Lepa Radić

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Lepa Radić
Lepa Radić crop.jpg
19 dicembre 1925 – 8 febbraio 1943
Nato aGašnica, Regno di Jugoslavia
Morto aBosanska Krupa, Stato Indipendente di Croazia
Dati militari
Paese servitoPartigiani jugoslavi
Forza armataEsercito Popolare di Liberazione della Jugoslavia
Unità7ª compagnia, 2° Distacco Krajiski
Anni di servizio1941 - 1943
GuerreSeconda guerra mondiale
CampagneFronte jugoslavo (1941-1945)
DecorazioniOrdine dell'Eroe popolare
voci di militari presenti su Wikipedia

Lepa Svetozara Radić in cirillico serbo: Лепа Светозара Радић (Gašnica, 19 dicembre 1925Bosanska Krupa, 8 febbraio 1943) è stata una partigiana e antifascista jugoslava di etnia serba bosniaca, membro dell'Esercito Popolare di Liberazione della Jugoslavia durante la seconda guerra mondiale insignita postuma dell'Ordine dell'Eroe popolare il 20 dicembre 1951, per il suo ruolo nel movimento di resistenza contro le potenze dell'Asse, diventando la persona più giovane a riceverlo all'epoca.

Fu giustiziata nel febbraio 1943, all'età di 17 anni, per aver sparato alle truppe tedesche.[1] Mentre i suoi carcerieri le legavano il cappio al collo, le offrirono una via d'uscita nel caso in cui avesse rivelato le identità dei suoi compagni e dei suoi capi, lei rispose che avrebbero conosciuto i nomi dei suoi compagni quando sarebbero arrivati a vendicare la sua morte.[2]

Biografiamodifica | modifica wikitesto

Primi anni di vitamodifica | modifica wikitesto

Lepa Radić nasce il 19 dicembre 1925 nel villaggio di Gasnica vicino a Bosanska Gradiška. Dopo aver conseguito gli studi alla scuola elementare nella vicina Bistrica, frequenta la Scuola per l'artigianato femminile a Bosanska Krupa e completa gli studi alla scuola di Bosanska Gradiška.[3] Come alunna, Lepa si distingue per laboriosità e serietà, dimostrandosi inoltre interessata alla letteratura.[3]

Sviluppa le sue posizioni politiche sotto la forte influenza di suo zio Vladeta Radić, il quale era coinvolto nel movimento operaio.[4] Diviene membro della Lega della Gioventù Comunista di Jugoslavia (SKOJ), e infine si unisce al Partito Comunista di Jugoslavia nel 1941 all'età di 15 anni.

Seconda guerra mondialemodifica | modifica wikitesto

Il 10 aprile 1941, dopo il successo dell'invasione della Jugoslavia, le potenze dell'Asse instaurano sul territorio uno Stato fantoccio chiamato Stato Indipendente di Croazia, che, in particolare, si estendeva su Bosanska Gradiška e dintorni. Nel novembre del 1941 Lepa Radić e altri membri della famiglia vengono arrestati dall'organizzazione fascista croata Ustascia, ma con l'aiuto di alcuni partigiani sotto copertura, lei, insieme a sua sorella Dara, riesce a fuggire dal carcere il 23 dicembre 1941.[3][4] Subito dopo la fuga, Lepa decide di arruolarsi nella 7ª compagnia, 2° Distacco Krajiski.[3]

Nel febbraio del 1943 Lepa Radić è la responsabile del trasporto dei feriti nella battaglia della Neretva a un rifugio a Grmech. Durante i combattimenti contro la 7. SS-Freiwilligen-Gebirgs-Division "Prinz Eugen" viene catturata e trasferita a Bosanska Krupa dove, dopo aver subito torture per diversi giorni nel tentativo di estrarle informazioni, viene condannata a morte per impiccagione.

Nei suoi ultimi momenti sul patibolo, i tedeschi si offrirono di risparmiarle la vita, in cambio dei nomi dei leader e dei membri del Partito Comunista del suo gruppo, offerta che rifiutò con le parole: "Non sono una traditrice del mio popolo. Coloro di cui mi chiedete, si riveleranno quando riusciranno a spazzare via tutti voi malfattori, fino all'ultimo uomo".[2]

«Lunga vita al Partito Comunista e ai partigiani, combattete, gente, per la vostra libertà! Non vi arrendete ai malfattori! Sarò uccisa, ma c'è chi mi vendicherà![2]»

(Ultime parole gridate sul patibolo, con il cappio al collo)

Lepa Radić viene giustiziata pubblicamente a soli 17 anni.

Altre letturemodifica | modifica wikitesto

  • Bjelić, Krste; Svirčić, Zdenko (1980). Heroine Jugoslavije (in croato). Zagreb: Spektar., OCLC 439136119.

Galleria d'immaginimodifica | modifica wikitesto

Notemodifica | modifica wikitesto

  1. ^ Women & revolution in Yugoslavia, 1941-1945, p. 100, ISBN 0-912869-10-0.
  2. ^ a b c (EN) Dušanka Kovačević, Women of Yugoslavia in the National Liberation War, Belgrado, Conference for Social Activities of Yugoslav Women, 1977, p. 45.
  3. ^ a b c d Women Documented (PDF), vol. 4, pp. 46–47, ISBN 978-9958-536-19-9.
  4. ^ a b (HBS) Dušanka Kovačević, Narodni heroji Jugoslavije, Belgrado, Mladost, 1975.

Altri progettimodifica | modifica wikitesto