP come un “movimento nazionalrivoluzionario genuinamente tedesco”. Sebbene il nazionalbolscevismo fu sempre un movimento a latere del Terzo Reich, le idee di Niekisch in merito alla specificità del socialismo tedesco, che non era da considerarsi né proletario o piccolo borghese, ma il socialismo di tutto un popolo ed il cui fine mirava più a ricreare lo spirito cetuale che quello di classe, riuscirono a trovare non pochi ed autorevoli sostenitori nell'ala sinistra della NSDAP. Oltre ad i fratelli Strasser, Otto e Gregor, infatti, le idee di Niekisch influenzarono esponenti del calibro di Ernst Roehm e Joseph Goebbels. Nel 1930 Ernst Niekisch s'avvicinò al Partito Comunista Tedesco. Egli, infatti, attratto dalla sua struttura autocratica e dal non essere contrario alla dittatura, intravide la possibilità di utilizzare il comunismo come un mezzo con cui percorrere una parte del cammino verso l'autodeterminazione della Germania nella nuova veste nazionalbolscevica. In seguito all'approvazione del Programma di Liberazione Nazionale e Sociale del 24 agosto 1930, che si rivelò essere solo una tattica per arrestare l'ascesa della NSDAP e non una reale manovra contro le inique clausole del Trattato di Versailles, Niekisch se ne allontanò. I contrasti col nazionalsocialismo però non accennarono a diminuire. Benché antisemita e favorevole ad uno Stato totalitario, Niekisch s'oppose costantemente alla figura di Adolf Hitler perché in lui non ritrovava alcun reale senso di socialismo. Un'opposizione che il Fuehrer non gradì e che diede seguito a pesanti ripercussioni. Dopo un periodo di detenzione nel 1933 e la soppressione del suo giornale “Der Widerstand”, Niekisch iniziò una serie di viaggi in tutti i paesi d'Europa; pellegrinaggi che, nel 1935, lo portarono a Roma dove ebbe un colloquio privato con Mussolini con cui condivideva la comune origine politica di stampo socialista rivoluzionario. Tornato in Germania, il 22 maggio 1937, fu rinchiuso nella prigione di Brandeburgo con l'accusa di aver dato vita ad attività cospirative contro il regime; l'accusa gli fu confermata dalla condanna all'ergastolo infertagli dalla Corte del Popolo il 10 gennaio 1939. Rinchiuso in un campo di concentramento, fu liberato, quasi cieco e semiparalitico, dall'Armata Rossa il 27 aprile 1945. Tornato, dopo l'abiura del 1915, all'ortodossia marxista, s'affiliò, nell'estate del 1945, al KDP che, fondendosi con la SPD, diede vita, nel 1946, nella Repubblica Democratica Tedesca, al SED (Sozialistiche Einheitspartei Deutschlands). Nella DDR ricoprì importanti incarichi alla università di Berlino Est a cui s'associò l'elezione al Congresso Popolare come delegato della Lega Culturale; nel 1949, inoltre, fu nominato direttore dell'Istituto di Ricerca sull'imperialismo. Nonostante i molteplici doveri, Niekisch continuò nella sua ricerca della via tedesca al socialismo, una ricerca che risultò poco gradita ai sovietici, i quali vedevano nella DDR solo un docile satellite. Ancora una volta il suo essere per nulla incline a qualsiasi sorta di compromesso gli procurò enormi problemi. Deposto da tutti gli incarichi, Niekisch cadde nuovamente in disgrazia. Al malessere economico s'accompagnò presto anche una delusione sentimentale; quando, infatti, il 17 giugno 1953 l'apparato istituzionale represse brutalmente, a Berlino, un'insurrezione di lavoratori che egli riteneva legittima, le fievoli speranze che ancora nutriva verso la Repubblica Democratica si spensero definitivamente. Nel febbraio 1955 abbandonò per sempre la DDR per recarsi a Berlino Ovest. Gli ultimi anni della sua esistenza furono occupati soprattutto dalla stesura di altre sue opere. Morì, cieco, il mattino del 23 maggio 1967,giorno del suo 78º compleanno. I suoi cambiamenti di orientamento furono frutto dell'incessante ricerca di quello Stato che avrebbe garantito alla Germania la sua liberazione totale. Le sue sofferenze meritano il rispetto dovuto a chi ha il coraggio di mantenere costantemente le proprie idee. Un coraggio, testimone di un valore assoluto, che ben si ritrova nella targa posta, nel 1976, sulla vecchia abitazione di Niekisch. “O siamo un popolo rivoluzionario o cessiamo definitivamente di essere un popolo libero”: queste le parole che sono allo stesso tempo sunto dell'azione di un uomo e punti chiave per quanti ancora combattono per un'Europa definitivamente libera dal giogo statunitense.

Bibliografiamodifica | modifica wikitesto

  • Der Weg der deutschen Arbeiterschaft zum Staat (Verlag der Neuen Gesellschaft, Berlin 1925)
  • Grundfragen deutscher Außenpolitik (Verlag der Neuen Gesellschaft, Berlin 1925)
  • Gedanken über deutsche Politik. Dresden: Widerstands-Verlag, 1929, V, 389 S.

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