Luigi de Margherita

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«Piccolo di statura, butterato di volto, con occhietti nascosti sotto una fronte prominente e non vasta, con voce poco sonora, a primo aspetto, come non trovavi in lui bellezza né imponenza, non ti accadeva di scorgere mostra nessuna di uomo di vaglia; ma quando si metteva a parlare, poi ad arringare, man mano quei suoi occhietti s'animavano, la voce anch'essa diventava meno sorda, il volto tutto pareva rischiararsi, e la lucidità ed evidenza del discorso, la potenza dell'argomentazione, l'eleganza della parola, che diventavano vera eloquenza, trasfiguravano quell'ometto e gli davano non so che grandezza e autorità»

(Vittorio Bersezio[1])
Luigi de Margherita
Luigi de Margherita.jpg

Ministro di grazia e giustizia e affari ecclesiastici del Regno di Sardegna
Durata mandato 30 marzo 1849 –
6 maggio 1849
Monarca Vittorio Emanuele II di Savoia
Capo del governo Claudio Gabriele de Launay
Predecessore Cesare Cristiani di Ravarano

Durata mandato 7 maggio 1849 –
20 dicembre 1849
Capo del governo Massimo d'Azeglio
Successore Giuseppe Siccardi

Senatore del Regno di Sardegna
Durata mandato 19 dicembre 1848 –
20 maggio 1856
Legislature dalla I
Incarichi parlamentari
Commissioni:
  • Membro della Commissione per l'esame del progetto di legge sul primo libro del Codice civile (9 marzo 1850) (20 giugno 1853)
  • Membro della Commissione per l'esame del progetto di legge sul contratto del matrimonio civile (12 luglio 1852)
  • Membro della Commissione per l'esame del progetto di legge sul Codice penale militare (21 gennaio 1856)
Sito istituzionale

Dati generali
Professione Docente universitario

Francesco Maria Luigi de Margherita (Demargherita) (Torino, 9 ottobre 1783Torino, 20 maggio 1856) è stato un accademico, avvocato e politico italiano, che si adoperò per riformare in senso liberale e laico le istituzioni del Regno di Sardegna[1].

Biografiamodifica | modifica wikitesto

Nacque a Torino nel 1783 da Giovanni Francesco e da Benedetta De Caroli. Rimasto orfano da bambino, fu cresciuto dallo zio paterno Andrea, colonnello d'artiglieria nell'esercito sardo[2].

Laureatosi in Giurisprudenza nel 1802 all'Università di Torino, si dedicò subito all'insegnamento. Reggente la cattedra di Istituzioni canoniche nel 1817, nel 1819 ne divenne titolare, insieme a quella di Istituzioni civili; dal 1822 fu anche professore di Diritto civile[2]. Condusse in parallelo una brillante attività forense[1], che lo vide diventare anche Avvocato patrimoniale della regina Maria Teresa e Consulente del regio patrimonio.

Ritiratosi dall'insegnamento nel 1844 in seguito a una lite con il preside della facoltà[1], compì una rapida ascesa negli incarichi pubblici e ministeriali.

Nominato Barone dal Re Carlo Alberto il 18 luglio 1844, divenne senatore del Regno di Sardegna il 19 dicembre 1848; dopo appena dodici giorni diventò il primo sindaco di Torino eletto dal popolo. Prestò giuramento il 1º gennaio 1849 e annunciò come linee principali del proprio programma l'istruzione elementare estesa alle femmine, il soccorso alle «classi meno agiate», la «polizia urbana» e l'igiene «dell'abitato»[3]. Dopo soli tre mesi fu chiamato a reggere il ministero di Grazia, Giustizia e Culti nel Governo de Launay e dovette cedere la poltrona di sindaco a Carlo Pinchia. Nel frattempo era divenuto anche Consigliere del Magistrato di cassazione (poi Corte di cassazione) di Torino nel 1847 e Presidente di classe della Corte di Cassazione nel 1849.

Ma il suo lascito più importante di guardasigilli è il disegno di legge di cui incaricò Siccardi con l'obiettivo di favorire l'autonomia della magistratura dal potere esecutivo. Questo disegno di legge fu inizialmente bocciato, ma entrò in vigore il 19 maggio 1851, quando De Margherita non era più ministro da tempo[1].

Come ministro della giustizia, tentò di avviare riforme che adeguassero l'organizzazione del Regno di Sardegna ai principi dello Statuto albertino (per esempio l'abolizione dei diritti di primogenitura), ma dovette ritirarle per l'opposizione dell'ala più conservatrice del Parlamento subalpino. Affidò al consigliere Giuseppe Siccardi l'incarico di risolvere un contenzioso con il Papa sulle diocesi di Torino e di Asti, ma anche questa missione si concluse con un insuccesso[1].

La sua carriera politica si interruppe bruscamente in seguito a uno scandalo. Aveva concesso la legittimazione di una figlia naturale del defunto marchese Giovanni Battista Serra, che si era poi fidanzata con suo figlio. Il sospetto di avere agito per interesse personale, dato che la legittimazione comportava una consistente eredità[2], lo costrinse alle dimissioni il 18 dicembre 1849. Non si ritirò tuttavia dalla vita pubblica, rimanendo consulente della famiglia reale e relatore di numerosi progetti di legge, tra i quali quelli per la riforma del foro ecclesiastico e per l'istituzione del matrimonio civile.

Si spense a Torino il 20 maggio 1856.

Opere principalimodifica | modifica wikitesto

  • De privilegiis et hipotecis, 2 voll., Taurini, 1830
  • Dei modi legittimi di assicurare l'adempimento delle obbligazioni e della prescrizione, Torino, 1841
  • Delle persone, Torino, 1842
  • Delle donazioni tra vivi e delle obbligazioni in generale, Torino, 1843
  • Delle varie specie di contratti e delle regole particolari onde ciascuno di essi è governato, 1844
  • A' suoi concittadini il barone Demargherita ex-ministro di Grazia e Giustizia, Torino, 1850

Incarichi di Governomodifica | modifica wikitesto

Regno di Sardegna post 4 marzo 1848 - Regno d'Italia:

  • Ministro di grazia e giustizia (27 marzo-18 dicembre 1849)

Onorificenzemodifica | modifica wikitesto

Cavaliere dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
— 13 settembre 1833
Commendatore dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
— 16 marzo 1851

Notemodifica | modifica wikitesto

  1. ^ a b c d e f Dario Poto, Giuristi subalpini tra avvocatura e politica. Studi per una storia dell'avvocatura piemontese dell'Otto e Novecento, Torino, Alpina, 2006, pp. 16-24
  2. ^ a b c De Margherita, Luigi Francesco, su treccani.it. URL consultato il 30-04-2012.
  3. ^ AA. VV., Storia di Torino, Vol. 6, La città nel Risorgimento (1798-1864), a cura di Umberto Levra, Giulio Einaudi Editore, Torino, 2000

Bibliografiamodifica | modifica wikitesto

Dario Poto, Giuristi subalpini tra avvocatura e politica. Studi per una storia dell'avvocatura piemontese dell'Otto e Novecento, Torino, Alpina, 2006, pp. 16-24

Collegamenti esternimodifica | modifica wikitesto

  • Profilo sul Dizionario Biografico Treccani