Thylacocephala

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Con il termine tilacocefali (Thylacocephala, dal greco θύλακος thylakos cioè "sacco" e κεφαλή kephalēs "testa") si indica una classe estinta di artropodi a doppio strato.

Descrizionemodifica | modifica wikitesto

Scomparsi 60 milioni di anni fa[1], i tilacocefali erano artropodi dotati di un guscio compresso lateralmente, simile a uno scudo. Di lunghezza compresa tra 15 e 250 mm, il guscio racchiudeva tutto il corpo. Non erano provviste di alcuna caratteristica addominale come, ad esempio, un Telson. Il guscio era solitamente di forma ovale e, nella parte terminale anteriore, disponeva di un rostro e di una tacca visiva. Un rostro era possibile anche nella parte anteriore. Gli occhi, che consistevano in numerosi piccoli ommatidi, erano ben sviluppati, per lo più sferici o a forma di lacrima, in alcune specie anche ipertrofici o picciolati. Sulle testa si trovavano probabilmente 5 coppie di estremità, mentre sulla schiena e 8 o più coppie che diventavano più piccole verso la parte posteriore.

Classificazionemodifica | modifica wikitesto

Fossile e ricostruzione di un Ostenocaris cypriformis

La classe venne istituita nel 1982 sulla base del ritrovamento, presso la località di Osteno, di numerosi fossili di una specie mai osservata precedentemente e a cui venne dato il nome di Ostenia cypriformis[2][3]. Al momento dell'istituzione non venne data alcuna definizione formale della classe, bensì solo cinque caratteristiche diagnostiche.

Classificazione esternamodifica | modifica wikitesto

Di certo si può solo affermare che i tilacocefali fanno parte degli artropodi. Una possibile relazione con i crostacei, per via del guscio che circonda il corpo, non è stata ancora chiarita.

Classificazione internamodifica | modifica wikitesto

La classe dei tilacocefali è suddivisibile in due ordini[4]: la Concavicarida Briggs & Rolfe, 1983, costituita da tilacocefali con un rostro a sbalzo dalla tacca visiva, e la Conchyliocarida Secrétan, 1983, formata da tilacocefali dotati di una tacca visiva e un rostro mal definiti e di occhi situati sulla superficie di un grande ed eccezionale sacco cefalico.

Ricostruzione di tilacocefalo

Attualmente si suddividono 21 specie:

  • Ainiktozoon
  • Ankitokazocaris
  • Atropicaris
  • Austriocaris
  • Clausocaris
  • Concavicaris
  • Convexicaris
  • Coreocaris
  • Dollocaris
  • Harry Caris
  • Kilianicaris
  • Mayrocaris
  • Micro Caris
  • Fossile di Ostenocaris cypriformis conservato presso il Museo Stoppani di Venegono Inferiore.
    Ostenocaris
  • Paraostenia
  • Protozoea
  • Pseuderichthus
  • Thylacocephalus
  • Rugocaris
  • Yangzicaris
  • Zhenghecaris

Anche le specie Isoxys e Tuzoia appartengono probabilmente alla classe dei tilacocefali.

Stile di vitamodifica | modifica wikitesto

I fondali marini poco ossigenati rappresentavano l'habitat dei tilacocefali[3], che probabilmente rappresentavano organismi particolarmente lenti e che erano soliti spazzare i fondi fangosi[5] alla ricerca di cibo ottenuto dalla filtrazione del sedimento e/o dalla cattura di piccoli molluschi[6].

Bibliografiamodifica | modifica wikitesto

  • J. Vannier, Chen J.-Y., Huang D.-Y., S. Charbonnier, Wang X.-Q: The Early Cambrian origin of thylacocephalan arthropods. Acta Palaeontologica Polonica 51 (2), 2006: 201-214. PDF

Notemodifica | modifica wikitesto

  1. ^ PICCOLI MOSTRI DI ROMANIA - la Repubblica.it, su Archivio - la Repubblica.it. URL consultato il 16 aprile 2020.
  2. ^ G. Pinna, P. Arduini, C. Pesarini, G. Teruzzi: Thylacocephala: una nuova classe di crostacei fossili. Atti della Società Italiana di Scienze Naturali e del Museo Civico di Storia Naturale di Milano 123, 1982: 469–482.
  3. ^ a b Giovanni Pinna, Animali impagliati e altre memorie, Jaca Book, 2006, pp. 44-45.
  4. ^ F. R. Schram: On Mazon Creek Thylacocephala. Proceedings of the San Diego Society of Natural History 3, 1990: 1–16.
  5. ^ Tilacocefalo – Paleontologia – Lombardia Beni Culturali, su www.lombardiabeniculturali.it. URL consultato il 16 aprile 2020.
  6. ^ La storia, su www.comune.clainoconosteno.co.it. URL consultato il 16 aprile 2020.