Viscum album

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Vischio
Viscum album - Köhler–s Medizinal-Pflanzen-281.jpg
Foglie e bacche di Viscum album L.
Classificazione APG IV
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
(clade) Angiosperme
(clade) Mesangiosperme
(clade) Eudicotiledoni
(clade) Eudicotiledoni centrali
(clade) Superasteridi
Ordine Santalales
Famiglia Santalaceae
Genere Viscum
Specie V. album
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Sottoregno Tracheobionta
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Ordine Santalales
Famiglia Viscaceae
Genere Viscum
Specie V. album
Nomenclatura binomiale
Viscum album
L., 1753

Il vischio (Viscum album L.) è una pianta cespugliosa che appartiene alla famiglia delle Santalaceae (secondo la classificazione APG).[1]

Il vischio è una pianta sempreverde epifita emiparassita di numerosi alberi ospiti, in particolare conifere e alcune latifoglie (es. pioppi, salici, aceri, betulle, tigli, meli, Robinia e più raramente Prunus). Non cresce mai su Fagus, Platanus, Ailanthus o Juglans regia, ma bene su Juglans nigra[senza fonte]. Se ne può notare la presenza specialmente nei boschi caduchi in inverno, quando i suoi cespugli cresciuti sui tronchi e sui rami sono evidenziati dalla perdita delle foglie della pianta che li ospita.

Descrizionemodifica | modifica wikitesto

Un vischio sviluppatosi sul ramo di un pioppo.

Il vischio ha fusti lunghi 30-100 centimetri con ramificazioni dicotomiche. Le foglie sono oblunghe e coriacee, a fillotassi opposta, intere, di consistenza coriacea, lunghe 2-8 centimetri, larghe 0,8–2,5 centimetri, di colore verde-giallastro.

Il vischio ha fiori unisessuali poco appariscenti, portati in glomeruli; i fiori maschili sono privi di calice quelli femminili hanno sia calice che corolla.

Questa specie è dioica i fiori impollinati dagli insetti.

I frutti sono delle bacche sferiche o ovoidi, bianche o giallastre translucide contenenti semi di 5–6 mm, appiattiti sui lati e immersi in una polpa gelatinosa e vischiosa.

Biologiamodifica | modifica wikitesto

La foglia verde del vischio indica la presenza di clorofilla, quindi questa pianta è in grado di compiere la fotosintesi. Pur essendo in grado di effettuare la fotosintesi, sottrae acqua, sali minerali e azoto dalla pianta ospite. Alla base del fusto principale sono prodotti cordoni verdi che penetrano all’interno della corteccia dell’ospite e generano delle propaggini che si allungano fino al tessuto conduttore.

Le sue bacche, trasportate e disperse dagli uccelli (che se ne cibano in inverno), si insediano nelle intercapedini di un ramo di una pianta ospite e i semi ivi contenuti iniziano a germinare. Attraverso un cono di penetrazione ha inizio la formazione di un piccolo tronco e lo sviluppo del vischio.

Usimodifica | modifica wikitesto

La coltivazione del vischio è praticata per fini ornamentali e per l'erboristeria, recidendo in primavera una parte di ramo da una pianta ospite e innestando, schiacciandola, una bacca di vischio matura. Dopo un lento sviluppo, che può durare anche un paio di anni, inizierà la sua crescita spontanea. Di solito la pianta ospite non subisce danni, a patto che non ci siano troppi individui di vischio: in tal caso per liberarsene si dovrà procedere a recidere il ramo.

Tossicitàmodifica | modifica wikitesto

Il vischio è, in forma concentrata, potenzialmente fatale e le persone possono ammalarsi gravemente mangiandone le bacche.

Gli estratti concentrati possono causare un'intossicazione importante, che può manifestarsi con diplopia, midriasi, ipotensione, confusione mentale, allucinazioni, convulsioni.

La lectina tossica viscumina è stata isolata dal vischio [2]. La viscumina è una proteina citotossica (chiamata proteina inattivante ribosoma, o RIP) che si lega ai residui di galattosio delle glicoproteine sulla superficie cellulare e può essere internalizzata dall'endocitosi. La viscumina inibisce fortemente la sintesi proteica inattivando la subunità ribosomiale 60 S [3].

Medicina alternativamodifica | modifica wikitesto

Avvertenza
Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze.

Il vischio viene impiegato nella medicina tradizionale, sotto forma di tinture o infusi, come antipertensivo e anti-arteriosclerotico. Non vi sono al momento studi clinici che confermino tale azione[4].

Per queste sue proprietà curative il vischio era utilizzato sin dai popoli della mitologia norrena.[5]

«Il vischio, che per lungo tempo non ha giocato alcun ruolo speciale come pianta medicinale, ed era stato pressoché dimenticato dalla medicina moderna, è stato messo, da qualche decennio a questa parte, al centro di una nuova corrente della medicina; questo dopo che Rudolf Steiner l'ha indicato come base di un medicamento che combatte il carcinoma nelle sue differenti forme.»

(Wilhelm Pelikan, Le piante medicinali per la cura delle malattie, trad. it., Natura e Cultura, 2009[6])

Il vischio è una delle sostanze di medicina alternativa e complementare più studiate per la lotta al cancro. Sebbene non esistano prove a sostegno dell'idea che la stimolazione del sistema immunitario da parte del vischio porti a una migliore capacità di combattere il cancro, la ricerca di base con estratti di vischio fornisce molte tracce per ulteriori indagini sui possibili meccanismi del vischio come prodotto di supporto nell'intero trattamento oncologico del singolo paziente. Gli estratti di vischio sono stati valutati in numerosi studi clinici e sono stati segnalati frequentemente miglioramenti nella sopravvivenza e nella qualità della vita. Tuttavia, secondo alcune revisioni critiche, la maggior parte degli studi clinici condotti fino ad oggi hanno avuto uno o più importanti punti deboli che hanno sollevato dubbi sull'affidabilità dei risultati. La capacità di effettuare studi di controllo randomizzati in doppio cieco con estratti di vischio inoltre è limitata a causa degli effetti immunologici osservati sulla pelle dopo le iniezioni sottocutanee. In secondo luogo, gli studi sono limitati dal fatto che per condurli è necessario un grande investimento economico senza poter avere alcuna esclusiva commerciale sul prodotto derivato dal vischio dopo aver ottenuto i risultati finali[7].

Tradizioni correlatemodifica | modifica wikitesto

Viscum album, illustrazione tratta dalla Flora von Deutschland, Österreich und der Schweiz del professor Otto Wilhelm Thomé (1885).

Al vischio sono riconducibili leggende e tradizioni molto antiche: per le popolazioni celtiche, che lo chiamavano oloaiacet, era, assieme alla quercia, considerato pianta sacra e dono degli dei; secondo una leggenda nordica teneva lontane disgrazie e malattie. Continua in molti paesi a essere considerato simbolo di buon augurio durante il periodo natalizio: diffusa è infatti l'usanza, originaria dei paesi scandinavi, di salutare l'arrivo del nuovo anno baciandosi sotto uno dei suoi rami. A questo proposito il mito di Baldur (raccontato nel Gylfaginning),[8] figlio del dio Odino e signore della luce (per questo sovrapponibile a Cristo), che muore ucciso da una bacchetta di vischio da cui, idealmente e simbolicamente, proviene, in quanto il padre Odino è identificato con l'albero cosmico Yggdrasill su cui nasce il vischio: come era accaduto a Cristo per il legno della croce.[9]

Nel VI libro dell'Eneide (vv. 133-141) di Virgilio, dove si racconta la discesa di Enea nell'oltretomba, la Sibilla cumana gli ordina di trovare un "ramo d'oro" (cioè di vischio, secondo gli studi antropologici) che sarà necessario per placare le divinità infere durante la sua catabasi. L'antropologo britannico James Frazer ha dedicato a questo mito una poderosa ricerca.[10]

Il succo delle bacche veniva usato per preparare colle usate nell'uccellagione. A questo uso fanno riferimento alcuni modi di dire entrati nel linguaggio corrente: può essere vischiosa una sostanza attaccaticcia o una persona particolarmente tediosa, mentre non è gradevole rimanere invischiati in certe situazioni.

Alla natura parassita di questa pianta il poeta italiano Giovanni Pascoli dedicò una poesia, intitolata Il vischio.

Notemodifica | modifica wikitesto

  1. ^ (EN) Viscum album L., su Plants of the World Online, Royal Botanic Gardens, Kew. URL consultato il 31 gennaio 2021.
  2. ^ S. Olsnes, F. Stirpe e K. Sandvig, Isolation and characterization of viscumin, a toxic lectin from Viscum album L. (mistletoe), in The Journal of Biological Chemistry, vol. 257, n. 22, 25 novembre 1982, pp. 13263–13270. URL consultato il 30 gennaio 2021.
  3. ^ F. Stirpe, K. Sandvig e S. Olsnes, Action of viscumin, a toxic lectin from mistletoe, on cells in culture, in The Journal of Biological Chemistry, vol. 257, n. 22, 25 novembre 1982, pp. 13271–13277. URL consultato il 30 gennaio 2021.
  4. ^ ema.europa.eu, https://www.ema.europa.eu/en/documents/herbal-report/draft-assessment-report-viscum-album-l-herba_en.pdf.
  5. ^ Umberto Cinquegrana, Piante medicinali anti-tumorali, edizioni Manna, 2001.
  6. ^ Cit. in Filosofia della spagyria, su spagyria.it.
  7. ^ (EN) Gil Bar-Sela, White-Berry Mistletoe (Viscum album L.) as complementary treatment in cancer: Does it help?, in European Journal of Integrative Medicine, vol. 3, n. 2, 1º giugno 2011, pp. e55–e62, DOI:10.1016/j.eujim.2011.03.002. URL consultato il 30 gennaio 2021.
  8. ^ Cfr.Edda di Snorri (Edda in prosa), a cura di G. Chiesa Isnardi, Rusconi, Milano, 1975, pp. 140-141.
  9. ^ Vera Croce
  10. ^ James G. Frazer, Il ramo d'oro. Studio sulla magia e sulla religione, Newton Compton, 2006, ISBN.

Voci correlatemodifica | modifica wikitesto

Altri progettimodifica | modifica wikitesto

Collegamenti esternimodifica | modifica wikitesto

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