Parco nazionale del Lomami

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Parco nazionale del Lomami
Grey parrots forest clearing.jpg
Tipo di area Parco nazionale
Codice WDPA 555625665
Stato RD del Congo RD del Congo
Superficie a terra 58.095 ha
Gestore Institut Congolais pour la Conservation de la Nature
Mappa di localizzazione
Mappa di localizzazione: Repubblica democratica del Congo
Parco nazionale del Lomami
Parco nazionale del Lomami

Coordinate: 2°00′S 25°02′E / 2°S 25.033333°E-2; 25.033333

Il parco nazionale del Lomami è un parco nazionale della Repubblica Democratica del Congo in Africa centrale. Situato al centro del bacino del fiume Lomami, si trova a cavallo delle province di Tshopo e Maniema con una leggera sovrapposizione nelle foreste dei bacini fluviali dei fiumi Tshuapa e Lualaba. Il Parco Nazionale è stato dichiarato ufficialmente il 7 luglio 2016. Si tratta del nono parco nazionale del paese e del primo ad essere creato a partire dal 1992.

Il parco ha una superficie di 8.879 km² (887.900 ettari) di foresta pluviale tropicale di pianura con isole di savana nel sud e colline ad ovest. Ospita numerose specie endemiche, a livello nazionale, tra Bonobo, Okapi, Afropavo congensis e una specie di primati di recente scoperta chiamata Cercopithecus lomamiensis, oltre al raro Cercopithecus dryas conosciuto localmente come Inoko. Una popolazione importante di elefante della foresta africana è ancora protetta, nella parte settentrionale del parco.

Storiamodifica | modifica wikitesto

L'areale sud-orientale del bonobo (una scimmia antropomorfa endemica del Congo sulla riva sinistra del fiume Congo), rimase non studiato fino al 2007. Dal satellite l'area appare di circa 40.000 km² di foresta pluviale non esplorata, senza strade, abitazioni umane o radure agricole. Lavorando in collaborazione con la Lukuru Foundation, John e Terese Hart, una coppia coinvolta nella tutela della foresta del Congo dai primi anni 1980, lanciò una canoa nel fiume Lomami, nell'aprile 2007. A bordo diverse squadre pronte ad inventariare l'area a piedi nei successivi tre anni. Essi battezzarono l'area Tshuapa–Lomami–Lualaba Conservation Landscape (TL2) dai tre fiumi Tshuapa, Lomami e Lualaba, che scorrono nella foresta. Trovarono gran parte delle zone esterne depauperate di grandi animali a causa del commercio della carne di animali selvatici, ma un ricco nucleo è rimasto. Anche questa zona è minacciata dai cacciatori, molti provenienti da lontano - anche da altre Province - per fornire i mercati delle principali città di Kisangani e Kindu di carne di animali selvatici.[1]

Dopo le indagini di ricognizione, in stretta collaborazione con le autorità tradizionali e le amministrazioni locali, la squadra Lukuru si è focalizzata sulle aree che ancora contenevano una fauna varia e abbondante. Nel primo anno è stata rinvenuta una scimmia che si è verificato successivamente essere nuova per la scienza, il Cercopithecus lomamiensis.[2] Essi riscontrarono che il parco era popolato da altre specie endemiche e non indagate come Okapi, Afropavo congensis, elefante della foresta africana e significative popolazioni di primati non umani compreso il raro Cercopithecus dryas ed altri interessanti fenotipi di specie conosciute. Tutti questi risultati hanno mostrato un livello eccezionalmente ricco e interessante dei margini orientali del bacino della foresta del fiume Congo.[1][3]

Con incontri nei centri dei villaggi e municipi, con le missioni di sensibilizzazione guidate da ministri, capi e deputati, prese il via un processo per creare un parco nazionale. Dal 2010 fino al 2012, legittimate attraverso cerimonie Tambiko in cui sono stati consultati gli antenati, i villaggi circostanti definirono i limiti del parco nazionale. Entro il 2013 i governatori di entrambi i parchi provinciali Maniema e Tshopo (orientali, al momento) dichiararono illegale per tutti la caccia all'interno dei parchi.

Il 7 luglio 2016, dopo circa un decennio di lavoro collaborativo, il governo del Congo decretò ufficialmente la creazione del parco nazionale del Lomami.[4]

Geografiamodifica | modifica wikitesto

Dettaglio dell'area del parco

Il parco nazionale del Lomami si trova su due province: Tshopo e Maniema. Si trova a sud di Kisangani, la capitale della provincia di Tshopo e a nord-ovest di Kindu, la capitale della provincia di Maniema.

Il fiume Lomami segna il confine occidentale al limite meridionale del parco e scorre attraverso il centro della parte settentrionale del parco. Questo fiume - come barriera biogeografica - ha influenzato l'evoluzione della fauna selvatica nella regione. Altri due fiumi, Tshuapa e Lualaba, definiscono i limiti generali est-ovest dell'area Tshuapa-Lomami-Lualaba.

Delle savane idromorfe emergono dalla foresta nella parte più meridionale della Tshuapa-Lomami-Lualaba, mentre la copertura forestale è più coerente, nel nord, anche se varia da foresta di collina a bassa elevazione a foresta di montagna e stagionalmente bosco e foresta fluviale.

Popolazione localemodifica | modifica wikitesto

Le persone che vivono nella zona cuscinetto del Parco Nazionale del Lomami appartengono principalmente a sette gruppi etnici differenti: Lengola, Mbole, Mituku, Langa, Tetela, Ngengele e Arabisé. In circa 100 piccoli villaggi vivono principalmente di agricoltura, caccia e pesca.[5]

Biodiversitàmodifica | modifica wikitesto

Le prime esplorazioni, all'inizio del 2007, hanno verificato che la distribuzione meridionale del bonobo si trovava sulla riva orientale del Lomami. Questi bonobo dimostrarono di essere geneticamente distinti da altre popolazioni bonobo, avendo il Lomami come una probabile barriera geografica.[6]

Altre popolazioni importanti di animali rari o in via di estinzione sono stati trovati in varie parti del parco.

Rimangono circa 500 elefanti africani della foresta nella zona nord del parco. Esso è stato cacciato fino all'estinzione locale nel sud del parco. Anche nel Nord, l'Okapi, una giraffa della foresta pluviale congolese si trova solo sulla riva occidentale del Lomami. Questa scoperta solleva questioni circa la gamma storica della specie in quanto l'Okapi è nota anche sulla riva orientale del Lualaba ma non tra il Lomami e il Lualaba.[3]

Nel sud, la scimmia dryas è finora (2016) nota solo nella provincia di Maniema e sulla riva destra del fiume Lomami. Prima della sua scoperta, si pensava che la specie fosse limitata ad una piccola area della provincia dell'Equatore, 400 km a nord-ovest.[7]

Significativi agglomerati di pappagallo cenerino (Psittacus erithacus), una specie molto ambita dalla caccia illegale,[8] vive all'interno e nei dintorni del parco assieme al pavone del Congo (Afropavo congensis).

Il Parco Nazionale del Lomami si caratterizza per le numerose specie di scimmie presenti nel suo territorio, tra le quali si possono citare:

Bonobo
Gruppo di bonobo

Minaccemodifica | modifica wikitesto

La maggiore minaccia alla fauna del parco proviene dal commercio della carne della selavaggina. La Lukuru Foundation ha scoperto che l'origine della pressione venatoria non è solo proveniente dalle comunità locali, poiché molti cacciatori sono provenienti da altre regioni[9] e, soprattutto, il commercio è guidato da una forte domanda proveniente dai mercati urbani e dai commercianti che giungono ai villaggi in bicicletta e moto per contrattare direttamente in loco. Un monitoraggio della Lukuru Foundation ha rivelato che circa l'85% di tutta la carne di animali selvatici proveniente dal Tshuapa-Lomami-Lualaba viene trasportata al capoluogo di provincia, Kindu.

Il bracconaggio di elefanti rappresenta un altro pericolo per il parco. Il commercio dell'avorio, non solo spinge ad un rapido declino del numero degli elefanti[10] ma contribuisce alla mancata sicurezza delle aree. Con armi e munizioni militari, bande criminali uccidono, non solo la fauna del parco, ma anche nelle comunità circostanti.

Notemodifica | modifica wikitesto

  1. ^ a b (EN) Breaking the bushmeat cycle in Congo: A good news story (PDF), in SWARA, The East African Wildlife Society, vol. 1, 2011, pp. 16–19.
  2. ^ (EN) John A. Hart, Kate M. Detwiler, Christopher C. Gilbert, Andrew S. Burrell, James L. Fuller, Maurice Emetshu, Terese B. Hart, Ashley Vosper e Eric J. Sargis, Lesula: A New Species of Cercopithecus Monkey Endemic to the Democratic Republic of Congo and Implications for Conservation of Congo’s Central Basin, in PLOS ONE, vol. 7, nº 9, 12 settembre 2012, pp. e44271, DOI:10.1371/journal.pone.0044271, ISSN 1932-6203, PMC 3440422, PMID 22984482.
  3. ^ a b (EN) David W. G. Stanton, John Hart, Peter Galbusera, Philippe Helsen, Jill Shephard, Noëlle F. Kümpel, Jinliang Wang, John G. Ewen e Michael W. Bruford, Distinct and Diverse: Range-Wide Phylogeography Reveals Ancient Lineages and High Genetic Variation in the Endangered Okapi (Okapia johnstoni), in PLOS ONE, vol. 9, nº 7, 9 luglio 2014, pp. e101081, DOI:10.1371/journal.pone.0101081, ISSN 1932-6203, PMC 4090074, PMID 25007188.
  4. ^ (EN) DRC declares first new national park in 40 years, in Mongabay, 12 July 2016.
  5. ^ (EN) New Hope for Congolese Wildlife, su Rain Forest Trust, Dem. Rep. of Congo. URL consultato il 17 febbraio 2017.
  6. ^ (EN) Yoshi Kawamoto, Hiroyuki Takemoto, Shoko Higuchi, Tetsuya Sakamaki, John A. Hart, Terese B. Hart, Nahoko Tokuyama, Gay E. Reinartz e Patrick Guislain, Genetic Structure of Wild Bonobo Populations: Diversity of Mitochondrial DNA and Geographical Distribution, in PLOS ONE, vol. 8, nº 3, 27 marzo 2013, pp. e59660, DOI:10.1371/journal.pone.0059660, ISSN 1932-6203, PMC 3609822, PMID 23544084.
  7. ^ (EN) Rembrandt's monkey: good news for Africa's newest primate, in The Guardian, 13 March 2015.
  8. ^ (EN) Thousands of African Grey Parrots Stolen from the Wild Every Month, in Scientific American, 13 September 2016.
  9. ^ (EN) John Hart, The Bushmeat Crisis in Maniema Province. A summary report on a project to control and monitor the commercial bushmeat chain supplying the city of Kindu (PDF), October 2009. via Lukuru Foundatin/TL2 Project.
  10. ^ (EN) Andrea K. Turkalo, Peter H. Wrege e George Wittemyer, Slow intrinsic growth rate in forest elephants indicates recovery from poaching will require decades, in Journal of Applied Ecology, 1º agosto 2016, pp. n/a–n/a, DOI:10.1111/1365-2664.12764, ISSN 1365-2664.

Altri progettimodifica | modifica wikitesto

Collegamenti esternimodifica | modifica wikitesto