Inigo Campioni

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Inigo Campioni
Inigo Campioni.jpg
14 novembre 1878 – 24 maggio 1944
Nato aViareggio
Morto aParma
Cause della mortefucilazione
Dati militari
Paese servitoItalia Italia
Forza armataFlag of Italy (1861-1946) crowned.svg Regia Marina
Anni di servizio1896 - 1943
GradoAmmiraglio d'armata
GuerrePrima guerra mondiale
Seconda guerra mondiale
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Inigo Campioni
Campioni Inigo.jpg

Senatore del Regno d'Italia
Legislature dalla XXX
Tipo nomina Categoria: 14
Incarichi parlamentari
  • Segretario della Commissione delle forze armate
Sito istituzionale

Governatore della Colonia delle Isole Italiane dell'Egeo
Durata mandato 14 luglio 1941 - 18 settembre 1943
Predecessore Ettore Bastico
Successore Igino Ugo Faralli

Dati generali
Partito politico Partito Nazionale Fascista
(fino al 25 luglio 1943)
Titolo di studio Scuola militare
Professione Militare di carriera (Marina)

Inigo Campioni (Viareggio, 14 novembre 1878Parma, 24 maggio 1944) è stato un ammiraglio italiano che prestò servizio nella Regia Marina durante la seconda guerra mondiale.

Carriera militaremodifica | modifica wikitesto

Comandò la squadra navale italiana fino al 9 dicembre 1940 durante la Seconda guerra mondiale ricoprendo il grado di Ammiraglio di Squadra. Contestato per un approccio di combattimento considerato eccessivamente prudente, come nella battaglia di Punta Stilo, fu destinato a svolgere i compiti all'interno di Supermarina sotto i comandi dell'ammiraglio Arturo Riccardi.

A sua parziale discolpa va però riportato che Campioni era ben cosciente dell'inferiorità tattica della nostra marina, non dotata di portaerei e con scarsissima coordinazione con l'Aeronautica Militare, che infatti a Punta Stilo bombardò le nostre stesse unità; In seguito, durante la tragica notte di Taranto, Campioni chiese che le reti parasiluri non fossero poste troppo vicino per agevolare l'uscita rapida delle unità, ma la scarsità di reti rese questa protezione di fatto insufficiente, fatto parzialmente addebitato all'ammiraglio. Scrive Antonino Trizzino, nel suo noto libro "Navi e poltrone": "...non si può omettere di dire che la sua condotta, come comandante in capo delle forze navali, non fu esente da gravi mende" [1].

Governatore del Dodecaneso e la mortemodifica | modifica wikitesto

Nel 1939 fu nominato Senatore della XXX legislatura del Regno d'Italia. Successivamente, posto in pensione per limiti di età, venne nominato governatore del Dodecaneso, allora territorio italiano, dove si trovava l'8 settembre 1943. Trovandosi a Rodi, comandò le forze italiane nella breve difesa contro l'invasione tedesca dell'isola, ma l'11 settembre firmò la resa delle proprie truppe, dinanzi all'avanzata tedesca ed alla minaccia di un bombardamento della Luftwaffe sulla città di Rodi. Dopo un periodo di prigionia in Germania, venne consegnato alla Repubblica Sociale Italiana e sottoposto ad un processo presso il Tribunale speciale per la sicurezza dello Stato, a Parma, il 22 maggio 1944: il reato imputato, tradimento, consisteva nell'aver obbedito agli ordini del Regno del Sud ed aver difeso Rodi dall'invasione tedesca. Condannato a morte mediante fucilazione al petto (la sentenza fu influenzata dalla volontà di Mussolini, che voleva puntare il dito contro la Marina come causa principale della disfatta italiana[2]), Campioni venne fucilato il 24 maggio nel poligono di tiro di Parma, insieme al contrammiraglio Luigi Mascherpa. Prima di morire dichiarò che "bisogna saper offrire in qualunque momento la vita al proprio Paese, perché nulla vi è di più alto e più sacro della Patria"; fu decorato alla memoria con la Medaglia d'oro al Valor Militare.

Onorificenzemodifica | modifica wikitesto

Grand'ufficiale dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria Grand'ufficiale dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Grand'ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Grand'ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia
Commendatore dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine militare di Savoia
— 12 gennaio 1942[3]
Medaglia d'oro al valor militare (alla memoria) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor militare (alla memoria)
«Governatore e comandante delle Forze Armate delle isole italiane dell'Egeo si trovava, nel cruciale periodo dell'armistizio, a capo di uno degli scacchieri più difficili, lontani e vulnerabili. Caduto in mano al nemico in seguito ad occupazione della sede del suo comando, rifiutava reiteratamente di collaborare con esso o comunque di aderire ad un Governo illegale. Processato e condannato da un tribunale straordinario per avere eseguito gli ordini ricevuti dalle Autorità legittime e per avere tenuto fede al suo giuramento di soldato, manteneva contegno fiero e fermo, rifiutando di firmare la domanda di grazia e di dare adesione anche formale alla repubblica sociale italiana, fino al supremo sacrificio della vita. Cadeva comandando lui stesso il plotone di esecuzione, dopo avere dichiarato che « bisogna saper offrire in qualunque momento la vita al proprio Paese, perché nulla vi è di più alto e più sacro della Patria. Egeo-Italia settentrionale, 1941 - 1944
— 9 novembre 1947[3]
Croce di guerra al Valore Militare - nastrino per uniforme ordinaria Croce di guerra al Valore Militare
Croce al merito di guerra (2 concessioni) - nastrino per uniforme ordinaria Croce al merito di guerra (2 concessioni)
Medaglia Mauriziana al merito di 10 lustri di carriera militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia Mauriziana al merito di 10 lustri di carriera militare
Croce d'oro per anzianità di servizio (40 anni) - nastrino per uniforme ordinaria Croce d'oro per anzianità di servizio (40 anni)
Medaglia commemorativa della guerra italo-turca - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa della guerra italo-turca
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
Medaglia commemorativa dell'Unità d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa dell'Unità d'Italia
Medaglia commemorativa italiana della vittoria - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa italiana della vittoria

Notemodifica | modifica wikitesto

  1. ^ Antonino Trizzino Navi e poltrone, Milano, Longanesi, 1952, rist. 1968, pag. 33
  2. ^ F. W. Deakin, Storia della Repubblica di Salò, Torino, Einaudi, 1968, pag. 678
  3. ^ a b Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.

Bibliografiamodifica | modifica wikitesto

Voci correlatemodifica | modifica wikitesto

Altri progettimodifica | modifica wikitesto

Collegamenti esternimodifica | modifica wikitesto

Controllo di autoritàVIAF (EN58848262 · ISNI (EN0000 0000 4700 7649 · GND (DE124611869 · BNF (FRcb15055644c (data)