Regno di Polonia (1320-1385)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Regno di Polonia
Regno di Polonia – BandieraRegno di Polonia - Stemma
(dettagli) (dettagli)
Dati amministrativi
Nome ufficialeKrólestwo Polskie
Lingue parlatelatino, polacco
CapitaleCracovia
Politica
Capo di StatoLadislao I
Casimiro III
Luigi I
Edvige di Polonia
Nascitacon Ladislao I
CausaFine del periodo di frammentazione interna
FineUnione di Krewo con Edvige di Polonia
CausaUnione di Krewo
Territorio e popolazione
Religione e società
Religioni preminenticattolicesimo
Polska 1333 - 1370.png
La Polonia sotto Casimiro il Grande
Evoluzione storica
Preceduto daKingdom of Poland-flag.svg Regno di Polonia
Succeduto daKingdom of Poland-flag.svg Regno di Polonia

Gli anni del regno di Polonia compresi tra il 1320 e il 1385 riguardano le vicissitudini storiche accadute tra l'incoronazione di Ladislao I e l'Unione di Krewo, evento grazie al quale la Polonia entrò in unione personale con il confinante Granducato di Lituania: il matrimonio tra Edvige d'Angiò e il granduca Jogaila avviò una nuova stagione storica per la Polonia.

Il periodo della frammentazione feudale, perdurato per quasi due secoli, si esaurì quando Ladislao unì i vari principati nel Regno di Polonia: suo figlio, Casimiro il Grande, l'ultimo della dinastia Piast, rafforzò enormemente lo Stato polacco sia al suo interno che nel rapporto con gli altri stati.[nota 1]

Durante questo periodo, la Polonia intraprese prima una guerra con l'ordine teutonico, e poi, senza grossi cambiamenti in tal senso, mantenne rapporti diplomatici tesi sia con lo Stato monastico che con la casata di Lussemburgo, al tempo alla guida del Sacro Romano Impero. Per farli desistere dal desiderio di acquisire la corona polacca per sé, il sovrano Casimiro il Grande, in sintonia con quanto gli proponevano i suoi consiglieri, nel 1335 versò nelle casse della casata di Lussemburgo 20.000 grossi di Praga. In tal modo, i Piast al potere a Cracovia vennero riconosciuti dalle potenze vicine come legittimi capi della Polonia. Le azioni da lui compiute negli anni successivi permisero la cessazione della disputa con i cavalieri teutonici (con il trattato di Kalisz del 1343), consentendogli dunque di espandersi ai danni del Principato di Galizia-Volinia.

Dopo la morte di Casimiro III nel 1370, salì al trono polacco Luigi I d'Ungheria. In quegli anni, Luigi dovette fare i conti con la crescente influenza della nobiltà polacca (szlachta): il magiaro decise di assegnare all'aristocrazia svariati favori con il privilegio di Koszyce (1374) in cambio della garanzia, alla sua morte, della successione al trono di una delle sue figlie.

Spentosi Luigi d'Ungheria nel 1382, ebbe luogo il periodo di interregno più lungo della storia polacca. Alla fine, il 16 ottobre 1384, divenne regina la figlia di Luigi di nome Edvige. La donna suggellò due anni più tardi le nozze con il principe lituano Jogaila, incoronato sovrano della Polonia il 4 marzo 1386.[1]

Il regno di Ladislao il Breve (1320–1333)modifica | modifica wikitesto

Ritratto di Ladislao il Breve realizzato da Jan Matejko nel 1890
Sigillo di Ladislao il Breve

Dal 1318, i rappresentanti di Ladislao il Breve e dell'amministrazione della chiesa polacca eseguirono dei tentativi ad Avignone per convincere il papa a incoronarlo. Giovanni XXII, alla fine, diede il suo consenso, rifiutando però di concedere a Ladislao il titolo di monarca polacco, senza dunque ledere i diritti di Giovanni di Lussemburgo. Di lì a poco, il 20 gennaio 1320, Ladislao fu incoronato a Cracovia re:[2] la nomina di sovrano polacco venne al tempo impiegata solo all'interno del suo paese, mentre all'estero tale titolo era riconosciuto in capo al sovrano di Boemia.[3] Il governo di Ladislao risultava circoscritto a due distretti principali: la Piccola e la Grande Polonia, mentre il resto del territorio dell'ex stato polacco era costituito da principati Piast più o meno indipendenti.[4]

L'autorità di Ladislao era minacciata da tre vicini forti e ostili: l'ordine teutonico, la Marca di Brandeburgo e la Cechia, mentre l'unico alleato dal 1320 rimaneva l'ungherese Carlo Roberto d'Angiò. L'accordo si reggeva grazie al matrimonio del re d'Ungheria con la figlia di Ladislao, circostanza che permise allo stato di Cracovia di sopravvivere.[5] Anziché sostenere per il potere nel Sacro Romano Impero i Lussemburgo, come faceva il pontefice, Ladislao parteggiò per il casato di Wittelsbach. Per completare il quadro geopolitico, nel 1323, fiducioso del sostegno e dell'approvazione dell'Ungheria, intronizzò Bolesław Trojdenowicz (futuro Jurij II) sul trono del Principato di Galizia-Volinia.[6] Questa manovra garantì una situazione stabile al confine sud-orientale fino al 1340.[6]

La Polonia sotto Ladislao il Breve negli anni 1304–1333

La priorità per il re di Cracovia riguardava la Pomerelia, la zona che comprendeva l'importante città di Danzica. Nel 1319, la parte polacca presentò alla curia una denuncia ufficiale contro i cavalieri teutonici e il papa accolse le accuse e nominò tre giudici per condurre il processo: questo durò dal maggio 1320 al febbraio 1321 e si concluse con un verdetto favorevole alla Polonia. L'ordine venne obbligato a restituire la Pomerelia e a pagare 30.000 grzywna (un'unità di misura adoperata per l'argento) a mo' di risarcimento.[7] Tuttavia, prima che, per utilizzare un'espressione giuridica moderna, la sentenza passasse in giudicato, i cavalieri teutonici ricorsero in appello. In tale occasione, il papa non assunse una posizione chiara e, pertanto la controversia rimase irrisolta.

Guerra polacco-teutonica (1326-1332)modifica | modifica wikitesto

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Guerra polacco-teutonica (1326-1332).

In un siffatto contesto in cui i tentativi di risolvere pacificamente il conflitto fallirono, Ladislao decise di compiere una mossa rischiosa alleandosi con la Lituania nel 1325, ultimo stato pagano ancora rimasto in Europa.[8] L'accordo con il vicino orientale venne rafforzato dal matrimonio di suo figlio Casimiro con la figlia del granduca lituano Gediminas Aldona. Con l'appoggio dei lituani, Ladislao invase Płock, in Masovia, e poi nel 1326 attaccò la Marca di Brandeburgo, dove i bavaresi Wittelsbach avevano appena assunto il potere. L'invasione suscitò critiche diffuse e venne considerata un duro colpo dei pagani alle terre cristiane, ma permise a Brandeburgo di stipulare una resa nel 1329.[9] Al di là dei successi iniziali, tuttavia, i benefici furono scarsi: Ladislao attirò le critiche di chi lo riteneva un alleato degli infedeli e dovette iniziare a difendersi dagli attacchi dell'ordine teutonico. La Santa Sede rimase neutrale nei confronti della controversia, senza sostenere o giudicare negativamente le azioni del re di Cracovia. Il precedente attacco in Masovia portò a un'alleanza tra il principato di Płock e i teutonici. Per tutta risposta, nel 1327, Ladislao attaccò ancora la Masovia, scatenando la reazione dell'ordine religioso cavalleresco con un'offensiva in Cuiavia.[10] In quel contempo, Giovanni di Lussemburgo, che continuava a rivendicare per sé il titolo di re di Polonia, intervenne nel conflitto attaccando la Piccola Polonia e si fermò soltanto quando giunse alle porte di Cracovia. A un armistizio si arrivò nel 1328 solo grazie all'intervento del sovrano ungherese, contrario allo scioglimento dello stato di Ladislao.[11] Già probabilmente prima (1327), il re di Cracovia concluse un accordo preliminare con Carlo Roberto, ipotizzando la successione degli Angioini in Polonia in caso di cessazione della dinastia Piast.[12] Le truppe ceche si mossero verso la Prussia per sostenere le azioni dell'ordine teutonico contro la Lituania costringendo Ladislao, legato dall'alleanza, a sostenere Gediminas: anziché recarsi verso il Baltico, il polacco invase la terra di Chełmno, in mano all'ordine cavalleresco.[13] Un simile intervento portò Cracovia all'isolamento politico, poiché convinse definitivamente gli osservatori che il Regno agisse a fianco dei pagani. La situazione fu ancora una volta sfruttata da Giovanni di Lussemburgo, alleatosi con l'ordine quando il re polacco concesse a loro soltanto la Pomerelia, e poi, al fianco dei cavalieri, assediò la regione di Dobrzyń. I cavalieri teutonici catturarono il rivale, mentre i cechi costrinsero Venceslao, duca di Płock, a un omaggio feudale.[14] Fu a quel punto che la Masovia passò sotto l'autorità di Giovanni mentre la guerra imperversava sempre più a sfavore di Cracovia. Nel 1329, i teutonici attaccarono la Cuiavia, forse in combutta con il voivoda di Poznań Vincenzo di Szamotuły.[nota 2] La rappresaglia scatenata dal monarca di Cracovia, appoggiata dalle truppe ungheresi, lituane e rutene nella terra di Dobrzyń nel 1330 non sortì alcun risultato duraturo e l'anno dopo, nel 1331, l'ordine si spinse verso sud dando luogo alla battaglia di Płowce, ampiamente strumentalizzata dalla propaganda di entrambe le fazioni. Dallo scontro non emerse un vero e proprio vincitore, ma le pesanti perdite inflitte ai teutonici ritardarono le attività dell'ordine.[nota 3] Assicuratisi il predominio nella terra di Dobrzyń e nel 1332 anche della Cuiavia, solo la mediazione pontificia permise di concludere una tregua di un anno e di sottoporre la controversia all'arbitrato dei re ungheresi e cechi.[15] Approfittando dell'interruzione dei combattimenti, Ladislao organizzò una fruttuosa spedizione contro i Piast di Głogów, i quali governavano la Piccola Polonia sud-occidentale.

Morte e lascitomodifica | modifica wikitesto

Nel 1333, quando era ancora in corso la pace, Ladislao il Breve si spense.[16] La sua politica estera, spesso contrassegnata da scelte dubbie e fallimentari (si pensi alle lotte contro i teutonici e alla perdita della sfera di influenza su Slesia e Masovia), condusse a una riduzione territoriale dello stato, sebbene egli riuscì nel grande compito di mantenere la corona e due principali province della Polonia.[16] I pochi angoli dello stato che non patirono le costanti guerre preservarono un proprio grado di autonomia.[16]

Il regno di Casimiro il Grande (1333–1370)modifica | modifica wikitesto

Casimiro III il Grande come immaginato da Jan Matejko nel 1890

L'unico figlio di Ladislao sopravvissuto a suo padre, Casimiro, fu incoronato due mesi dopo la morte del padre nella cattedrale del Wawel. Questi ereditò uno stato diviso in due distretti principali e con le sole terre di Sieradz e Łęczyca a collegarli, a cui capo Ladislao aveva posto i Piast di Cuiavia.[17] L'obiettivo principale del periodo iniziale di dominio del nuovo monarca appariva quello di condurre il paese fuori dall'isolamento politico, affinché si risolvesse la disputa con i cavalieri teutonici e cessasse la lotta, ancora formalmente in corso, con i cechi.[17] La sua strategia di manovra fu condotta con il sostegno dei consiglieri della Piccola Polonia (tra cui l'arcivescovo di Cracovia, Jarosław Bogoria, il castellano di Cracovia, Spicimir di Tarnów e il cancelliere Zbigniew di Szczyrzyc.[17] Essa si caratterizzò per essere da un lato piena di estrema cautela e, dall'altro, finalizzata a trarre vantaggio da congiunture economiche favorevoli. Già prima dell'incoronazione, fu possibile prolungare la tregua in corso con l'ordine teutonico per un anno, cui seguì un'ulteriore proroga di dodici mesi fino al 1335.[17] I cavalieri teutonici si mostrarono tendenzialmente inclini a effettuare concessioni, accettando di sottoporre il caso ereditato dal figlio di Ladislao ad una commissione di arbitrato, oltre a dichiararsi all'inizio aperti alla possibilità di consegnare Brzeg, in Cuiavia, al duca di Masovia Siemowit II.[17]

Relazioni con la casata di Lussemburgo, con i Wittelsbach e l'ordine teutonicomodifica | modifica wikitesto

Casimiro intrattenne presto dei colloqui con la Marca di Brandeburgo nella Piccola Polonia. Nel luglio 1333 fu concluso con loro un accordo di pace in tema di cooperazione lungo la frontiera contro saccheggi e razzie.[17] I cambiamenti avvenuti nello scenario internazionale a metà degli anni Trenta concessero a Casimiro l'opportunità di eseguire ulteriori operazioni. Enrico di Carinzia morì nel medesimo periodo e la disputa sulla sua eredità interessò le principali dinastie della regione: gli Asburgo, i Wittelsbach e i Lussemburgo. Le prime due famiglie, essendo alleate, isolarono Giovanni di Lussemburgo e lo costrinsero a cercare nuovi alleati. Casimiro non esitò ad approfittare della situazione: nel maggio 1335 chiese ai Wittelsbach di unirsi alla campagna che intendeva avviare e provò a suggellare l'unione, che avrebbe dovuto essere ratificata a giugno, con la previsione del matrimonio della figlia di Casimiro con il figlio minore dell'imperatore Ludovico il Bavaro e una collaborazione finalizzata contro chiunque avesse violato la pace.[18] I Lussemburgo reagirono prontamente ai piani della Polonia, fiutando il pericolo, inviando a Sandomierz alla fine del mese di maggio del 1535 il figlio del re ceco, il margravio della Moravia Carlo.[19] A seguito dei colloqui con lui intrattenuti si stipulò una tregua, sebbene l'atto sottoscritto risultasse in aperta contraddizione con quanto concordato prima, nel 1332, con i teutonici, in quanto si prevedeva di non stipulare mai alcun accordo con il re di Cracovia. La risoluzione della controversia con il vicino meridionale risultava una priorità per Casimiro, quindi cercò di ritardare il più possibile la ratifica del trattato con Brandeburgo. Inviò degli emissari ai Wittelsbach per chiarire i contenuti del trattato di alleanza al fine di guadagnare più tempo, poiché la ratifica del trattato fu posticipata all'8 settembre. Il monarca di Cracovia sfruttò gli oltre due mesi guadagnati e organizzò un incontro della sua legazione con Giovanni di Lussemburgo, poi avvenuto a Trenčín, oggi in Slovacchia e ai tempi appartenente al Regno d'Ungheria.[20] Questa volta, Casimiro era rappresentato solo da dignitari della Piccola Polonia, i quali stavano guadagnando una posizione sempre più consistente nell'apparato statale. Al termine della riunione del 24 agosto 1335, i delegati delle due parti firmarono un'intesa, sempre a Trenčín, in base alla quale la casata di Lussemburgo rinunciava al titolo di Polonia e si dimostrava pronta a raggiungere la pace.[20] In cambio, Casimiro doveva impegnarsi a non violare le terre in mano alla Cechia in Slesia e Masovia, anche se forse il polacco non avanzò alcuna richiesta esplicita su tali territori.[20] Dopo l'incontro, Giovanni I di Boemia (anche detto di Lussemburgo) non adoperò più il titolo di "re di Polonia" e il suo ufficio cessò di bollare Casimiro come mero governatore di Cracovia.[21] Si statuì che l'accordo preliminare sarebbe stato ratificato da Casimiro, ma quest'ultimo ritardò l'emissione dei documenti finali, in attesa di ulteriori sviluppi. La data per lo scambio dei documenti fissata per ottobre passò, lasciando irrisolto il caso del titolo di re di Polonia.[22]

Contemporaneamente alla questione ceca, Casimiro si prodigò per risolvere la disputa con i cavalieri teutonici: intorno al luglio 1335, il re e l'arcivescovo di Gniezno presentarono denunce a papa Benedetto XII contro l'ordine religioso cavalleresco. Da Marienburg, capitale dello Stato monastico, si replicò alle accuse inviando alla capitale pontificia copie di documenti che confermavano la concessione della Pomerania e di altre terre. Sin dal principio si comprendeva che processo non sarebbe stato risolto in tempi rapidi e, pertanto, si delegò un tribunale arbitrale che doveva decidere a Visegrád.[18] Carlo Roberto e Giovanni di Boemia agirono in veste di pacieri e dettarono le condizioni iniziali per intavolare un trattato di pace tra lo Stato monastico e la Polonia.[18] Fu annullata la concessione ai cavalieri teutonici di Dobrzyń dal 1329 che passò, insieme alla Cuiavia, a Casimiro; la Pomerania, invece, rimase all'ordine religioso e fu costantemente reclamata in futuro dalla corona polacca. I teutonici preservarono inoltre la terra di Chełmno.[18] Inoltre, fu stabilito che le parti avrebbero rinunciato a richiedere qualsiasi danno di guerra e avrebbero concesso l'amnistia ai prigionieri. Casimiro avviò le procedure necessarie alla ratifica degli atti ma, come per i patti di Trenčín, i tempi furono ritardati consapevolmente, stavolta in attesa degli esiti del processo condotto in curia.[23] La convenzione di Visegrád, ad ogni modo, riuscì a sanare definitivamente la controversia con i cechi a condizioni più favorevoli rispetto a prima per Casimiro.[23] Il re di Polonia ottenne per sé il titolo conteso da Giovanni di Boemia in cambio di 20.000 grossi di Praga e, allo stesso tempo, non assunse alcun impegno in relazione alla Slesia e alla Masovia. L'alleanza venne rafforzata dal progetto di matrimonio della figlia di Casimiro Elisabetta con un nipote di Giovanni di Boemia.[23]

Il palazzo reale a Visegrád

Nonostante si fosse affiancato a Casimiro, nelle controversie nate con l'ordine Giovanni continuò a mantenere un atteggiamento filo-teutonico. Assunse a tale scopo il ruolo di mediatore per scongiurare un conflitto e i colloqui avrebbero dovuto avere luogo nel 1337 a Inowrocław. Il giorno prima del loro inizio, il sovrano ceco emise una dichiarazione solenne in cui riconosceva come legittime le pretese di Marienburg sulla Pomerania nel 1329.[23] Questa manifestazione fu percepita come un aperto sostegno all'ordine nella controversia e ne seguì un periodo di incertezza politica. Casimiro provò a rafforzare la sua posizione nel marzo 1337 concludendo un accordo con Ladislao Garbaty, duca di Łęczyca e Dobrzyń, in cui quest'ultimo si impegnava a consegnare al re il Ducato di Cuiavia, di sua proprietà, in cambio della concessione a vita della terra di Łęczyca.[24] Un simile patto avrebbe potuto assumere rilievo in ulteriori negoziati con l'ordine, poiché avrebbe annullato le decisioni di Visegrád in base a cui la Cuiavia non sarebbe stato restituita a Casimiro, ma al principe Ladislao.[23]

Il punto di partenza per i colloqui a Inowrocław, per cui ci si accordò per tenerli nuovamente a distanza di anni, fu l'intesa di Visegrád. Questa volta, tuttavia, il re polacco ottenne condizioni molto più favorevoli: prima di tutto, fu abbandonata la scelta di continuare a chiedere la restituzione della Pomerania, rinunciando pertanto una volta per tutte alle terre possedute dal padre del sovrano di Cracovia. Si rinunciò anche al possesso della terra di Chełmno, rimasta dunque in mano all'ordine, ma non ai tributi che alcuni feudatari continuarono ad elargire a Cracovia.[23] Nelle trattative, il re di Polonia escludeva la possibilità di dare vita a una futura e ulteriore collaborazione con la Lituania, promettendo altresì l'amnistia per i suoi sudditi che combattevano a fianco dell'ordine e impiegandosi a liberare i prigionieri in cambio della rinuncia da parte dello Stato monastico a qualsiasi forma di risarcimento. Egli garantì inoltre che le sue relazioni con l'Ungheria non avrebbero nuociuto ai teutonici e escluse l'eventualità che Carlo Roberto potesse vantare diritti sulla Pomerania. Anche in tale occasione si tenne conto della possibilità che gli Angioini ereditassero i feudi dei Piast in caso di assenza di un erede maschio.[23] Le decisioni finali furono riportate in un documento e timbrate con un sigillo da entrambe le controparti: il termine previsto per la ratifica, espressamente menzionato, risultava di tre mesi. A seguito di tale arco temporale, Casimiro avrebbe ripreso possesso della Cuiavia e della terra di Dobrzyń. A dir la verità, alcune delle modifiche territoriali avvennero già nell'immediato, come per esempio la pacifica ripresa di Inowrocław, in Cuiavia, e del castello di Dobrzyń.[23][25]

Casimiro non ratificò l'accordo, adducendo come pretesto le difficoltà affrontate nell'ottenere il documento richiesto da Carlo Roberto, mentre in realtà attendeva sviluppi dall'indagine condotta dai delegati della Santa Sede.[26] La commissione pontificia riconobbe la legittimità delle accuse polacche e nel 1338 i preparativi del processo entrarono in una fase decisiva;[27] questo si tenne nel 1339 a Varsavia in contumacia, nonostante le autorità dell'ordine mettessero in dubbio i poteri dei giudici nominati dal papa e rifiutassero di accettare la richiesta. Il verdetto venne emesso il 15 settembre 1339 e indubbiamente arrise alle richieste polacche, poiché i giudici sancirono la necessità di restituire la Pomerania, la Cuiavia, Dobrzyń e Michałów oltre a statuire la necessità per l'ordine religioso cavalleresco di versare un ingente risarcimento.[26][23] Lo Stato monastico ricorse in appello e il papa, nonostante gli sforzi diplomatici polacchi, riconobbe l'eccepimento dei vizi di formalità da loro segnalati e non approvò il verdetto. Il giudizio favorevole a Cracovia fu infine respinto nel 1341, quando Benedetto XII si dichiarò propenso a risolvere la controversia in prima persona.[28] All'esito del suo intervento, egli riconobbe i diritti dell'ordine sulla Pomerania e statuì la sola restituzione delle terre occupate a seguito dell'ultimo conflitto polacco-teutonico.[28] Un tale sviluppo della situazione indubbiamente condizionò i cambiamenti nella politica polacca avvenuti nei primi anni Quaranta, che significarono, prima di tutto, una maggiore indipendenza dagli Angioini e uno spostamento verso la casata di Lussemburgo.[28] Casimiro si recò a Praga nel luglio 1341, dove furono avviati i colloqui per dare vita a un nuovo asse polacco-ceco.[29] Si concordò il matrimonio di Casimiro con la figlia di Giovanni di Boemia, Margherita, ma questa perì prima della cerimonia e il nobile Carlo di Moravia dovette orchestrare le nozze del re polacco con la principessa dell'Assia di nome Adelaide.[23][26][29]

Il castello e la cattedrale di Praga visti dall'alto: Casimiro vi si recò nel 1341 per discutere della costituzione di un asse polacco-ceco

Nell'autunno del 1341, si tennero ulteriori colloqui con l'ordine teutonico, questa volta a Toruń, alla presenza dei rappresentanti dei Lussemburgo, di Carlo Roberto, di Casimiro e dell'Hochmeister Dietrich von Altenburg.[29] La morte di quest'ultimo portò all'interruzione delle trattative e, di lì a poco, si spensero pure Carlo Roberto, Benedetto XII e uno dei più strenui oppositori dello Stato monastico, ovvero l'arcivescovo di Gniezno Ianislao. Di conseguenza, alla corte polacca, la tendenza a proseguire la disputa si affievolì:[23] i vecchi consiglieri legati a Ladislao furono rimpiazzati da membri più giovani, spesso propensi a stipulare una pace. Allo stesso tempo, i cambiamenti avvenuti ad Avignone e a Buda incoraggiarono Casimiro a cercare di concludere una volta per tutte i dissapori. Il nuovo pontefice Clemente VI non avanzò alcuna proposta per risolvere la controversia, mentre il successore di Carlo Roberto, Luigi I, si concentrò sulla politica meridionale e si defilò sempre dall'ipotesi di coinvolgimento nella disputa polacco-teutonica.[30]

Non fu facile risolvere definitivamente il conflitto: i negoziati furono ostacolati sia dalla profonda sfiducia di entrambe le parti che dall'opposizione dell'élite della Grande Polonia, la quale, a differenza dei magnati della Piccola Polonia, non pareva incline a raggiungere una rappacificazione.[23] Alla fine, i colloqui iniziarono nel 1343, in gran parte grazie all'intervento dell'arcivescovo mediatore di Gniezno, Jarosław Bogoria di Skotniki, uomo con uno spiccato senso della politica e rientrante tra i consiglieri più fidati di Casimiro il Grande.[23][31] Ancor prima di cominciare i negoziati, il re polacco rafforzò la sua posizione concludendo un'alleanza anti-teutonica con i duchi della Pomerania occidentale, in virtù del matrimonio fra il principe Boghislao e la figlia di Casimiro Elisabetta.

Il castello reale di Kalisz in un bassorilievo del XIV-XV secolo

Le conversazioni si tennero presso il castello reale di Kalisz e, come punto di partenza, si ripercorsero le decisioni assunte a Inowrocław del 1337. Tenendo presente la mutata situazione politica, nessuna delle controparti fece riferimento ai deludenti risultati dell'arbitrato di Visegrád.[23] Secondo il nuovo documento, Casimiro rinunciava ai diritti su tutti i territori di proprietà dell'ordine, confermava che lo Stato monastico fosse il detentore delle terre di Chełmno e di Michałów e rinunciò infine alle pretese sulla Pomerelia.[32][33] In cambio, Marienburg restituiva la Cuiavia e la terra di Dobrzyń.[23] Protocolli aggiuntivi regolavano questioni specifiche, come l'invio di un emissario ad Avignone per chiedere la conferma papale, la garanzia della libertà per i prigionieri e l'introduzione dell'amnistia per chi avesse preferito non fare ritorno in patria perché al servizio dello schieramento prima a lui ostile.[33] Casimiro si impegnò anche a non appoggiare i pagani, cioè i lituani, contro i cavalieri teutonici;[33][34] un ulteriore documento assicurava che gli Angioini non avrebbero cercato di riconquistare le terre assegnate allo Stato monastico in caso di assunzione del potere in Polonia.[33] Il contenuto principale del trattato fu concordato all'inizio di luglio 1343 e il giorno 23 dello stesso mese si tenne uno scambio solenne degli atti a Wierzbica, vicino a Inowrocław, combinato con la cerimonia del giuramento di pace.[35][36] Al fine di evitare complicazioni legate alle garanzie ungheresi (che secondo la parte polacca, avevano in passato vanificato la ratifica dei trattati di Inowrocław), nel nuovo trattato si inserirono come garanzia delle figure di spicco che dovevano rimanere fino alla ratifica lontane dal proprio stato di appartenenza, costituite, per quanto riguardava il Regno, dai duchi della Masovia, della Cuiavia, rappresentanti della szlachta della Piccola e della Grande Polonia, nonché dalle principali città.[23][35] Nei documenti, i firmatari sottoscrivevano l'impegno a rispettare le disposizioni e a invocare il rispetto di tale articolo nel caso in cui la controparte avesse cercato di violarle.[37] Uleriori atti specifici vennero emessi in un secondo momento da rappresentanti del clero, i quali rinunciavano al risarcimento per i danni materiali accusati a seguito della guerra dell'ordine contro Ladislao e annullavano di fatto il verdetto di una precedente sentenza invece più favorevole a Cracovia.[37]

La firma del trattato di pace instradò una nuova stagione diplomatica tra le due potenze.[37] Sebbene la szlachta della Grande Polonia fosse in gran parte riluttante nei suoi confronti e avesse persino accusato il re di aver effettuato concessioni eccessive, l'intesa gli consentì di potersi focalizzare del tutto sugli affari orientali e assicurò la pace tra polacchi e teutonici per oltre un cinquantennio.[23]

Espansione ad estmodifica | modifica wikitesto

La città vecchia di Leopoli, devastata da Casimiro nel 1340

In un contesto in cui l'eventualità di riconquistare la Pomerania stava diventando sempre più nebulosa, mentre gli Angioini e i Lussemburgo tessevano rapporti con maggiore frequenza (il trattato di alleanza del 1338 era diretto indirettamente contro Casimiro), il re di Polonia fu costretto a cercare opportunità di espansione in una nuova direzione.[23] Nel 1338, a Visegrád, il monarca polacco incontrò Carlo Roberto, oltre probabilmente al principe di Rutenia Bolesław Trojdenowicz. Gli storici ipotizzano che ebbero luogo alcuni accordi tripartiti riguardo alla successione al trono ruteno in caso di morte senza eredi da parte di Trojdenowic.[38] È possibile che il principe ruteno avesse promesso il Principato di Galizia-Volinia al suo lontano parente, Casimiro, in cambio del suo sostegno nella corsa al trono. La conferma ungherese potrebbe essere stata necessaria a causa delle antiche rivendicazioni ungheresi sull'eredità rutena e per via dei patti di successione tra i Piast e gli Angiò.[38] Forse una sorta di consenso per l'espansione di Casimiro ad est arrivò anche dai cechi: questo spiegherebbe la stesura da parte del re di Polonia nel febbraio 1339 di un documento in cui si garantiva che non avrebbe violato i possedimenti dei Lussemburgo in Slesia e Masovia.[39]

Nell'aprile del 1340, Bolesław Trojdenowic, divenuto noto come Jurij II di Galizia fu avvelenato dai boiardi, comportando così un vuoto di potere.[40] La politica della Galizia-Volinia era formalmente influenzata dai tartari, ma il principato faceva gola a svariate potenze vicine: la Polonia, il Granducato di Lituania e il Regno d'Ungheria.[40] Casimiro il Grande cominciò a prendere seriamente in considerazione l'ipotesi di espandersi verso oriente e, subito dopo la morte di Jurij II, fece il suo ingresso in Rutenia, raggiungendo Leopoli e saccheggiando il tesoro del principe.[41] La città fu incendiata e i mercanti furono condotti con la forza in Polonia, un atto che ebbe lo scopo di mettere in mostra la risolutezza del sovrano polacco: la spedizione militare vera e propria ebbe luogo due mesi più avanti con il supporto ungherese.[41] Grazie a tale operazione, Casimiro prese possesso di quello che una volta veniva chiamato Principato di Halyč nel 1349, sebbene le zone più esterne non furono direttamente incorporate alla Polonia e finirono sotto la giurisdizione del boiardo locale Dmytro Detko.[41] Al contempo, una fetta dei feudi in mano a Jurij II (nello specifico Luc'k, Chełm e Belz) cadde in mano ai lituani.[40]

Malgrado tutta questa serie di battaglie, Casimiro ottenne un successo temporaneo e fu fautore di una guerra che avrebbe devastato il principato e alcune regioni degli stati circostanti, inclusa la Polonia, per diversi decenni a venire. Già nel 1340 la parte sudorientale del Regno e l'Ungheria sperimentarono alcune scaramucce e la gravità della situazione è testimoniata dal fatto che Casimiro dovette rivolgersi ad altri governanti e alla Santa Sede per chiedere ausilio.[42] Questi presentò la richiesta di assistenza come necessaria per combattere i tartari infedeli per mezzo di una crociata e, come conseguenza, riuscì a ottenere da Avignone un'esenzione di due anni dalla decima. Negli anni successivi, Cracovia abusò ripetutamente di un simile modus operandi per migliorare la condizione dell'erario.[43]

La lotta per Wschowamodifica | modifica wikitesto

Mura difensive medievali e torre della chiesa parrocchiale di Wschowa

Pur venendo coinvolto nelle vicende del principato a est, Casimiro allo stesso tempo non rinunciò ai tentativi di riconquistare i feudi dei Piast in Slesia. Nel 1342 morì il duca di Żagań Enrico IV il Fedele, dopo di che suo figlio Enrico V, detto di Ferro, assunse il potere.[44] Questi ritardò nel rendere omaggio alla casata di Lussemburgo, progettando allo stesso tempo di riconquistare Głogów, che era in mano ceca dal 1331. Enrico V attaccò Głogów e la espugnò nella prima metà del 1343;[45] in siffatta situazione, Casimiro finse di dimostrarsi disponibile ad affiancare il duca di Żagań, che intendeva stravolgere la geografia politica dell'intera Slesia.[46] In seguito, tuttavia, colpì inaspettatamente Enrico V e i suoi sostenitori principali, Giovanni da Ścinawa e Corrado I di Oleśnica, al fine di riconquistare la terra di Wschowa, situata entro i confini storici della Grande Polonia.[46] Dopo i fallimenti iniziali, l'esercito di Casimiro catturò Wschowa, devastando i ducati di Żagań e Ścinawa e incendiando il centro principale di questa seconda entità amministrativa.[46] I principi della Slesia furono costretti a chiedere la pace, accettando a quel punto di consegnare Wschowa e i dintorni a Cracovia.[47] Il conflitto locale fu favorevole ai Lussemburgo, perché il duca sconfitto di Żagań si rivolse ai cechi e nel novembre 1344, a Praga, pagò un tributo feudale a Giovanni.[46] Inoltre, restituì al principe tutte le terre occupate, inclusa una metà di Głogów, e promise di aiutarlo a riconquistare Wschowa.[46]

Guerra con la casata di Lussemburgomodifica | modifica wikitesto

Abbigliamento tipico dell'aristocrazia polacca nel XIV-XV secolo

All'inizio, non sembrava che il conflitto minore in Slesia avrebbe potuto ingenerare ulteriori ripercussioni. Invece, al contrario, Giovanni di Boemia ne uscì fortemente rinvigorito, guadagnandosi un fedele vassallo e alleato, ovvero Enrico detto il Ferro.[48] Le relazioni tra il re ceco e il suo omologo polacco peggiorarono, spingendo il secondo a cercare nuovi soci; nel gennaio 1345, Casimiro il Grande stipulò un'alleanza con i Wittelsbach, al fine di raggiungere una connessione più stretta con la Marca di Brandeburgo.[35] Una simile manovra fu probabilmente incentivata dell'ultimo principe indipendente della Slesia, Bolko II di Świdnica, già alleato di Casimiro. Nonostante non fosse lo scopo ufficiale, si comprendeva tra le righe che tale intesa era diretta contro i Lussemburgo. L'accordo fu siglato con il matrimonio della figlia di Casimiro Kunegunda e del figlio del conte palatino del Reno Ludovico il Bavaro, Ludovico VI di Baviera, concluso a metà del 1345. La vasta coalizione anti-ceca composta da Polonia, Brandeburgo, ducato di Świdnica e Ungheria faceva a quel punto assai paura agli occhi di Praga e la sua ascesa turbò anche il papa, che tentò invano di opporsi alla consegna del trono imperiale a Ludovico il Bavaro.[35]

Le relazioni della Polonia con la Cechia proseguirono il loro percorso di deterioramento. Tra gli eventi maggiormente significativi, si può citare l'imprigionamento nel marzo 1345 a Kalisz di Carlo di Moravia, figlio di Giovanni di Boemia, di ritorno da una spedizione prussiana e candidato al ruolo di imperatore. Quale motivazione ufficiale fu dichiarato il mancato pagamento di debiti e, sebbene Carlo riuscì a evadere poco dopo, la vicenda non andò dimenticata.[49][46] A maggio, Giovanni assaltò infatti il duca di Świdnica, Bolko II, alleato sia dell'imperatore che di Casimiro. Il re di Polonia si unì alla guerra e attaccò il ducato di Troppau, evento a cui fece seguito l'assedio di Cracovia da parte dei cechi. I rinforzi ungheresi invocati da Casimiro giunsero presto in aiuto, infliggendo pesanti perdite ai cechi nelle battaglie verificatesi vicino a Lelów e Będzin.[46] Non partecipò alla guerra invece l'imperatore, nonostante gli obblighi derivanti dal rapporto di alleanza. Non intravedendo alcuna possibilità di successo, Giovanni di Boemia si ritirò da Cracovia e, a settembre, concluse una tregua con il monarca polacca e con Bolko II Mały per due mesi.[35] Papa Clemente VI, sostenitore della casata di Lussemburgo, si attivò in prima persona per la risoluzione del conflitto, allo scopo principale di scongiurare l'ipotesi che un nuovo membro della famiglia Wittelsbach potesse diventare il sovrano del Sacro Romano Impero.[46] Nel 1347 annunciò la sua detronizzazione, alla quale risposero gli elettori del reich con l'elezione di Carlo IV di Lussemburgo a re di Germania.[50] Giovanni di Boemia si spense nello stesso anno e Ludovico il Bavaro nel 1348. In tale situazione politica, il conflitto ceco-polacco perse di valore per la Santa Sede.[51] Di conseguenza, sia Casimiro che Carlo di Lussemburgo si prodigarono per cessare la schermaglia: il re di Polonia e Bolko II cercarono segretamente di rafforzare la loro posizione in Slesia, ma l'unico risultato concreto ottenuto fu la nomina di un loro fantoccio nel ducato di Jawor. Nel frattempo, nell'aprile 1348, il re di Germania e Boemia emanò una serie di documenti che ribadiva in maniera solenne l'incorporazione e i diritti vantati dai Lussemburgo sulla Slesia e sulla Lusazia, annesse alla corona del Regno di Boemia.[51] Poco più di sei mesi dopo, nel novembre 1348, la Polonia e la Cechia conclusero un patto che pose fine alla guerra formalmente e, a parte la retorica nella forma, non risultava apportato alcun mutamento territoriale.[51]

Conflitto con la Lituaniamodifica | modifica wikitesto

Il principe lituano Kęstutis

Approfittando della vantaggiosa situazione internazionale (Luigi d'Ungheria indaffarato in Dalmazia, la Lituania indebolita dai cavalieri teutonici e la tregua temporanea in vigore con i tartari), Casimiro decise nel 1349 di giungere di nuovo in Rutenia, bramoso di assorbire la parte precedentemente incorporata del Principato di Galizia-Volinia nel Granducato di Lituania.[40] Come risultato del trattato di pace, il principe Liubartas ricevette Luc'k, dove avrebbe regnato su concessione polacca. La manovra di Casimiro si rivelò effimera, poiché nel 1350 i lituani scagliarono una controffensiva spingendosi dapprima verso Łęczyca e, diversi mesi dopo, a Leopoli e Halyč:[40][52] le terre nei dintorni di Sandomierz e di Łuków ne uscirono profondamente danneggiate. Una consistente porzione della Rutenia era a quel punto di nuovo in mani lituane. Un'altra spedizione, questa volta con l'appoggio ungherese, fu organizzata nel 1351: prima di allora però, nel 1350, il re d'Ungheria aveva concluso un nuovo trattato di successione in cui si affrontava la questione relativa al possesso della Rutenia, alla quale la corona di Santo Stefano aspirava.[52] In virtù di questo accordo, la Polonia poteva prendere il controllo della Rus' a condizione che dopo la morte di Casimiro, oltre che in caso di assenza di un erede maschio, il trono sarebbe passato agli Angioini. Qualora ciò non fosse avvenuto, i magiari avevano il diritto di acquistare la Rutenia dalla Polonia per la somma di 100.000 fiorini.[52]

A capo dell'offensiva del 1351 si pose Luigi d'Ungheria, in quanto il sovrano polacco si era ammalato e la causa risultava incerta. La condizione del re di Polonia doveva apparire grave, se si pensa al fatto che la szlachta promise a Luigi a Lublino di accettarlo come primo nella linea di successione per il trono.[52] La campagna stessa metteva in evidenza che le azioni eseguite dagli ungheresi, piuttosto che funzionali a realizzare gli interessi degli alleati, erano finalizzate ad esaudire i propri. A seguito di colloqui con il principe lituano Kęstutis, fu deciso che questi sarebbe stato battezzato da un uomo di chiesa magiaro, cosicché si poteva poi in teoria costituire un arcivescovado indipendente in Lituania.[53] Queste disposizioni, sebbene in contraddizione con gli obiettivi polacchi, non furono attuate perché Kęstutis non intendeva davvero convertirsi e avviare un percorso di cristianizzazione per la sua terra: tra l'altro fu forse proprio grazie ai polacchi che, dopo aver abbandonato Buda, riuscì a fuggire più a nord.[53] Le differenze tra ungheresi e polacchi emersero altresì durante la spedizione infruttuosa dell'anno successivo. In vista del fallito assedio di Belz, gli ungheresi intrapresero autonomamente i negoziati con i baltici.[53] La Volinia rimase all'interno del Granducato e la fragilità dei polacchi spinse il Khanato dell'Orda d'Oro ad attaccare la Piccola Polonia. La situazione dovette raggiungere una certa gravità, perché Casimiro decise di vendere gli oggetti di valore raccolti nel tesoro della cattedrale di Gniezno e il papa invitò i governanti cristiani a intraprendere una crociata contro i tartari. La tregua con il Granducato fu conclusa nel 1352, ma fu presto interrotta dagli stessi lituani.[54] Un anno dopo la sua firma, il duca Liubartas espugnò e diede alle fiamme Leopoli e Halyč.[54] Il re di Polonia decise di vendicarsi, raggiungendo Belz nel 1353: quella che doveva essere una rapida rappresaglia si trasformò in una lotta lunga, distruttiva per la Polonia orientale e soprattutto dispendiosa in maniera ingente.[55] Constatando che non si riuscì a ottenere ulteriori aiuti militari da nessuno dei vicini della Lituania (incluso il suo nemico secolare, il Deutschordenstaat), Casimiro cominciò a cercare una strategia pacifica di risoluzione del conflitto.

Allo stesso tempo, strinse accordi di un certo spessore con i Lussemburgo. In base alle decisioni prese a Buda nel maggio 1353 e infine a Praga nel maggio 1356, il re ceco Carlo liberò il ducato di Masovia dalla dipendenza feudale, un atto in cambio del quale Casimiro cedette due città della Slesia: Kluczbork e Byczyna.[56] Queste decisioni si rivelarono una tappa importante nel riportare la Masovia sotto la sfera di influenza dalla Polonia. Già nel 1351, Casimiro prese in consegna i possedimenti di Boleslao III di Plock, ucciso sul campo di battaglia, e ne assunse anche la piena sovranità.[57] Il trattato con la casata di Lussemburgo fu importante pure nel contesto dell'espansione orientale: questo perché, probabilmente, mentre si dividevano le sfere d'influenza tra Boemia, Ungheria e Polonia nell'Europa orientale, a Casimiro fu concessa mano libera (anche indirettamente dall'imperatore del Sacro Romano Impero) per risolvere con le buone la "questione lituana". L'unica fazione che uscì lesa del congresso di Praga fu l'ordine teutonico, poiché una delle motivazioni principali su cui si basava l'esistenza dello Stato monastico riguardava la necessità di tenere in piedi una potenza forte che proseguisse la secolare campagna contro i pagani lituani.[58] Si può agevolmente comprendere come il placet di vari stati alle trattative che intendeva avviare Cracovia con un'entità considerata nei decenni passati come "assolutamente ostile" costituisse una contraddizione insanabile. La svolta nella politica verso la confinante Lituania avvenne nel 1356, quando Casimiro concluse un accordo di alleanza con la Lituania.[59] I documenti relativi a questo trattato non sono sopravvissuti, ragion per cui non si conoscono disposizioni specifiche e ciò che era riportato viene solo in parte tramandato da fonti non coeve. Il timore per la costituzione di un nuovo asse si riflesse soprattutto nelle lamentele inviate da Marienburg alla capitale apostolica. Nel 1357, la svolta nelle relazioni con i baltici cominciò probabilmente a sortire i suoi primi effetti, quando Casimiro si rivolse alla Santa Sede con un chiaro piano per cristianizzare il suo vicino orientale.[59] La supplica indirizzata ad Avignone prevedeva l'istituzione di una Chiesa in Lituania subordinata all'arcivescovado di Gniezno. Poiché questo piano violava gli interessi dell'arcidiocesi di Riga, la più influente entità clericale presente nel Baltico di allora, il pontefice trattò la questione con apparente indifferenza e incaricò il vicecancelliere di esaminare i dettagli, il che in effetti significava bloccare l'iniziativa polacca.[59] Visto il fallimento di Casimiro, l'imperatore Carlo IV, probabilmente per conto suo, l'anno successivo avanzò la proposta di cristianizzare la Lituania. Neanche lui ebbe successo, perché i duchi lituani posero condizioni impossibili, segno della loro scarsa volontà ad abbandonare le antiche tradizioni.[60] In cambio dell'accettazione del battesimo, chiedevano infatti la restituzione di tutte le terre conquistate a loro scapito dallo Stato monastico situate grosso modo in quello che è oggi l'oblast' di Kaliningrad. Nonostante la Lituania rimase per il momento uno stato pagano, i rapporti con il Regno non ne risentirono: Casimiro il Grande tornò al concetto paterno di cooperazione con i duchi lituani, favorendo un graduale rafforzamento dell'influenza polacca nelle terre rutene e una stabilizzazione della situazione in Masovia, fino ad allora vittima delle frequenti incursioni lituane.[60]

La politica degli ultimi anni di regnomodifica | modifica wikitesto

All'inizio degli anni '60 si verificò un conflitto tra due correnti, quella angioino-asburgica e quella lussemburghese: si decise di scongiurare il rischio di un conflitto nominando un tribunale arbitrale composto da Casimiro III e Bolko II Świdnicki.[61] Il primo, almeno formalmente, cercava di far valere le ragioni del clero, il secondo quelle imperiali. La decisione finale fu in gran parte influenzata dal matrimonio dell'imperatore Carlo IV con la nipote di Casimiro, la figlia del principe della Pomerania Boghislao V.[62] Questa unione rafforzò la posizione di Carlo in Pomerania e allo stesso tempo neutralizzò efficacemente qualsiasi azione di Casimiro: il verdetto del tribunale arbitrale fu annunciato a Cracovia nel dicembre 1363.[62] Ai sensi dello stesso, le parti dovevano cessare le ostilità e tornare allo status quo esistente prima dell'inizio della controversia. Il tribunale arbitrale non era in alcun modo collegato agli interessi polacchi, ma risultava la prima prova visibile della crescente posizione di Casimiro il Grande sull'arena internazionale.[63] Per firmare il trattato di pace, si indisse un congresso cerimoniale a Brno, che, tuttavia, non portò ad alcun accordo vincolante tra i Lussemburgo e gli Angiò. In siffatta situazione, Casimiro, agendo da arbitro, convocò Luigi I d'Ungheria e Carlo IV a Cracovia e ne seguì un congresso, tenutosi nel settembre 1364, al termine del quale si siglò l'accordo di pace finale.[64] Si tenne in seguito una sontuosa festa lunga ben 21 giorni organizzata da Mikołaj Wierzynek, che viene descritta nella cronaca, tra gli altri scrittori, di Jan Długosz. Allo stesso tempo, durante l'incontro di Cracovia, Luigi accennò ancora una volta ai suoi diritti sull'eventualità di ereditare il trono polacco.

Nel febbraio 1365 Casimiro si sposò per la quarta volta, nonostante non fosse riuscito ad ottenere dal papa l'annullamento della sua precedente relazione con Adelaide d'Assia.[26] La nuova regina divenne Edvige, figlia di Enrico V il Ferro, principe di Głogów e di Żagań.[26] Questa relazione, a causa della possibilità della nascita di un discendente maschio, appariva contro gli interessi degli Angiò e rendeva più concreti i timori che l'ingerenza polacca in Slesia, anche nella regione facente capo ai Lussemburgo, si accrescesse. D'altro canto però, papa Urbano V non accettò il matrimonio e solo gli sforzi della diplomazia polacca e ungherese salvarono Casimiro dalle responsabilità derivanti della dispensa papale falsa prodotta in patria. Per questi motivi, le nozze non ricevettero l'approvazione della chiesa nel 1369 circa, circostanza che potrebbe far comprendere come mai il nipote del monarca polacco, Casimiro IV di Pomerania, avesse lo stesso nome: si intendeva infatti tenerlo in considerazione come papabile successore.[65]

Casimiro il Grande morì improvvisamente il 5 novembre 1370: durante il suo dominio, lo stato polacco riacquistò la posizione sullo scenario internazionale perduta nei secoli della frammentazione interna e, allo stesso tempo, subì un'espansione territoriale, in virtù delle terre rutene sottomesse e della supremazia riottenuta sulla Masovia.[66]

Il regno di Luigi d'Ungheria (1370-1382)modifica | modifica wikitesto

Luigi d'Angiò, opera di Aleksander Lesser

Secondo le disposizioni dinastiche che erano state sancite sin dai tempi di Ladislao, Luigi I d'Ungheria detto il Grande sarebbe diventato il re polacco, ovvero il sovrano di una delle più estese e stabili entità territoriali dell'Europa del XIV secolo. Accettando la corona di Cracovia, Luigi si asteneva dalla possibilità di sottrarre la Galizia-Volinia in mano polacca in favore dell'Ungheria.[67] Sin dal momento della sua incoronazione, Luigi fu costretto a combattere la schiera d'opposizione presente nel suo regno: si dovette prodigare in tal senso soprattutto nella Grande Polonia, sebbene gli scontri coinvolsero anche la Piccola Polonia.[68] La prima incomprensione riguardò il funerale di Casimiro il Grande, organizzato prima dell'arrivo del nuovo sovrano. In seguito, si scatenò un conflitto con il nipote adottivo del precedente monarca, Casimiro IV di Pomerania, al quale il vecchio re lasciò in eredità vasti feudi, forse con l'intento di sponsorizzarlo come suo erede.[69] La controversia si risolse attraverso un procedimento giudiziario: Casimiro ricevette la terra di Dobrzyń e tre castelli, e dovette altresì rendere omaggio a Luigi. Un ulteriore conflitto portò al ritorno del principe di Gniewkowo, Ladislao il Bianco, nel 1373.[70] Dopo diversi anni di ripetute lotte, quest'ultimo strinse un accordo con il re in cui rinunciava al Ducato di Gniew ricevendo 10.000 fiorini e una rendita perpetua dall'abbazia di Pannonhalma, situata in Ungheria.

Già dalle prime fasi, il potere in Polonia fu esercitato dalla reggente, la madre di Luigi, Elisabetta Łokietkówna. Il re stesso tornò in Ungheria subito dopo la sua incoronazione, portando con sé le insegne polacche.[71] In primis, Elisabetta si focalizzò sul controllo della situazione nella ribelle Grande Polonia, restituendo inoltre i beni che Casimiro il Grande confiscò a persone che non erano in grado di dimostrare le loro rivendicazioni sui feudi. I fini perseguiti erano semplici: ingraziarsi la classe nobile e assicurare inoltre il trono polacco a una delle tre figlie di Luigi. La successione all'interno della dinastia angioina fu inizialmente osteggiata sia dal clero che dalla borghesia e dalla szlachta.[72] La reggente agì intraprendendo secondo uno schema preciso, ottenendo gradualmente il sostegno delle varie città. A tale scopo, nel 1374, Luigi concesse un privilegio alla nobiltà polacca attiva a Koszyce.[71] In cambio, tra le altre cose, di una sostanziale riduzione delle tasse e della liquidazione delle imposte straordinarie, i nobili accettarono di affidare il trono a una delle figlie di Luigi: si trattò del primo privilegio generale in Polonia concesso a tutta l'aristocrazia.[72]

Nel 1375 Elisabetta si dimise dalla reggenza e tornò a Buda, mentre il re si fece vedere in Polonia per un breve periodo.[72][73] Lo scopo principale della visita, tuttavia, non era quello di risolvere il problema della reggenza, ma di sopprimere le rivolte nella Rutenia Rossa, considerata da Luigi un principato separato, dove gli interessi ungheresi non erano inferiori a quelli polacchi.[73][74] Prima di partire, il sovrano magiaro scelse di cedere il potere a un gruppo di fidati consiglieri attivi nella Piccola Polonia. Questa soluzione temporanea fu ampiamente contrastata ed Elisabetta dovette riprendere la reggenza, restando in Polonia fino al 1376, quando ripartì dopo i disordini avvenuti a Cracovia.[74] Nel frattempo, in Grande Polonia esplosero delle scaramucce tra le famiglie aristocratiche del posto. Nel 1378 Ladislao II di Opole assunse il ruolo di governatore locale, ma a seguito dell'insurrezione guidata da Bartosz di Odolanów nello stesso anno perse il potere.[74] Elisabetta Łokietkówna divenne reggente per la terza volta, ma dopo la sua morte avvenuta nel 1380, Buda affidò il governatorato al vescovo di Cracovia Zawisza di Kurozwęki. Quando anche questi si spense nel 1382, Luigi nominò reggente Sigismondo di Lussemburgo, promesso alla potenziale erede al trono, Maria. Il giovane nobile, all'epoca quattordicenne, cominciò a combattere contro l'opposizione in Grande Polonia. Mentre erano in corso i preparativi per l'assedio di Odolanów, Luigi I d'Ungheria perì il 10 settembre a Trnava, in Slovacchia.[71]

Nella politica di Luigi, la Polonia occupò un ruolo marginale e lo stesso sovrano non si curò della situazione economica divenuta più precaria negli anni.[71] Con l'assegnazione alla nobiltà di privilegi legali ed economici, si innescò una grave crisi di bilancio; allo stesso tempo, il fatto che un sovrano straniero fosse stato eletto al trono generò profondi cambiamenti nella percezione del potere. Il concetto di monarchia patrimoniale fu infatti rimpiazzato dalla convinzione che la Corona del Regno di Polonia (in latino: Corona Regni Poloniae), che poneva il re nella posizione di sovrano di uno stato indivisibile ma che non si identificava esclusivamente con la sua persona.[74] Il governo di Luigi portò anche al rafforzamento della posizione della nobiltà della Piccola Polonia, tanto che i favori da lui concessi avviarono un periodo di condizionamento e peso della szlachta nella vita politica tale da perdurare fino alla dissoluzione della Confederazione polacco-lituana nel 1795.[nota 4]

Il periodo dell'interregno (1382-1384)modifica | modifica wikitesto

La divisione della Masovia negli anni 1381-1426. In giallo i feudi in mano a Siemowit IV di Masovia e a ai suoi successori, in arancione quelli in mano a Janusz I di Varsavia e ai suoi eredi

Quando nel 1374 Luigi convinse la nobiltà ad accettare una delle sue figlie come regina, non era chiaro quale di esse sarebbe salita sul trono polacco. In principio, fu proposta Caterina, ma la giovane, all'età di soli otto anni, morì nel 1378.[74] Di conseguenza, Luigi decise che il trono polacco sarebbe andato a Maria e quello ungherese a Edvige: la situazione, tuttavia, mutò dopo la morte del re. La sua vedova, Elisabetta di Bosnia, sostenuta dalla maggioranza delle frange nobili magiare, si oppose sia alla cessione del trono polacco a Maria e al suo eventuale matrimonio con Sigismondo di Lussemburgo.[75] Alla fine, si statuì che Maria avrebbe preso il potere in Ungheria. Considerata la situazione, nel novembre 1382, in Polonia, si indisse un incontro ufficiale a Radomsko tra vari membri della szlachta, dove i rappresentanti dei due distretti principali decisero di rinnegare l'ipotesi di proseguire l'unione personale con l'Ungheria, considerando che la regina avrebbe operato da Buda.[76] In più, si optò per non rinnegare le decisioni prese a Košice tempo prima e, un mese dopo, a Wiślica, queste decisioni furono presentate all'attenzione della corte ungherese. Fu allora che si scongiurò la possibilità di salita al trono di Sigismondo di Lussemburgo, sostenuto invece da alcuni esponenti provenienti dalla Grande Polonia.[76]

La situazione sembrava chiara, ma i dissidi interni in Polonia generarono uno scontro civile passato alla storia come guerra tra le famiglie Grzymała e Nałęcz.[77] I principali comandanti erano lo starosta di Domarat da Pierzchno e il duca Siemowit IV di Masovia, sostenuto da chi lo vedeva come papabile successore al trono polacco.[77] I combattimenti si trascinarono ed entrambe le parti decisero di desistere assicurando il loro placet a Maria.[77] Alla fine, nel febbraio 1383, ci fu una reazione da parte della corte ungherese: la legazione in arrivo a Sieradz informò che Edvige era stata assegnata al trono polacco e, con l'avvicinarsi della data dell'incoronazione, le possibilità di Siemowit IV di conquistare il potere aumentarono.[78][79] Insediatosi in gran parte della Grande Polonia nel corso della guerra sopraccitata, riscosse un notevole sostegno in questo distretto, tanto che costrinse i preoccupati aristocratici della Piccola Polonia a stabilire una tregua.[78] A marzo fu convocato un congresso a Sieradz per decidere una risposta alle proposte ungheresi di febbraio.[79] La Grande Polonia tentò di supportare la candidatura di Siemowit, cosicché questi sarebbe diventato il marito di Edvige, fino a quel momento promessa all'austriaco Guglielmo I d'Asburgo.[79] Nonostante il numero di sostenitori del duca di Masovia fosse in inferiorità numerica, i signori di Cracovia riuscirono a ritardare l'elezione: non si selezionò alcun candidato per il re, ma fu incoronata solo Edvige, a condizione che alla Polonia tornasse il possesso in Ritenia Rossa e i feudi appartenenti a Ladislao II di Opole.[79]

Di fronte alla minaccia costituita da Siemowit, Elisabetta di Bosnia accettò le condizioni e si convinse a recarsi in Polonia per la Pentecoste del 1383.[78] Fu allora che Siemowit si ingegnò per elaborare un piano volto a rapire Edvige: lo scopo era quello di farla prigioniera, sposarla e farsi incoronare come sovrano di Polonia al fianco di lei.[80][81] Con il probabile intervento degli abitanti della Piccola Polonia, la regina ungherese fu informata dei piani del duca di Masovia, ragion per cui Elisabetta ritardò il suo arrivo in Polonia lo fissò per novembre del 1383.[80] Nel contempo, Siemowit riprese le operazioni militari contro la Cuiavia e la Grande Polonia, conquistando la prima entro la fine di maggio. Quindi convocò un congresso a Sieradz, dove i suoi sostenitori lo acclamarono come re.[81] Tuttavia, l'arcivescovo di Gniezno, Bodzanta, presente alla riunione, rifiutò di presidiare l'incoronazione e, di fronte al fallimento di Sieradz, Siemowit assaltò nuovamente la Grande Polonia e cinse d'assedio Kalisz.[82] La controversia venne risolta grazie alle intimidazioni dell'arcivescovo Bodzanta, che si recò personalmente in Piccola Polonia. In siffatto contesto, Siemowit accettò di stipulare una tregua, ma il suo sostenitore Bartosz di Odolanów non arrestò la sua campagna militare.[82] Ciò fornì ai signori di Cracovia un pretesto per giungere a un'intesa definitiva con il duca di Masovia. Con l'appoggio delle truppe ungheresi al seguito di Sigismondo di Lussemburgo, la Masovia fu attaccata e fu imposta una tregua a Siemowiec.[83]

La situazione sembrava finalmente risolta, ma Elisabetta di Bosnia, contrariamente a quanto aveva fatto lasciare intendere, non partì per la Polonia.[84] Cominciò invece a presentare sempre più pesanti richieste da parte dei polacchi, culminate con l'imprigionamento di un influente nobile polacco che minacciava di invalidare i diritti al trono di Edvige.[85] L'interregno continuò a trascinarsi, ragion per cui nel marzo 1384 fu convocato un congresso a Radomsko, il quale stabilì le regole per il funzionamento dello stato in assenza di un governante:[75] gli storici considerano questo momento come un esempio di maturità politica raggiunta dalla szlachta e della loro capacità di cooperazione con l'élite borghese.[75][86] La convenzione mise in evidenza come la nazione polacca potesse funzionare senza un'autorità centrale, nello stesso momento in cui Elisabetta tentò di ritardare l'incoronazione. La donna inviò Sigismondo di Lussemburgo a Cracovia come suo governatore, scelta che non fece piacere all'aristocrazia polacca della Piccola Polonia riunitasi a Sącz. Sędziwój di Szubin, il nobile in precedenza incarcerato da Elisabetta, tornò in Ungheria e forse la sua missione influenzò il cambio di decisione della regina, la quale, finalmente, in autunno si convinse a inviare Edvige in Polonia.[87] Il 13 ottobre 1384 questa arrivò a Cracovia, dove tre giorni dopo ebbe luogo l'incoronazione che chiuse il più lungo interregno nella storia della Polonia.[88][nota 5]

Il regno di Edvige d'Angiò (1384-1386)modifica | modifica wikitesto

L'incoronazione di Edvige si dimostrò fruttuosa, ma non risolse ogni problema. La regina aveva solo dieci anni ed era ancora formalmente sotto la custodia di sua madre, circostanza che permise a Elisabetta di interferire negli affari polacchi.[89] Inoltre, Edvige non aveva un marito, con il risultato che tale stato delle cose era ritenuto inaccettabile dalla società medievale.[89] Sebbene fosse stata promessa nel 1378 a Guglielmo d'Asburgo con la formula canonica sponsalia de futuro, i signori della Piccola Polonia rifiutarono l'eventualità di accettarlo al trono.[73] Pertanto, si decise di intraprendere dei colloqui con la Lituania i cui esiti apparivano in prima battuta nebulosi.[90] Una possibile unione tra le due entità avrebbe garantito gli interessi della Polonia nel Principato di Halyč, in Podolia e in Volinia, oltre che soddisfare quegli esponenti politici della Piccola Polonia contrari a Buda.[91][90] Risvolti importanti potevano inoltre verificarsi anche per la Masovia, una regione direttamente minacciata dalle incursioni lituane. D'altro canto, tuttavia, un rapporto di questo tipo avrebbe ripresentato la minaccia teutonica all'orizzonte, a diversi anni di distanza, e avrebbe reso impraticabile l'idea di poter portare avanti la collaborazione con l'Ungheria.[91] Per quanto riguarda il primo dei dubbi segnalati, va tenuta presente la posizione geografica dello Stato monastico, che si sarebbe trovato costretto a dover fronteggiare due potenze ostili, e la possibilità per i cavalieri di giocarsi la carta della Lituania come stato ancora pagano.[91] Dal punto di vista di Vilnius, più che l'argomento religioso, era quello militare ad aver trovato sostenitori tra quei membri della nobiltà lituana che desideravano trovare un appoggio nella lotta contro l'ordine teutonico. Simili considerazioni non devono però far pensare che nel 1384 la situazione del Granducato fosse critica: a seguito di un periodo di crisi ingenerato dalla morte di Algirdas e contrassegnato dalla guerra civile tra il principe Kestutis e suo figlio Vitoldo, il nuovo sovrano Jogaila stava infatti riuscendo nell'intento di stabilizzare lentamente la situazione nel suo paese.[92] Il suo ribelle cugino Vitoldo, destinato a diventare uno dei più influenti sovrani della Lituania, fu accontentato assegnandogli il permesso di governare alcuni feudi, evento che impedì la prosecuzione dell'alleanza intrapresa da questi contro Jogaila con i cavalieri teutonici.[92] Nello stesso frangente, l'ordine fu respinto dalla fortezza di Neu-Marienwerder appena costruita nei pressi di Kaunas e dovette cercare di coprirsi la ritirata. Tale manovra militare fu incoraggiata da Jogaila perché, dopo molti anni e almeno temporaneamente, il conflitto con la crescente Moscovia terminò. Nel 1382, i mongoli guidati dal khan Toktamish si spinsero a est nell'ambito di una feroce offensiva, saccheggiando non solo gran parte delle città lungo la strada, ma sottomettendo pure la capitale Mosca.[93] Probabilmente questi eventi spinsero il principe di Mosca Demetrio di Russia a concludere un trattato di pace con Jogaila, oltre ad avviare delle trattative sul matrimonio tra il principe lituano con sua figlia Sofia.[93][nota 6] La situazione geopolitica del tempo permetteva dunque alla Lituania di potersi muovere con una certa tranquillità. Le minacce principali risultavano le campagne dell'ordine teutonico, impegnato nella secolare crociata, che proseguivano in maniera imperterrita e ostinata causando gravi danni nelle regioni di confine come la Samogizia,[94] e la relativa fragilità dello stato lituano, soprattutto se comparata alla pericolosità in potenza di tutti gli stati confinanti.[94]

Non è chiaro quale fazione - polacca o lituana - presentò l'iniziativa per il matrimonio tra Jogaila e la regina Edvige.[94] Secondo gli scritti di Jan Długosz, fu il principe lituano a chiedere la mano della figlia di Luigi, mentre secondo le cronache lituane, la richiesta giungeva dai signori della Piccola Polonia.[94] A causa della mancanza di qualsivoglia base storica tangibile, è altresì impossibile determinare quando iniziarono i negoziati volti a combinare le nozze. Forse, come segnale dell'interesse di Jogaila per il trono polacco, andrebbe ricordato il privilegio per i mercanti di Lublino già da lui concesso nel 1383, mentre i colloqui preliminari si tennero verosimilmente l'anno successivo.[95] In seguito, nel gennaio 1385, la legazione lituana chiese ufficialmente la mano di Edvige, affermando che Jogaila si impegnava ad accettare il cristianesimo e a unire il Granducato di Lituania con il Regno di Polonia.[96] La proposta fu accettata dal congresso generale convocato a Cracovia in estate, con l'apparente silenzio-assenso di Elisabetta di Bosnia.[97] La situazione mutò improvvisamente quando Elisabetta tornò a proporre il matrimonio di Edvige con l'austriaco Guglielmo, tanto da spingere gli Asburgo a giungere a Cracovia per suggellare fisicamente il matrimonio.[97] Tuttavia, questi non furono ammessi nelle stanze della regina e dovettero in tutta fretta abbandonare la città.[nota 7][97]

Proprio mentre accadevano gli eventi appena riferiti, i signori della Piccola Polonia incontravano il principe lituano. Nell'agosto del 1385, a Kreva, conclusero un importantissimo accordo con il sovrano lituano, passato alla storia come Unione di Krewo.[92][98] In cambio del trono polacco, Jogaila si impegnava a:[99]

  • Accettare il sacramento del battesimo;[98]
  • Versare 200.000 fiorini a Guglielmo d'Asburgo a titolo di risarcimento per aver annullato gli accordi precedentemente intrapresi;
  • Liberare tutti i prigionieri di guerra polacchi detenuti dai lituani;
  • Annunciare la tradizionale dichiarazione di riconquista di tutte le terre perse in passato dal Regno di Polonia.

L'ultimo e più importante obbligo riguardava l'annessione (in latino applicare) della Lituania alla Polonia: questa affermazione indicava in modo poco chiaro l'intenzione di far assumere al Regno una posizione sovrana rispetto al Granducato, ma gli storici sono lontani dall'esserne certi.[100][101][102]

I confini della Polonia nel 1386 (in rosso) e la successiva estensione dovuta all'unione con la Lituania

Un'altra delegazione si incontrò con Jogaila nel gennaio 1386 a Vaŭkavysk (in polacco Wołkowysk, oggi in Bielorussia), mentre questi era in viaggio per la Polonia.[103] I dignitari della Piccola Polonia emisero una sorta di lettera patente a lui riservata e gli consegnarono un nulla osta a titolo di garanzia e sicurezza. La validità del documento emesso fu confermata dal congresso della szlachta di Lublino il 2 febbraio 1386, giorno in cui tra l'altro Jogaila fu eletto re; fino all'incoronazione, gli fu conferito il titolo di dominus et tutor Regni Poloniae (signore e guardiano del Regno di Polonia).[102] L'unica cosa che poteva mandare a monte i piani di matrimonio a quel punto risultava la resistenza della regina Edvige: a quanto pare, secondo Długosz, si oppose strenuamente all'ipotesi di avviare una relazione con Ladislao II e cedette solo per via dell'insistenza e delle istigazioni dei dignitari polacchi.[104]

Il 12 febbraio 1386 Jogaila e due dei suoi fratelli arrivarono a Cracovia, venendo battezzati tutti e tre il 15.[103] Il nuovo sovrano divenne da allora noto come Ladislao II Jagellone (Ladislao era il nome assegnato con il battesimo)[98] nei documenti polacchi,[nota 8] mentre a suo fratello Karigaila si assegnò il nome Korytiełło e a Švitrigaila quello di Boleslao.[105] Il principe Vitoldo, che fu nuovamente battezzato perché prima ortodosso, scelse come nome Alessandro (Aleksander).[105] Il 18 febbraio Ladislao Jagellone e Jadwiga si sposarono e il 4 marzo 1386 il Granduca fu incoronato re di Polonia nella cattedrale del Wawel dall'arcivescovo Bodzanta.[92]

Note al testomodifica | modifica wikitesto

  1. ^ Si tratta una data puramente simbolica quella della restaurazione del Regno di Polonia. Se ne utilizzano convenzionalmente altre due: 1295 (incoronazione di Premislao II) e 1300 (incoronazione di Venceslao II).
  2. ^ Secondo il resoconto negli Annali di Trakai, Vincenzo di Szamotuły fu direttamente coinvolto nel trasferimento del governatorato in Piccola Polonia e Cuiavia al figlio del re, Casimiro. Questo fatto lo avrebbe spinto a stringere contatti poco chiari con la Marca di Brandeburgo, agendo in nome proprio ma non come rappresentante di Ladislao. Secondo le fonti, Vincenzo commise alto tradimento nel 1329 portando subdolamente e segretamente i cavalieri teutonici in Cuiavia, e poi sostenendoli nella loro marcia sulla Piccola Polonia. L'autore del racconto, forse con toni esagerati, descrive Vincenzo come il peggior traditore del regno e della nazione. Anche Jan Długosz ne parla in termini simili: Jasienica, p. 201.
  3. ^ Nemmeno la storiografia più recente è riuscita a individuare la fazione vincente. La parte polacca sosteneva che l'esercito monastico, che contava fino a 40.000 unità, fu sconfitto con perdite minime, mentre i registri dei cavalieri teutonici menzionano l'attacco di Ladislao a un ramo distaccato dell'esercito, seguito da una controffensiva di successo dell'ordine e dalla fuga del re polacco. La maggior parte degli studiosi contemporanei ipotizza che la battaglia si svolse effettivamente in due fasi e che sia stata alla fine improduttiva per am i gli schieramenti. Tuttavia, potrebbe aver ritardato l'occupazione della Cuiavia da parte dei cavalieri teutonici, che infatti rinunciarono all'assedio di Brześć. La presunta fuga di Casimiro il Grande dal campo di battaglia si ricollega alla battaglia di Płowce. Forse la sua successiva conduzione di una spedizione contro i Piast di Głogów aveva uno scopo propagandistico, cioè quello di mostrare il coraggio e le capacità di combattimento del giovane principe: Jasienica, pp. 294, 297.
  4. ^ La maggior parte degli storici ha un'opinione negativa del regno di Luigi d'Angiò (per esempio Oskar Halecki). Alcuni, come lo studioso polacco Jan Dąbrowski, guardarono più favorevolmente a tale sovrano, notando tra l'altro che emise numerosi privilegi per le città polacche.
  5. ^ Si noti che Edvige fu incoronata con il titolo di "rex" e non di regina: Nowakowska, p. 15.
  6. ^ Probabilmente nel 1384 si gettarono le basi affinché si combinasse un matrimonio tra Jogaila e la figlia di Demetrio di Russia, Sofia, che sarebbe stato preceduto dalla conversione del lituano alla religione ortodossa. Una simile ipotesi non venne più presa in considerazione quando, a seguito di un'accurata riflessione, si comprese che la Lituania avrebbe finito per diventare di fatto un feudo della più estesa Moscovia. In più, l'unione dinastica non avrebbe potuto arrecare i benefici di cui aveva bisogno la Lituania: Mosca non aveva interesse a sostenere i baltici nella loro lotta contro lo Stato monastico né a incentivare la crescita di Vilnius oltre un certo limite. Per ulteriori dettagli, si vedano Uliana di Tver'#Biografia e Jogaila#Primi anni.
  7. ^ Le consumazione del matrimonio con ogni probabilità non avvenne, ma la propaganda asburgica presentò una diversa ricostruzione, accusando Edvige di essersi macchiata del grave peccato di bigamia. Simili obiezioni ritardarono il riconoscimento ufficiale del matrimonio di Edvige con Jogaila da parte del Papa (come afferma lo storico polacco S. Szczur nella sua Historia Polski średniowiecze a pagina 475). Anche Jan Długosz riporta dei presunti incontri avvenuti tra Edvige con Guglielmo, ma gli studiosi negano all'unanimità l'attendibilità del suo racconto.
  8. ^ Nei documenti in latino, prima del 1386, veniva indicato come Jogaila Algirdaitis, ovvero figlio di Algirdas.

Note bibliografichemodifica | modifica wikitesto

  1. ^ Frost, p. 7.
  2. ^ Jasienica, p. 194.
  3. ^ Labuda e Michowicz, p. 57.
  4. ^ Jasienica, pp. 194-195.
  5. ^ Jasienica, p. 195.
  6. ^ a b Dabrowski, p. 34.
  7. ^ (EN) Dziennik ustaw Rzeczypospolitej Polskiej, 50-55, Urząd Rady Ministrów, 2003, p. 3262.
  8. ^ Labuda e Michowicz, p. 58.
  9. ^ Dabrowski, p. 41.
  10. ^ Heymann, p. 41.
  11. ^ Heymann, p. 42.
  12. ^ Dabrowski, p. 43.
  13. ^ Dabrowski, pp. 43-44.
  14. ^ (EN) William L. Urban, The Samogitian Crusade, Lithuanian Research and Studies Center, 1989, p. 138, ISBN 978-09-29-70003-8.
  15. ^ (EN) Alan V. Murray, The North-Eastern Frontiers of Medieval Europe: The Expansion of Latin Christendom in the Baltic Lands The Expansion of Latin Europe, 1000-1500, Routledge, 2017, p. 343, ISBN 978-13-51-88483-9.
  16. ^ a b c Zamoyski, p. 209.
  17. ^ a b c d e f Woś, pp. 98-100.
  18. ^ a b c d (EN) Paul Lendvai, The Hungarians: A Thousand Years of Victory in Defeat, Princeton University Press, 2004, p. 63, ISBN 978-06-91-11969-4.
  19. ^ Labuda e Michowicz, p. 65.
  20. ^ a b c (EN) Kevin Hannan, Language and Identity in a West Slavic Borderland: The Case of Teschen Silesia, University of Texas at Austin, 1994, p. 50.
  21. ^ Dabrowski, p. 71.
  22. ^ Dabrowski, p. 72.
  23. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r (EN) Paul W. Knoll, The stabilization of the Polish Western frontier under Casimir the Great, 1333-1370, in The Polish Review, vol. 12, n. 4, University of Illinois Press, autunno 1967, pp. 3-29.
  24. ^ Woś, p. 105.
  25. ^ Woś, p. 107.
  26. ^ a b c d e Frost, p. 7.
  27. ^ Woś, pp. 107-108.
  28. ^ a b c Koziara, p. 7.
  29. ^ a b c Jasienica, p. 243.
  30. ^ (EN) John E. Wrigley, The conclave and the electors of 1342, in Archivum Historiae Pontificiae, vol. 20, GBPress- Gregorian Biblical Press, 1982, p. 78.
  31. ^ (EN) Università di Varsavia, Quaestiones Medii Aevi Novae, vol. 3-4, Wydawn. DiG, 1998, p. 308.
  32. ^ (EN) Urszula Borkowska, An Outline of History of Poland, Catholic University of Lublin, 1981, p. 13.
  33. ^ a b c d (EN) Halina Lerski, Historical Dictionary of Poland, 966-1945, ABC-CLIO, 1996, p. 250, ISBN 978-03-13-03456-5.
  34. ^ (EN) Stephen Christopher Rowell, Lithuania Ascending: A Pagan Empire Within East-Central Europe, 1295-1345, Cambridge University Press, 1994, p. 283, ISBN 978-05-21-45011-9.
  35. ^ a b c d e Koziara, p. 8.
  36. ^ (EN) Jerzy Lukowski e Hubert Zawadzki, A Concise History of Poland, Cambridge University Press, 2001, p. 23, ISBN 978-05-21-55917-1.
  37. ^ a b c Jasienica, pp. 218-219.
  38. ^ a b (EN) Andrew Rawson, A Clash of Thrones: The Power-crazed Medieval Kings, Popes and Emperors of Europe, The History Press, 2015, p. 143, ISBN 978-07-50-96678-8.
  39. ^ (EN) Robert Machray, The Problem of Upper Silesia, G. Allen & Unwin Limited, 1945, p. 15.
  40. ^ a b c d e Jasienica, p. 223.
  41. ^ a b c (EN) Meyers Konversations-Lexikon, vol. 12, 6ª ed., Lipsia e Vienna, 1908, pp. 397-398.
  42. ^ (EN) Ana Victoria Sima, Vizitele nunțiilor apostolici vienezi în Transilvania: 1855-1868, vol. 2, Presa Universitară Clujeană, 2003, p. 452, ISBN 978-97-36-10201-1.
  43. ^ Woś, p. 130.
  44. ^ (EN) Seweryna Wysłouch, Studia ślas̜kie, vol. 61-63, Oppeln Instytut Śląski, 2002, p. 159.
  45. ^ (EN) Bogdan Suchodolski, A History of Polish Culture, Interpress Publishers, 1986, p. 21, ISBN 978-83-22-32142-3.
  46. ^ a b c d e f g h Zamoyski, pp. 282-289.
  47. ^ Fortunato Giannini, Storia della Polonia e delle sue relazioni con l'Italia, Treves, 1916, p. 60.
  48. ^ Woś, p. 118.
  49. ^ Jasienica, p. 299.
  50. ^ Peter Wilson, Il Sacro Romano Impero, Il Saggiatore, 2017, p. 531, ISBN 978-88-65-76606-4.
  51. ^ a b c (EN) Istituto polacco delle arti e delle scienze in America, The Polish Review, vol. 12, PIASA, 1967, p. 23.
  52. ^ a b c d Koziara, p. 10.
  53. ^ a b c Jasienica, p. 224.
  54. ^ a b William Fiddian Reddaway, The Cambridge history of Poland, vol. 1, Octagon Books, 1978, p. 174, ISBN 978-03-74-91250-5.
  55. ^ (EN) Nicholas L. Chirovsky, Ancient and Kievan-Galician Ukraine-Rus', vol. 1, Philosophical Library, 1981, p. 181, ISBN 978-08-02-22248-0.
  56. ^ (PL) Istituo di Storia, Studia źródłoznawcze, vol. 40, Państwowe Wydawn Naukowe, 2002, p. 113.
  57. ^ (EN) Istituto polacco delle arti e delle scienze in America, The Polish Review, vol. 12, PIASA, 1967, p. 22.
  58. ^ Adriano Papo e Gizella Nemeth Papo, Storia e cultura dell'Ungheria: dalla preistoria del bacino carpatodanubiano, Rubbettino, 2000, p. 166, ISBN 978-88-72-84988-0.
  59. ^ a b c Koziara, p. 11.
  60. ^ a b (EN) Zigmantas Kiaupa, Jūratė Kiaupienė e Albinas Kunevičius, The History of Lithuania Before 1795, Vilnius, Istituto di Storia Lituania, 2000, p. 54, ISBN 978-99-86-81013-1.
  61. ^ Heymann, p. 101.
  62. ^ a b Heymann, pp. 101-102.
  63. ^ Heymann, p. 102.
  64. ^ (EN) Francis Dvornik, The Slavs in European History and Civilization, Rutgers University Press, 1962, p. 79, ISBN 978-08-13-50403-2.
  65. ^ (EN) Balázs Nagy, Martyn Rady, Katalin Szende e András Vadas, Medieval Buda in Context, BRILL, 2016, p. 357, ISBN 978-90-04-30767-4.
  66. ^ Woś, p. 112.
  67. ^ Zamoyski, p. 305.
  68. ^ Zamoyski, p. 307.
  69. ^ Zamoyski, p. 306.
  70. ^ Zamoyski, pp. 306-307.
  71. ^ a b c d (EN) Louis I, king of Hungary, su Encyclopedia Britannica. URL consultato il 2 aprile 2020.
  72. ^ a b c Koziaka, p. 23.
  73. ^ a b c Frost, p. 8.
  74. ^ a b c d e Koziaka, p. 25.
  75. ^ a b c Labuda e Michowicz, p. 75.
  76. ^ a b (EN) Bolesław Przybyszewski, Saint Jadwiga, Queen of Poland 1374-1399, Postulate for the Canonosation of Blessed Queen Jadwiga, 1997, p. 7, ISBN 978-09-48-20269-8.
  77. ^ a b c (EN) Paweł Jasienica, The Jagellonian dinasty, American Institute of Polish Culture, 1978, p. 11.
  78. ^ a b c Koziara, p. 26.
  79. ^ a b c d (EN) Charlotte Kellogg e Frank H. Simonds, Jadwiga, Poland's Great Queen, Pickle Partners Publishing, 2018, p. 134, ISBN 978-17-89-12761-4.
  80. ^ a b (EN) Charlotte Kellogg e Frank H. Simonds, Jadwiga, Poland's Great Queen, Pickle Partners Publishing, 2018, p. 138, ISBN 978-17-89-12761-4.
  81. ^ a b (EN) Paweł Jasienica, The Jagellonian dinasty, American Institute of Polish Culture, 1978, p. 45.
  82. ^ a b (EN) Oskar Halecki e Tadeusz Gromada, Jadwiga of Anjou and the rise of East Central Europe, Social Science Monographs, 1991, p. 108, ISBN 978-08-80-33206-4.
  83. ^ Woś, p. 139.
  84. ^ Woś, pp. 139, 140.
  85. ^ Woś, p. 140.
  86. ^ (EN) Charlotte Kellogg, Jadwiga, Queen of Poland, Anderson House, 1936, p. 70.
  87. ^ (PL) Jan Długosz, Dzieła wszystkie, vol. 4, Alexander Przezdziecki, 1868, p. 401.
  88. ^ Frost, p. 78.
  89. ^ a b (EN) Oskar Halecki e Tadeusz Gromada, Jadwiga of Anjou and the rise of East Central Europe, Social Science Monographs, 1991, pp. 113, 220, ISBN 978-08-80-33206-4.
  90. ^ a b (EN) Guida M. Jackson, Women Rulers Throughout the Ages: An Illustrated Guide, ABC-CLIO, 1999, p. 190, ISBN 978-15-76-07462-6.
  91. ^ a b c (EN) Paul W. Knoll, Working for the King (and the Queen), in The Polish Review, vol. 59, n. 2, University of Illinois Press, 2014, pp. 3-18, DOI:https://doi.org/10.5406/polishreview.59.2.0003.
  92. ^ a b c d (EN) Saulius A. Suziedelis, Historical Dictionary of Lithuania, 2ª ed., Scarecrow Press, 2011, p. 143, ISBN 978-08-10-87536-4.
  93. ^ a b Lawrence N. Langer, Historical Dictionary of Medieval Russia, Scarecrow Press, 2001, p. 125, ISBN 978-08-10-86618-8.
  94. ^ a b c d (EN) Zigmantas Kiaupa, The History of Lithuania Before 1795, Istituto di Storia Lituana, 2000, pp. 124-126, ISBN 978-99-86-81013-1.
  95. ^ Woś, p. 188.
  96. ^ (EN) Zigmantas Kiaupa, The History of Lithuania Before 1795, Istituto di Storia Lituana, 2000, p. 129, ISBN 978-99-86-81013-1.
  97. ^ a b c Dabrowski, p. 48.
  98. ^ a b c Umberto Eco, Il Medioevo: Castelli, mercanti, poeti, EncycloMedia, 2010, p. 125, ISBN 978-88-90-50825-7.
  99. ^ Władysław II Jagiełło, su Encyclopedia Britannica. URL consultato il 3 aprile 2021.
  100. ^ Frost, p. 50.
  101. ^ (EN) Natalia Nowakowska, Church, State and Dynasty in Renaissance Poland, Routledge, 2017, p. 35, ISBN 978-13-51-95155-5.
  102. ^ a b (EN) Harry E. Dembkowski, The Union of Lublin, Polish Federalism in the Golden Age, East European Monographs, 1982, p. 24, ISBN 978-08-80-33009-1.
  103. ^ a b Zamyoski, p. 37.
  104. ^ Frost, p. 34.
  105. ^ a b Richard Butterwick e Wioletta Pawlikowska, Social and Cultural Relations in the Grand Duchy of Lithuania: Microhistories, Routledge, 2019, p. 26, ISBN 978-04-29-55786-6.

Bibliografiamodifica | modifica wikitesto