Strage di Domenikon

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Strage di Domenikon
StatoGrecia Grecia
LuogoDomenikon (Tessaglia)
Data16 febbraio 1943
TipoRappresaglia
MortiOltre 150
Responsabili24ª Divisione fanteria "Pinerolo"
MotivazioneRappresaglia per l'uccisione di nove militari italiani
Militari italiani camminano tra i cadaveri di civili greci giustiziati nel massacro di Domenikon.

La strage di Domenikon si riferisce alla uccisione di circa 150 tra patrioti e civili greci nella zona del villaggio di Domenikon, in Grecia, effettuata dal Regio esercito italiano durante l'invasione della Grecia nel corso della Seconda guerra mondiale. Essa fu giustificata dai militari come reazione e rappresaglia ad una azione partigiana avvenuta nelle zone circostanti il villaggio.

Avvenimentimodifica | modifica wikitesto

Nelle vicinanze di Domenikon, un piccolo villaggio della Grecia centrale situato in Tessaglia, il 16 febbraio del 1943 un attacco partigiano contro un convoglio italiano provocò la morte di nove militi italiani delle Camicie nere[1]. 43 greci, fra attaccanti e supposti fiancheggiatori, furono uccisi a seguito dell'azione. Come reazione il generale della 24ª Divisione fanteria "Pinerolo" Cesare Benelli ordinò la repressione secondo l'esempio nazista:[2] centinaia di soldati circondarono il villaggio, lo distrussero e rastrellarono la popolazione, catturando tutti gli uomini di età compresa tra 14 e 80 anni. Essi furono tenuti prigionieri fino a che, nel cuore della notte, si procedette alla fucilazione[3] di 97 di loro[4].

Questo episodio non fu isolato: la storica Lidia Santarelli indica che esso fu il primo di una serie di violente azioni repressive attuate nella primavera-estate 1943. Dopo Domenikon seguirono altri eccidi in Tessaglia e nel resto Grecia: 30 giorni dopo 60 civili fucilati a Tsaritsani e successivamente a Domokos, Farsala e Oxinià.[2] La lotta ai ribelli secondo una circolare del generale Carlo Geloso, comandante delle forze italiane di occupazione, fu basata sul principio della responsabilità collettiva[3], secondo il quale per annientare i movimenti della resistenza andavano colpite le comunità locali.

Il ricordomodifica | modifica wikitesto

L'evento, per molto tempo dimenticato, è tornato di attualità a seguito della ricostruzione effettuata nel documentario televisivo di Giovanni Donfrancesco La guerra sporca di Mussolini, andato in onda per la prima volta il 14 marzo del 2008 su History Channel. Stathis Psomiadis, insegnante e figlio di una vittima, intervistato nel documentario, è stato uno dei promotori della ricostruzione dell'eccidio raccogliendo documenti e testimonianze di testimoni e superstiti[3].

In Italia il programma non è andato mai in onda sulla RAI, dichiaratasi "disinteressata al progetto"[3] mentre è stato trasmesso il 3 gennaio 2010 alle 14.05 su Rete 4.

Il 16 febbraio del 2009, durante la cerimonia di commemorazione, l'ambasciatore italiano in Atene Gianpaolo Scarante ha chiesto scusa da parte dell'Italia ai familiari delle vittime e alla Grecia[5][6].

Notemodifica | modifica wikitesto

  1. ^ E. Aga Rossi & M. T. Giusti, Una guerra a parte, Edizione Il Mulino, Bologna, 2011, p. 82
  2. ^ a b Andkronos Storia
  3. ^ a b c d E. Arosio, Grecia 1943: quei fascisti stile SS, in l'Espresso, 28 febbraio 2008. URL consultato il 09 dicembre 2016.
  4. ^ Franco Giustolisi, Italiani mala gente, in L'Espresso, 23 gennaio 2014.
  5. ^ 1943: l'Italia si scusa per rappresaglia in Grecia, 15 febbraio 2009, Storia In Rete (dall'ANSA)
  6. ^ Ta Nea tou Tyrnavou, n. 617, 17 febbraio 2009, p. 11

Bibliografiamodifica | modifica wikitesto

Voci correlatemodifica | modifica wikitesto

Collegamenti esternimodifica | modifica wikitesto