Partito Marxista-Leninista Italiano

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Partito Marxista-Leninista Italiano
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SegretarioGiovanni Scuderi
StatoItalia Italia
SedeVia Antonio del Pollaiolo, 172, Firenze
Fondazione9 aprile 1977
IdeologiaComunismo
Socialismo scientifico
Marxismo
Leninismo
Maoismo
Marxismo-leninismo

Antirevisionismo[1][2][3][4]
CollocazioneSinistra extraparlamentare
Seggi Camera
0 / 630
Seggi Senato
0 / 315
Seggi Europarlamento
0 / 73
TestataIl Bolscevico
Colori     Rosso
Sito webpmli.it

Il Partito Marxista-Leninista Italiano (PMLI) è un partito politico italiano comunista e antirevisionista fondato a Firenze il 9 aprile 1977.

I militanti fondatori entrarono nel 1967 nel Partito Comunista d'Italia di orientamento marxista-leninista per poi uscirne nel 1969 fondando l'Organizzazione Comunista Bolscevica Italiana marxista-leninista che nel 1977 diede vita al PMLI. Il partito ha come scopo finale la realizzazione del comunismo e rifiuta la visione trotzkista del marxismo.[5]

Linea politicamodifica | modifica wikitesto

Il PMLI è un partito marxista-leninista che si pone come obiettivo l'instaurazione in Italia della dittatura del proletariato, tappa intermedia per la realizzazione della società comunista.[6] Durante le elezioni politiche e amministrative il partito svolge una campagna astensionistica, ma ciononostante non esclude in linea di principio di utilizzare le istituzioni rappresentative qualora lo ritenesse opportuno per i propri scopi.[7] Il PMLI propone alle masse la creazione delle istituzioni rappresentative delle masse fautrici del socialismo, ovvero le assemblee popolari e i comitati popolari, che sono da intendere come alternativa dal basso alle odierne istituzioni rappresentative.[8] Non accetta l'Unione europea (definita imperialista) e non si candida quindi alle sue elezioni.[9] Fornisce invece indicazione di voto ai referendum abrogativi e ai referendum costituzionali.[10]

Il PMLI trae ispirazione anche dagli ideali di Karl Marx, Friedrich Engels, Vladimir Lenin, Iosif Stalin e Mao Zedong, definiti infatti come i «cinque grandi maestri del proletariato internazionale».[11] Autodefinendosi rivoluzionario, il movimento sul modello della rivoluzione d'ottobre del 1917 e di quella cinese del 1949 mira all'azione rivoluzionaria per abbattere il governo italiano, definito «capitalista, neofascista, presidenzialista, federalista, interventista, espressione dei partiti della destra e della sinistra del regime», per realizzare un'Italia «unita, rossa e socialista». Per realizzare questo progetto ha elaborato un programma generale[5] e un'articolata piattaforma rivendicativa.[12] Il partito esclude risolutamente qualsiasi forma di terrorismo, che per i marxisti-leninisti è uno strumento della reazione e della classe dominante borghese ed espressione dell'anarchismo, dell'avventurismo e dell'individualismo piccolo-borghese.[13]

Il PMLI rifiuta il trotskismo in quanto ritenuto «deviazione borghese e anticomunista»,[14] nonché ogni forma di revisione del marxismo, quella rifomista dell'Ottocento, quella sovietica di Nikita Sergeevič Chruščëv, definito «restauratore del capitalismo nell'URSS», quella cinese di Deng Xiaoping e quella italiana del Partito Socialista Italiano (PSI) e del Partito Comunista Italiano (PCI) fin dai tempi di Antonio Gramsci.[15] Il PMLI inoltre giudica negativamente le figure di Fidel Castro e Che Guevara in quanto espressioni dell'individualismo e di una rivoluzione cubana non diretta da un partito comunista o dalle masse stesse come sosteneva Lenin.[16]

Di contro il PMLI giudica Ho Chi Minh una figura rivoluzionaria marxista-leninista di riferimento, riconoscendo i suoi meriti come presidente del Comitato Centrale dell'allora Partito dei Lavoratori del Vietnam e come primo presidente della Repubblica Democratica del Vietnam. Condannano però il Vietnam unito per via delle aperture al libero mercato e dell'invasione della Cambogia, allora nota come Kampuchea Democratica. I membri del PMLI prendono a modello la Costituzione sovietica del 1936 come prova della realtà del sistema socialista dell'Unione Sovietica, facendo loro i principi sanciti dalla nuova Costituzione.[17] Conseguentemente considerano l'Unione Sovietica del dopo XX Congresso del Partito Comunista dell'Unione Sovietica e della destalinizzazione un Paese «socialista a parole e imperialista nei fatti», da cui la locuzione del termine «socialimperialismo sovietico».[18] Per il PMLI dalla morte di Mao e cambiamento di strategia politica nella Repubblica Popolare Cinese (definita dal PMLI «una nera dittatura capitalista e fascista»)[19] nel mondo non esiste nessun Paese autenticamente socialista.[20] In quanto marxista il PMLI è un partito ateo, ma seguendo l'esempio di Mao sono accettati come simpatizzanti di partito e possono svolgere propaganda per il partito i credenti anticlericali e comunisti.[21]

I primissimi fondatori del PMLI, che il partito ricorda come «i quattro pionieri», erano Giovanni Scuderi, Mino Pasca, Nerina Paoletti (alias Lucia) e Patrizia Pierattini. Iniziarono la loro militanza marxista-leninista nel 1967 entrando nel Partito Comunista d'Italia (PCd'I). Successivamente nel 1969 i quattro denunciarono il PCd'I come partito revisionista, giudicato «copertura a sinistra del PCI».[22]

Il 14 dicembre 1969 i quattro dirigenti con il Comitato provinciale di Firenze si scissero dal PCd'I e fondarono l'Organizzazione Comunista Bolscevica Italiana marxista-leninista, per poi stampare dal giorno successivo il primo numero dell'organo ufficiale dell'Organizzazione, Il Bolscevico. In questo numero, denso di citazioni di Marx, Engels, Lenin, Stalin e Mao, l'Organizzazione scriveva:

«Il presidente Mao ha detto spesso che "senza distruzione non c'è costruzione. La distruzione è la critica, è la rivoluzione. Per la distruzione occorre il ragionamento e questo significa la costruzione. La distruzione viene in primo luogo, essa porta naturalmente con sé la costruzione". Dalla distruzione del PCd'I di Firenze è sorta, su basi completamente marxiste-leniniste, l'Organizzazione Comunista Bolscevica Italiana marxista-leninista. Essa si propone di costruire il partito rivoluzionario che assuma il marxismo-leninismo-pensiero di Mao Tsetung quale base teorica che guida il suo pensiero.»

Il PCd'I veniva accusato di tradire le sue originali aspirazioni rivoluzionarie:

«(NdA: PCd'I) ormai completamente smascherato e corroso all'interno da mille insanabili contraddizioni, - e della crescente maturità ideologica e politica dei rivoluzionari che in numero sempre più grande smascherano le organizzazioni falsamente marxiste-leniniste e sulla base dell'invincibile pensiero di Mao Tse Tung.[23]»

Il lavoro dell'Organizzazione era principalmente quello di raccogliere le forze per creare un partito rivoluzionario. Già nel 1970 venne riconosciuta ufficialmente dal Partito Comunista Cinese (PCC), tanto è vero che l'ambasciata di Roma invitò i dirigenti dell'Organizzazione alle feste ufficiali della Repubblica Popolare Cinese mentre l'Organizzazione inviò diversi messaggi al PCC riguardo allo svolgimento del suo X Congresso e di cordoglio per le morti di Zhu De e Zhou Enlai, per avere poi una corona di fiori di fianco alla salma di Mao Zedong il 18 settembre 1976 al termine delle onoranze funebri.[24] Dopo avere radunato alcune decine di militanti provenienti da Toscana, Lombardia, Sicilia e Calabria fondò il Partito Marxista-Leninista Italiano il 9 aprile 1977.[22]

La nascita del PMLImodifica | modifica wikitesto

Il 9 aprile 1977 si tenne a Firenze il congresso fondativo del PMLI. Nel corso di questo congresso ne vennero adottati lo statuto e il programma, il simbolo (falce e martello neri sovrastati dall'effigie di Mao in campo rosso) e gli inni (L'Internazionale, Il Sole Rosso e Bandiera rossa). Giovanni Scuderi venne acclamato all'unanimità segretario generale.[24] Dalla sua fondazione il segretario del Partito Marxista-Leninista Italiano rimane Scuderi.[25]

Tale movimento ha sedi dislocate in varie parti d'Italia, tra cui a Roma (Cellula Rivoluzione d'Ottobre),[26] a Forlì (Cellula Stalin), a Napoli (redazione de Il Bolscevico in via Santa Maria dell'Aiuto, 5), a Rimini (Cellula G. Stalin presso la Casa del Popolo di Torre Pedrera), a Fucecchio (Cellula Vincenzo Falzarano presso il Circolo ARCI Gaetano Pacchi), a Milano (Cellula Mao Zedong), a Catania (Cellula Stalin in via Padova, 88) e infine a Firenze (sede centrale), oltre ad altre organizzazioni territoriali nel Paese.[27]

Commemorazionimodifica | modifica wikitesto

Commemorazione di Stalinmodifica | modifica wikitesto

Il 2 marzo 2003 il partito fu al centro di svariate polemiche a seguito della volontà di commemorare il cinquantenario della morte di Stalin.[28] Un mese prima il 5 febbraio Italo Bocchino a nome di tutto il gruppo parlamentare di Alleanza Nazionale svolse un'interrogazione parlamentare sulla liceità della commemorazione. Il governo non poté che constatare che essa «non si pone[va] contro i principi del nostro ordinamento».[29] Il giorno della commemorazione a Firenze ebbero luogo tre contro-manifestazioni organizzate da Forza Italia, Alleanza Nazionale e Forza Nuova.[30] In seguito l'esponente del partito Mino Pasca partecipò alla trasmissione 8 e 1/2 condotta da Giuliano Ferrara e alla quale partecipava l'esponente di Rifondazione Comunista Rina Gagliardi, che Pasca attaccò come «trotzkista».[31]

Commemorazione di Maomodifica | modifica wikitesto

Ogni anno a Firenze il PMLI tiene una commemorazione in ricordo di Mao (scomparso il 9 settembre 1976) alla quale partecipano militanti e simpatizzanti del partito.[32]

Commemorazione di Leninmodifica | modifica wikitesto

Ogni anno a gennaio il PMLI tramite l'organizzazione dell'Emilia-Romagna organizza a Cavriago la commemorazione della scomparsa di Lenin con un discorso ufficiale del responsabile seguito da un pranzo collettivo.[33]

Il Bolscevicomodifica | modifica wikitesto

Il Bolscevico
StatoItalia Italia
LinguaItaliano
PeriodicitàSettimanale
GenerePolitico, organo di partito
FondatoreGiovanni Scuderi
Fondazione15 dicembre 1969
Inserti e allegati16 pagine
SedeVia Gioberti, 101, Firenze
EditoreEditoriale Il Girasole
DirettoreMonica Martenghi
VicedirettoreMino Pasca
Redattore capoLoris Sottoscritti
Distribuzione
cartacea
Edizione cartaceaAbbonamento
multimediale
Edizione digitalebolscevico.php
Sito web0ilbolscevico.htm
 

Il PMLI ha un organo editoriale ufficiale settimanale con sede a Firenze, Il Bolscevico,[34] di cui ha tuttavia sospeso la pubblicazione cartacea dal 18 settembre 2013, venendo invece pubblicato in forma digitale e trasferendo la sua redazione a Napoli. Sin dai primi numeri il ritratto e le citazioni di Mao campeggiano sulla prima pagina de Il Bolscevico, venendo successivamente spostati di fianco alla testata.

Il giornale a cadenza settimanale è stato fondato nel 1969 da Giovanni Scudieri.[35] Le rubriche in cui il settimanale si divide sono cinque:

  • Lettere: vengono riportate le opinioni di sostegno a Il Bolscevico e al PMLI.
  • Dialogo con i lettori: scambio di vedute ideologiche tra i lettori e i giornalisti. Le missive dei lettori non devono superare le 60 righe dattiloscritte.
  • Contributi: articoli (di sostegno o di parziale critica) scritti dai lettori e indirizzati soprattutto ai vertici del partito.
  • Corrispondenza con le masse: raccolta delle denunce di fatti e avvenimenti sociali, politici, sindacali che interessano i lettori in prima persona.
  • Sbatti i signori del palazzo in 1ª pagina: ovvero le denunce delle ingiustizie, angherie, soprusi e malefatte commesse da ministri, sindaci, assessori e funzionari pubblici in genere.

Processi a Il Bolscevicomodifica | modifica wikitesto

Il 17 settembre 1970 Giovanni Scuderi, allora segretario generale dell'OCBI m-l (l'Organizzazione che poi il 9 aprile 1977 diede vita al PMLI) e direttore politico de Il Bolscevico, viene processato dal tribunale di Firenze per aver pubblicato sul giornale la posizione elettorale dell'OCBI m-l dal titolo Il potere politico nasce dalla canna del fucile. Il processo si concluse in Cassazione il 29 marzo 1974 con la conferma della condanna a 10 mesi di reclusione con la sospensione della condizionale comminata nel processo di appello del 12 dicembe 1972 per il reato di «propaganda sovversiva e antinazionale continuata».

Il 17 dicembre 1970 Scuderi viene condannato dall'allora pretore di Firenze Francesco Fleury a 40 mila lire di multa per «violazione delle disposizioni sulla stampa continuata». Fleury intimò altresì la sospensione della sua pubblicazione perché la legge sulla stampa proibisce l'uscita di periodici che non abbiano come direttore un giornalista iscritto all'albo professionale, costringendo a modificare per oltre un anno (tra gennaio 1970 e marzo 1971) la testata del giornale fino a farla uscire col nome Il Proletario. Per lo stesso reato Scuderi viene condannato a 15 mila lire di multa dal Tribunale di Firenze il 14 aprile 1975.

Nell'aprile 1972 Scuderi viene incriminato per «vilipendio al capo dello Stato» in riferimento all'editoriale de Il Bolscevico dal titolo Un presidente, per chi e per che cosa (Leone), anche se in questo caso il ministro di Grazia e Giustizia, cui spetta il nulla osta, non dà l'autorizzazione a procedere. Il 14 giugno 1974 Scuderi viene processato per aver pubblicato su Il Bolscevico il documento elettorale dell'OCBI m-l Abbandonate le illusioni parlamentari, il potere politico nasce dalla canna del fucile e condannato ad altri 2 mesi di reclusione con la condizionale, che vanno a sommarsi ad altre condanne subite in qualità di segretario generale dell'Organizzazione. La condanna diviene definitiva il 9 maggio 1975 con la sentenza emessa dalla corte d'appello di Firenze che riunifica tre procedimenti penali aperti tra il febbraio 1973 e l'aprile 1974 che oltre al documento citato riguarda i documenti La strage di Milano ha fallito il suo scopo e Abbasso il governo clerico-fascista Andreotti. Il 22 giugno 1974 un'altra comunicazione giudiziaria viene inviata a Scuderi per un articolo dal titolo La magistratura appoggia apertamente le misure fasciste del governo con l'accusa di «vilipendio alla magistratura».

Il 27 ottobre 1986 la 2ª corte d'assise di Firenze condanna Giovanni Scuderi e Patrizia Pierattini, direttrice responsabile de Il Bolscevico, rispettivamente a 8 mesi e a 5 mesi e 10 giorni per «istigazione di militari a disobbedire alle leggi». L'incriminazione è inerente al discorso pronunciato da Scuderi al Comitato centrale del PMLI il 3 maggio 1986 e pubblicato su Il Bolscevico n. 20 del 16 maggio in cui si denunciava «la politica imperialista dell'allora neoduce Craxi contro la Libia». In appello (4 novembre 1987) la sentenza viene riconfermata. Il 14 giugno 1988 però la 1ª sezione penale della Corte suprema di Cassazione assolve entrambi gli imputati con formula piena perché «il fatto non sussiste».

Il 10 ottobre 1987 il giudice istruttore di Bologna e poi il 5 gennaio 1988 la corte di appello di Bologna emettono entrambe sentenza di archiviazione del procedimento penale in fase istruttoria che vede indagati l'ex direttrice responsabile de Il Bolscevico Patrizia Pierattini e il giudice Domenico Gallo per il reato di «vilipendio alla magistratura» e «istigazione a disobbedire alle leggi» in riferimento a una dichiarazione scritta da Gallo sul processo Scuderi-Il Bolscevico del 1986 e pubblicata sul giornale stesso. Il sostituto procuratore generale di Bologna Gino Paolo Latini ricorre contro entrambe le sentenze, ma il ricorso viene definitivamente rigettato dalla Cassazione il 6 aprile 1988.

Il 18 ottobre 1990 viene aperto un procedimento penale a carico di Scuderi, Mino Pasca e Monica Martenghi, gli ultimi due rispettivamente direttore politico e direttrice responsabile de Il Bolscevico e dello stampatore, con l'accusa di «offesa al prestigio del presidente della Repubblica» in relazione all'articolo Fare piena luce sui rapporti Cossiga-P2. Il 20 aprile 1991 il Gip accoglie la richiesta di proroga di 6 mesi dei termini di scadenza delle indagini preliminari avanzata dal Pm. Inoltre nel novembre del 1991 si apprende che indagini riguardano l'editoriale pubblicato su Il Bolscevico del 29 marzo 1991 dal titolo Attenti a Cossiga. Il 13 novembre 1991 la 2ª sezione penale di Firenze assolve Scuderi, Pasca e Martenghi e altri due militanti di base dal reato di «istigazione alla diserzione e alla disobbedienza militare» durante la guerra nel Golfo in merito allo slogan «Disertare, non sparare, rivoltarsi» riportato sui numeri del 28 dicembre 1990 e 25 gennaio 1991 de Il Bolscevico perché «il fatto non sussiste». Tale sentenza viene riconfermata in pieno il 10 novembre 1992 in secondo grado, con la sostituzione della formula di assoluzione per Pasca e Scuderi con «per non aver commesso il fatto».

Il PMLI ha vinto una causa che aveva intentato nei confronti dei quotidiani Libero e La Padania che avevano accusato il PMLI di rapporti con organizzazioni islamiche fondamentaliste e qaediste. I quotidiani sono stati condannati a versare un risarcimento economico al PMLI per diffamazione.[36]

Relazioni con gli altri partiti di stampo marxista-leninistamodifica | modifica wikitesto

Il PMLI ha avuto stretti contatti con il Partito Comunista Cinese fino al 1981, anno dell'accesso alla segreteria generale da parte di Deng Xiaoping, che ha causato la rottura definitiva tra i due partiti. Il PMLI ha cercato anche di stringere rapporti amichevoli con il Partito del Lavoro d'Albania, ma poi si è dissociato da Enver Hoxha dopo che quest'ultimo ha respinto il maoismo.

Dal 1975 il partito ha avuto stretti rapporti con il Partito Comunista di Kampuchea (PCK), anche in seguito all'invasione vietnamita della Cambogia nel 1978. Un dirigente del partito ha visitato una zona controllata dal PCK nel 1987. Dopo l'arresto di Pol Pot nel 1997 il PMLI ha criticato i Khmer rossi. Il partito ha inoltre sostenuto la rivoluzione iraniana in chiave anti-imperialista e un dirigente del partito ha visitato l'Iran nel 1992.

Nel 1993 il partito ha partecipato a un seminario internazionale sul pensiero di Mao organizzata dal Partito Marxista-Leninista di Germania. Inoltre il partito ha stretti rapporti con il Partito Comunista Marxista-Leninista di Grecia, con il Centro Marxista-Leninista in Messico, con il Partito Marxista-Leninista d'Ucraina, con il Partito Comunista delle Filippine, con il Partito Rivoluzionario Comunista d'Argentina, con il Partito Comunista della Turchia-marxista-leninista, con il Partito Comunista Rivoluzionario dell'Uruguay e con il Partito Comunista d'India (marxista-leninista) Liberazione.

Alla quinta sessione plenaria del comitato centrale del partito l'11 ottobre 2015 il PMLI ha assunto una posizione di sostegno allo Stato Islamico contro la «santa alleanza imperialista» che combatte,[37] sebbene abbia anche condannato gli attentati attribuiti allo Stato Islamico in Europa e altrove.[38]

Segretari generalimodifica | modifica wikitesto

Congressi nazionalimodifica | modifica wikitesto

  • I Congresso nazionale – Firenze, 9-11 aprile 1977
  • II Congresso nazionale – Firenze, 6-8 novembre 1982, Avanti sulla via dell'Ottobre
  • III Congresso nazionale – Firenze, 27-29 dicembre 1985, Il socialismo è l'avvenire della classe operaia e dei lavoratori italiani
  • IV Congresso nazionale – Firenze, 26-28 dicembre 1998, Costruiamo un grande, forte e radicato PMLI per combattere la seconda repubblica neofascista, presidenzialista e federalista e realizzare l'Italia unita, rossa e socialista
  • V Congresso nazionale – Firenze, 6-8 dicembre 2008, Avanti con forza e fiducia verso l'Italia unita, rossa e socialista

Notemodifica | modifica wikitesto

  1. ^ Viva i cinque maestri del proletariato internazionale, su pmli.it. URL consultato il 9 agosto 2014.
  2. ^ Stalin: su alcune questioni di storia del bolscevismo, su pmli.it. URL consultato il 9 agosto 2014.
    «[S}e si studiano le opere di Lenin e Stalin tutto diventa chiaro e si capisce quello che dobbiamo fare per essere dei veri comunisti [...]. Chi non fa questo studio, vuol dire che non vuol sapere niente di socialismo e di comunismo, che sta dall'altra parte della barricata, anche se si ritiene un comunista».
  3. ^ Dialogo con i lettori. «Non è sbagliata la linea del socialismo in un solo Paese sostenuta da Stalin?», su pmli.it. URL consultato il 9 agosto 2014.
    «[P]er definirsi marxisti-leninisti occorre condividere e sostenere il marxismo-leninismo-pensiero di Mao e i suoi Maestri ideologici che sono Marx, Engels, Lenin, Stalin e Mao».
  4. ^ Dialogo con i lettori. «Mao e Stalin erano veri comunisti o "dittatori spietati"?», su pmli.it. URL consultato il 9 agosto 2014.
    «Tutti i veri comunisti e tutti coloro che vogliono cambiare il mondo devono imparare a ragionare e a vedere le cose come Stalin e Mao, nonché come Marx, Engels e Lenin».
  5. ^ a b PMLI Programma politico del PMLI, su pmli.it. URL consultato il 20 febbraio 2016.
  6. ^ Discutiamo su l'astensionismo del PMLI e l'insegnamento di Lenin, su pmli.it. URL consultato il 21 giugno 2018.
  7. ^ Giovanni Scuderi, 24° Anniversario della fondazione del Partito del proletariato, della riscossa e della vittoria. Nel fuoco della battaglia elettorale astensionista facciamo emergere i caratteri di classe del PMLI, su pmli.it. URL consultato il 21 giugno 2018.
  8. ^ Ufficio politico del PMLI, Per l'Italia unita, rossa e socialista. Per le città governate dal popolo e al servizio del popolo. Contro il regime capitalista, neofascista, presidenzialista, federalista, su pmli.it, 3 aprile 2011. URL consultato il 21 giugno 2018.
  9. ^ Comitato centrale del PMLI, Sei motivi per delegittimare l'Unione Europea imperialista, su pmli.it, 25 aprile 1994. URL consultato il 21 giugno 2018.
  10. ^ Ufficio politico del PMLI, Votare No al referendum confermativo della legge constituzionale sul federalismo, su pmli.it, 27 agosto 2001. URL consultato il 21 giugno 2018.
  11. ^ Emanuele Sala, Il PMLI, figlio e erede del Sessantotto, tiene vivi gli insegnamenti di quella rivolta storica, su pmli.it, 20 febbraio 2008. URL consultato il 21 giugno 2018.
  12. ^ Comitato centrale del PMLI, Nuovo programma d'azione del PMLI, su pmli.it, 17 febbraio 2001. URL consultato il 21 giugno 2018.
  13. ^ Dario Granito, La posizione del PMLI sulla violenza rivoluzionaria e il terrorismo, su pmli.it. URL consultato il 21 giugno 2018.
  14. ^ Dialogo con i lettori. Potete rispondere a queste domande sul comunismo?, su pmli.it, 14 dicembre 2005. URL consultato il 21 giugno 2018.
  15. ^ La storica battaglia contro i revisionisti e i falsi comunisti, su pmli.it, 9 dicembre 2009. URL consultato il 21 giugno 2018.
  16. ^ Giovanni Scuderi, Analisi delle concezioni e della politica di Guevara, su pmli.it, 12 ottobre 1995. URL consultato il 21 giugno 2018.
  17. ^ Stalin, la vita e l'opera. Capitolo 16: La nuova Costituzione sovietica, su pmli.it. URL consultato il 21 giugno 2018.
  18. ^ L'abbattimento del muro di Berlino non rappresentò il crollo del socialismo ma il fallimento storico dei rinnegati revisionisti, su pmli.it, 11 novembre 2009. URL consultato il 21 giugno 2018.
  19. ^ Viva il 60º Anniversario della Repubblica Popolare Cinese. Mao: Il popolo cinese si è alzato in piedi, su pmli.it, 30 settembre 2009. URL consultato il 21 giugno 2018.
  20. ^ Dialogo su centri sociali, Cuba e Corea del nord, su pmli.it. URL consultato il 21 giugno 2018.
  21. ^ I marxisti-leninisti devono essere dialettici verso i credenti, su pmli.it, 10 gennaio 2012. URL consultato il 21 giugno 2018. Archiviato il 10 gennaio 2012 in Internet Archive.
  22. ^ a b Giovanni Scuderi, Scuderi: unisciti al PMLi per strappare l'Italia alla guerra, su pmli.it, 9 aprile 2003. URL consultato il 21 giugno 2018.
  23. ^ Documento di rottura del Comitato provinciale di Firenze col PCd'I, su bibliotecamarxista.org, 11 dicembre 1969. URL consultato il 21 giugno 2018.
  24. ^ a b Stefano Ferrante, La Cina non era vicina. «Servire il popolo» e il maoismo all'italiana, Sperling & Kupfer, 2008.
  25. ^ Sandro Bordone, La normalizzazione dei rapporti tra PCC e PCI, in Il Politico. Rivista italiana di scienze politiche, XLVIII, nº 1, Pavia, Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Pavia–Giuffrè, 198, p. 143.
  26. ^ Contro Alemanno e Rutelli, le due facce della stessa medaglia borghese. Uniamoci per Roma governata dal popolo e al servizio del popolo e per l'Italia unita, rossa e socialista, su pmli.it, 1º aprile 2008. URL consultato il 21 giugno 2018.
  27. ^ Gli indirizzi delle sedi e organizzazioni locali del Partito Marxista-Leninista Italiano, su pmli.it, 19 settembre 2011. URL consultato il 21 giugno 2018. Archiviato il 29 settembre 2011 in Internet Archive.
  28. ^ Alessandro Trocino, Gli Stalinisti d'Italia celebrano Baffone, in Corriere della Sera, 3 marzo 2003. URL consultato il 21 giugno 2018.
  29. ^ Resoconto stenografico dell'Assemblea Seduta n. 259, su legxiv.camera.it, Camera dei deputati, 5 febbraio 2003. URL consultato il 21 giugno 2018.
  30. ^ Evento storico commemorato solennemente Stalin, su pmli.it. URL consultato il 21 giugno 2018.
  31. ^ Pasca difende ed esalta Stalin e smaschera la trotzkista Gagliardi, su pmli.it. URL consultato il 21 giugno 2018.
  32. ^ I giovani al centro della commemorazione di Mao, su pmli.it. URL consultato il 21 giugno 2018.
  33. ^ Il PMLI commemora Lenin in piazza a Cavriago, su pmli.it, 22 gennaio 2014. URL consultato il 21 giugno 2018.
  34. ^ Come collaborare e abbonarsi al Bolscevico, su pmli.it. URL consultato il 21 giugno 2018.
  35. ^ Bea Marin, Guida ragionata ai periodici italiani. 2002, Milano, Strumenti Editoriali, 2002.
  36. ^ Mauro W. Giannini, Condannati Padania e Libero : diffamarono PMLI sul terrorismo, su osservatoriosullalegalita.org, 24 maggio 2007. URL consultato il 21 giugno 2018.
  37. ^ Ufficio stampa del PMLI, Il PMLI appoggia l'IS contro la santa alleanza imperialista, su pmli.it, 11 ottobre 2015. URL consultato il 21 giugno 2018.
  38. ^ Sugli attentati di Istanbul, Dacca e Bagdad. Spezzare la spirale guerra imperialista e attentati terroristici, su pmli.it, 11 luglio 2016. URL consultato il 21 giugno 2018.

Bibliografiamodifica | modifica wikitesto

  • Giuseppe Vettori (a cura di), La sinistra extraparlamentare in Italia. Storia, documenti, analisi politica, Roma, Newton Compton, 1973.
  • Paolo Murialdi et al., Storia della stampa italiana, V, La stampa italiana del neocapitalismo, Roma-Bari, Laterza, 1976.
  • Sandro Bordone, La normalizzazione dei rapporti tra PCC e PCI, in "Il Politico. Rivista italiana di scienze politiche", a. XLVIII n. 1, Pavia, Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Pavia–Giuffrè, 1983, pp. 115–158.
  • Adalberto Baldoni, con Sandro Provvisionato, La notte più lunga della repubblica. Sinistra e destra, ideologie, estremismi, lotta armata. 1968-1989, Roma, Serarcangeli, 1989.
  • Archivio del Centro di documentazione di Lucca, I periodici politici, Firenze, Regione Toscana, 1994.
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  • Alan John Day, Directory of European Union political parties, London, Harper, 2002, p. 149, ISBN 0-9536278-6-1.
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  • Sabina Morandi, In movimento. Da Seattle a Firenze. Diario di una mobilitazione globale, Roma, DeriveApprodi, 2003, ISBN 88-88738-04-5.
  • Silvia Casilio, Il cielo e caduto sulla terra! Politica e violenza politica nell'estrema sinistra in Italia, 1974-1978, Roma, Edizioni associate, 2005 ISBN 88-267-0402-3.
  • Passare il segno: la forma della contestazione. Catalogo del Fondo '68-'77 della Biblioteca di via Senato, Milano, Biblioteca di via Senato, 2008, ISBN 978-88-96040-07-2.

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