Max Stirner

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« Io rifiuto un potere conferitomi sotto la speciosa forma di "diritti dell'uomo". Il mio potere è la mia proprietà, il mio potere mi dà la proprietà. Io stesso sono il mio potere (...) e per esso sono la mia proprietà. (...) Non cerchiamo la comunità più estesa, la "società umana", ma vediamo negli altri unicamente mezzi e strumenti da adoperare come nostra proprietà. »
(Max Stirner, L'unico e la sua proprietà, Torino, 1971, pp. 617-22)
Friedrich Engels, Ritratto di Max Stirner, profilo a matita (particolare, dal Ritratto dei "Liberi")

Max Stirner, pseudonimo di Johann Caspar Schmidt[1][2][3] (Bayreuth, 25 ottobre 1806Berlino, 26 giugno 1856), è stato un filosofo tedesco, radicale sostenitore di posizioni anti-stataliste che danno importanza, all'individualismo, all'egoismo etico ed a un primordiale concetto di anarchismo.[2] Il nom de plume deriva da un soprannome che gli era stato dato dai compagni di scuola a motivo della sua alta fronte (da Stirn, che in tedesco significa appunto "fronte")[2].

Firma di Stirner col suo vero nome, Johann Caspar Schmidt

Giovane "hegeliano di sinistra", poi distaccatosi dal fronte idealista, viene considerato un precursore del nichilismo, dell'esistenzialismo e dell'anarco-individualismo, sebbene in senso stretto il suo anarchismo, inteso come ideologia a sbocco movimentista, non sia mai esistito in quanto le sue idee furono prettamente individualiste, né fondò mai alcun gruppo politico o lasciò indicazioni su un progetto sociale da attuare. L'"Unico" stirneriano è semplicemente l'individuo che agisce per sé, che sia "anarchico" o meno: difatti in nessuna circostanza definí sé stesso "anarchico"senza fonte e più che chiedere o ricercare l'abolizione dello Stato, come fece Proudhon e come farà Bakunin, egli semplicemente non ne riconosce la legittimità.[4]

Egli nega esplicitamente di sostenere una posizione filosofica assoluta, aggiungendo che dovendosi assegnare a un qualche "-ismo" sceglie che sia l'egoismo, parola che dal punto di vista filosofico non porta il significato negativo di persona che fa solo il suo interesse, danneggiando gli altri. L'Unico di Stirner agisce per sé, ma non crea apparati di governo e sopraffazione, né gruppi armati o pacifici di lotta, sebbene il suo pensiero abbia avuto una certa influenza sul movimento anarchico organizzato a partire dal secolo successivo.senza fonte Stirner viene qualche volta associato all'egoismo psicologico (ossia l'idea secondo cui ogni individuo faccia qualsiasi azione, anche altruistica, per un fine egoistico), ma questa ipotesi è rigettata dallo stesso filosofo.[2]

Stirner proclama in esso che le religioni e le ideologie si fondino primariamente sopra delle superstizioni e di conseguenza denuncia come tali il nazionalismo, lo statalismo, il liberalismo, il socialismo, il comunismo e l'umanesimo. In realtà non si esprime totalmente in contrasto assoluto con le lotte di alcune ideologie come il socialismo stesso, l'umanismo o diritti umani, ma ne combatte l'astrattezza giuridica ed ideale[5], mantenendo comunque una minima parte di etica e altruismo, se l'egoista ritiene giusto associarsi con altri.[6]

Biografiamodifica | modifica wikitesto

Le informazioni sulla vita di Stirner sono poche e frammentarie; la maggior parte di esse si conoscono grazie a John Henry Mackay, che pubblicò nel 1898 la prima biografia del filosofo, raccogliendo informazioni da varie fonti, come documenti e testimonianze scritte e orali. Di lui manca qualsiasi fotografia o ritratto sicuro eseguito da contemporanei, se si esclude una caricatura del gruppo dei "Liberi" e un disegno, entrambi opere di Friedrich Engels su richiesta di Mackay, circa quarant'anni dopo[7], fatto che ha dato origine ad equivoci (spesso alcune foto di autori correlati al suo pensiero, come Benjamin Tucker, individualista americano vengono confuse per immagini di Stirner).[8][9][10] Un ritratto coevo di Stirner sul letto di morte venne forse fatto eseguire da Bruno Bauer, ma è andato perduto.[11]

Altri suoi ritratti vennero eseguiti sulla base degli schizzi di Engels, come quello di Félix Vallotton nel 1900[12] o molti dipinti e illustrazioni recenti.[13] Talvolta viene raffigurato con i capelli neri[14], ma in realtà era biondo, come risulta dalle testimonianze. Mackay raccolse infatti da conoscenti una sua descrizione fisica e caratteriale[15]:

« Di media statura, Max Stirner era un uomo magro, poco appariscente. Vestiva semplicemente, ma sempre con grande cura (... ) senza alcuna pretesa (...) è stato descritto come un dandy, (...) quasi certamente non lo era. Piuttosto, egli aveva qualcosa del maestro di scuola superiore (...) e questa impressione è stata ulteriormente rafforzata dai suoi occhiali d'argento. Quando insegnava (...) si dice che indossasse "occhiali in acciaio sottile con piccole lenti" che, quando li toglieva, gli lasciavano un visibile segno sul naso. (...) Non era mai trascurato (...) portava corte basette bionde e baffi, mentre il suo mento era sempre ben rasato, e la sua morbida capigliatura, biondo-rossa, leggermente arricciata e tagliata corta, lasciava completamente libera la sua massiccia e ben visibile fronte, rotonda, e, abbastanza sorprendentemente, alta. Dietro gli occhiali, chiari occhi blu guardavano le persone e le cose con calma e delicatezza, né con aria sognante, né lo sguardo fisso. (...) La bocca con labbra sottili spesso aveva un sorriso amichevole, che con gli anni affilò e che tradiva un'ironia interiore. (...) Il suo naso era moderatamente grande, forte, (...) il mento era deciso. Le mani di Stirner erano particolarmente belle: bianche, ben curate, sottili, mani "aristocratiche". In breve dava una piacevole impressione. Sembrava sicuro di sé e tranquillo, non si muoveva mai in maniera frettolosa o di scatto. »

Anche Friedrich Engels ha lasciato qualche descrizione, una sotto forma di poesia:

« Guardate Stirner, guardatelo, il pacifico nemico di ogni costrizione.
Per il momento, beve ancora birra, ma presto sarà sangue,
facile come bere un bicchier d'acqua.
E quando gli altri leveranno il loro grido selvaggio: à bas les rois!
Stirner griderà anche lui: à bas les lois! »
(Friedrich Engels[16])
« Conoscevo bene Stirner, ci davamo del tu, era una persona bonaria, di gran lunga non così terribile come si presenta nell'Unico. Aveva qualcosa di pedante, che gli veniva dagli anni dell'insegnamento.[17] »
(Friedrich Engels)
Monogramma di Stirner da lui usato talvolta come autografo, composto dalle lettere M ed S componenti il simbolo del segno zodiacale del filosofo, lo Scorpione.

Di carattere riservato[7][18], condusse un'esistenza abbastanza appartata e solitaria (a parte qualche anno come membro del gruppo della sinistra hegeliana), non immune da eventi tragici e difficoltà.[7]

Giovinezza, studi e famigliamodifica | modifica wikitesto

Johann Kaspar (o Caspar) Schmidt nacque a Bayreuth, nella Baviera settentrionale, il 25 ottobre del 1806, figlio di Albert Christian Heinrich Schmidt, un intagliatore di flauti e di altri instrumenti musicali[19][20], e di Sophia Eleonora Reinlein, entrambi luterani.[2]

Casa natale di Stirner a Bayreuth

Meno di un anno dopo la sua nascita il padre morì di tubercolosi, a soli 37 annisenza fonte, e, dopo due anni, la moglie si risposò con un aiuto-farmacista, Heinrich Ballerstedt.[19] La madre ed il patrigno si trasferirono a Kulm, in Prussia[21], il bambino rimase con una zia[2], ma li raggiunse più tardi[20].

Nel 1818, a 12 anni, tornò a Bayreuth e fu accolto dalla famiglia del padrino[20]. Nel 1819 intraprese gli studi classici al Gymnasium locale.[20] Nel 1826 si iscrisse all'Università di Berlino[20], dal 1828 al 1829 frequentò l'Università di Erlangen, nel 1829 quella di Königsberg[19]: il tutto durò cinque semestri di studio, seguiti poi da "un lungo viaggio per la Germania". Comunque riuscì a seguire qualche lezione di Friedrich Schleiermacher ed Hegel[20][22], di quest'ultimo in particolare quelle sulla filosofia delle religioni, sulla storia della filosofia e sulla filosofia dello 'spirito soggettivo'.[2] Nel 1833 si trasferì a Berlino, dove studiò per due semestri a cui seguirono ulteriori interruzioni[20], dovute forse ai problemi mentali che afflissero la madre, che portò con se nella capitale.[2]

Nell'aprile 1835 Stirner fu candidato all'insegnamento di cinque materie (filosofia, storia, lingue antiche, tedesco, istruzione religiosa), ma non accettò e si limitò a fare lezioni di latino gratis per 18 mesi.[2][19] Nel 1837 sposò la figlia di 22 anni della sua padrona di casa, Agnes Klara Kunigunde Burtz[23], che morì di parto solo un anno dopo, dando alla luce un figlio, nato prematuro e di cui non si sa nulla.[24] Da una nota dello stato civile di divorziato di Stirner, al momento della morte ("non madre, non moglie, non figli") si può dedurre che il figlio del filosofo non sia vissuto a lungo.[25]

Il suo patrigno morì nel 1835 e nel 1837 sua madre fu ricoverata in un manicomio di Berlino[2], dove morì, secondo Mackay, nel 1859[26][27], secondo altri, invece, prima del figlio.[25]

I Liberi: la sinistra hegelianamodifica | modifica wikitesto

Nel 1839 ottenne la cattedra di insegnante di storia e letteratura[2] alla Lehr- und Erziehungsanstalt di Mme. Gropius, una scuola per ragazze dell'alta borghesia, situata al numero 4 del Köllnischer Fischmarkt, Berlino.[28] Nello stesso anno, frequentava un gruppo di giovani Hegeliani chiamati Die Freien ("i liberi"), tra cui figurano tanti nomi che avrebbero poi composto parte della filosofia tedesca del XIX secolo: Bruno Bauer, Arnold Ruge, Ludwig Feuerbach, Friedrich Engels e in seguito anche Karl Marx.[29] Stirner ed Engels erano molto amici[30], ma non è chiaro se egli frequentò mai di persona Marx.[16] I "Freien" erano soliti riunirsi da Hippel's, una birreria sulla Friedrichstraße.[2]

In questo gruppo conobbe anche Marie Wilhelmine Dähnhardt 1818-1902)[2], che poi nel 1843 divenne la sua seconda moglie.[19] Ernst Dronke, nella sua opera Berlin, in cui descrive il clima berlinese della metà degli anni quaranta del XIX secolo, rievoca la scandalosa scena del matrimonio, con gli amici che, incuranti, giocano a carte, gli sposi che si sono dimenticati gli anelli e Bruno Bauer che per rimediare ne toglie due di ottone dal suo borsellino.[31]

Le sue prime stesure avvennero nel 1842, quando pubblicò due corti articoli sulla Rheinische Zeitung, testata giornalistica fondata da Karl Marx nello stesso anno: Das unwahre Prinzip unserer Erziehung oder der Humanismus und Realismus (Il falso principio della nostra educazione o dell'umanismo e realismo) e Kunst und Religion (Arte e religione).[32] Il primo è un articolo pedagogico che propone il contrasto verso l'educazione dei bambini secondo norme esterne ed una maggiore coltivazione delle loro predisposizioni con lo scopo di renderli "caratteri sovrani, il secondo la recensione dell'opera di Bruno Bauer La tromba dell'ultimo giudizio contro Hegel ateo ed anticristo.[2] Contribuì anche al Leipziger Allgemeine Zeitung.[2]

L'ultimo domicilio di Stirner

Pubblicazione de L'Unico e ultimi annimodifica | modifica wikitesto

Tomba di Max Stirner al cimitero protestante di Santa Sofia, nel quartiere Mitte di Berlino

La stesura della sua opera maggiore, L'Unico e la sua proprietà, iniziò già nel 1839senza fonte, per poi completarsi tra il 1843 e la metà del 1844. Venne stampata alla fine del 1844, essendo già disponibile a novembre, ma l'edizione è postdatata al 1845.[2]. L'Unico viene sequestrato dalla censura, ma subito dissequestrato poiché ritenuto dalle autorità così "incomprensibile" e "assurdo" da essere poco pericoloso.[33] L'opera ebbe un discreto successo critico, attaccò ed ebbe risposta da Bruno Bauer, Ludwig Feuerbach, Moses Hess e Arnold Ruge. Attrasse anche l'attenzione di letterati quali Bettina von Arnim e Kuno Fischer.[2]

Subito prima della pubblicazione del libro Stirner lasciò il suo lavoro e visse per due anni sperperando l'eredità della moglie, che lo lasciò alla fine del 1846. Essa con un altro uomo era partita per l'Inghilterra e poi per l'Australia; scriverà poi a Mackay che "non aveva mai amato né rispettato" il marito (essendo lei divenuta poi una fervente credente cattolica, e andando a vivere in una comune), ed era perciò abbastanza riluttante a parlarne. Disse che Stirner era un uomo "astuto" e che la loro unione fu principalmente una coabitazione più che un matrimonio.[2][34] Morirà a Londra nel 1902, dopo aver cambiato nome in Mary Smith.[35] Nonostante questo, la dedica de L'Unico è proprio a Marie, sebbene qualcuno abbia sottolineato un certo sarcasmo in questa azione.[17]

Successivamente Stirner, che aveva investito (in gran parte finanziato dalla moglie stessa) con scarso successo in un'impresa di trasporto e vendita del latte, finì due volte arrestato per debiti (dal 5 al 26 marzo 1853 e dal 1º gennaio al 4 febbraio 1854), e nemmeno il denaro della madre (peraltro scarso), entrato in suo possesso a causa dell'infermità mentale e fisica della donna, bastò a coprirli. Si mise allora a lavorare come traduttore[36], traducendo in tedesco Jean-Baptiste Say e Adam Smith e forse scrivendo qualcosa per il Journal des österreichischen Lloyd. Compilò anche una "Storia della Reazione", un insieme di citazioni altrui.[2]

Max Stirner morì in povertà il 26 giugno 1856, a soli 49 anni, a causa di un'infezione non curata degenerata in setticemia e febbre acuta; la patologia fu causata da un carbonchio (lieve infezione cutanea da Staphylococcus aureus) sul collo, che era probabilmente a sua volta la complicanza del morso di un insetto velenoso.[37] Pochi amici presenziarono al funerale: tra i giovani hegeliani solo Bruno Bauer.[38] Poco tempo dopo l'amico Ludwig Bühl organizzò una colletta e fece erigere una modesta lapide. Nel 1892 fu sostituita dalla lapide attuale, pagata da John Henry Mackay.[39]

Il discepolo Mackay

Il primo famoso discepolo postumo di Stirner nonché suo biografo, fu appunto il citato John Henry Mackay, che oltre a diffonderne l'opera (fu il primo traduttore in inglese), la biografia e l'immagine, e modificarne la sepoltura, dettò un'iscrizione apposta sulla casa in cui il filosofo morì e una dove nacque.[40][41]

Una leggenda vuole che il teschio del filosofo fosse stato esumato e finito in casa di Mackay assieme alle carte dell'archivio, ma non è mai stato confermato o ritrovato nelle proprietà del biografo di Stirner.[42]

Fortuna postumamodifica | modifica wikitesto

L'Unico ebbe pubblicazioni postume in lingua non tedesca solo parecchi anni dopo, in Italia nel 1902, per una casa editrice di ispirazione anarchica e con prefazione del traduttore Ettore Zoccoli, che prendeva però le distanze dalle idee strettamente individualiste che venivano esposte nel volume.[43]

Stirner rimane ancor oggi al centro di un dibattito diffuso e animato: un'ampia letteratura secondaria compare in tedesco, italiano, francese e spagnolo, mentre in inglese vi sono solo interventi che sottolineano le interpretazioni anarchica ed esistenzialista del suo pensiero.[44] Il pensiero di Stirner ha cominciato ad avere effetto sulla filosofia politica solo a partire dagli inizi del XX secolo, sia nell'anarchismo sia altrove, come nel fascismo o talvolta anche nell'anarco-capitalismo di matrice libertariana, sul miniarchismo liberale e nell'individualismo senza ulteriori aggettivi, sottolineando spesso - secondo molti erroneamente - l'enfasi posta dallo stesso Stirner sull'importanza della proprietà e dell'individuo.

Pensiero politico e filosofico: l'Unicomodifica | modifica wikitesto

Se Feuerbach prima di lui aveva criticato Hegel e la religione poiché sottraevano all'uomo il suo primato di essere sensibile e sociale, Stirner va oltre. A suo avviso Feuerbach cerca ancora l'essenza dell'uomo così come Hegel, infatti ha innalzato al posto del divino la natura umana come essere supremo, rendendo la tirannia divina ancora più potente, essendo questa immanente e non trascendente come la divinità cristiana.[2] Questa critica è estesa a vari membri della sinistra hegeliana, che avevano concezioni differenti del concetto di "natura umana" (dal concetto di cittadinanza a quello di lavoro umano), ma che tutti vedevano come qualcosa di superiore.[2] L'io, però, non è l'uomo: secondo Stirner si deve superare l'uomo in generale, poiché l'io è un Unico, un essere irripetibile e irriducibile, che non si deve lasciare sottomettere o strumentalizzare da scopi o fini che non siano i propri ed a causa dei quali non sarebbe più padrone di sé stesso. Stirner pone l'individuo - né buono né cattivo, ma semplicemente sé stesso, spogliato d'ogni struttura - al centro del mondo di ognuno e questo individuo si assoggetta a regole altrui solo se lo ritenga conveniente per sé, se può avere dei vantaggi o evitare degli svantaggi (come rischiare la vendetta di altri individui), altrimenti è soggetto solo alle proprie "leggi" personali.

La libertà, per essere veramente tale, non può derivare da una concessione altrui, ma essere il frutto di una propria conquista: “si può perdere la libertà, ma la libertà spetta solo a noi”, è una scelta revocabile che si presenta all'individuo in ogni momento della sua vita.

L'individuo deve avere la proprietà della libertà, non basta dirsi liberi, io devo poter fare o non fare ciò che desidero; a Stirner non interessa realizzare l'ideale della libertà, quello a cui punta è di avere la libertà, l'uomo diventa libero se riesce a sottoporre la libertà al proprio volere; non basta l'ideale e in questa concezione, l'altruismo risulta essere solo un egoismo mascherato, come nella Natura stessa.senza fonte

Se viene Stirner universalmente, a torto o a ragione, indicato come il vero precursore di Nietzsche (e di tutti coloro che a Nietzsche si sono ispirati), dell'anarco-individualismo e anche di gran parte del moderno esistenzialismo ateo, i precursori del pensiero stirneriano sono considerati alcuni pensatori libertini ed altri legati al movimento culturale tra l'ultimo illuminismo radicale e l'individualismo sfrenato di alcuni romantici: di volta in volta sono stati indicati il Marchese de Sade[45], Vittorio Alfieri[46], William Godwin[47]; volendo guardare indietro nel tempo, c'è qualche somiglianza col cinico Diogene di Sinope.[48]

Individualismo, egoismo e anarchiamodifica | modifica wikitesto

Un individuo è effettivamente libero solo se spetta a lui decidere se e quando limitare la propria libertà per fini a lui propri.senza fonte

Lettera autografa di Stirner
Friedrich Engels, Riunione del gruppo dei Liberi, con ritratto di Max Stirner (indicato dalla freccia)

Ad esempio, il fatto stesso di avere interazioni con altri individui rende impraticabile la libertà assoluta perché la libertà di un individuo non può coincidere con quella di un altro. L'importante per Stirner è che l'interazione e il conseguente sacrificio in termini di libertà costituisca una libera scelta da parte dell'individuo, finalizzata ad una maggiore utilità per sé medesimo non altrimenti realizzabile. L'egoismo o individualismo di Stirner non coincide infatti né con il solipsismo, né con l'apologia di un'utopica libertà assoluta. Il rifiuto di Stato, Chiesa, religioni, istituzioni o società non è dovuto al fatto che tali entità "limitano la mia libertà, quanto al fatto che la limitano per fini che non mi appartengono".

Di fronte al singolo tutto ciò che è in suo potere si connota come proprietà di esso: è una proprietà estendibile tanto quant'è il potere in possesso dell'unico.

Per sfruttare il proprio potere l'unico può utilizzare ogni mezzo desideri, non esclusi l'ipocrisia e l'inganno, salvo che altri unici non riescano ad impedirglielo. Dal punto di vista delle istituzioni politiche non vi può essere alcun rapporto tra istituzioni e libertà dell'individuo. Il Diritto, non essendo frutto della mia volontà, si pone al di fuori della mia individualità (in quanto è stato elaborato con strumenti che esulano, appunto, dalla mia individualità).

I diritti mi sono stati concessi e non sono atto della mia libertà: basta ciò a Stirner per considerarli un qualcosa che la imbriglia: non è l'unico che si appropria dei diritti, questi sono qualcosa che gli altri concedono, importa poco se questa concessione avvenga ad opera di pochi, uno o molti. Si tagliano, così, i ponti anche con una concezione politica ultrademocratica: la società democratica pretende anch'essa di annettere automaticamente tutti gli individui a prescindere dalla loro volontà. Un unico può accettare anche la democrazia, ma solo se gli conviene farlo e se ne ha la volontà. L'unica forma di collettività accettabile per Stirner è difatti un'associazione di egoisti nella quale ciascun io entra solo per il proprio tornaconto. Un'associazione di tale tipo sarà basata sulla convergenza revocabile di più egoismi per scopi ben precisi.senza fonte

L'egoismo etico stirnerianomodifica | modifica wikitesto

« Se voi sapete procacciarvi un godimento, esso diviene un vostro diritto; se lo desiderate solamente senza osare appagarlo, esso resterà sempre uno dei diritti acquisiti di coloro che sono privilegiati a fruirne. Esso è il loro diritto, come diventerebbe il vostro se sapeste appagarlo. »
(Max Stirner, L'Unico e la sua proprietà, Demetra, 1996, p. 214.)
Felix Vallotton, Max Stirner

L'egoismo etico stirneriano è più di tutto un individualismo caratterizzato dall'amore per sé stessi, non dalla volontà di danneggiare altri. Stirner è stato ritenuto, per le sue provocatorie e paradossali prese di posizione, un asociale-solipsista che esalta la figura dell'individuo in lotta contro tutto e tutti, ad esempio da George Woodcock.senza fonte In realtà Stirner riconosce la socialità innata nell'uomo ed il bisogno dell'uomo di vivere con gli altri[2]: «lo stato primitivo dell'uomo non è l'isolamento o la solitudine, ma la società».[49]

Stirner considera positivo l'associarsi per libera scelta, mentre considera in modo negativo quelle società basate sulla costrizione, l'abitudine, in quanto società rigide e sacrali. Per Stirner è normale e legittimo che nell'atto di associarsi si rinunci ad alcune libertà, ciò che Stirner non accetta è la limitazione della propria individualità che si ritrova nello Stato e nella società rigida, in nome di un patto sociale eterno e sottoscritto da altri. La differenza tra Stato ed Associazione non sta quindi nella limitazione della libertà, ma nel differente rapporto che si instaura tra l'individuo e le suddette forme socialisenza fonte: «Lo Stato è sacro di fronte a me, all'individuo singolo, rappresenta il vero uomo, lo spirito, il fantasma. L'associazione invece è creazione mia, non è sacra, non rappresenta un sacro potere al di sopra di me.[50]».

Stirner respinse anche la presunta vicinanza delle sue teorie con il liberismo: «Nella concorrenza certamente ciascuno è solo. Ma quando forse un giorno la concorrenza scomparirà, perché si riconoscerà che l'azione comune è più profittevole dell'isolamento, non accadrà allora che ognuno sarà ugualmente egoista e alla ricerca del proprio utile?».

Secondo Stirner colui che non pensa ad altro che a sé è «un uomo che non conosce e non sa apprezzare nessuna delle gioie provenienti dall'interesse e dalla stima che si ha per gli altri».

Evidenziando inoltre quell'aspetto dell'uguaglianza nella diversità in un pensiero che il filosofo rivolge a "tutti": «Sono forse realmente degli egoisti coloro che sono associati in un organismo in cui uno è schiavo o servo di un altro? [...] Gli schiavi non hanno ricercato questa società per egoismo, ma essi sono nel loro cuore egoista contro queste belle associazioni. Queste non sono "associazioni di egoisti", ma società religiose, comunità tenute in sano rispetto del diritto e della legge».senza fonte

Differenze sostanziali con la concezione fascista e collettivistamodifica | modifica wikitesto

« Lo Stato è fondato sulla schiavitù del lavoro. Quando il lavoro sarà libero,lo Stato sarà perduto. »
(Max Stirner, L'Unico e la sua proprietà, Demetra, 1996, p. 135.)

Stirner teorizza una sorta di libera cooperazione e libera competizione tra egoismi, senza teorizzare, come vorrebbero alcune riletture di estrema destra - quale fu, distorcendo sia Stirner sia Nietzsche, l'interpretazione fascista mussoliniana - il conseguente ineluttabile innalzamento di un io più forte che estende il proprio dominio su tutti gli altri. Per il fascismo l'io innalzato, cioè il Duce o condottiero, diventa intoccabile in quanto guida spirituale protetta dallo Stato, in maniera sacrale quasi gentiliana, per gli stirneriani tale "condottiero" può salire al comando, ma non ne ha il diritto eterno (autoritarismo o führerprinzip che sia), ossia chiunque può scalzarlo o disobbedirgli se ritiene di farlo, in quanto ogni potere imposto sull'unico è un abuso.senza fonte

F. Engels, Profilo di Max Stirner

Una parte importante de "L'Unico e la sua proprietà" dimostra come non esiste una vera e assoluta "libera concorrenza" in presenza di uno Stato. La libera concorrenza significa "egalité" (dal francese, uguaglianza) davanti allo Stato. L'uguaglianza di fronte al "fantasma" di uno Stato dissolve quella che è la concezione stirneriana dell'Unico come differenza assoluta, e non differenza "da". Si concorre sempre e solo con la grazia dello Stato. Lo Stato, in altre parole, concede diritti (tra i quali quello di potere essere in concorrenza) solo per formarsi dei "servi". L'unica forma possibile per la liberazione dell'io dalle autorità e dalle istituzioni che cercano di renderlo schiavo e di limitarlo è la rivolta individuale, non una rivoluzione.senza fonte

Rivoluzione e rivoltamodifica | modifica wikitesto

Stirner differenzia la "rivoluzione" dalla "ribellione" (Empörung), asserendo che la prima serve ad eliminare delle istituzioni e ricrearne altre, mentre la seconda deriva dall'insoddisfazione dell'individuo per un impeto egoistico e non sociale e politico, che porta al sottrarsi da ogni istituzione possibile.[51]

Influenzemodifica | modifica wikitesto

Il pensiero di Stirner avrà influenza principalmente sul movimento anarchico del XX secolo, prima incentrato solo sui teorici classici come Proudhon e Bakunin (secondo alcuni, Bakunin fu il primo a unire, nelle proprie teorie, l'anarchismo di Proudhon e Godwin con quello di Stirner).

La filosofia di Stirner - spesso espressa provocatoriamente in iperboli non sempre letterali, al fine di spiegare meglio il proprio pensierosenza fonte - ha suscitato a sua volta accesi dibattiti, che hanno coinvolto personaggi di estrazione ideologica molto diversa tra loro, come Karl Marx, Friedrich Engels, Benito Mussolini[52], Carl Schmitt e i situazionisti.[53]

C'è anche chi ha avvicinato Stirner alle ispirazioni di certi libertariani o anarco-capitalisti come Rand e Nozick[54], ma spesso questa derivazione, seppur le idee di Stirner siano state interpretate anche come individualiste in questo preciso senso, è negata sia dagli anarchici (ribadendo l'avversione di Stirner al capitalismo borghese) sia dai liberali, evidenziando la mancanza di rispetto tributata da Stirner ai diritti naturali, specie alla proprietà privata altrui, che non è "proprietà dell'Unico", e la sua indifferenza beffarda verso il principio di non aggressione.[55]

A livello popolare, in particolare musicale, il cantautore Fabrizio De André rivelò la sua ammirazione giovanile per Stirner, uno dei motivi per cui si dirà anarchico.[56]

Stirner e Nietzschemodifica | modifica wikitesto

Un approfondimento merita il rapporto tra Stirner e Nietzsche. Bernd Laska sostiene che Friedrich Nietzsche, che a Stirner si ispirò, non riconobbe esplicitamente i suoi debiti nei confronti di Stirner, e anzi confidò ad alcuni suoi allievi il timore di essere accusato di plagio nei suoi confronti. Negò di aver mai letto il suo libro, cosa che invece risultò alcuni anni dopo la sua morte.[57] Questa opinione di Laska è però confutata da altre fonti: nei commentari dell'edizione critica Colli-Montinari e nelle numerose biografie sul filosofo non risulta che Nietzsche abbia mai espresso alcun timore di plagio con i suoi allievi, anche perché negli anni in cui Nietzsche insegnò, la disciplina di cui era docente era filologia classica. In questi anni poi pubblicò "La nascita della tragedia- che è un'opera eminentemente filologica, pur avendo implicazioni filosofiche. Le sue opere scritte in gioventù sembrano non riportare somiglianze con il pensiero di Stirner.senza fonte Nietzsche inoltre non era in possesso di alcun libro di Stirner[58]. L'opinione di Laska si basa invece sul fatto che Adolf Baumgartner, allievo di Nietzsche, avrebbe preso in prestito L'Unico dalla biblioteca universitaria di Basilea su consiglio di Nietzsche stesso e sul fatto che, in un discorso tra la moglie di Franze Camille Overbeck, un teologo protestante e amico intimo, e Nietzsche comparve il nome di Stirner: «Una volta, quando mio marito era uscito, [Nietzsche] si intrattenne un attimo con me e fece il nome di due tipi originali, che lo stavano occupando e nei cui scritti coglieva un'affinità con se stesso. Come sempre quando acquistava consapevolezza di relazioni interiori, era su di morale e felice. […] “Stirner… quello sì!” E comparve un tratto solenne sul suo viso. Mentre osservavo con apprensione quel suo atteggiamento, questo si mutò nuovamente, egli fece con la mano un movimento come per scacciare qualcosa, difensivo, e mi sussurrò: “Ora Ve l'ho pure detto, ma non volevo parlarne. Lo dimentichi di nuovo. Si parlerà di un plagio, ma Voi non lo farete, lo so».[57][59]

Sempre secondo le medesime testimonianze, Nietzsche avrebbe definito l'opera di Stirner come «la più temeraria e consequenziale dai tempi di Hobbes». Ne L'Unico Nietzsche intravide un nucleo su cui costruire il proprio nichilismo, e da Stirner egli trasse spunti per la sua "filosofia con il martello".[59]

Operemodifica | modifica wikitesto

  • L'Unico e la sua proprietà[60] Reclam, 1981 ISBN 3-15-003057-9 (Prima edizione 1845 [1844])
  • Scritti minori con l'aggiunta degli ultimi ritrovamenti[61], 2012, pp. 270
  • Geschichte der Reaktion. 2 volumi, Berlino 1852 (Storia della reazione)
  • Parerga, Kritiken, Repliken. (A cura di Bernd A. Laska), Nürnberg 1986. ISBN 3-922058-32-9
  • Kleinere Schriften und seine Entgegnungen auf die Kritik seines Werkes: 'Der Einzige und sein Eigentum', Aus den Jahren 1842-1847. (A cura di John Henry Mackay), Berlino 1898.
  • Replica a Feuerbach, Bauer, Hess, (1845)[62]
  • I falsi principi della nostra educazione ovvero Umanesimo e Realismo (A cura di John Henry Mackay), Charlottenburg 1911[63]
  • La società degli straccioni. Critica del Liberalismo, del Comunismo, dello Stato e di Dio, a cura di Fabio Bazzani, Firenze, Editrice Clinamen 2013.

Notemodifica | modifica wikitesto

  1. ^ Come riportato dalla sua firma autografa; a volte il secondo nome viene scritto "Kaspar".senza fonte
  2. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v David Leopold, Max Stirner, su Stanford Encyclopedia of Philosophy. URL consultato il 7 settembre 2016.
  3. ^ Christopher John Murray, Encyclopedia of the Romantic Era, 1760-1850, volume 2, ed. Taylor & Francis, 2004, pag. 1095.
  4. ^ Tranne nel caso singolo, non codificabile a priori, che possa rivelarsi favorevole all'Unico, allora costui può temporaneamente accordare una qualche legittimità allo Stato), proprio come la corrente dell'anarchismo filosofico che fece capo a William Godwin.senza fonte
  5. ^ Egli vi pone al centro l'individuo e non il collettivo "sacralizzato", fatto che lo rende diverso dagli individualisti di stampo liberale, come gli anarco-capitalisti, ma anche dalle teorizzazioni "superomistiche" del fascismo: «Io non sono affatto contro il socialismo, ma contro il socialismo consacrato; il mio egoismo non si oppone all'amore...; né è nemico del sacrificio, né dell'abnegazione...; e meno che mai del socialismo, - insomma, non è nemico dei veri interessi; esso si ribella non contro l'amore, ma contro l'amore sacro, non contro il pensiero, ma contro il pensiero sacro, non contro i socialisti, ma contro il socialismo sacro.» (Lettera a Moses Hess); riportato in: Victor Roudine, La lotta operaia secondo Max Stirner, p. 12.
  6. ^ D.A. Ridgely, Selfishness, Egoism and Altruistic Libertarianism, positiveliberty.com, 24 agosto 2008. URL consultato il 24 agosto 2008.
  7. ^ a b c Mackay, 7
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  9. ^ Max Stirner biografia
  10. ^ Copertina di Il falso principio della nostra educazione, Edizioni Stella Nera.
  11. ^ Mackay, 206
  12. ^ Ritratto di Stirner, opera di F. Valloton
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  14. ^ Immagine
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  38. ^ John Henry Mackay, Max Stirner: sein Leben und sein Werk, Mackay-Gesellschaft, Freiburg/Br., 1977, p. 206.
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  40. ^ Ibidem, p. XIV.
  41. ^ Mackay, 9; 209-213
  42. ^ Saul Newman, Max Stirner, 2011, p. 37
  43. ^ "Se nell'editore della presente traduzione io avessi veduto l'intento palese, o anche semplicemente tacito, di rendere, come si dice, popolare l'opera dello Stirner, non avrei assolutamente aderito alla domanda di scrivere questa introduzione. E per due ragioni; prima di tutto perché, in simile caso, avrei dovuto preoccuparmi di opporre allo Stirner un contradditorio, ciò che è difficilissimo in molte pagine e impossibile in poche; e secondariamente perché, quanto più le forze di uno studioso sono modeste, tanto meno ha il dovere di rendersi responsabile della diffusione di dottrine, alle quali la propria coscienza gli comanda nel modo più assoluto di non partecipare. (...) Egli ci trasporta nel centro di una così assurda concezione della vita, che raggiunge, prima di tutto, e come mai nessuno meglio ha saputo, lo scopo immediato di disorientare la mente del lettore. Tutti senza eccezione gli studiosi dello Stirner, anche i non deliberatamente apologetici, tradiscono questo strano asservimento alla attrazione allucinatoria che si dilata dalle dottrine di lui" in Prefazione in M. Stirner, L'unico, Frat. Bocca Ed., terza edizione, Torino,Roma, Milano, 1921, pp. IX-X.
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  63. ^ Das unwahre Prinzip unserer Erziehung oder der Humanismus und Realismus

Bibliografiamodifica | modifica wikitesto

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  • Leonardo Vittorio Arena, Note ai margini del nulla, ebook, 2013.
  • Fabio Bazzani, Unico al mondo. Studi su Stirner, Firenze, Editrice Clinamen 2013, pp. 160.
  • Victor Roudine, Max Stirner, tr. it. di Marie Grimaldi, Napoli, Edizioni immanenza, (Stirneriana, 1), 2014 pp. 50 ISBN 978-88-98926-26-8
  • Alfredo M. Bonanno, Max Stirner, Edizioni Anarchismo, 2003 (II. ed.), pp. 420
  • Alfredo M. Bonanno, Teoria dell'individuo. Stirner e il pensiero selvaggio, Edizioni Anarchismo, 2004 (II ed.), pp. 390
  • Carlo Di Mascio, Stirner Giuspositivista. Rileggendo l'Unico e la sua proprietà, 2 ed., Edizioni Del Faro, Trento, 2015, pp. 253, ISBN 978-88-6537-378-1
  • John Henry Mackay, Max Stirner. Vita e Opere, traduzione integrale di C. Antonucci, Bibliosofica Editrice, Roma, 2013, prima edizione 1894
    • John Henry Mackay, Max Stirner. His Life and His Works, Peremptory Publications, 2005.

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