Punto caldo di Shona

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Nella soprastante mappa il punto caldo di Shona è indicato dal numero 27.

Il punto caldo di Shona è un punto caldo vulcanico situato nella regione meridionale dell'oceano Atlantico. L'insieme di dorsali e di montagne sottomarine formate da questo punto caldo, il cosiddetto sistema della dorsale di Shona, segue un particolare percorso a zig-zag e si estende dall'attuale ubicazione del punto caldo di Shona, da molti ritenuta essere all'estremità meridionale della dorsale medio atlantica, fino alla costa sud-occidentale del Sudafrica.

Ubicazionemodifica | modifica wikitesto

Attualmente l'effettiva posizione del punto caldo di Shona non è del tutto certa ed esistono vari pareri al riguardo. Nel 1985, all'epoca della scoperta del punto caldo, C. Hartnady e A. le Roex hanno proposto come possibile ubicazione la zona al di sotto della piccola montagna sottomarina di Shona, alle coordinate 54°30′S 6°00′W / 54.5°S 6°W-54.5; -6, poco a ovest della dorsale medio atlantica,[1][2][3] tuttavia, nel 2007, W. Morgan e J. Morgan hanno proposto che la corretta posizione del punto caldo di Shona sia all'estremità orientale della dorsale di Shona, alle coordinate 51°24′S 1°00′E / 51.4°S 1°E-51.4; 1, in corrispondenza del rilievo più elevato, e quindi, verosimilmente di formazione più recente.[4] Nel 2012, infine, sempre A. le Roex e altri hanno comunicato di aver localizzato il punto caldo alle coordinate 51°36′S 1°00′E / 51.6°S 1°E-51.6; 1, semplicemente all'estremità occidentale della catena vulcanica.[5]

Scopertamodifica | modifica wikitesto

Il punto caldo di Shona è stato scoperto dai già citati C. Hartnady e A. le Roex nel 1985.[1] Essi notarono infatti che la dorsale Meteor e la dorsale del Capo, due catene di montagne sottomarine situate a ovest del Sudafrica, non potevano essere associate con il punto caldo di Bouvet e ipotizzarono quindi l'esistenza di un altro punto caldo vicino all'estremità meridionale della dorsale medio atlantica. Hartnady e le Roex spiegarono il particolare andamento a zig-zag del sistema montuoso frutto dell'attività del punto caldo come risultato del passaggio della zona di frattura Agulhas-Falkland, un sistema di dorsali che si estende lungo tutto l'oceano Atlantico meridionale, al di sopra del punto caldo nel corso dello spostamento della placca africana verso nord-est.[1] In particolare la dorsale di Agulhas, situata nella parte orientale della suddetta zona di frattura, sarebbe passata al di sopra dei punti caldi di Shona e di Bouvet durante il Cretacico superiore, tra gli 80 e i 60 milioni di anni fa, e sarebbe stata quindi arricchita in volume dalle loro emissioni magmatiche.[6]

Interazione punto caldo - dorsale medio atlanticamodifica | modifica wikitesto

Esistono diverse prove che il punto caldo di Shona abbia in passato interagito con la dorsale medio atlantica e che ancora lo stia facendo. Tra i due paralleli 51°S e 52°S i basalti della dorsale medio atlantica hanno infatti una composizione che può essere associata con i magmi eruttati dal punto caldo,[4] tant'è che, nel 1987, basandosi su un anomalo valore del rapporto tra le concentrazioni di niobio e di zirconio riscontrato all'estremità meridionale della dorsale, le Roex ha suggerito l'interazione tra il punto caldo e la dorsale. Un'altra prova è stata fornita da J. Douglass e altri che nel 1999 hanno dimostrato come le anomalie magnetiche presenti nel fondale marino della zona accoppiate con il rapporto tra le concentrazioni di lantanio e samario riscontrato nei basalti della zona meridionale della dorsale indichino una interazione tra quest'ultima e il punto caldo.[2] Nel 2010, infine, sempre A. le Roex e altri, analizzando la lava prelevata da diversi punti del sistema della dorsale di Shona (ossia dal sistema montuoso formato dal punto caldo e composto, da ovest a est, dalla stessa dorsale di Shona, dalla dorsale Meteor, dalla dorsale di Agulhas e dalla dorsale del Capo), hanno verificato come essa risulti geochimicamente arricchita rispetto ai basalti presenti nella dorsale medio atlantica a nord del parallelo 51°S ma geochimicamente simile a quelli presente a sud di tale parallelo, segno quindi che la dorsale sta ancora interagendo con il punto caldo di Shona.[7]

Notemodifica | modifica wikitesto

  1. ^ a b c C. J. H. Hartnady e A. P. le Roex, Southern Ocean hotspot tracks and the Cenozoic absolute motion of the African, Antarctic, and South American plates, Earth and Planetary Science Letters, 1985, pp. 245-257, DOI:10.1016/0012-821X(85)90106-2.
  2. ^ a b J. Douglass, J.-G. Schilling e D. Fontignie, Plume-ridge interactions of the Discovery and Shona mantle plumes with the southern Mid-Atlantic Ridge (40°-55°S), in Journal of Geophysical Research, vol. 104, B2, 1999, pp. 2941-2962, DOI:10.1029/98JB02642. URL consultato il 6 marzo 2018.
  3. ^ J. M. O'Connor e R. A. Duncan, Evolution of the Walvis Ridge‐Rio Grande Rise Hot Spot System: Implications for African and South American Plate motions over plumes (PDF), in Journal of Geophysical Research: Solid Earth, vol. 95, B11, 1990, pp. 17475-17502, DOI:10.1029/jb095ib11p17475. URL consultato il 6 marzo 2018 (archiviato dall'url originale il 2 febbraio 2017).
  4. ^ a b W. J. Morgan e J. P. Morgan, Plate velocities in hotspot reference frame: electronic supplement (PDF), in GSA Special Papers, vol. 430, 2007. URL consultato il 6 marzo 2018.
  5. ^ J. M. O'Connor, W. Jokat, A. P. le Roex, C. Class, J. R. Wijbrans, S. Keßling, K. F. Kuiper e O. N. Nebel, Hotspot trails in the South Atlantic controlled by plume and plate tectonic processes (PDF), in Nature Geoscience, vol. 5, 2012, pp. 735-738, DOI:10.1038/ngeo1583. URL consultato il 6 marzo 2018.
  6. ^ G. Uenzelmann-Neben e K. Gohl, The Agulhas Ridge, South Atlantic: the peculiar structure of a fracture zone (PDF), in Marine Geophysical Researches, vol. 25, 2004, pp. 305-319, DOI:10.1007/s11001-005-1338-8. URL consultato il 6 marzo 2018.
  7. ^ A. le Roex, C. Class, J. O'Connor e W. Jokat, Shona and Discovery Aseismic Ridge Systems, South Atlantic: Trace Element Evidence for Enriched Mantle Sources (PDF), in Journal of Petrology, vol. 51, n. 10, 2010, pp. 2089-2120, DOI:10.1093/petrology/egq050. URL consultato il 6 marzo 2018.