Università di Bologna

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Alma Mater Studiorum - Università di Bologna
Bologna, palazzo malvezzi campeggi 01.JPG
Palazzo Malvezzi Campeggi, sede della Scuola di Giurisprudenza dell'Università
Ubicazione
StatoItalia Italia
CittàBologna
Altre sediBuenos Aires, Cesena, Cesenatico, Faenza, Fano, Forlì, Imola, Ozzano dell'Emilia, Ravenna, Rimini[1][2][3]
Dati generali
Nome latinoUniversitas Bononiensis
SoprannomeUniBo
MottoAlma Mater Studiorum - Petrus ubique pater legum Bononia mater
Fondazione1088
TipoStatale
Scuole
  • Economia e management
  • Ingegneria
  • Lettere e beni culturali
  • Medicina e chirurgia
  • Scienze
RettoreFrancesco Ubertini
Direttore generaleMarco Degli Esposti
Studenti80 971 (2017) [4]
Colorirosso
AffiliazioniCINECA, Europaeum, Gruppo di Coimbra, IFPU, Utrecht Network
SportCUS Bologna
Mappa di localizzazione
Sito web

L'Alma Mater Studiorum – Università di Bologna[5] (già Università degli Studi di Bologna), a volte indicata come Unibo, è un'università italiana statale, la più antica del mondo.[6]

Nonostante le prime edizioni note di statuti universitari risalgano al 1317[7], una fiorente scuola giuridica esisteva già dall'XI secolo. Secondo alcuni storici l'anno della fondazione è il 1088[8], data fissata, in occasione dell'ottavo centenario, da una commissione presieduta da Giosuè Carducci;[9] il fondatore è considerato Irnerio, morto presumibilmente dopo il 1125.[10]

Storiamodifica | modifica wikitesto

Originimodifica | modifica wikitesto

Considerata la più antica università propriamente detta del mondo occidentale, lo Studium nacque intorno al 1088[8] come libera e laica organizzazione fra studenti. Sebbene tra gli storici sia ancora aperto il dibattito se siano nate prima le nationes o le universitates, nel processo di nascita dell'università come istituzione è unanimemente riconosciuto il ruolo costitutivo svolto dal modello corporativo delle “nazioni”: organizzazioni di studenti che sceglievano e finanziavano in prima persona i docenti attraverso un sistema di raccolta delle donazioni (collectio).[11] Essi si organizzarono in collegi per l'aiuto reciproco fra compagni della stessa nazionalità (nationes), divise in Intramontani (o Citramontani) e Ultramontani. Nel XII secolo erano diciassette le subnationes intramontane e quattordici le ultramontane.[12] A testimonianza di ciò, nel palazzo dell'Archiginnasio – che fu sede dell'Università dal 1563 – è presente un complesso araldico, il maggiore esistente al mondo, di quasi seimila stemmi studenteschi.[13] È inoltre ancora attivo il Collegio di Spagna, fondato fra il XIII e il XVII secolo.

L'ingresso di alcuni studenti nella Natio Germanica Bononiae, il collegio di studenti tedeschi a Bologna; miniatura del 1497.

Fermo restando che il concetto di “modello” si formula come tale solo attraverso un'analisi storiografica, il “modello bolognese” si basava su un'associazione di studenti legati tra loro da un giuramento d'appartenenza e dotati di capi riconosciuti, i rectores, dove ogni associazione, nationes, forniva ai propri membri varie forme di protezione e privilegi ed era incaricata del processo di reclutamento dei docenti. Il “modello parigino” dell’universitas magistrorum era invece basato sull'associazionismo dei maestri, i quali si occupavano di regolare gli studi dei propri scolari ponendosi come principali interlocutori presso le istituzioni del periodo.[14]

L'origine dello Studium si deve all'incontro di insigni studiosi di diritto detti glossatori che furono chiamati a commentare gli antichi codici del diritto romano. I primi studi furono quindi incentrati sul diritto e fra i primi eruditi di cui si ha documentazione sono Pepone, Irnerio e Graziano (autore del Concordantia discordantium canonum, primo manuale di diritto canonico). Nel 1158 Federico Barbarossa promulgò la Authentica Habita con cui l'Università venne tutelata come luogo di ricerca e studio indipendentemente da ogni altro potere.[15]

Dal XIV al XVII secolomodifica | modifica wikitesto

A partire dal XIV secolo si aggiunsero ai giuristi anche gli studiosi di logica, astronomia, medicina, filosofia, aritmetica, retorica, grammatica e poi teologia, greco ed ebraico.

Il teatro anatomico dell'Università di Bologna, costruito nel 1637 e situato nel Palazzo dell'Archiginnasio.

Nel XV secolo l'ateneo si ridimensionò mantenendo, tuttavia, alcuni giuristi di prestigio come Andrea Alciato, detentore della prima cattedra ordinaria delle Leggi[16] e Christoph von Scheurl che ne fu studente e cattedratico. A partire dalla fine dello stesso secolo, il comune di Bologna provvide uno stipendio minimo per i docenti – scelti tra i membri delle famiglie aristocratiche petroniane – che entrarono così a far parte dei Collegi dei Dottori relativi alla propria disciplina.[17]

Nel XVI secolo vennero istituiti i primi insegnamenti di magia naturale[18], ovvero ciò che noi conosciamo oggi come scienza sperimentale. Figure di rilievo furono Pietro Pomponazzi, professore di filosofia dal 1512 al 1524[16] che sfidò le posizioni tradizionaliste della teologia sostenendo lo studio delle leggi naturali, Ulisse Aldrovandi, precursore del moderno metodo d'indagine nelle scienze naturali[19], e il teologo antiaverroista nonché rettore Giovanni Crisostomo Javèlli.

Nello stesso periodo l'università divenne un centro d'eccellenza per l'algebra, con esponenti di spicco come Gerolamo Cardano e Scipione del Ferro; mentre la medicina fece progressi enormi grazie al contributo di Gaspare Tagliacozzi, pioniere della chirurgia rinoplastica[20] – il quale nel 1597 pubblica la sua opera De curtorum chirurgia per insitionem[21] – e, nel secolo successivo, di Marcello Malpighi le cui osservazioni al microscopio portano a fondamentali scoperte nel campo della circolazione sanguigna.[22]

Il XVIII e il XIX secolomodifica | modifica wikitesto

Nel XVIII secolo, Papa Benedetto XIV favorì l'Istituto di Scienze, istituito nel 1711 per volontà di Luigi Ferdinando Marsili, con doni di materiale scientifico della propria biblioteca e incoraggiò arte e scienza in diversi modi.[23] La scossa culturale lambertiniana, avviata nel 1745, aggiunse alla cattedra di matematica superiore quelle di meccanica, fisica, algebra, ottica, chimica e idrometria e portò a Bologna matematici e astronomi come Domenico Guglielmini, Eustachio e Gabriele Manfredi, chimici e medici-chirurghi come Jacopo Bartolomeo Beccari (tra i precursori della microbiologia) e Pier Paolo Molinelli[24], promotore di un rinnovato interesse per la pratica della chirurgia.[25]

Gli stemmi studenteschi dell'Archiginnasio, che fu sede dell'ateneo sino al 1803.

Le scienze e la tecnologia mostrarono il loro sviluppo con gli studi pionieristici di Luigi Galvani sull'elettricità ma, grazie al rilancio degli studi di storia ed erudizione, non mancarono letterati come Ercole Francesco Dandini[26] e Francesco Maria Zanotti[27], storici come Giovanni Grisostomo Trombelli[28] e Ludovico Ravioli e il commediografo Francesco Albergati Capacelli.

Medaglia dell'VIII centenario.
Luigi Giorgi medaglia 91001671.jpg
Umberto I a sinistra Testo in otto linee
Medaglia di Luigi Giorgi[29]

Nel 1877 venne istituita la Scuola di Applicazione degli Ingegneri. La prima sede della scuola fu l'ex monastero di San Giovanni dei Celestini, vicino a Piazza Maggiore, successivamente soppresso. L'attuale sede della Scuola di Ingegneria è stata inaugurata nel 1935.[30]

Nel 1888 si celebra l'ottavo centenario dello Studium, con l'indizione del Congresso Nazionale ed Internazionale degli Studenti Universitari, organizzato sotto l'egida di Giosuè Carducci[31], evento che riunisce a Bologna tutte le università del mondo per onorare quella che in un certo senso è la "madre" delle Università. La cerimonia diviene una festa internazionale degli studi poiché le università riconoscono in quella di Bologna le loro radici.

Dal XX secolo all'età contemporaneamodifica | modifica wikitesto

Alla fine degli anni ottanta l'Università di Bologna comincia a dotarsi di una struttura policentrica espandendosi a Buenos Aires e nel territorio emiliano-romagnolo, creando nel 1986 una prima sede distaccata a Ravenna[32]. Nel 1989 due sedi distaccate vengono istituite anche a Cesena[33] e a Forlì[34]. Nel 1999, a Bologna è stato ratificato il trattato per il rinnovo e l'armonizzazione dei sistemi universitari europei noto come processo di Bologna. Nel 2001 l'Università di Bologna continua la propria espansione nel territorio romagnolo istituendo i poli scientifici-didattici di Forlì, Cesena e Ravenna che nel 2012, in seguito all'ingresso in vigore del nuovo Statuto d'Ateneo, assumono la denominazione di Campus.[5]

L'Università continuò a mantenere una posizione fondamentale nel campo della ricerca e della formazione fino alla prima guerra mondiale, quando altre realtà presero il sopravvento nella scena culturale europea.[8]


La ex-chiesa di Santa Lucia, oggi aula magna

Scuola di medicina e chirurgiamodifica | modifica wikitesto

Istituto di Anatomia della Scuola di Medicina e Chirurgia dell'Università di Bologna

La Scuola di Medicina e Chirurgia dell'Università degli Studi di Bologna coordina i numerosi Corsi di laurea nelle professioni sanitarie. Segreteria e Presidenza hanno sede presso il polo "Augusto Murri" all'interno del Policlinico Sant'Orsola-Malpighi.

Il primo medico di cui si ha notizia a Bologna è Petrus (fine X secolo), dopodiché altri dottori svolsero a Bologna anche attività didattica. Solo nel 1288 il Comune riconobbe i Magister in fisica (ovvero anche medicina) nei propri statuti. Nel 1316 venne riconosciuta la Universitas Artistarum e il Collegio Medico. Nel medesimo anno Mondino de' Luzzi introdusse anche lo studio dell'anatomia. Lo statuto del 1405 portò a quattro anni la durata del corso e stabilì tre materie fondamentali: medicina teorica, medicina pratica e chirurgia.

Nel 1570 venne ufficialmente assegnata la prima cattedra di anatomia in Italia. Sempre nel XVI secolo cominciarono a ramificarsi numerose specialità (pediatria, dermatologia). Nel 1563 la facoltà si trasferì, assieme all'Università intera, al palazzo dell'Archiginnasio. Il clima del seicento controriformista si fece sentire anche nello studio, che conobbe un'epoca di stasi. Tuttavia proprio allora lavorò Marcello Malpighi che condusse numerose, fondamentali, ricerche su polmoni, recettori sensoriali, fegato, milza, reni (a lui la scoperta dei Glomeruli del Malpighi) ed embrioni. Al contrario, nel settecento, l'Illuminismo ebbe risonanza anche a Bologna, dove si verificò un rinnovamento degli studi medici. Il chirurgo, prima di esercitare, avrebbe dovuto esercitarsi sui cadaveri fino alla padronanza degli strumenti chirurgici. L'Impero di Napoleone costrinse a una riforma la facoltà. Venne divisa in Facoltà di Medicina (8 insegnamenti) e Facoltà di Chirurgia. Alla grande espansione della facoltà dovette far seguito una sistemazione degli insegnamenti in diversi luoghi (Palazzo Poggi, ex Convento di Santa Maria dei Servi), mentre le cliniche vennero concentrate, dapprima al "Grande Spedale" (Ospedale Maggiore), poi all'Ospedale Azzolini, in via Zamboni. Con la restaurazione il Governo Pontificio riformò nuovamente le facoltà (Quod Divina Sapientia 1824). Quella di Medicina, quadriennale, e quella di Chirurgia, solamente triennale, dovevano essere seguite da due anni di praticantato presso le cliniche per l'abilitazione alla libera professione. Nel 1869 le cliniche trovarono definitiva sistemazione all'Ospedale Sant'Orsola.

Mondino dei Liuzzi, Anathomia, 1541

Strutturemodifica | modifica wikitesto

Dipartimento di Chimica Giacomo Ciamician, Università di Bologna.

L'Università di Bologna ha adottato una struttura multicampus che comprende, oltre alle sede centrale di Bologna, altri quattro campus sul territorio regionale a Cesena, Forlì, Ravenna e Rimini.[35] Dal 1998 dispone di una delegazione in Argentina, nella città di Buenos Aires, impegnata sui temi del processo di integrazione politica ed economica fra l’Unione Europea e l’America Latina. [36]

Dipartimenti e scuolemodifica | modifica wikitesto

L'Università è organizzata in trentadue dipartimenti:[37]

  • Architettura
  • Beni culturali
  • Chimica
  • Chimica industriale
  • Delle arti
  • Farmacia e biotecnologie
  • Filologia classica e italianistica
  • Filosofia e comunicazione
  • Fisica e astronomia
  • Informatica (scienza e ingegneria)
  • Ingegneria civile, chimica, ambientale e dei materiali
  • Ingegneria dell'energia elettrica e dell'informazione
  • Ingegneria industriale
  • Interpretazione e traduzione
  • Lingue, letterature e culture moderne
  • Matematica
  • Medicina specialistica, diagnostica e sperimentale
  • Psicologia
  • Scienze aziendali
  • Scienze biologiche, geologiche e ambientali
  • Scienze biomediche e neuromotorie
  • Scienze dell'educazione
  • Scienze e tecnologie agro-alimentari
  • Scienze economiche
  • Scienze giuridiche
  • Scienze mediche e chirurgiche
  • Scienze mediche veterinarie
  • Scienze per la qualità della vita
  • Scienze politiche e sociali
  • Scienze statistiche
  • Sociologia e diritto dell'economia
  • Storia, culture, civiltà

Le scuole dell'Università di Bologna sono cinque:[38]

  • Economia e management
  • Ingegneria
  • Lettere e beni culturali
  • Medicina e chirurgia
  • Scienze

Collegimodifica | modifica wikitesto

Integrato nell'ateneo, vi è il Collegio Superiore, il quale accoglie gli studenti più meritevoli offrendo loro una borsa di studio e un alloggio gratuito – presso la residenza di Studi superiori – oltre a fornire un'aggiuntiva formazione interdisciplinare alla quale si accede tramite concorso.

Bibliotechemodifica | modifica wikitesto

La biblioteca universitaria di Bologna[39][40] risale al 1712 è situata a palazzo Poggi; sino al 1803 aveva sede nell'Archiginnasio, il quale ospita alcuni locali utilizzati in passato per le lezioni universitarie, tra questi il teatro anatomico. La biblioteca digitale di ateneo risale al 2001[41][42] e fornisce una selezione di riviste scientifiche open access[43][44] pubblicate dai dipartimenti e dai gruppi di ricerca dell'Università.

Museimodifica | modifica wikitesto

Istituto e museo di mineralogia, Università di Bologna.

L'Università di Bologna offre un'ampia serie di collezioni, che con il tempo sono state arricchite e organizzate in musei indipendenti coordinati dal Sistema museale d'Ateneo.[45][46] Il sistema dispone di archivio storico, ossia una struttura integrata che: custodisce le testimonianze documentali, fotografiche e i cimeli dell'ente; gestisce la quadreria dell'università; cura una biblioteca di storiografia universitaria; ed infine cura il Museo europeo degli studenti, centro di documentazione sulla storia studentesca della città, con sede presso lo storico palazzo Poggi.

Bologna Business Schoolmodifica | modifica wikitesto

Nel 2000 l'Ateneo ha dato vita a una nuova business school (prima Almaweb, poi Alma Graduate School e ora Bologna Business School). La Fondazione Bologna Business School (BBS) ha come soci fondatori, oltre all'Università di Bologna, la Fondazione Carisbo, la Fondazione Marconi, Profingest, Unicredit e Unindustria Bologna. Nel 2005 il Global MBA di BBS ha ricevuto l'accreditamento EPAS da parte di EFMD. Nel 2011, assieme alla Chapman Graduate School of Business della Florida International University, alla Mirbis di Mosca e alla Coppa (Università Federale di Rio de Janeiro) ha fondato l'EMBA Consortium for Global Business Innovation[47], rete di business school internazionali.

Associazioni e cooperative studenteschemodifica | modifica wikitesto

L'Alma Mater Studiorum riconosce e supporta varie associazioni e cooperative di studenti[48], una fra le tante il Club tecnica e motori (CTM), che con UniBo Motorsport partecipa ai campionati della Formula SAE e Motostudent.

Casa editrice, riviste e altri mediamodifica | modifica wikitesto

Bononia University Pressmodifica | modifica wikitesto

Bononia University Press s.r.l.
StatoItalia Italia
Forma societariaSocietà a responsabilità limitata
Fondazione1998
Sede principaleBologna
SettoreEditoria
Sito web

La Bononia University Press (BUP) è una casa editrice associata all'Università, costituita nel 1998 con sede inizialmente in via Zamboni 25, dal 2007 in via Farini 37 e dal 2015 in via Foscolo 7 sempre a Bologna.

Pubblica circa novanta titoli all'anno e, a settembre 2014, dispone di un catalogo di circa novecento titoli che comprende testi accademici e d'arte, saggistica, narrativa, illustrazione per bambini, storia e fotografia, inoltre riviste di argomento scientifico e culturale. Collabora con[49]: l'Istituto per i beni artistici, culturali e naturali della Regione Emilia-Romagna (IBACN), il sistema museale Genius Bononiae Musei per la città, l'Istituto per la storia di Bologna, l'Istituto per la storia dell'Università di Bologna e il Centro studi per la storia del lavoro e delle comunità territoriali di Imola, l'Istituto centrale per il catalogo e la documentazione, il Centro euro-mediterraneo sui cambiamenti climatici, l'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia e il Museo civico di Bolzano.

Dal 2006 pubblica le opere dei vincitori dei premi biennali di narrativa italiana inedita “Arcangela Todaro-Faranda”[50] e dal 2009 è l'editore dell'Illustrator's Annual[51], il catalogo ufficiale degli illustratori della Bologna Children's Book Fair.

Rivistemodifica | modifica wikitesto

Le riviste edite dall'ateneo, benché di ambito prevalentemente umanistico, comprendono altresì pubblicazioni tecnico-scientifiche quali: il Journal of Formalized Reasoning, una rivista sulla formalizzazione di ogni area della matematica; e IN_BO[52], realizzata nel corso di laurea di ingegneria edile e architettura.

Rettorimodifica | modifica wikitesto

Rettori dell'università di Bologna[53]:

Notemodifica | modifica wikitesto

  1. ^ Università di Bologna – Sedi e strutture, su unibo.it. URL consultato il 12 agosto 2018.
  2. ^ La scuola di agraria e medicina veterinaria – Le sedi, su agrariaveterinaria.unibo.it. URL consultato il 12 agosto 2018.
  3. ^ bigea.unibo.it, http://www.bigea.unibo.it/it/dipartimento/sedi/sede-c.
  4. ^ Il numero si riferisce agli studenti iscritti ad un qualsiasi corso di laurea. Anagrafe Nazionale Studenti, su anagrafe.miur.it, 7 settembre 2017. URL consultato il 4 ottobre 2017.
  5. ^ a b Statuto d'Ateneo (PDF), su normateneo.unibo.it, 28 luglio 2017. URL consultato il 4 ottobre 2017.
  6. ^ università, Treccani – Enciclopedie on line. URL consultato il 4 ottobre 2017.; (EN) Oldest university, Guinness World Records. URL consultato il 4 ottobre 2017.
  7. ^ La data del 1317 si riferisce alla prima edizione nota dello statuto dell'Università dei Giuristi come raccolto da Carlo Malagola nella sua opera. Vedi Carlo Malagola, Statuti delle università e dei collegi dello Studio bolognese, Bologna, Zanichelli, 1988 [1888].; Per un inquadramento del tema storiografico della produzione statutaria universitaria cfr. Carla Frova, Antiche e moderne edizioni di statuti universitari italiani d'età medievale e moderna., in Romano, pp. 145-153.
  8. ^ a b c L'Università dal XII al XX secolo, su unibo.it. URL consultato il 5 ottobre 2017.
  9. ^ Girolamo Arnaldi, Il discorso di Giosue Carducci per l'ottavo (virtuale) centenario dello Studio di Bologna, 3ª ed., Società Editrice Il Mulino, 2008, pp. 405-424, DOI:10.1403/28351.
  10. ^ Ennio Cortese, Irnerio, in Dizionario biografico degli italiani, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 4 ottobre 2017.
  11. ^ Antonio Ivan Pini, Le "nationes" studentesche nel modello universitario bolognese nel medio evo, Bologna, CLUEB, 2000, DOI:10.1400/89107, ID:2257604. in Romano, Brizzi (a cura di), pp. 21-30
  12. ^ LE FONTI SCRITTE – parte prima, su homolaicus.com. URL consultato il 4 ottobre 2017.
  13. ^ Francesco Ceccarelli, Scholarum Exaedificatio. La costruzione del palazzo dell'Archiginnasio e la piazza delle Scuole di Bologna. in Mazzi (a cura di), pp. 47-65;Per un approfondimento sugli stemmi: La Storia sui muri: Progetto di gestione informatizzata della decorazione parietale araldica del palazzo dell'Archiginnasio, su badigit.comune.bologna.it, 2002. URL consultato il 4 ottobre 2017.
  14. ^ Jacques Verger, L'università delle origini: i modelli parigino e bolognese. in Luigi Pepe, Piero del Negro (a cura di), pp. 13-19
  15. ^ Rolando Dondarini, Provvedimenti e aspetti normativi nella costituzione dello Studio bolognese, CLUEB, 2007, DOI:10.1400/107594. in Andrea Romano (a cura di), pp. 1-19
  16. ^ a b Vedi nella bibliografia di Serafino Mazzetti
  17. ^ Anuschka De Coster, La mobilità dei docenti: Comune e Collegi dottorali di fronte al problema dei lettori non-cittadini nello Studio bolognese, CLUEB, 2000. in Andrea Romano, Gian Paolo Brizzi (a cura di), pp. 227-241
  18. ^ Vittoria Perrone Compagni, La magia naturale, su treccani.it, 2013. URL consultato il 4 ottobre 2017.
  19. ^ Giuseppe Montalenti, Ulisse Aldrovandi, in Dizionario biografico degli italiani, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 4 ottobre 2017.
  20. ^ Stephen Lock, John M. Last e George Dunea, The Oxford Illustrated Companion to Medicine, 3ª ed., Oxford University Press, 2001, ISBN 978-0-19-262950-0.
  21. ^ (LA) Gaspare Tagliacozzi, De curtorum chirurgia per insitionem libri duo, c.2, Berolini, Reimer, 1831 [1597]. URL consultato il 4 ottobre 2017.
  22. ^ Cesare Preti, Marcello Malpighi, in Dizionario biografico degli italiani, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 7 ottobre 2017.
  23. ^ Giulia Gandolfi, L'instituto delle Scienze di Bologna. Da Luigi Ferdinando Marsili a Benedetto XIV, Bologna, CLUEB, 2011, DOI:10.1400/172181. in Giulia Gandolfi, pp. 1-9
  24. ^ Stefano Arieti, Pier Paolo Molinelli, in Dizionario biografico degli italiani, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 5 ottobre 2017.
  25. ^ Massimo Zini (a cura di), Tre secoli di scienza. Lineamenti della storia dell'Accademia a delle Scienze dell'Istituto di Bologna attraverso gli studi e le vicende dei suoi membri più celebri, 2011.
  26. ^ Gianfranco Formichetti, Ercole Francesco Dandini, in Dizionario biografico degli italiani, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 5 ottobre 2017.
  27. ^ Francesco Maria Zanotti, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011.
  28. ^ Giovanni Grsostomo Trombelli, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011.
  29. ^ Alfredo Comandini Medaglie italiane del 1888, in Rivista italiana di numismatica, Milano, 1889, p. 62
  30. ^ Le biblioteche per la formazione alle professioni tra ’800 e ’900: il caso della Scuola per gli ingegneri e della Scuola di agraria dell’Università di Bologna, in Annali di Storia delle Università italiane, Annali di Storia delle Università italiane, articolo di Maria Pia Torricelli, vol. 13, 2009. URL consultato il 5 ottobre 2017.
  31. ^ Marco Albera, Manlio Collino e Aldo Alessandro Mola, Saecularia sexta album. Studenti dell'università a Torino. Sei secoli di storia, Tornio, Elede Editrice Srl, 2005, p. 89.
  32. ^ La storia del Campus di Ravenna, su unibo.it. URL consultato il 5 ottobre 2017.
  33. ^ L'Università di Cesena nacque nel 1504 per favore del Papa Giulio II, ma decadde il 17 novembre del 1800. La storia del Campus di Cesena, su unibo.it. URL consultato il 5 ottobre 2017.
  34. ^ La storia del Campus di Forlì, su unibo.it. URL consultato il 5 ottobre 2017.
  35. ^ Multicampus, su www.unibo.it. URL consultato il 10 aprile 2014.
  36. ^ Sito dell'Alma Mater Studiorum – Università di Bologna. Representación en la República Argentina, su ba.unibo.it. URL consultato il 18 luglio 2017.
  37. ^ Dipartimenti, su unibo.it. URL consultato il 30 gennaio 2019.
  38. ^ Scuole, su www.unibo.it. URL consultato il 30 gennaio 2019.
  39. ^ Portale delle Biblioteche - Università di Bologna, su http://biblioteche.unibo.it/. URL consultato il 18 luglio 2014.
  40. ^ Sistema Bibliotecario di Ateneo - Università di Bologna, su sba.unibo.it.
  41. ^ Relazioni presentazione del progetto AlmaDL, su almadl.unibo.it.
  42. ^ Simone Sacchi, L'Open Access negli atenei italiani, in Biblioteche Oggi, maggio 2005.
  43. ^ AlmaDL Journals, su journals.unibo.it.
  44. ^ Breve bibliografia Open Access, su antonello.unime.it, Aggiornata al 2005 (archiviato dall'url originale il 23 ottobre 2014).
  45. ^ Sistema Museale di Ateneo - SMA, su www.unibo.it. URL consultato il 10 aprile 2014.
  46. ^ Guida ai musei di titolarità dell'Università, su http://www.provincia.bologna.it/. URL consultato il 18 luglio 2014.
  47. ^ http://business.fiu.edu/emba-consortium/index.html
  48. ^ unibo.it, http://www.unibo.it/it/servizi-e-opportunita/studio-e-non-solo/associazioni.
  49. ^ Bononia University Press spa, Collaborazioni, su buponline.com (archiviato dall'url originale il 22 novembre 2014).
  50. ^ Concorso Letterario, su concorsiletterari.it.
  51. ^ Illustrator Annual 2009, su buponline.com.
  52. ^ IN_BO, su in_bo.unibo.it.
  53. ^ Serie dei rettori dello studio e dell'università, su www.unibo.it. URL consultato il 27 settembre 2016.
  54. ^ Alessandra Gissi, Augusto Murri, in Dizionario biografico degli italiani, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 6 ottobre 2017.
  55. ^ UNIBO, Risultati del secondo turno - ballottaggio, in Sito Alma Mater Studiorum (Bologna), Giugno 2015. URL consultato il 29 luglio 2015.
  56. ^ Ilaria Venturi, Alma Mater di Bologna, il nuovo rettore è Ubertini: è il più giovane d'Italia, in Repubblica.it - Bologna (Bologna), 30 giugno 2015. URL consultato il 30 luglio 2015.

Bibliografiamodifica | modifica wikitesto

  • (LA) Mauro Sarti, Carlo Malagola, Cesare Albicini e Mauro Fattorini, De claris Archigymnasii bononiensis professoribus a saeculo XI usque ad saeculum XIV, Bologna, Bononiae: Ex officina regia fratrum Merlani, 1888, LCCN 05034343, OCLC 08225764. URL consultato il 5 ottobre 2017.
  • Simona Salustri, Un ateneo in camicia nera. L'Università di Bologna negli anni del fascismo, Roma, Carocci, 2010, ISBN 978-88-430-5681-1.
  • Marzio Barbagli, Asher Colombo e Renzo Orsi, Gli studenti e la città. Primo rapporto sugli studenti dell'Università di Bologna, prefazione di Pier Ugo Calzolari, Bologna, Bononia University Press, 2009, ISBN 978-88-7395-475-0.
  • Giulia Gandolfi, Imagines illustrium virorum: la collezione dei ritratti dell'Università e della Biblioteca universitaria di Bologna, Bologna, CLUEB, 2010, ISBN 978-88-491-3467-4.
  • Giuliana Mazzi (a cura di), L'università e la città: il ruolo di Padova e degli altri atenei italiani nello sviluppo urbano, Atti del Convegno di studi, Padova, 4-6 dicembre 2003, Bologna, CLUEB, 2006, ISBN 88-491-2558-5.
  • Serafino Mazzetti, Repertorio di tutti i professori antichi, e moderni, della famosa università, e del celebre istituto delle scienze di Bologna compilato da Serafino Mazzetti bolognese archivista vescovile, Bologna, San Tommaso d'Aquino, 1847.
  • Luigi Pepe e Piero Del Negro (a cura di), Le università napoleoniche: uno spartiacque nella storia italiana ed europea dell'istruzione superiore, Atti del convegno internazionale di studi, Padova-Bologna, 13-15 settembre 2006, Bologna, CLUEB, 2008, ISBN 978-88-491-3093-5.
  • Andrea Romano (a cura di), Gli statuti universitari: tradizione dei testi e valenze politiche. Atti del Convegno internazionali di studi Messina-Milazzo, 13-18 aprile 2004, Bologna, CLUEB, 2007, ISBN 978-88-491-2848-2.
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