Luigi Bongiovanni

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Luigi Bongiovanni

Senatore del Regno d'Italia
Legislature XXVII

Governatore della Cirenaica
Durata mandato 7 gennaio 1923 – 16 giugno 1924
Predecessore Eduardo Baccari
Successore Ernesto Mombelli

Dati generali
Professione Militare di carriera (Esercito)
Luigi Bongiovanni
8 dicembre 1866 – 4 aprile 1941
Nato aRegio nell'Emilia
Morto aRoma
Dati militari
Paese servitoItalia Italia
Forza armataRegio Esercito
ArmaArma di Artiglieria
Arma di Fanteria
CorpoCorpo aeronautico militare
Anni di servizio1896-1924
GradoTenente generale
GuerreRivolta dei Boxers
Guerra italo-turca
Prima guerra mondiale
BattaglieBattaglia della Bainsizza
Battaglia di Caporetto
Comandante diVII Corpo d'armata
Decorazionivedi qui
Studi militariScuola di guerra
Pubblicazionivedi qui
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Luigi Bongiovanni (Reggio nell'Emilia, 8 dicembre 1866Roma, 4 aprile 1941) è stato un generale e politico italiano. Durante la prima guerra mondiale fu comandante del VII Corpo d'armata durante la battaglia di Caporetto, e poi dell'Aeronautica militare fino al termine del conflitto. Nel luglio 1919 divenne Comandante del Corpo di spedizione italiano in Anatolia,[1] e nel 1923 Governatore della Cirenaica dove condusse le prime operazioni militari per la riconquista della colonia. Nel 1929 fu nominato Senatore del Regno.

Biografiamodifica | modifica wikitesto

Nacque a Reggio Emilia l'8 dicembre 1866,[2] figlio di Giuseppe e Carolina Bigliardi. Dopo gli studi effettuati dapprima presso il Collegio Militare di Milano e poi presso l'Accademia militare di Torino, nel 1896 fu nominato sottotenente di Artiglieria. Frequentò la Scuola di guerra nel 1898 e successivamente entrò nel Corpo di Stato Maggiore come capitano. Tra il 1901 e il 1905 partecipò alla missione italiana in Cina e Giappone. Tra il 1911 e il 1914 fu in Cirenaica dove prese parte, con il ruolo di Capo di Stato Maggiore della 2ª Divisione speciale, alla guerra italo-turca. Durante tale conflitto si guadagnò una medaglia di argento al valore[3] e la promozione a tenente colonnello per merito di guerra nel novembre 1912.[4] Nel 1914 fu inviato a Berlino come addetto militare[5] presso l'Ambasciata d'Italia, ricoprendo tale ruolo fino all'anno successivo, durante il periodo della neutralità italiana. Molto apprezzato dalle autorità militari tedesche,[6] nei suoi rapporti inviati a Roma diede un fedele quadro dell'atteggiamento tenuto degli ufficiali germanici[7] davanti alla guerra di posizione.[6] Nel corso del 1915 fu promosso al grado di colonnello.

Prima guerra mondialemodifica | modifica wikitesto

L'entrata in guerra dell'Italia, il 24 maggio, lo vide Capo di stato maggiore del VI e poi del II Corpo d'armata. Nel maggio 1916 assunse il comando della Brigata "Ancona",[2] distinguendosi nella difesa del saliente trentino e ottenendo la Croce di Cavaliere dell'Ordine militare di Savoia[2] nel combattimento di Monte Novegno[2] (12-13 giugno 1916) e una seconda Medaglia d'argento al valor militare per i combattimenti in Vallarsa (25 giugno-12 luglio 1916). Nell'agosto dello stesso anno assunse il comando della Brigata "Firenze" (127º e 128º Reggimento), operante nel settore di Plava, e fu promosso al rango di Maggior generale. Nel maggio del 1917 divenne comandante della 3ª Divisione,[8] con la quale prese parte alle battaglie del Monte Kuk, del Monte Vodice[9] e della Bainsizza. Il 7 ottobre dello stesso anno fu messo al comando del VII Corpo[10] appartenente alla 2ª Armata al comando del generale Luigi Capello.[10] Poco dopo aver ricevuto l'incarico il VII Corpo d'armata fu destinato a schierarsi in seconda linea nella zona di Caporetto, con il compito di assicurare[11] la continuità tra il IV Corpo[11] del generale Cavaciocchi, posizionato a cavallo del massiccio del Monte Nero, e il XXVII[11] del generale Badoglio, posto di fronte a Tolmino.[12]

Alla vigilia dell'attacco austro-tedesco, il VII Corpo d'armata non aveva ancora completato lo schieramento delle divisioni appena assegnategli[13] sulle alture della destra dell'Isonzo. Il comando del VII Corpo lamentava gli insufficienti collegamenti con i comandi di Badoglio e Cavaciocchi e non definiti i rispettivi settori operativi. Inoltre il comandante del VII Corpo d'armata non fu invitato a una riunione tenutasi presso il suo comando, posto a Carraria, cui parteciparono Cadorna, Capello e Badoglio.[14] Il 24 ottobre le truppe austro-tedesche, superate rapidamente le linee del XXVII Corpo di Badoglio, ebbero facilmente ragione delle truppe del VII, approfittando della sorpresa tattica e del terreno favorevole. Il VII Corpo fu travolto un reparto alla volta, cessando praticamente di esistere come grande unità il giorno seguente, malgrado i suoi deboli tentativi di contromanovrare con le scarse riserve disponibili.

Il 29 ottobre le truppe superstiti oltrepassarono il Tagliamento a Piniano. Il VII Corpo d'armata fu sciolto alla fine del mese di novembre[15] ed egli fu destinato al comando della 69ª Divisione, ricoprendo tale incarico fino al febbraio 1918. La Commissione d'inchiesta sulla disfatta di Caporetto non censurò il suo operato, ritenendolo vittima della sorpresa tattica nemica, così come Badoglio. Nel marzo dello stesso anno assunse il comando dell'Aeronautica italiana,[16] posta alle dirette dipendenze del Comando supremo,[17] retto a quel tempo dal generale Armando Diaz.[18] Nel ricoprire questo nuovo incarico rivelò notevoli doti di organizzatore, legando il suo nome al momento di maggior fortuna dell'aviazione italiana. Anche se era un forte sostenitore dell'impiego in massa degli aeroplani, diede il suo assenso ad imprese spettacolari come il volo su Vienna[19] compiuto da Gabriele D'Annunzio il 9 agosto 1918,[20] con il quale era legato da amicizia[21] trattenendo anche una corrispondenza epistolare.[22] Sotto la sua direzione fu particolarmente curato l'addestramento dei piloti[23] e del personale di terra. Per sfruttare al meglio le possibilità operative delle specialità bombardamento e caccia, chiese ed ottenne la costituzione di un'aviazione da bombardamento e di una da caccia. Fu intensificato il servizio di ricognizione strategica[24] e soprattutto tattica.[24][25] Lasciò la direzione dell'aeronautica nel marzo 1919,[16] elevato nel frattempo al rango di tenente generale, divenendo per un breve periodo Governatore delle Isole del Dodecaneso e comandante superiore del Corpo di spedizione italiano nel Mediterraneo orientale,[1] con Quartier generale a Rodi.[26] Fu comandante di tale Corpo di spedizione,[27] forte di 15.000 uomini, e suddiviso in vari dipartimenti,[28] e missioni.[1][29] per un breve periodo, dal 14 luglio al 22 agosto,[30] in quanto fu richiamato in Italia, sostituito dal generale Vittorio Elia,[30] perché censurato dalla Commissione d'inchiesta sulla sconfitta di Caporetto.[30] Nel corso del 1920 abbandonò il servizio attivo.

Governatore della Cirenaicamodifica | modifica wikitesto

Nel dicembre 1922 venne richiamato in servizio, nominato Governatore della Cirenaica il 7 gennaio 1923 con il compito specifico di realizzare la riconquista italiana della regione.[31] In Cirenaica il controllo italiano era limitato a una ristretta fascia costiera,[32] e il parlamento locale di Bengasi, sotto la presidenza del senusso Safī ad Dīn,[33] cercava di ottenere una più vasta autonomia di quella che la firma del trattato di er-Regima[34] riconosceva alla regione. Egli attuò subito la nuova linea politica predisposta da Federzoni con la denuncia dei patti precedentemente firmati, proclamando subito lo stato di assedio. Al rifiuto di Safī ad Dīn di rispettare i precedenti accordi di Bū Mariam,[34] firmati il 30 ottobre 1921,[34] avviò subito le operazioni militari, rioccupando il Sud bengasino fino ad Agedabia[35] dove dichiarò decaduti gli accordi con la Senussia,[31] continuando le operazioni militari. Il 22 luglio 1923 fu elevato al rango di Generale di corpo d'armata. Nei primi mesi del 1924 un grave incidente di volo lo costrinse, il 24 del mese di maggio dello stesso anno, a lasciare il governatorato. Collocato a riposo, il 7 maggio 1929[36] venne nominato senatore del Regno d'Italia,[37] Nominato membro del Consiglio superiore delle Colonie[38] (dal 1927 presidente di sezione), tra il 1930 e il 1935 fu Regio Commissario dell'Istituto agronomico per l'Africa italiana, Membro della Commissione degli Affari dell'Africa italiana[39] e Membro della Commissione per il giudizio dell'Alta Corte di Giustizia[40]. Continuò sempre a occuparsi di problemi coloniali[41] e militari,[42] collaborando anche a varie riviste, tra cui Nuova antologia. Si spense a Roma[2] il 4 aprile 1941.[43]

Onorificenzemodifica | modifica wikitesto

Cavaliere dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine militare di Savoia
«Tenente Colonnello di Artiglieria. Comandante di Brigata: Assunto, in condizioni difficilissime, il comando di una brigata, duramente provata in precedenti combattimenti e ricostruita in gran parte con battaglioni di marcia, la portava al fuoco dopo venti giorni ed incuorando con l'esempio e la parola i reparti più vigorosamente attaccati, la posizione affidatagli, benché i suoi reggimenti avessero perduto un terzo circa del loro effettivo. Monte Giove del Novegno, 12-13 giugno 1916»
— 5 agosto 1917[44]
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare
«Capo di Stato Maggiore della II Divisione speciale sceso a terra con le prime truppe, sotto il fuoco nemico, coadiuvò efficacemente il comandante dell'avanguardia di sbarco nel riordinare i reparti e schierarli di fronte al nemico. Concorse spontaneamente in un'operazione rischiosa intesa a porre in salvo due cannoni della Regia Marina, contribuendo al felice successo di essa. Bengasi, 19 ottobre 1911.»
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare
«Dopo una lunga serie di operazioni abilmente condotte nel proprio settore, seppe con mirabile prontezza di decisione, con calma ed energia, con intelligenza e valore, ristabilire una situazione gravemente compromessa, in un punto della fronte, da violento contrattacco nemico, e riuscì non soltanto a rioccupare quel tratto, ma anche ad allargare e migliorare la fronte complessiva. Vallarsa, 25 giugno-16 luglio 1916.»
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare
Croce al merito di guerra - nastrino per uniforme ordinaria Croce al merito di guerra
Cavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia
— 8 giugno 1905[44]
Commendatore dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine della Corona d'Italia
— 4 giugno 1914[44]
Grande ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Grande ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia
— 8 agosto 1921[44]
Cavaliere di gran croce dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di gran croce dell'Ordine della Corona d'Italia
— 18 aprile 1931[44]
Cavaliere dell'Ordine dei S.S. Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine dei S.S. Maurizio e Lazzaro
— 14 gennaio 1916[44]
Ufficiale dell'Ordine dei S.S. Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria Ufficiale dell'Ordine dei S.S. Maurizio e Lazzaro
— 31 maggio 1919[44]
Commendatore dell'Ordine dei S.S. Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine dei S.S. Maurizio e Lazzaro
— 18 dicembre 1921[44]
Grande ufficiale dell'Ordine coloniale della Stella d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Grande ufficiale dell'Ordine coloniale della Stella d'Italia
— 26 aprile 1923[44]
Cavaliere di gran croce dell'Ordine coloniale della Stella d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di gran croce dell'Ordine coloniale della Stella d'Italia
— 1º maggio 1924[44]
Croce d'oro per anzianità di servizio - nastrino per uniforme ordinaria Croce d'oro per anzianità di servizio
Medaglia Mauriziana al merito di 10 lustri di carriera militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia Mauriziana al merito di 10 lustri di carriera militare
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915-1918 - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915-1918
Medaglia interalleata della Vittoria - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia interalleata della Vittoria
Medaglia commemorativa della guerra italo-turca - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa della guerra italo-turca
Medaglia a ricordo dell'Unità d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia a ricordo dell'Unità d'Italia
Medaglia commemorativa della campagna in Cina - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa della campagna in Cina

Pubblicazionimodifica | modifica wikitesto

  • Bombardamenti dal cielo, in Nuova antologia 16 febbraio 1932.
  • La "Marna": giudizi in contrasto, in Nuova antologia, 16 gennaio 1934.
  • Problemi dell'Etiopia italiana, in Nuova antologia, 1 giugno 1936.

Notemodifica | modifica wikitesto

  1. ^ a b c Pelagalli 1998, p. 52
  2. ^ a b c d e Ufficio Storico dell'Aeronautica Militare 1969, p. 57
  3. ^ Sbarco di Bengasi del 19 ottobre 1911.
  4. ^ Durante il corso del conflitto italo-turco si conquistò la fama di ufficiale esperto ed energico.
  5. ^ Silvestri 2003, p. 64
  6. ^ a b Silvestri 2003, p. 65
  7. ^ Durante i mesi in cui ricoprì l'incarico ebbe ben tre colloqui con il generale Erich von Falkenhayn, comandante supremo dell'esercito tedesco.
  8. ^ Silvestri 2003, p. 137
  9. ^ Silvestri 2001, p. 151
  10. ^ a b Silvestri 2001, p. 337
  11. ^ a b c Silvestri 2001, p. 339
  12. ^ Silvestri 2001, p. 354
  13. ^ Il comando del VII Corpo d'armata disponeva della 3ª e 62ª Divisione, forti complessivamente di 30 battaglioni, di cui sei posti in riserva, mentre altri sei appartenenti alla Brigata "Salerno" stavano ancora affluendo verso le posizioni loro assegnate.
  14. ^ Silvestri 2001, p. 349
  15. ^ Silvestri 2001, p. 481
  16. ^ a b Ferrari 2005,  p. 125
  17. ^ Silvestri 2003, p. 138
  18. ^ Silvestri 2003, p. 234
  19. ^ Molfese 1925, p. 91
  20. ^ Molfese 1925, p. 92
  21. ^ Luigi Bongiovanni, G. D'Annunzio. aviatore in guerra, in Nuova antologia, 16 marzo 1939.
  22. ^ Le lettere del "vate" Archiviato l'8 marzo 2008 in Internet Archive. da panizzi.comune.re.it
  23. ^ Il numero delle scuole di volo salì dalle 17 nel 1917 alle 30 del 1918.
  24. ^ a b Molfese 1925, p. 90
  25. ^ Nel corso del 1918 avvenne la costituzione del Gruppo I, o Gruppo Informazioni, adibito all'esplorazione del territorio nemico per una profondità di 300 km, alla ricognizione fotografica (ogni 15 giorni si fotografavano gli aeroporti nemici) ed alla propaganda mediante il lancio di manifestini.
  26. ^ In quell'anno divenne anche socio della Società Geografica Italiana.
  27. ^ Costituito inglobando il Corpo di occupazione italiano dell'Egeo e il Corpo di spedizione anatolico.
  28. ^ Politico, commerciale, industriale-agricolo, lavori pubblici e sanitario.
  29. ^ Una archeologica e una geografica,
  30. ^ a b c Pelagalli 1998, p. 53
  31. ^ a b Lioy 1965, p. 76
  32. ^ Lioy 1965, p. 72
  33. ^ Lioy 1965, p. 73
  34. ^ a b c Lioy 1965, p. 74
  35. ^ Riconquistata il 21 aprile 1923.
  36. ^ La nomina, su proposta del Ministro dell'Interno avvenne il 22 dicembre 1928, relatore Carlo Petitti di Roreto, convalidata il 7 maggio 1929, mentre il giuramento avvenne il giorno dopo.
  37. ^ I senatori dell'Italia fascista: Luigi Bongiovanni, su notes9.senato.it. URL consultato il 5 agosto 2009.
  38. ^ Incarico esercitato tra il 10 dicembre 1930 e il 16 dicembre 1932.
  39. ^ Incarico esercitato tra il 17 aprile 1939 e il 4 aprile 1941.
  40. ^ Incarico esercitato tra il 25 gennaio 1940 e il 4 aprile 1941.
  41. ^ Discorsi del 13 e 21 maggio 1937 su problemi coloniali (Sui servizi tecnici dell'Impero il primo e Sul bilancio del ministero dell'Africa Italiana).
  42. ^ Sulla legge Baistrocchi (1934), e quello del 29 marzo 1938 sulla necessità di un adeguato addestramento delle truppe coloniali per contrastare e vincere la guerriglia etiopica allora in corso.
  43. ^ Il Popolo d'Italia, 6 aprile 1941.
  44. ^ a b c d e f g h i j Sito del Senato della Repubblica

Bibliografiamodifica | modifica wikitesto

  • Luigi Cadorna, La guerra alla fronte italiana. Vol. 1, Milano, Fratelli Treves editori, 1921.
  • Luigi Cadorna, La guerra alla fronte italiana. Vol. 2, Milano, Fratelli Treves editori, 1921.
  • Alberto Cavaciocchi, Andrea Ungari, Gli italiani in guerra, Milano, Ugo Mursia Editore s.r.l., 2014.
  • Luciano degli Azzoni Avogadro, Gherardo degli Azzoni Avogadro Malvasia, L'amico del re. Il diario di guerra inedito di Francesco degli Azzoni Avogadro, aiutante di campo del Re Vol.2 (1916), Udine, Gaspari editore, 2011, ISBN 88-7541-234-0.
  • Angelo Del Boca, Gli Italiani in Libia. Tripoli bel suol d'amore. 1860-1922, Bari, Laterza, 1986.
  • Massimo Ferrari, Le ali del ventennio: l'aviazione italiana dal 1923 al 1945. Bilanci storiografici e prospettive di giudizio, Milano, Franco Angeli Storia, 2005, ISBN 88-464-5109-0.
  • Paolo Ferrari, Giancarlo Garello, L'Aeronautica italiana. Una storia del Novecento, Milano, Franco Angeli Storia, 2004, ISBN 88-464-5109-0.
  • Paolo Gaspari, Le bugie di Caporetto: la fine della memoria dannata, Udine, Gaspari Editore, 2011.
  • Angelo Gatti, Caporetto: Dal diario di guerra inedito (maggio-dicembre 1917), Bologna, Società Editrice Il Mulino, 1965.
  • Vincenzo Lioy, L'Italia in Africa. L'opera dell'Aeronautica. Eritrea-Libia (1888-1932) Vol.3, Roma, Istituto Poligrafico dello Stato, 1964.
  • Manlio Molfese, L'aviazione da ricognizione italiana durante la grande guerra europea (maggio 1915-novembre-1918), Roma, Provveditorato generale dello Stato, 1925.
  • Alberto Monticone, La battaglia di Caporetto, Udine, Gaspari Editore, 1999, ISBN 88-86338-29-5.
  • Ordine Militare d'Italia 1911-1964, Roma, Ufficio Storico dell'Aeronautica Militare, 1925.
  • Felice Porro, La guerra nell'aria 1915-1918, Milano, Corbaccio Editore, 1940.
  • Mario Silvestri, Caporetto, Milano, Biblioteca Universale Rizzoli, 2003.
  • Mario Silvestri, Isonzo 1917, Milano, Biblioteca Universale Rizzoli, 2001, ISBN 978-88-17-07131-4.
  • Mark Thompson, La guerra bianca. Vita e morte sul fronte italiano 1915-1919, Milano, Il Saggiatore s.p.a., 2009, ISBN 88-6576-008-7.

Pubblicazionimodifica | modifica wikitesto

  • Basilio Di Martino, La Fanteria italiana nella Grande Guerra, in Storia Militare, nº 217, Parma, Ermanno Albertelli Editore, ottobre 2011, pp. 49-57, ISSN 1122-5289.
  • Ovidio Ferrante, Il Corpo Militare Aeronautico nel 1918, nº 2, Roma, Stato Maggiore dell'Aeronautica Militare, ottobre 2008, pp. 104-111, ISSN 1122-5289.
  • Sergio Pelagalli, Esoneri dal comando nella Grande Guerra, in Storia Militare, n.215, Parma, Ermanno Albertelli Editore, agosto 2011, pp. 17-23, ISSN 1122-5289.
  • Sergio Pelagalli, Italiani in Anatolia e Tracia, in Storia Militare, nº 63, Parma, Ermanno Albertelli Editore, dicembre 1998, pp. 50-57, ISSN 1122-5289.

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